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Full text of "Vite de' pittori scultori e architetti bergamaschi"

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VITE 

DE' PITTORI 
SCULTORI E ARCHITETTI 

BERGAMASCHI 
SCRITTE 

DAL CONTE CAVALIER 

FRANCESCO MARIA TASSI 

OPERA POSTUMA 

TOMO II. 




IN BERGAMO 

BALLA STAMPERIA LOCATELLI 

MDcevuc, 



Digitized by the Internet Archive 

in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/vitedepittori02tass 









CAV. COSIMO FANSAGO SCULTORE 
ED ARCHITETTO- 



L 



Ja famìglia de' Fansaghi è antichissima di elusone , mentre dalla 
cianica iwanuscritta di Bernardino Baldi , e da altre memorie che tro- 
vatisi nell'archivio di detto luogo, rilevasi che fin dall'anno 1252. 
Antonio Struci , e Teodosio Aliprandi , la famiglia del quale fu pei 
detta de' Fansaghi , furono eletti a prestare il giuramento di fedeltà ad 
Antonio Patavino Signore di tutta la valle Seriana . Nel j 4. i 3. furono 
da Pandolfo Malatesta destinati per giusdicenti della valle s Zenino Vi- 
ti , e Venturi no Ramello de 7 Fansaghi ,♦ e fu poscia per gra- 
vissimi interessi spedito al Malatesta per Ambasciatore Donato Fansa- 
go . Sono sempre da questa famiglia usciti uomini singolari 3 fra' quali 
tarò menzione in primo luogo del celebre ingegnere , ed insigne mate- 
matico Pietro Fansdgo, inventore di que' famosi orologi, che rnostranj 
il corso del sole e della luna , i segni del Zodiaco , i g'orni del me- 
se , la lettera dominicale , l'indizione , ed altre rarissime curiosità e 
E' ammirabile quello di elusone , sotto del quale leggesi . 
Sidera vix ahi obscura rationt /noveri : 
Fansagus manibus , lumimbusque probat , 1Ò83. 
In molte città d'Italia ha lasciate illustri prove del suo ingegno , , 
e particolarmente in Venezia , ove fu egli l'inventore de' Cavafanghi , 
de' quali si servono per espurgare le venete lagune; fu anco poi ce- 
lebre fonditore di metalli , come sono stati ancora Gio, Antonio , Ma- 
rino , e Alessio , eccellenti particolarmente ia fonder campane ,• ed oia 
sono in giandjssimo pregio quelle lavorate da questi insigni artefici , 
de' quali veggonsi auro candelieri di metallo, calamai , statuette, mor- 
tai di mirabile struttura, ed altre capricciose cose ; e vi è tradizione, 
che uno facesse una artificiosa colomba , la quale volava per mezzo 
miglio ; e rimettendole poi gli ordigni , seguitava per altrettanto spazio- 
il suo volo o Né dee ciò parere affatto lontano dal vero , mentre rac- 
contano il Lomazzo e il Baldinueci 9 che Lionardo da Vinci fi.ee an- 
cor egli alcuni uccelli 3 che per l'aria volavano $ e fece pel mezzo di u- 
na sala camminare un Leone fatto con mirabile artifizio , e che ciò se- 
guisse alla presenza di Francesco *. Re di Francia .. 

Figlio; del sopraddetto Pieno fu Ventura, che nel 1630,. lasciò, e*- 
1 

54505 



4 
rede di circa nove mila scudi il consorzio della Misericordia di eluso- 
ne , ed obbligò la medesima a mantenere in perpetuo tre figì'Uuli po- 
veri -, e di oneste famiglie, preferendo sempre quvfli delia fa i^m* Fan- 
saga colà abitanti , a studiare le arti liberali , assegnando a ciaschedu- 
no d'essi per tre anni scudi cinquanta tre all'anno j obbligandoli a dar 
sicurtà di studiare , e di dire ogni giorno l'uffizio delia Vergine , ec- 
cettuatone un sol giorno per settimana . Questo testamento vedesi per 
ordine del testatore scolpito in marmo nel luogo della Misericordia, ed 
hanno goduto di tale benefizio per tre anni li due Pittori Antonio Zi- 
frendi , e Bartolomeo Nazari . Ma oggi intendo , né so con quale au- 
torità e fondamento, che detto legato venga impiegato per istradare 
giovani al sacerdozio piuttosto , che alle arti liberali , come viene di- 
sposto dal testamento . 

Era per tanto doveroso , che di uomini cotanto eccellenti in prò- 
fessioni , che molto alle nostre s'appartengono , delle quali ancora mol- 
ti scrittori delle vite de' Pittori hanno distintamente favellato , si do- 
vesse almeno far questa breve ricordanza 5 - e che si desse questo piccol 
tributo di lode ad una famiglia delle arti nostre si benemerita, dalia qua- 
le è poi riuscito il Cav. Cosimo scultore , e architetto famosissimo . Di 
questo aveva già distese quelle poche notizie , che della sua vira , e 
delle sue opere uscito erami d'i rintracciare ,• ma essendomi di poi al- 
le mani pervenuti tre tomi delle vite de' Pittori , Scultori , ed Archi- 
tetti Napolitani , scritte da Bernardo de' Dominici , ed avendo nel To- 
mo terzo con singolare mia soddisfazione ritrovata la vita del nostro 
Cav. Cosimo , piacemi di qui trascriverla ,• riserbandomi poi in fine di 
aggiungere alcune altre notizie tralasciate dal mentovato Dominici , 
il quale al foglio 1 7-6' cesi scrive. M 

Molto deve la Scultura e l'Architettura a questo eccellente Professo- 
re dell'una , e dell'altra scienza ; che tali appunto possono nominarsi 
queste facoltà virtuose , se si considerano nel lor principio . Egli coi 
dono speciale della grazia , ottenuta dalla Natura , e con lo studio in- 
cessante d' un fondato disegno , e con le ottime regole degli antichi 
Maestri , si ha fatto strada alla gloria , con suoi bizzarri pensieri , ma 
senza affettazione , e senza alcune mal concepite stravaganze, che usa- 
no a' nostri giorni alcuni , ehe credono fare da capricciosi ,• abbellì le 
sue fabbr.che , e rese adorne le porte , le facciate , e gli altari ; ag- 
giungendo soora un regolato ordine d'Archkettura un qualche so- 
do ornamento , che fa bizzarrìa all'opera , ma non isconviene ,• e se fa 
fn.-ra vi^'iia , partorisce le Ludi non già il biasimo di stravaganti orna- 



s 

menti , come dal racconto che siegue , potrà vedersi d* ciascun 
cu r leso . 

Fu Cosimo Fansaga di Patria Bergamasco , e nacque l'anno i$9L 
Sin da fanciullo fu inclinato al disegno, in cui fece grande studio . In- 
di applicatosi alla Scultura , si diede anche allo studio dell'Architettura 
che apprese eccellentemente da non so qual maestro ; ma che opere fa- 
cesse nella sua Patria non abbiamo di ciò notizia ; solo sappiamo, che 
per maggiormente perfezionarsi cosi all'una come all'altra professione, si 
portò in Roma , dove fece accuratissimi e severissimi studj sotto la di- 
rezione di Pietro Bernini Padre del famoso Cav. Bernino , le di cui o<° 
pere di Scultura , e di Ar&hitetcura aveva inteso vantare , mentrechc 
nella Patria dimorava ; laonde msiii d'allora ebbe desiderio di vedere 
operare quel miracolo dell'arte anche ne' primi anni suoi . Avanzatosi 
mirabilmente con l'esempio di quel grand'uomo nell'una e nelf altra 
applicazione, fu adoperato in Roma medesima in varie fabbriche per 
consiglio dello stesso Bernino: sicché, dato saggio dei suo sapere, rimo- 
dernò, e fece da capo la facciata della Chiesa di S. Spirito de'Napole~ 
tani ,• la quale gli fu molto lodata dagl'intendenti , e molto gli giovo 
la protezione del Bernino contro coloro , che binsimarono l'opera ; co- 
me accade ad ognuno , che espone al pubblico le sue fatiche . 

Dopo operato in Roma per qualche tempo , ed ivi venendo con- 
trariato da molti Artefici dell'una e dell'altra professione, e vedendo 
che gli emolt erano molti , ed altresì moki i virtuosi , che f.orivano in 
Roma ; pensò Cosimo di venirsene in Napoli , dove erano più rari gii 
Scultori di marmo , dapoichè dopo il secolo quinto decimo a poco a 
poco erano mancati gli Artefici col mancar l'uso di lavorare i marmi ij 
riè si costumavano i tanti lavori di marmo , che si facevano in que' 
tempi : di che ne rende testimonianza il Vasari in più d'un luogo del- 
la sua opera , e particolarmente nella vita di Girolamo Santacroce ; Co- 
stume , può dirsi solilo in dismettere tutte quelle memorie , che ren- 
don gloriose Je Città 3 ed i Cittadini , e di abolire al possibile tutto 
quello che è antico . 

Venuto dunque in Napoli il Cavalier Cosimo Fansaga , essendo 
corso il grido per la Città d'esser giunto un bravo Discepolo del Cav. 
Bernino , subito fu adoperato in varj ed importanti lavori , come fu 
il Chiostro di S. Severino, col Refettorio lungo $o?. palmi., e laroo 
72., del quale ne riportò molta lode,- maggiore però fu quella dataci* 
per l'erezion dell'Aitar maggiore dilla medesima Chiesa ,- dapoichè di- 
scorrendo egli eon l'Abate ., e co' Monaci di quel magnifico Monistcrc 



disse loro , che alla bella forma di quella Chiesa vi voleva un Alcarc 
eretto con magnificenza, che così avrebbe dato più- grandezza , e più 
decoro a tutta l'opera; e fattone il disegno, ne fece fare il modello, 
che piaciuto , fu subito posto in opera ; ed indi terminato ebbe gli 
encomj , e le laudi di tutto i! pubblico ; dapoichè forse non ancora 
e,ra 5 i veduto in Napoli altro Aitare isolato adornato con tanta magnifi- 
cenza, td avendovi fatto la balaustrata sopri le scale, che vanno al 
piano , ov'è situato l'Altare, vi fece ;>lia porta del Presbiterio due Put> 
tini di bronzo , che furon molto lodati . Fece dopo di questo 1' Aitar 
maggiore della Chiesa della Madonna di Costantinopoli , anche isolato , 
con due colonne che sostengono la Santa Imagine , e tutto il resto di 
tale architettura è compiuto con belli ornamenti di marmo , che sem- 
bra un arco trionfale . Così facendo le scale alla Chiesa di S. Gaudio- 
so , vi fece un bell'arco per cui si passa al piano avanti la porta di 
detta Chiesa , il quale vieti molto lodato dagl'intendenti .. Volendo poi 
h Nobili Monache della Chiesa delia Sapienza ornar la facciata di lor Chie- 
sa , e farvi una magnifica scala, per la quale a quella si ascendesse, loro fu 
proposto Cosimo Fansaga , dal quale fu fatta la facciata, e laccala con 
quella bellezza , che oggidì si vede , per la buona soda architettura 
posta in opera in quella facciata . 

Ma perchè egli desiderava farsi conoscere non solo per Architetto, 
ma ancora per un vaiente Scultor di marmo, prese a fare nel Gesù 
Vecchio la Cappella di S„ Francesco Saverio ,. ove con colonne di pre- 
zioso Marmo ornò l'Altare con altri preziosi ornamenti così ben ideati, 
e messi insieme , che si rendono Togetto delle, laudi di chiunque lo ve- 
de . Accanto di questo Altare in due bellissime nicchie scolpì di mar- 
mo due statue , le quali rappresentano una Isaia , l'altra Geremia Pro- 
feti 5 e fece far. di stucco con suoi disegni le mezze statue accanto al- 
la Porta maggiore , figurando in esse S„ Luigi Gonzaga , e S. Stanislao 
Kostka . Architettò a medesimi PP. del Gesù, Vecchio la bella scala del 
lor Convento , per la quale ne fu sommamente lodato , e ben ricono- 
sciuto si. dell'Altare 5 come delle statue mentovate. 

Per lo continuo credito, che di giorno in giorno sì acquistava 
il Cavalìer Cosimo , determinarono i PP, Gesuiti del Gesù nuovo di 
vplere abbellire rr a^nificamente l'Aitar maggiore di loro Chiesa , e cer- 
catone, parere al Fansaga , ne. fece egli il disegno, che fatto vedere da 
loro a varj Architetti , vi nacque gran dispatere ; perciocché pochi 
spn quelli ,. che con animo morigerato fanno giustizia al merito d' un 
Artefice della; lor Professione, _ mentrechè naturalmente l'amor proprio è 



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grande , e la pissione dell'interesse generalmente occupa il nostro cuo- 
re. Siche nulla determinandosi per allora , molti Pressori s'impegna» 
rono in tare altri disegni , pei non farsi uscir di mano opera sì rag- 
guardevole.. 

Intanto il Cavaliere fu richiesto da' Frati dell' Osservanza di S^ 
Maria la Nuova, che gli rifacesse alla moderna il maggiore Altare P * ed 
egli figurando un Arco Trionfale , come già fatto aveva alla Madonna 
di Costantinopoli , vi collocò la miracolosa Immagine della Madonna 
fatta dipingere dal B. Agostino di Assisi , che fu compagno di S. Fran- 
cesco , e viene ornata da altri belli ornamenti , che appagando l'occhio 
partorisce gli encomj di chiunque l'osserva . Qui fra gli altri lavori, che 
adornano 1 Immagine mentovata , vi sono alcuni Puttini di bronzo , 
che furono gettati da Rafael Famingo sopra i modelli del Cavaliere „ 
Maggior lode devesi però all'Altare di simil ibrma , eh' ei fece nella 
Chiesa della SS. Annunciata ; dove con mirabile invenzione vi fece il 
Baldacchino sostenuto da purtini di rame indorato , la qual cosa fa 
un bellissimo adornamento , e rende maestoso l'altare agli occhi de* 
risguardanti . Adornò similmente l'Immagine di S. Maria delle Grazie 
dipinta da Giotto Fiorentino nella Regal Chiesa di S. Chiara, con co- 
lonnette , baldacchino , ed altri lavori di marmo con l'Altare , e sua 
balaustrata . Architettò la Cappella de' Galeoti nel Piscopio Napoletano, 
rimodernandola , e vi fece belli ornamenti ne' due Sepolcri con farvi 
i ritratti in due medaglioni di Fabio , e Giacomo Galeota , che furou 
molto lodati . Fece il pensiero , ed il modello della Chiesa di S. Giu- 
seppe a Ponte Corvi con le sue scale , e f u posta in opera con la 
sua assistenza . Indi per ordine di D. Pietro Antonio d'Aragona scolpì 
la Statua di Carlo II. ancor fanciullo , che si vede alla Darsena • e 
fece la facciata della Chiesa di S. Francesco Saverio , situata avanti 
la pi. zza del Palagio Reale, di maestosa bellezza , 

Volendo i PP. Teresiani Scalzi ergere una statua alla S. Madre 
Teresa del Giesù , ne diedero l'incumbenza a Cosimo Fansaga 3 - del 
quale aveano dapertutto udito decantare le laudi ; ed egli corrispon- 
dendo con l'opera all'aspettazione scolpi la bella statua di bianco mar- 
mo , che si vede locata sulf Aitar maggiore di loro Chiesa , facendovi 
la bella facciata delia medesima con le scale , che introducono in essa. 
Dell' isttsso marmo scolpi la statua dell' Immacolata Concezione per la 
Real Cappella situata nel Real Palagio 3 che riuscì una delle belle sta- 
tue , che usciscero da' suoi scarpelli .• e nella nuova Chiesa di S. Ma- 
ria a Cappella fuori della porta di Chiaja altre belle statue vi scolpì , 



8 

Nclia gran Cappella eretta dal Gran Capitano a S. Glacow» della Mar- 
ca , entro la Chiesa di S. Maria la Nuova , la quale come un'altra Chie- 
sa è ornata con sci Cappelle , a tre per banda , col suo Aitar maggio- 
re iavor.ito di marmi, come altresì il Sepolcro, ove riposa il corpo 
intiero del Santo ; vedesi nella Cappella della Famiglia d' Aquino le 
statue del Cavalier Cosimo, le quali stando inginoechioni rappresenta- 
no due Signori di quella Famiglia, con loro ornamenti, colonne, Fin- 
tini , ed altro : ma a me sembrano di diverso stile, tuttoché pubbli- 
camente si dicano essere opere sue , e potrebbe essere , che siano sta- 
te ordinate da lui . 

Reggendo rjoi le redini del governo del Regno D. Ramiro- Filip. 
pò di Gusman , Duca di Medina las Torres , marito di D. Anna Car- 
rafa Principessa di Stigliano , e passando un giorno per la strada- di 
Palatamone , osservò la Fontana fatta da Domenico d'Auria senza l'u- 
sato gioco dell'acque ; per la qual cosa volle intenderne la cagione , 
ed udito come da più Viceré era stata mutata di sito , e che in niun 
luogo per diligenze usatevi avea scaturito l'acque, fece chiamare il Cav. 
Cosimo ( essendo già informato del suo valore ) e gli significò il suo 
desiderio di vedere scorrere quella foarana , ed anche di abbellirla es- 
sendone di bisogno , poiché egli avrebbe contribuito alla spesa . Il Ca- 
valiere, udita h volontà del Viceré, lo confortò a star di buon animo, 
poiché egli avrebbe fatta la fontana più maestosa , e cosi piena cri giuo- 
chi d'acque , che sarebbe un de" belli ornamenti della Città , volendo- 
la piantare nei largo del Castello , ove giammai l'acque mancate gli sa- 
rebbero «.. Contento dunque il Viceré dell'offerta , diede ordine che fus- 
se fatta la Fontana , coma diceva il Cavaliere ,• ed egli fattone suoi di- 
segni di supplemento a quello , che gli avea lavorato l'Auria , costrus- 
se la fontana nella seguente maniera . 

E' questa fontana tutta tonda isolata , e dal primo piano si a- 
scende al secondo sollevato da terra per quattro scalinate ornate di ba- 
laustri, e cartocci , e fra gl'intermezzi di queste scale vi sono fonti che 
ugualmente posano col primo piano di terra , ove scaturiscono l'acque^ 
che eruttano dalla bocca otto Leoni , che stanno a giacere sopra i 
cartocci , che fanno ornamento alle scale s e posando con le zampe di- 
nanzi su un pilastretto , ove quelle si appoggiano } tengono con esse 
ognun di loro un'impresa f nelle quali vi sono scolpite quelle del Re, 
della Città , e del Viceré mentovato . Nel mezzo del secondo piano si 
alza con gran giro anccr tonda una fonte, ma che rompendo con belle 
ligure il tondo -, ed uscendo fuori della circonferenza rompe in quattro. 



fuoghi , ove in mezzo di due teste di mostri marini per ogni parte è 
uà impresa del Re dì Spagna . Entro di questa fonte ne' 4. cantoni 
con uguale compartimento vi son situati 4. Tritoni , i quali sferzano 
quei mostri v su de' quali essi cavalcano ; e questi stando in -sembianza 
timorosi , par che gridano , e col grido eruttan dalla bocca V acque , 
che scaturiscono, e che fan gioco alla fonte. Dal centro di questa 
s'alza il piede di una gran tazza , che forma la fonte di sopra, e vien 
sostenuta da 4. statue, che figurano due Satiri > e due Ninfe assai 
ben disegnate, e ben intese. Sopra di questa fonte, cioè nel suo pia- 
no vi sono i 4. Cavalli Marini di Nettuno , i quali hanno in mezzo 
di loro la statua di questo Dio marino > che sta in piedi , e col brac- 
cio alzato sostiene il suo tridente , di dove scaturisce l'acqua in altezza 
maravigliosa , alla quale gira egli il guardo, ed in bellissimo aspetto , e 
volto gioviale fu scolpito da Domenico d'Anna , con le 4. statue, che 
sostengono la tazza ,- come nella, sua vita abbiamo detto . In somma 
non V è parte in questa fontana , che non sia piena di bellezza ^ e 
non v'è invenzione de' mostri y e àe giuochi d'acqua , col tinto in- 
sieme , che non sia maravigliosa : laonde ne avviene , che da qualun- 
que persona ella venga mirata , si rinnovano sempre i vanti , e le lau- 
di dcll'Artefics egregio , che la compose . 

Nella strada , che dal Real Palazzo conduce a S. Lucia a mare 7 
è una fontana del Cav. Cosimo di molta, bellezza fatta per ordine del 
Conte di Monterey , ove vedesi la statua del Sebeto giacere con due 
Tritoni con buccine , di dove scaturiscono l'acque , e intorno alla Nic- 
chia , che li sovrasta di capricciosa invenzione, vi figurò Granchi ma- 
rini, Languite, Pesci, Conchiglie, Buccine, ed altri frutti del mate 
scolpiti con tanta accuratezza sottilmente , che recano stupore il veder- 
li que' pochi 3 che rimasti vi sono ,• posaticene i più. maravigliosi sono 
stati rubati da gente nemica della gloria della Città , ed avida del da- 
lia jo . Altri ornamenti simili sono stati rotti , e guasti dal Popolaccio , 
e fatti andar a male dall'incuria di chi poco apprezza (e cose preziose. 
Per l'anzidetta strada è il condotto dell'acque , che principia dal Gi- 
gante , ed è adornato di quantità di mostri marini , che chi con at= 
tenzione li considera, vede di quante capricciose, e variate forme i'ba 
inventate ( e tutte bellissime ) questo rato soggetto. 

Avendo un Signore della famìglia Muscetrola abbellita la sua Capi 
pella con marmi , e con pitture di Bilissano a fresco , e di Gio. Ber- 
nardino Siciliano nel quadro. dJl'Altire di essa Cappella ndla Chiesa 
del Gesù nuovo, volle renderla ancora adouwta di marmi e statue, laonde ne- 
T.om. 1J, 2 



IO 

diede l'incumbenzà a Michelangelo Naccartno, il quale ne fece una «lai 
canto dell'Epistola e l'altre non furono da lui operate , prima per va- 
rj accidenti , e dopo per la sua morte , laonde furono allogate al Cav. 
Cosimo , che vi fece scolpire gli ornamenti , e la statua di S # Stefano 
nella sua nicchia con sua direzione ; e nel medesimo tempo fece il di- 
segno di commissione de' PP. Giesuiti per gli armarj della loro bella 
Sagrestia ; ed architettò il Portone , e le scale del Palagio del Duca 
di Mataloni ^ che se avesse avanti di se piazza , o prospetto , sarebbe 
uno de' belli portoni , ornato con soda architettura , e che potrebbe 
servir d'esempio a coloro che esercitandosi nobil professione, vogliono 
camminare con le buone regole de' più rinomati Maestri dell'ottima ar- 
chitettura . Scolpi la statua tonda del S. Francesco , che fu situato nel 
iìnestrone sulla porta di S. Maria degli Angioli fuori delia porta detta 
ài S Gennaro, e volgarmente detta S. Maria degli Angioli alle Croci; 
dove fece le teste , che sono situate sopra le eelle di quti Frati Rifor- 
mati di S. Francesco d'Assisi , e fece la facciata de*!a suddetta Chiesa . 
Indi architettò la Cappella del Reggente Cacace nella Chiesa di S. Lo- 
renzo , e vi scolpi le statue con i loro ornamenti . Avendo poi archi- 
tettata , e eretta con suo disegno la Chiesa dell'Anime del Purgatorio 
nella strada detta ad Arco , fece su le scale le teste di morte scolpite 
cosi bene , che furono cambiate con le copie che vi sono , per la 
loro eccellenza . Ma il bel medaglione , che sopra la porta di questa 
Chiesa vedesi scolpito di bianco marmo , è un'opera bella di uno Scul- 
tore Palermitano nominato Giuseppe . In esso vedesi la B. Vergine col 
Bambino Gesù in positura cosi bella e decorosa , che più bella non 
può idearsi da chi che sia Professor di Scultura ; ed il Bambino è con 
tanta tenerezza scolpito , che non di marmo, ma vivo, e di tenere 
carni rassembra agli occhi de' risguardanti . 

Essendosi poi determinato da' Signori Deputati del Tesoro di S. 
Gennaro di fare avanti la porta di quella maravigliosa e ricca Cappella 
una porta di bronzo , ed ornar la facciata con statue , ed altri orna- 
menti che non solo abbellissero quel Santuario , ira che lo rendessero 
magnifico , ed ammiràbile per ricchezza , e compiutezza del tutto , ne 
diedero il pensiero al nostro Cavalier Cosimo , ed egli fattone il dise- 
gno , che essendo stato piaciuto fece dar cominciamento al lavoro, che 
riuscì di quella magnificenza che oggi si vede; dapoichè vi furono 
spesi in quest'opera $£. m.la scudi ? - e nella qual porta vi iece al di- 
sopra il Busto, rappresentante S. Gennaro, e fra li fogliami vi sono 
alcuni musini intieri , e teste di Cherubini di ottone , come è. tutto iì 



I l 
lavoro . Essendo compiuta quest'Opera con somma lode del nostro Ar- 
tefice , gli fu ordinato dagli Nobili eletti della Città ergere una Guglia 
in onore del nostro Santo Protettore Gennaro ; e Cosimo lieto di tale 
occasione , volle in questa far conoscere l'idea sublime , di che era do- 
tato ; laonde dopo il disegno ne formò un modello, che essendo stato 
gradito , e commendato da que' Signori , pose mano all'opera , e la 
ridusse a perfezione nella maniera , che siegue per intelligenza de' 

Curiosi . 

E' piantata la Guglia , o vogliam dir Colonna trionfale nel largo 
della piazza della porta minore dell'Arcivescovado , e avanti la Chiesa 
della Misericordia . Vedesi primieramente alcune scale di marmo centi- 
nate , che girando da ogni parte sollevano dal piano un recinto orna- 
to di balaustri con sua cimasa sopra , e ne' quattro angoli del mede- 
simo per termini vi ha situati quattro gran vasi di marmo con sue gu- 
gliate nelle cime » In mezzo al suddetto recinto vi è una base quadra- 
ta , e in una facciata di questa scolpì Cosimo di basso rilievo il suo 
ritratto in un medaglione . Sopra la base è eretto un piedestallo, or- 
nàto con base , e cimase , e nella facciata di esso ha scolpito una Si- 
rena , che abbraccia un tabellone intrecciato d' intagli , cartocci 5 e ed 
ornamenti della medesima Sirena, la quale tiene ancora nelle mani due 
palme , e in mezzo del tabellone si leggono i seguenti versi scritti in 
lode del nostro S, Protettore » 

Divo Junuario 

P deride, , Regntque 

Pivesetitissimo 

Tutelari 

Grata Nt'apo/is 

Qivi . Oft . Mer , 

Excuavu , 

Sopra il detto Piedestallo viene eretta una colonna d'ordine com- 
posito," benché ornata con ortanti , ed altri intagli , e festoni. SoDra 
il Capitello della Colonna vi è architrave , fregio, e cornicione con- 
tropesato* in più angoli , su del qu?le vi è un termine a modo di Gu- 
glia , similmente ornato d'intagli , e ne' 4, angoli ha 4. pattini di 
marmo , che reggono i geroglifici del Santo fatti di bronzo ; termina 
la Guglia in una piccola base , ov' è piantata la statua del glorioso 
Santo gettata di bronzo fatta da Giuliano Finelli , che in bella attitu-r 
tudioe benedice il popolo i come abbiane detto nella sua Vita . 



12 

Alcune delle statue in mezzo busto d'argento de' nostri Santi Pro- 
tettori furono fatte in disegno , e modello dal Cavaliere 9 e poi getta- 
te in argento dal nostro virtuoso Statuario Argentiere Gio. Domenico 
Viuacci, Uomo a cui certamente pochi altri artefici si possano compa- 
rare per Jlesattezza del disegno, pulizia dei lavoro, ed intelligenza del- 
l'arte del gettare in argento, in rame, ed in bronzo 9 e che ha meri- 
no laudi da tutti i nostri Professori del disegno , e che fu cordial- 
mente amato da nostro celebre Luca Giordano; il quale per lui Ree dei 
belli, e capricciosi disegni da mentre »n e pera d'argento; ed uno fu 
la gran Saliera alta circa cinque palmi , e mezzo; della quale abbiamo 
ntììe noi zie di Domenico favtlìato . 

La fama dei Cavalli r Cosimo era cosi cresciuta , che non vi era 
Luogo Pio cospicuo in NapoH , che non gli facesse lavorare al- 
cuna cosa o di Scultura , o di Aiehirettura ; laonde determinarono t 
Monaci Certosini di abbehre, ed arricchire di marmi la loro Chiesa di 
S. Martino, e fare altresì lune quelle fabbriche, che fossero d biso- 
gno , e di comodo a quel Heal Monistero . Che però chiamato il Cav. 
Cosimo vollero udire il suo parere circa quei !a\ori,che avtan disegna-to di fa- 
re, ed egli facendogli animo g.i pu mise rare opere tali, le qual, recassero me- 
raviglia , e diletto agli ocelli deVisguardutiu per la novità dell'oggetto. 
Tali appunto furono i marmi axmTiessi , che con m-, abile invenzione 
ei fece lavorare per la Chiesa, assistendovi quotidianamente per l'impe- 
gno di sua parola ; cosa che fece stupire tutti gli Architetti, che quel- 
li videro ; dapoicl.è questi marmi cosi anif zio'-ameme con messi furono 
i primi ad essere veduti lavorati in tal sorte . h. per renderli più co- 
spicui , ed ad aggiunger magnificenza , e particolarità alla Chiesa vi la- 
vorò di sua mano i Rosoni con le foglie , che s. veggono ne' Pilastri , 
del quale lavoro restarono que' Monaci soddisfattissimi . Indi mostran- 
doli la Statua 9 che sta situata al Coro di antica Scultura , vi kce. il 
Cavaliere una statua compagna con tanta imitazione di quell' antica , 
clie quasi non si decerne da quella . Fece dopo il Cimitero per i sud- 
detti Monaci 5 il quale è una balaustrata ornata di o**a , e teschi di 
morte mirabilmente scolpiti . Fece la gran conserva dell'acqua con in- 
torno le balaustrate , che quasi balconi la circondano ad uso di 
Teatro . 

Ma quale darem noi proporzionata laudi al bellissimo Chiostro or- 
nato di pilastri 3 di porte, e nicchie svi di quelle; ove con meravig-ia 
dell'arte vi scolpi le mezze statue eli S. Martino Vescovo , di S. Bru- 
no ne , e di S. Gè/maro , piegando mirafcièmemte i panni con duliuli 



'3 

piegature ; ed è di stupore quella del Santo Certosino , nel quale vok 
ra , t Nvoltà la tonaca con io scapolare , che non può da chi che sia. 
grande scultore essere superato . Ma che vanto daremo noi alla tcsia 
di • .ite che tten in mano ri Santo ■? Duo solamente, che non può 
«JbmprendcTsi da chi non v.dc questo cranio cosi mirabilmente incava- 
to , e che ha d: marmo solamente la grossezza dell'osso, essendo al 
di dtmro tutto vu< to , ci 'è con istupore di chiunque lo vede; e in 
f ne baita dire , che ne stupirono 1 nonri virtuosi Artefici del disegno 
che in quel tempo lavoravano in S. Martino, e fra gii altri il Cava» 
Iier Massimo, <-d il famoso Viviano, con i quali prese domestichezza, 
Sembrandogli Uomini d'integrità , ed a'quali comunicò il pensiere della 
scalinata , che tu d-pinta da \niano , e da Massimo sopta l'asce delia 
Sagristia . 

Avevano intanto i PP. Gesuiti osservato tutti i disegni , che a 
gara avtano fatto tutti gli alni Architetti, e Scultoti che in quel tempo dimo- 
ravano in Napoli, e che cran venuti da fuori , e niuno avea pài incon- 
trato per firme una volta l'Aitar Maggiore del Gesù Nuovo, che quel- 
lo che 'primieramente avea fatto il Cavalier Cosimo ; per la qual cosa 
ch'amatolo di nuovo fu proposto di farne un abbozzo di stucco su 11 
Aitare medesimo , per vedere conte quello sarebbe riuscito messo in or- 
pera . Ma iJ Cavaliere sapendo , che similmente voltano ornar di mar- 
mi, e di Statue i gran Cappelloni di Sant'Ignazio , e di S 8 Francesco 
Saverio, cercò in grazia a quei Padri di far quelli , per fargli maggior- 
mente conoscere la sua maestria , ed avutone il permesso architettò con 
bellissimo ordine compito il Cappellone del S, Fondatore , e vi scolpi 
ìe maravigliose statue di Geremia , e David , che sono di tanta perfe- 
sione, che migliori non poteano essere scolpite da chi che sia gran 
Scultore , e le collocò nelle nicchie sopra le porte laterali all' Altare , 
che le fanno maestoso ornamento j delle quali n'ebbe piene laudi da* 
medesimi Professori. Indi volendo contentare quei PP. architetto l'Ai- 
tar Maggiore con Je sue Starue , che furono esposte alla veduta del 
Pubblico ; e perchè fra molti pareri non fu ancor risoluto di porlo 
in rpera fece intanto il Fansaga la facciata , la porta , e l'atrio , e le 
scale della Chiesa della Santissima Trinità delle Monache , situata alla 
falda del bel Mente di S. Martino , ove similmente vi fece il Pulpito, 
delle quali opere ne fu molto lodato ; avendovi fatto nella porta bel- 
J issimi e bizzari ornamenti , come si può osservare dal Curioso ; essen- 
do questa una delle belle opere del Cavaliere . Così dicesi , che rimo- 
dernò , ed abbellì in qualche parte la Chiesa , la quale era stata crei» 



r4 
«a dal P. Francesco Grimaldi famoso Architetto de' tempi suoi, fabbri- 
cando nel Monistero molti belli comodi per quelle nobili Monache , le 
quali professano la strettissima Regola di S. Francesco . 

. Con suo disegno , ed assistenza cominciò la bella fabbrica della 
Chiesa di S. Giorgio nella strada detta sili Mannesi , ma non potè fi- 
nirla per la sua morte . Fini la Chiesa di S. Nicola alla Carità detta S. 
Nicoliello , che fu cominciata da Onofrio Grisolfo, e non finita per 
la mone di quello „• ma anche Cosimo non potè fare la facciata inter- 
rotto dalia morte . A questi PV. Pii Operar) aveva unni innanzi il Ca- 
valiere eretta la Chiesa di S, Maria de' Monti per loro Noviziato . Co- 
si, rimase imperfetta la grande Aguglia eretta nella Piazza di S. Dome- 
nico , la quale è ornata di Statue , medaglioni con bassi rilievi de' 
Santi della Religione Domenicana, con altri capricciosi ornamenti tutti dì 
marmo bianco, e giallo antico assai bene accordato; e fu certamente 
un gran male , che non restasse compiuta da cosi celebre uomo. Ma 
in oggi è stata finita dal virtuoso Domenico Antonio Vaccaro , che 
giudiziosamente seguitando l'idea del Fansaga ha finiti gli ornamenti 
di sopra , eJ indi alzando sopra quelli una Piramide , vi ha piantata 
fiella sommità una bellissima statua di S. Domenico maestrevolmente 
scolpita , con beila azione , con bizzarre pieghe dell'abito , e che spi- 
la divozione . 

Pervenuto in fine il Cavaliere ad una gran vecchiezza era sola- 
mente adoperato in far disegni , modelli , ed assistere col consiglio nel- 
le imprese più* difficoltose , facendo bensì con sua assistenza alcune fab- 
briche di Palagi , ma mentrecchè volea finire la mentovata Aguglia di 
S. Domenico , e la Chiesa altresì di S„ Giorgio, che assai magnifica era 
formata , venne a morte di 87. anni 3 con dispiacere di tutto il Pub- 
blico , che 1' amava per la sua gran virtù ; e veramente pochi altri 
Artefici se gli possono comparare , mentrechè era eccellentìssimo non 
solo nell'Architettura , ma nella Scultura è stato eziandio singolare. Fu 
il suo Cadavere con grande accompagnamento portato alla sepoltura 
nella Chiesa di S. Maria d'Ogni bene de' PP. Servi di Maria a' 1 ^ 
Febbraio , abitando egli ivi presso , ed ove con grande onore , e la- 
prime universali fu sotterrato l'anno 1Ó78. Fu Cosimo alto a meravt- 
glia della persona 3 bianco di carnagione , e vermiglio % usava baffi 
grandi, e fu di volto proporzionato, fronte grande , e aspetto giovia- 
le 3 e che movea riverenza in vederlo ; guadagnò assai con sue fatiche, 
ima lasciò poco per la sua prodigalità nei trattarsi . Fu sincero , e mai 
veUe trattare con. Uomini doppi, e maligni ...Sostenne la Professione , 



«5 
e fu amante delle fatiche \ e tanto , che ridusse l'Arte a somma per-* 

fezione , ed in posto onorato « * 

L'abate Pompeo Sarnelli nella sua guida de' forestieri per la città 
di Napoli addita aure opere del Fansago , che non veggensi registra- 
te dal Dominici. Fece il disegno della cappella di Sant'Antonio nella Chie- 
sa di San Lorenzo de' Padri Conventuali ; il disegno della Chiesa di 
Santa Maria Maggiore, che è riuscita una delle più belle di Napoli, 
e nella chiesa detta la Madre di Dio de' Carmelitani Scalzi fu di sua 
invenzione quella artificiosa maniera , colla quale si cala un gran qua- 
dro di legno di un palmo di grossezza , che serve per ricoprire la 
statua d'argento di Santa Teresa. Nel Tomo primo di Roma antica, e 
moderna si legge , che la bellissima facciata di Santa Maria in via la- 
ta fu opera del Cav. Cosimo da Bergamo , e nel tomo secondo della 
stessa opera si rileva che da lui fu formato il bel disegno del pulpito 
di pietre mobili in San Lorenzo in Lucina . Viene ancora fatta men- 
zione del Cav. Cosimo da Luigi Scaramuccia nel suo libro intitolato : 
Finezze de' pennelli Italiani &c. Ma questi poco informato di quanto 
scriveva, nel cognome errando , e nella patria, cosi dice parlando del- 
la Chiesa detta la Trinità delle Monache di Napoli : 

„ Quivi giunti non tanto per una pittura di S. Girolamo di ma- 
no dello Spagnoletto , quanto per una bizzarrissima struttura scaturita 
dall'ingegno dei Cavalier Cosimo Fonseca Bresciano restarono appaga- 



tissimi . ,, 



Questo errore di crederlo Bresciano vien seguitato ancora dal Pa- 
dre Orlandi nel suo Abecedario pittorico , cosa frequente , e facilissima 
ad accadere a quelli scrittori, i quali ciecamente l'uno dall'altro "beven- 
do più oltre cercar non curano di quello , che trova» da altri 
scritto . 

Altro in Bergamo non abbiamo , che la Chiesa di Santa Maria 
del monte santo, detto monte di S. Giovanni, incominciata col dise- 
gno del Fansago, ma non perfezionata interamente, la quale fu fatta 
fabbricare dalla Città per voto fatto in congiuntura del crudelissimo 
contagio dell'anno 1630. , ed avendo tratta questa notizia da Lorenzo 
Ghirardelli scrittore di questa funesta istoria , riferirò le sue stesse pa- 
role .• „ Fu formato, e preso il disegno del Cav. Fans3go nobile ar- 
chitetto , e famoso statuario originario della terra di elusone , fatto da 
lui per la Chiesa di Sant'Agata de' Padri Teatini , che essi pensavano 
fabbricare, per il quale se bene ricevè qualche ricognizione, si protestò 
pero di farne un dono per cai ita in riguardo della sua affettuosa di- 



rozione a quella Religione . Era questo di forma ottangolare con una- 
cupola empente sostenuta da colonnato di lavoro corintio, con quattro 
cappelle laterali all'aitar maggiore, corrispondendo l'una all'altra, ri- 
partite tra esse colonne, appoggiate al muro con ornamento di nìcchie, 
e d» glonette, come le chiamano, con corridori a torno a torno per 
servizio delle cappelle , e commodità delle musiche . « 

Accioehè poi anche nel proprio paese qualche memoria della sfa- 
golar sua virtù rimanesse, lavorò di finissimi marmi un prezioso taber- 
nacolo , ed a' Padri riformati di S. Francesco itì Villa d' Ogna poco 
«listante da elusone, mandolio in dono, che nella loro chiesa di Sani' 
Alberto sopra l'aitar maggiore l'hanno collocato. Nell'anno 1634. fece 
ii disegno dell'Aitar maggiore della Chiesa de'Mor.aci Benedettini di San 
Niccolò del Lido vicino a Venezia ? - ed in una lapide dietro l'altare. 
leggesi ii di lui nome , siccome ancora quello di Gio, Andrea Lazzari, 
e Gio. Battista Gallio che lo misero in esecuzione ... 

Raccontasi nella vita ad celeberrimo pittore Francesco Solimene, 
cne nell'anno \6yj. lavorando Cosimo nella chiesa del Gesù nuovo de' 
Padri Gesuiti avvenne, che volendo que' Padri far dipignere Ja cap- 
pella de' Martiri ; o come dice il Dominici la volta della, cappelli, di 
Sant'Anna , fu a loro presentato un modello di detto Solimene , che 
allora non passava gli anni dieeiotso , e. non aveva per anco in Na- 
poli, data alcuna prova de' suoi pennelli . Dubbiosi per tanto que' Pa- 
dri per la poca età del pittore, mostrarono il modello a Cosimo, il 
quale per la profonda sua intelligenza scoprendo in, quella..- macchia un 
non so- che di particolare sommamente la lodò , ed esortò i Padji a 
nen cercar altro miglior pittore , asserendo che quel giovinetto sareb- 
be uno de' migliori pittori de' suoi- tempi divenuto . Intesa da que* 
Padri l'opinione d'uomo sì accreditato , accordarono il Solimene , che 
poi ne riuscì con istupcre di tutta la città , che accorreva a veder di- 
pingere un giovinetto- di tale e tanta riuscita. 

Non voglio nemeno omettere un fatto occorso al Fansago, dalL'A- 
bare I-ioni Pascoli raccontato nella vita di Giuliano Fihelli famoso scul- 
tore , che poi nella vita del suddetto Tinelli scritta dal Dominici vie- 
ne contraddetto. Io pertanto per maggiormente appagare. chi legge, do- 
po di aver riportato ciò che dice il primo, farò anco la narrazione dà 
quanto scrive il secondo su tale proposito . Dopo dunque di avere il 
Pascoli ragionato della venuta in Napoli del mentovato Giuliano Finel- 
ii , e- del grande applauso che ebbe dal Viceré Conte di Monterei per 
due litratti*, che gli feee, così dice: „ la larga mercede, ed il. gene-. 



17 

roso regalo, e le compiute finezze che ebbe dal Viceré, e l'aura che 
viepiù crescendo colle nominate due statue, che susseguentemente si 
videro nella cappella rappresentanti S. Pietro e S. Paolo , gli fecero ivi 
pure scatenar gli emuli . E certo Cavalier Cosimo Fansagha Bergama- 
sco , che occupava un de' primi posti tra gli scultori ed architetti , fu 
il principale . Poiché dovendo questi fare le suddette statue , e speran- 
do di avere le altre tredici , dubitava fortemente di perderle conforme 
perdute aveva già que He : tentò perciò di farlo con una sgherrata di 
un suo figlio mangraferro spaurare , ed obbligarlo a partire . Ma aven- 
done perduta la speranza per una ripassata , che dal suo maggiordo- 
mo «li fece fare il Viceré, dicendogli ch'era suo familiare, si gettò 
ad altro partito, e credè di cattivarselo colle dolcezze facendogli anche 
; offerire una sua figlia per moglie . Tutto però fu vano , perchè egli 
godendo la protezione del Viceré se ne rideva , ed avendo avuto per 
mezzo suo le tredici statue , principiò a farne i modelli , e seguitò a 
procurare altri lavori . eL 

lì Dominici poi al f. ì6o. del Tomo terzo nella vita di Giuliano 
Finelli così ragiona . „ La fortuna nemica per lo più de' virtuosi volle 
anche in Napoli amareggiarlo con le controversie con altri professori , 
Fra questi era di grande autorità , e sapere il Cavalier Cosimo Fan- 
saga Bergamasco , il quale aspirava all' opere delle statue mentovate .* 
ma il Finelli col favore del Viceré , a cui era anche stato raccomanda- 
to , ed al quale avea fatto in marmo il ritratto con quello della Vice- 
regina , ebbe )' ordine di proseguire i modelli , e fonder le statue , es- 
sendo fra queste la prìnc pale quella del glorioso nostro protettor S. 
Gennaro $ ed al Fan saga altresì mrono allogate altre statue , avuto ri- 
guardo al di lui gran valore nella scultura .• erra dunque chi non sap- 
piendo il valor del Fansaga , scrisse con poca stima di lui , e quasi 
ehe dozzinale artefice egli si fusse ; e sappia, che quando si avesse 
a dare il primato ad uno di questi due illustri professori , converrebbe 
più al Fansaga che al Finelli , per i grandi e stupendi lavori fatti da 
quello csi in iscuitura , che in architettura : e ciò sia detto in quanto 
alla verità si- appartiene , poiché 1' uno e 1' altro non sono- patrioti , 
ma forestieri . " 

Dopo compiute le belle statue di S, Pietro e S. Paolo, furono 
collocate nelle due nicchie laterali all'ingresso della mentovata «ran cao- 
pella , e numeroso popolo vi concorse a vederle , fra 'quali furono ezian- 
dio professori del disegno, che veramente restarono appagati della bel- 
lezza , e bontà di esse ; e'I Cavalit? Cosimo testé nominato ne lodò h 

Txxm, IL 3 



i8 

bella mossa, la perfezion del disegno, le gran pieghe maestose de' pan- 
ni , e la nobile idea concepita con maniera grande , e bizzarra ; laon- 
de per queste lodi animati i deputati del tesoro ordinarono il getto 
delie altre statue commessegli di bronzo , e massimamente quella del 
glorioso nostro San Gennaro , che riuscì eccellentissima , come si vede ,* 
ed altre ne commisero al Fansaga, che suoi vanti ne riportò, e mas- 
simamente quella del Sant' Antonio Abate , che molto fu lodata da 
Giuliano . Allora fu che scambievolmente lodandosi divennero amici que- 
sti due virtuosi , e 1' uno fece giustizia al valore dc!l' altro . Stimasi 
adunque falso il rapporto, che il Cav. Cosimo avesse avuta la riprtn- 
sione dal Maggiordomo del Viceré, perciochè il Tinelli non ebbe mi- 
glior difensore del Fansaga , il quale fu sempre tenuto in somma sti- 
ma da' Viceré del Regno , che molto si avvalsero dell' opera sua . Può 
ben essere , che ad altri tal caso fusse accaduto , dappoiché ogni pro- 
fessore che deve conseguire alcun' opera di qual siasi professione , ha i 
suoi centrar) , che concorrono a quella ; ma per far conoscere appieno 
l'abbaglio, qual maggior prova può addursi di quella, che il Cava- 
lier Cosimo volle che Giuliano facesse egli di bronzo la statua di S. 
Gennaro , che collocar si doveva sopra la famosa guglia dell'arcivesco- 
vado , della quale scultura egli solo n* ebbe il pensiero ? Che poi il 
Cavaliere avesse in pensiero unirlo con seco in parentado con dargli la 
sua figliuola in moglie , ciò fu verissimo ( e questo comprova che gli 
fu parziale : ) ma dal Finelli non potè accettarsi il partito , a cagione 
del matrimonio già stabilito con la figliuola del Cav. Lanfranco ; laon- 
de questo legittimo impedimento non scemò punto 1' amor conceputole 
dal Fansaga . Sicché non può stare che il Finelli sene burlasse , e si 
ridesse di lui : dapoichè pur troppo averebbe giovato a' suoi interessi 
unirsi in parentado col Cavalier Cosimo per lo gran credito , e gran 
prepotenza , che sovra tutti gli arttfici eh' erano in Napoli , aveva 
conquistato ; essendo che da tutti per la sua maravigliosa virtù eia 
stimato , e tenuto per uomo singolare in Scultura ed Architet- 
tura &c. 

E più sotto . 

„ Molti altri lavori fece in Napoli , per i quali ebbe a soffrire nuo- 
vi disgusti , che furon da lui superati ,• ma succeduta la famosa rivo- 
luzione di Mas' Aniello, egli fu in pericolo della vita , perciocché fu 
preso dal popolo per ribello ; laonde vedendosi in si misero stato , 
che gli minacciava la morte , ricorse all' ajuto del Cavahet Cosimo ; 
conciosiacosa che i parenti ch'erano m Ronca ( che m Napoli non 



'9 

aveva) non pofcean saper così presto il suo pericola , ed ajutarlo ,- 
giacché il Gennaro Annese un de'capi del popolo l'avea condannato fra 
24.. ore a morire. Adunque il Cav. sollecito della salute di Giuliano 
trovò mezzo appresso il Duca di Guisa , e col suo favore lo scampò 
dal pericolo della morte , per lo quale per molti giorni ne stiede in- 
fermo , e ìiavuto dall'oppressione che gli aveva cagionato il funesto 
accidente , prosegui suoi lavori , e fece il ritratto di Cecco Marchione , 
che si vede esposto nella Chiesa della SS. Nunziata , procuratogli dallo 
stesso Fansaga con altri lavori ; ma il maggiore altare fu fatto dal Cav. 
Cosimo , tutto isolato , ove si collocò 1' antica immagine della SS. Nun- 
ziata , fra due colonne quasi in arco trionfale , come è pubblico a tut- 
ti : errando il Pascoù ove dice , che Giuliano fece il disegno dell' al- 
tire suddetto , forse per falsa notizia avuta da lui , alla quale veramen- 
te sta soletto oam scrittore d' istorie , o di notizie di soggetti lon- 



'00 
tani . " 



Con tale ragione sarà lecito ancora a me il dire, che abbia potuto 
errare il Pascoli nella suddetta prima narrazione, per false notizie avute; 
e che debbasi piuttosto prestar fede al Dominici , il quale ha scritto la 
sua istoria in Napoli , ove sono accadute quelle cose , che qui sopra 
abbiamo rapportate . 

Se è vero poi, come credo verissimo, che si riconoscano gli artefici 
dalle loro diverse e particolari maniere di operare , mi conviene qui 
riferire un' altra opera d' architettura del nostro Fansago esistente qui 
in Bergamo , per essere questa da' nostri migliori architetti e conosci- 
tori dell' arte concordemente riconosciuta per sua , la quale per verità 
è arco stata fatta circa lo stesso tempo , che fu fatta la già riferita 
sul monte San Giovanni . ( 1 ) Questa si è la piccola Chiesa dedicata 
alla Beata Vergine della neve fuori della porta di borgo Sant'Antonio: 
Ella è di figura ottangolare d'ordine composito, con molta esattezza e 
proprietà eseguito ,• nelle quattro faccie più picciole sonovi quattro nic- 
chie colle sue statue , il tutto corrispondente alla qualità dell' archittu- 
ra . Né fa men bella comparsa V esterno di detta chiesa per Y architet- 
tonica simmetria che ancora in quello si è conservata . 

Ebbe il Cav. Cosimo una fioritissima scuola in Napoli , dalla qua- 
le sono usciti molti eccellenti Maestri , fra' quali il più ragguardevole fu 

(1) Per lo stesso prneipio dal Chiarissimo della Madonna nel Borgo di Santa Caterina, 

Sig, Dott. Andrea Pasta nel suo lib- intir e la superba loggia esterna che la fiancheg- 

tolato le pitture notabili di Bergamo &c. si già dalla parte settentrionale, e per un ttat- 

vuole disegno d«l Cay. Fansago la, chiesa to della facciata terso Ponente . 



20 

Lorenzo Vaccaro Scultore , ed Architetto famoso , come dalle tante e 
belle opere , e dalle meritate laudi che dal mentovato Dominici nel- 
la sua vite veugongli attribuite , siamo certificati . 

Niccolò Fumo gareggiò col suddetto , e fece in marmo , in istuc- 
co , e in legno opere singolari ; alcune delle quali meritarono d'essere 
intagliate in rame con molta laude di questo artefice . 

Andrea Falcone riusci anch'egli degno imitatore di Cosimo , e se 
dalla morte non fosse stato rapito nel più bel fiore degli anni 5 avreb- 
be nella scultura superati tutti gli artefici de'suoi tempi . Domenico 
Antonio Casaro , il qual dilettossi molto dell'architettura , e scolpì assai 
bene, gettando statue di bronzo, e d'altri metalli perfettamente. Gli 
altri poi di minor grido furono moltissimi li quali passando sotto silen- 
zio 9 parleremo di Carlo suo degnissimo figliuolo , e discepolo . 



CARLO FANSAGO SCULTORE 



s 



^3 e alcuno de' molti scolari , de' quali in Napoli abbondava la fioritissi- 
ma scuola del Cav. Cosimo Fansago , divenir doveva eccellente più d' 
ogn' altro , senza dubbio lo doveva divenire Carlo , si per lo genio 
naturale e la somma abilità sortita dalla natura in cose appartenenti al- 
le arti nostre , si per 1' ottima paterna guida , che la diffìcile strada 
del disegno, con somma premura d'amore, piana al possibile potevagli 
dimostrare . Fece dunque in breve tempo non ordinario avanzamento 
e col continuo indefesso studio , e col servire d' ajuto al Padre nelle 
sue continue e grandiose opere , ii quale co' suoi amorevoli ammaestra- 
menti cercava di ridurlo alla perfezione . 

Cominciò ad esporre alcune sue sculture in pubblico , eseguite 
però col disegno del Padre , che gli fecero buon nome 5 * e furono le 
statue poste all' aitar maggiore nella Chiesa di Santa Maria degli Ange- 
li alle Croci , e fece di basso rilievo il Cristo morto di bianco marmo 
singolarmente lavorato , che dall' Abate Sarnelli viene attribuito al Cav. 
Cosimo , ed esaltato con mille encomj . Era in molti lavori adoperato 
a riguardo ancora della singolarissima stima , che facevasi del Padre , 
e dando saggio di sua virtuosa applicazione lece vedere varie sculture 
assai perfette . Volle pertanto un Viceré , delle sue belle qualità e vir- 
tù innamorato , condurlo in Ispagna per farlo ivi travagliare in diver- 
si lavori di marmo . Moke opere fece colà , che incontrarono P aggra- 
dii; nto di quei Grandi, pe' quali ebbe là sorte di operare ; e più 



21 

ancona ne avrebbe fatte , se la morte non P ave r se tolto dal numero 
de' viventi nel più bel fiore dell' età sua , e del suo operare . Segui 
sua morte in Ispagna poco dopo quella del Padre , alla perfezione dei 
quale si crede che sarebbe arrivato , se più lunga vita dal Cielo gli 
fosse stata conceduta . 



DOMENICO GHISLAND1 PITTORE 



T. 



ralasciar non si deve di far memoria di Domenico Ghislandi , per 
le molte e ragionevoli opere da lui fatte , e per essere stato Padre del 
famoso Fra Vittore, che ha tanto d'ornamento recato alla pittura, ed 
alla patria. Visse, e molto operò nel passato Secolo in lavori a fresco 
di architetture, fregi, e paesi, nelle quali cose fu molto franco, e va- 
lente . Veggonsi in molte case sue pitture , fra le quali basterà addita- 
re quelle fatte nel nobile appartamento de' Marchesi Terzi .* e in pri- 
mo luogo la grande e maestosa architettura delia prima ampia sala s 
nella quale in compagnia di Giacomo Barbetta Gremasco , Pittore ele- 
gante di figure , diede a conoscere quanto fosse eccellente in tal gene- 
re di lavori ; nelP altra vicina sala , ove Cristoforo Storer Tedesco ha 
fatte le belle e lodevoli figure , dipinse il Ghislandi alcune ringhiere 
sostenute da colonne , che vedute di sotto in su rnclto rialzano la vol- 
ta , e sono degne di molta commendazione . In altra stanza ha fatto 
un semplice serramento attorno alle figure eccellentemente colorite da 
Cristofojo Tencalla , sorto del quale vedesi un fregio con quattro paesi 
nel mezzo toccati con certa macchia , leggerezza , o sia movimento di 
frondi , e ritrovamenti di siti cosi naturali e ben fatti, che recano 
maraviglia , e ben corrispondono alle nobili e vaghe figure del suddetto 
Tencalla. Nell'altre stanze, e nel gabinettosuperbo degli specchi, che 
l attenzione merita e lo stupore di chiunque , ha pure dipinti gli or- 
iati , e 1' architettura in compagnia de' mentovati pittori , a' quali pro- 
urava con molto artificio di uniformare la propria maniera 3 scorgen- 
dosi nella prima sala , e nelle altre stanze dipinte dal Barbtlli , e dal- 
le Storer un chiaro scuro fortissimo , per esser tale anco la loro ma- 
niera nel colorito delle figure .• non cosi in quella del Tencalla , in 
cui le sue tinte a quelle delle figure uniformando, riuscirono più soa- 
vi e tenere . Operò molto nel palazzo Morohi , di cui tutto il magni- 
co appartamento è stato dipinto dal Barbdli , e ne fa un' esatta descri- 
zione il Padre Calvi nel libro intitolato : Misteriose pitture del faiaftp 
Moroni . 



22 

Pinse due fregi con architettare vagamente ornate , e con bellis- 
simi paesi in cjsa Brembati presso ia porta di San Giacomo : alcu-ie 
Stanze in casa Gaiiotini , ora Camozzi .• altre in Gorle nella casa de' 
sopraddetti Marchesi Terzi : tutta la facciata della Chiesa di Mater Do- 
mi, li - siccome anco la piccola cappellina di ragione di casa Asperti po- 
sta sulla strada di Seriate in vicinanza del mio portone di Celadina : 
altrove moltissime opere fece, che non accade ora annoverare. 

Ebbe buona pratica ancora nelle figure , come dimostrano le lu- 
nette nel chiostro de' Padri Minimi di Galgario , con la vita e miraco- 
li di San Francesco di Paola ; come pure li ritratti d' alcuni Santi , e 
Servi di Dio di quella Religione dipinti con molta ragionevolezza nella 
volta del Chiostro medesimo j e li Pontefici coloriti a chiaroscuro di 
terra gialla, sopra le colonne al di fuori del portico. 

Soleva introdurre nelle sue architetture paesi molto belli , e di 
grande forza , ne'quali era solito rappresentare de' rottami , ed avanzi 
di una ben regolata architettura » con macchiette molto naturali fatte 
di tocco con molta franchezza . Parlo di quelli che fece a fresco , 
nelli quali riusci molto più valente che in quelli a olio , de' quali e 
per essere in oggi divenuti molto più carichi ed oscuri , e per essere 
sparsi per le case de' cittadini da dove facilmente si potrebbono smuo- 
vere , non ne farò particolar menzione . 

Fra la numerosa fioliuolanza , che ebbe da Flaminia Mansueti sua 
moglie , due attesero sotto li paterni insegnamenti al disegno ; uno de' 
quali fu Fra Vittore , della cui virtù parleremo a suo luogo ; 1' altro 
Defendente , che fatte per qualche tempo alcune ragionevoli operette 
fu poi oppresso da certo umor malinconico , e lasciati in abbandono 
i pennelli , separandosi dalle conversazioni godeva di p?sseggiare nelle 
solitudini ^ né avendo egli il modo di procacciarsi il vitto era frequen- 
temente soccorso dal fratello Fra Vitfore , sin che poi dagli anni ag- 
gravato , e dalle miserie , alcuni anni prima del suddetto terminò infeli- 
cemente la vita . 

Dirò per fine di Domenico , che fu molto fondato nella prospet- 
tiva , e nell' architettura , la quale pinse ornata bensì , ma con fonda* 
mento e naturalezza maggiore di quello si faccia oggidì dalla maggior 
.parte 5 - usò poche tinte , naturali , e tolte dalla verità , e non da! ca- 
priccio ; non le faceva, come dice Giampietro Zanotti nella vita di Mar- 
cantonio Chiarini nella storia dell' Accademia Clementina , non le facea,. 
come si fanno per abbagliare gli sciocchi , né di- marmi tersi e puliti , 
né con colonne , od altre tali cose azzurre e gialle e più risplendenti. 



il 

che non è l'Iride ; ma di color vero, e sodo , e eh? d'mostra anti- 
chità , la qual cosa non poca bellezza e dignità loro accresce, e fa 
che al sommo piacciano a coloro , che per tal genere di cose hanno 
intendimento , e diletto . ie 

Nell'anno \6%6. ornandosi di stucchi, oro, e pitture la nave 
di Santa Maria Maggiore verso mezzo giorno , fu impiegato anche Do- 
menico in dipignere quelle piccole medaglie , o cammainì per servirmi 
del vocabolo stesso , che sta registrato nel decimo quinte libro maestro 
della Misericordia , che fatte a chiaro scuro veggonsi nel cornicione £ 
e nel 1662. dipinse nella maniera medesima nelle cornici della nave 
verso la piazza , in tempo che fu tutta egregiamente colorita da Ciro 
Ferri Romano . 

Vedesi il ritratto dì Domenico presso il Co: Giacomo Carrara , 
in abito oscuro, e con collare all'antica eccellentemente dipinto da Fra 
Vittore suo Figliuolo , il quale viene contrasegnato ancora dallo stem- 
ma di sua Famiglia . 

PIETRO PAOLO RAGGI PITTORE • 

o 

>w/uantunque sembri che Pietro Paolo Raggi non debba fra' nostri 
annoverarsi , per essere di patria forestiero ,• pure avendo egli per lun- 
go tratto di tempo qui vissuto , molto operato , e qui fondata la sua 
famiglia , non dubito punto di farlo comparire in queste carte fra gli 
artefici Bergamaschi ; mentre , come dice Cicerone , Patria est Ma quoe 
mas genuit , & illa quee excepit . 2. de ieg. b. 

Nacque in Vienna circa l'anno 1650. e da Fanciullo condotto a 
Genova patria de'suoi maggiori , apprese colà i principj della pittura , 
e fece in quella città , e per altri vicini luoghi diverse opere , delle 
quali non abbiamo alcuna certa notizia . Venuto a Bergamo circa l'an- 
no 1690. cominciò a produrre alcune sue pitture , le quali per la va- 
ghezza d J colorito , fecondità d'invenzioni , e per altri pregi* partico- 
lari furono molto applaudite ; e perchè egli conobbe , che l'arte sua 
era qui molto tenuta in pregio per le frequenti commissioni , e perchè 
molto piacquegli il paese , qui s' avvisò di fermare sua stanza , così 
che finalmente vi terminò i suoi giorni . Veggonsi in pubblico de! Rag- 
gi le seguenti pitture : e primieramente nel Duomo la tavola sotto l'or- 
gano destro , rappresentante il martirio di alcuni Canonici di questa 
cattedrale , come pure li due quadri laterali alla porta maggiore ; in 



24 

uno de' quali vedesi Sant'Alessandro in atto di calpestare gì' Idoli , e 
nell'altro la decollazione dello stesso Santo ; In San Lorenzo la tavola 
all'altare, della Vergine Annunziata : in San Biagio Ja tavola con la 
Beata Vergine , il Bambino , ed il Santo Vescovo inginocchiato ; e li 
due laterali con San Francesco di Sales da una parte, e dall'altra San 
Filippo Neri; sono pure di sua. mano gli altri due quadri posti di prò* 
spetto, dove espresse nell'uno il transito di San Giuseppe, e nell'altro 
Cristo morto in braccio alla Madre ; e queste opere si contano fra le 
sue migliori . 

Sono anco molto commendabili , sopra quante abbiamo di lui ve- 
duto in grande , quelle nella volta della Chiesa principale d'Alzano , ove 
in tre gran quadri rappresentò con ben corretto disegno, forza singo- 
lare , bella invenzione, ed intelligenza grande del sotto in su, varj 
fatti di San Martino Vescovo. 

Nella chiesa di Castagneta 3 all'altare destro , la tavola col Croci- 
fisso , e Santa Maddalena ,• e ii due laterali con l'Angelo custode da 
una parte , e co! transito di San Giuseppe nell'altra . 

MoJti altri ve ne sono , che ora non accade annoverare , essendo 
h maniera sua molto fàcile dà conoscersi per una troppa somiglianza 
di idee , che nelle sue figure aveva . Ove poi riuscì con maggior ec- 
cellenza e singolarità 9 fu in certi paesi , che danno molto nel gusto 
fiammingo , si per ceno caldo che vi si vede , come per una grande 
forza unita a molto finimento . Nelle figurette che in quelli introdu- 
ceva , che molto graziose sono e ben disegnate , vi si scorge molto 
della maniera del Carpioni , ma non tutta la sua vaghezza e fecondi- 
tà , invece della quale usò maggior forza e aecurate?.za nel disegno . 
Fu solito introdurre ne'suoi paesi sassi e rottami naturalmente espressi v 
con bellissime figurette di Ninfe , Amorini , e Satiri esprimenti graziosi 
baccanali, né quali singolarmente valse, e non poco gli accrebbero 
plauso e fama. Due pezzi molto egregi erano nella galleria de'Signori. 
Quarismini , che è passata per eredità né Conti Suardi presso di Sant' 
Agata,* uno in casa Morandi ; due in casa Sozzi , trasportati ultimamente 
in Lisbona ,• due in. casa- Casotti ; ed un ovato per traverso in cui 
sta espresso Lot con le figlie presso il Co: Domenico Ragazzoni • e 
molti altrove, che essendo amovibili possono tutt' ora mutar luogo, 
le padrone» Nell'ano 1.704. fece un viaggio a Genova per rivedere 
li parenti , dove si rattenne qualche tempo , ed essendo a tutti mani- 
festa la virtù sua fu in pubblici e. privati lavori impiegato. Restituitosi 
in., Bergamo, presso la sua famiglia , qui continuò ad operare sino aliati». 



2* 

ro 1709., in cui fu condotto in Venezia dal Nobiluomo- Niccolò Ber- 
knrlis, al quale aveva già dipinto il quadro di sotto in su nella sala 
del suo palazzo d' Alzano; e per lo stesso, e per altri ancora eoa 
moka laude operò per un anno incirca , dopo il- quale ritornato alla pa- 
tria , né lasciando mai il lavoro, benché nell' età avanzato, finalmente 
nei 171 f. attaccato ó<\ fiero male di petto gli convenne per quello 
morire d'anni 74., li dieci d'Agosto, e nella Chiesa di Sant'Agata sua 
Parrocchia fu sepolto . 

Lasciò diversi figliuoli , fra'quali Agostino che pure esercitò l'ar- 
te , ma con minor esito del Padre ,♦ ed una figliuola maritata in Giu- 
seppe Piatti Pittore , la quale sin che visse s'ingegnò a copiare de' 
quadri , e per Io più deLle carte in quella maniera che seppe , essendo 
per altro lodevole p'ii il suo genio alla pittura , che le pitture stesse ; 
lo che può dirsi ancora di suo marito j del quale sarà presso li dilet- 
tanti d4 pittura infausta la memoria pe'quadri vecchi di ottimi autori , 
da lui rovinati e malconci quasi in tutte le case e gallerie di Berga- 
mo , non tanto per la quantità di olio di noce crudo e cotto , che 
versava sul diritto e rovescio de'quadri , colla credenza di farli rinve- 
nire ed ammollirli ; quanto per una certa vernice composta di acquavi- 
te , dragami , e mastice , la qual soleva dare alla maggior parte de'quadri 
cosi sporchi. Perciocché infondendovi olio., riescono bensì sull'atto pa- 
stose le tele , ed apparenti i colori , ma da lì a pochi mesi le tele 
stesse tanto più si fanno dure , ed annerita la pittura trapassata dall' 
olio, così che alcune volte non vi è alcun rimedio per farle rischiara- 
re , e non di rado per detta cagione dalla tela sollevasi , e cade la 
pittura medesima . Ma la vernice poi , come diffìcile a levarsi , se non 
di chi è molto esperto in tale arte , così rimanendo sul quadro , col 
tempo ne va sempre più facendo annerire il colorito . Per la. qual cau- 
sa non voglio restar di avvertire quelli, che hanno vecchi e preziosi 
quadri , a non lasciarvi metter mano così agevolmente se non da per- 
sone per molta esperienza conosciute eccellenti in tale professione . 

Fu il Raggi uomo sollecito , e diligente al maggior segno nel ser- 
vigio di Dio , e nella cura dell'anima sua , divotissimo della Beata Ver- 
gine del Carmine , in onore della quale ogni mercoledì s'accostava a' 
santissimi Sacramenti, caritatevole al sommo, e liberale, fornito di tut- 
te quelle virtù , che ad un buon Cristiano si convengono . Si dilettò 
fuor di modo di scelti vini, ed il fargli qualche regalo di tal sorte era- 
nn sicuro mezzo per avere con maggior sollecitudine, e con maggior 
diligenza le sue pitture ; delle quali essendovi grandissimo numero rud- 
Tom. IL 4 



sé 

le private case, non giova farne racconto; ed essendovene ancora mol- 
te condotte con soverchia speditezza , e disattenzione , a segno che noi 
potremmo dubitare sé fossero di sua mano .• si potrebbe perciò appli- 
care al Raggi ciò , che soleva dire di se stesso Santi di Tito celebre 
Pittore dal borgo S. Sepolcro, qualor gli veniva ordinata quahhc pit- 
tura: Io ko pennelli da tutti i pretti ; e perciò si sono vedute alcune 
sue opere molto strapazzate , alcune delle quali di poi si sono vendu- 
te né pubblici mercati ad ogni prezzo più vile : e questo appun-to è 
ciò che suole accadere a quegli artefici , che più al guadagno sono in- 
tenti , che alla gloria . 

MARZIAL CARPINONI PITTORE- 
O 

^^uanrunque dir non si possa, che le virtù si tramandino per ere- 
dità a' posteri ; ad ogni modo pare sia questo accaduto nella Famiglia 
dc'Carpinoni di elusone , mentre per quattro età hanno per dir cosi 
l'uno dall'altro ereditata l'anenobilissima della pittura . Nacque Mar- 
ziale in elusone circa l'anno 1 644. da Gio. Antonio figliuolo di Do- 
menico, ed avuti in casa i primi ammaestramenti dal Padre e dall' 
Avo , presentatosi favorevole incontro si portò in Roma , ove frequen- 
tò per sette anni la scuola di Ciro Ferri, dal quale per la bontà de' 
costumi , per la piacevolezza del tratto , e per la molta abilità nell' 
arte, eia più d' ogn' altro accarezzato, ed amato a segno che pi esso 
di sé lo voleva trattenere , e dargli una sua propria figliuola in mo- 
glie . Ma richiamato con molte istanze dal Padre ala patria , dovette 
non solamente abbandonare il maestro .; ma ancora un onorevo'e im- 
piego , che venivagli cflerto da' Frmipi Bcrgl es» , de'qual. todtva la 
protezione. Restituito pertanto Marz.ale alia pat ma osa , si andò eser- 
citando nella propria professione ; ma costretto da non so qual premu- 
roso affare dovette portarsi in Venezia , e molto gradevole a lui sem- 
brando quel soggiorno, per tre anni prolungò la sua dimora in quella 
dominante ; dopo li quali fatto ritorno alla patria , e quivi piesa mo- 
glie , ed impegnato in continui lavori non ne volle più parare . 

M< Ite sue pitture sono sparse per le Chiese di quella valle ,- e 
nella Chiesa principale di elusone vedesi nella cappella deila Natività 
del Signore una sua tavola laterale con la Madonna, il Bambino, San 
Rocco , Sant'Antonio Abate , e Sant'Alessandro a cavallo ,• sopra il bat- 
tisterio un quàdictto con Smì Giambattista , che battezza il Signore; 



e nella Sagristia un bel Crocifisso con alcuni Angelettt intorno. In que- 
sta città altro non abbiamo di Marziale, per quanto io sappia, che 
una tavola grande nella prima sagristia delia Cattedrale , ove sono rap- 
presentati li Santi nostri Domno , Domneone , ed Eusebia . Molto di- 
pinse per il territorio Bresciano ,• e molto ancora operò in Venezia nei 
tempo, che colà stette. Giunto finalmente l'anno 1722., e settantesi- 
mo ottavo di sua età , passò cristianamente all'altra vita . 

GIO GIUSEPPE PICINI SCULTORE . 

X Ja somma diligenza e attenzione usata nell'intagliare in legno dì 
Gio. Giuseppe Picini , merita che si parli di lui con quella laude , 
della quale sono degne le sue ragionevoli sculture . 

Nacque da Viviano Picini h 12. Novembre del 1 66 \,. nella terra 
di Nona posta nella valle di Scalve , e sentendosi dalla natura inclina- 
to a scolpire piccole figure in legno, n'ebbe qualche ammaestramento 
da un ordinario artefice .• ma superato in breve tempo tale maestro , 
gli convenne procacciarsene un migliore , sotto del quale poter fare 
avanzamento nell'arte. Portossi pertanto in Tirano della Valle Tellina, 
ove si ritrovava Pietro Rames famoso scultore Tedesco, che fu anco 
Maestro in Brescia del nostro Andrea Fantoni . Ma volle sua mala sor- 
re, che dopo nove mesi seguita la morte del Rames, fusse costretto a 
ritornarsene alla patria. Quivi datosi di proposito a continui studj , 
con fajuto del libro dell* simmetria di Alberto Duro , dell'Anatomia 
di Michel Angelo , e delie stampe di diversi autori, fece tale avanza- 
mento che cominciò a produrre in pubblico molte cose degne di lode, 
lì suo genio principalmente era di scolpire nel legno di bosso medaglie 
di pìccole figure di alto e basso rilievo , e portarle poi o in questa 
città o in quJle a noi vicine, ove sempre gli veniva fatto di esitarle 
a prezzi non ordinar). In simile ti contro , in cui portavasi a Milano , 
ebbe la buona sorte di incontrare un grandissimo personaggio , il qua- 
le veduta un'opera di basso rilievo che seco aveva, sommamente la 
lodò, ed ordinogli che giunto in Milano dovesse portargli la suddetta 
medaglia in cui era espressa la storia , quando Gesù dormiva su la na- 
ve in tempo di una fiera tempesta , per la quale intimoriti gli Aposto- 
li corrono pieni di spavento a risvegliarlo . Questi era il Co,* Cario 
Borromeo, che oltre avergli fatta pagare con molta generosità Li detta 
°P era 9 § n fece molta istanza di fermarsi in sua casa , ove a suo ta* 



lento proseguendo suoi studj avrebbe potuto operare senza essere co- 
sretto o dalle domestiche cure , o dalle proprie necessità di abbando- 
narli per procacciarsi il sostentamento , come il più delle volte suole 
accadere . Ma essendo egli uomo timido , ed inclinato a vivere nella 
solitudine, rifiutò umilmente le cortesi esibizioni del Cavaliere , e velie 
con maggior soddisfazione restituirsi fra Je altissime selve delia gradita 
sua valle . Moltissime sono e senza numero le opere , in grande e in 
piccolo , che ha fatte . Ma basterà riferirne alcune delle più singolari 
per dar saggio di sua virtù c 

Fece per il N. H. Luigi Vidiman , allora Rappresentante in Ber- 
gamo, due medaglie istoriate con la decollazione di San Giambattista , 
e con la sentenza di Salomone ,• un Crocefisso scolpito in avorio ; ed 
altre medaglie , che furono poi dal suddetto trasportate in Venezia . 
Due bellissime di rilievo si veggono in casa Capitan io, in una delle 
quali è figurato Gesù fanciullo nel tempio con li Dottori , e nell'altra 
quando converte l'acqua in vino nelle nozze di Cana : finite con estre- 
ma diligenza . Diverse sue fatture di medaglie , e Crocifissi sono pres- 
so li Signori Federici in Valle Camonica ,• ove pure nella Parrocchiale 
di Breno fece un parapetto di altare mirabilmente istoriato . Ha lavo- 
rato diversi oratorj di quadratura , con eccellenti sculture di basso ri- 
lievo ; uno de'quali trasportato in Brescia gli fu pagato dal Dottore 
Antonioli più di cento Filippi ; un altro rimasto in sua casa dopo la 
di lui morte penso essere quello , che ora vedesi presso il Sig. Vincen- 
zio dall'Olmo . Questo , per la sua grandezza , sarebbe più appropriato 
per una cappella o sagristia , di quello sia per una camera ; e fra le 
molte sacre istorie di alto e basso rilievo, che l'adornano, tre ve ne 
sono più grandi nel mezzo,, che contengono innumerabili figure ,• in 
quella di mezzo è figurato il Giudizio universale , di sotto vedesi l'In- 
ferno , e sopra il Paradiso ; né si può esprimere la quantità , e varie- 
tà delle ben istoriate figurette , le quali certamente non sarà possibile 
a chicchessia di poterle tutte distinguere, e numerare. Questa sola ope- 
ra ci deve bastare per farcelo conoscere per un valente artefice assai 
pratico nella notomia , che vedesi esattamente osservata ne'suoi studj, 
erudito nell'istoriare , attento e regolato nelle porporzioni . Tralascierò 
pertanto tante altre sue medaglie , Crocifissi , statuette , che senza nu- 
mero sono state trasportate in Venezia , Brescia , Milano , e Roma ; 
t^nti suoi tabernacoli , parapetti istoriati , e statue di aitare sparse in 
vane Chiese delle Valli di Scalve, e Camonica, e tante altre sue fat- 
tore che vs.ggonsi nelle case de'privati cittadini ; che inutile e noioso 
riuscirebbe qu» farne il catalogo . 



2p 

Ebbe più inclinazione a lavorare in piccolo, die in grande; e iti 
fatti non riuscì con quella felicità nelle grandi figure , facendole di una 
maniera più secca, per essersi attenuto forse più del dovere alla noto* 
mia . Fece le sue figure per lo più con la bocca mezzo aperta , e con 
certa grazia che sembrano spiranti,- li suoi volti sono quasi tutti con 
idee modeste , e umili , non avendo in considerazione , che talvolta do 
vono farsi di azione risoluta e spiritosa. Circa poi il suo costume dirò 
che fu uomo ritirato e solitario , pieno di modestia e di umiltà . Non 
volle mai far lungo soggiorno nelle città , nò mai prenderle alcun cibo 
o bevanda in casa di alcuno della propria professione ; forse per timo- 
re di veleno , come diceva esser accaduto al suo Maestro Rames , la 
cui morte credesi sia stata accelerata da'suoi emoli . 

Giunto finalmente Tanno 1725. fini di vivere nella sua patria di 
Nona , ove quasi sempre aveva fatta sua dimora , e fu sepolto in 
quella Parrocchiale , che tanto di sue eccellenti fatture era stata abbel- 
lita . 



ALESSANDRO LANFRANCHI PITTORE ■ 



G, 



'iusta cosa parmi e ragionevole , che non debba alcuno de'nostri 
artefici essere defraudato di quella lode , che col lungo studio e colle 
onorate fatiche a gran costo si è meritato ; ancorché al colmo di quel- 
la perfezione arrivato non sia , alla quale giunsero tanti altri , xiVquali 
abbiamo parlato . Se Alessandro Lanfranchi non può essere fra li prin- 
cipali pittori della patria nostra annoverato , non dee però aver suo 
luogo nemmeno fra gli ultimi , come dalla seguente narrazione delia 
vita di lui si potrà conoscere . 

Nacque questi da Francesco de'Lanfranchi , e da Costanza Andria- 
ni abitanti nel borgo di Santa Caterina alli 9, di Luglio dell'anno 
t'662. Tenuto al sacro fonte dal pittore Giuseppe Cesario , gl'isrilrò il 
genio alla pittura , ed il primo istradamento al disegno gli diede . S'e- 
sercitò qualche tempo sotto tale maestro, ma prevedendo che co'soii 
suoi precetti sperar non poteva grande avanzamento , spronato da/i* 
amore dall'arte si condusse senz'altro indugio in Roma ; ove acconcia- 
tosi sotto un valente maestro > si rrattenne alcun tempo in quella città , 
divenendo sempre più franco nel disegno , e vago nel colorito . Passò 
poscia in Venezia , e innamoratosi neile opere di Paolo , su quelle par- 
ticolarmente studiando , fondò la sua maniera , che poi sempre ha se- 



$0 

guitito , come chiaramente dalle sue dipinture si comprende . Circa 
l'anno \6%y, si ricondusse alla patria , nel qual tempo fece una tavola 
d'altare per la sua Parrocchiale di Santa Caterina con la Vergine in 
alto , Santa Caterina , San Sebastiano , ed altri Santi ,• la quale poi 
per l'innovazione dilla Chiesa fu sopra l'organo collocata . Dipinse per 
la Chiesa delle Cappuccine una tavola , ove con quantità di ben inte- 
se figure rappresentò la Crocifissione di Nostro Signore . Nel Collegio 
della Misericordia in una stanza della foresteria vedesi una graziosa ta- 
vola di mezzane figure con San Carlo Borromeo inginocchiato avanti 
alla Vergine , che fra le braccia tiene il Bambino , e dietro alcune va- 
ghe architetture . In casa del fu Sig, Lucilio Barili la cui famiglia ora 
è estinta , v'erano alcune istorie del Tasso , ed il ritratto del Pittore 
fitto da lui medesimo : alcuni storiati quadretti sono in casa de' Conti 
Asperti .* un incendio di Troja con Enea che porta Anchise , dipinto 
a fresco con molta eleganza in una medaglia sopra il camino deila sa- 
la de'Conti Suardi del Borgo Sant'Antonio : un bel disegno in foglio 
grande a lapis nero , rappresentante la Beata Vergine col Bambino so- 
pra le nubi , sostenuta da Angeli , a basso da una parte San France- 
sco j e Sant'Alessandro con bandiera, e dall'altra un Santo Vescovo, 
ed altra Santa con alcune mezze figure in mezzo a bella architettura , 
in mano del Co. Giacomo Carrara . 

Verso il fine di quel secolo ritornato in Venezia fu condotto dal 
Nobilissimo Francesco Bonlini in un suo delizioso luogo sulla Brenta 
vicino alla Mirra , acciochè ivi dìpignesse alcune stanze a fresco , come 
felicemente esegui con piena soddisfazione di quel Gentiluomo . Quali 
siano state le pitture ivi fatte dal Lanfranco , a mia cognizione non è. 
pervenuto ; so bene che incontrò una particolar fortuna , che per tut- 
to il corso de'suoi giorni durogli ; e fa che praticando in quella casa 
il Sig. Melchiorre Fontana , uno de più ricchi e più cospicui cittadini 
di Venezia , e della virtù e buona maniera di Lanfranco innamoratosi 
volle con inusitata generosità seco condurlo in Venezia , e trattenerlo 
in sua casa s ove dimorò perfino alla morte , da tutti di quella fami- 
glia ben veduto ed accarezzato. Ivi fece varie pittine, fra le quali 
tre gran quadri , ove in uno rappresentò il ritrovamemo di Mo&è nel 
fiume fatto dalla figlia del Re Firaone^ in un altro il miracolo dei- 
serpenti 5 * e nell'altro quando fa s:aturire l'acqua dal sasso 3 « e questi 
meritano particola! laude per la quantità di ben accomodate figure , 
per le conv<mtvoji attitudini , pel vago e ben colorito paese , e per 
tutto il beo ordinato componimento . F«. j ,ce sopra una porta la Nativi— 



V 

tà di Gesù Cristo , ed altre cose di minor considerazione , le quali 

andava facendo in tempo che altre opere non aveva per le mani , 
delie quali gliene andava procacciando il suo benefattore ; ed egli fu 
che l'introdusse in casa del Nobil Uomo Andrea Redetti suo cognato, 
il quale nel suo delizioso luogo dt Campagna poco lontano da Rovi- 
go , pose in opera la virtù del Lanfranco . Di queste pitture io posso 
parlare più distintamente , avendo avuto agio di considerarle per un 
autunno intero, che io passai colà in casa dell'amoroso mio suocero il 
Nobilissimo Marco Reddetti fratello di Monsignor nostro Vescovo , e 
figliuolo del sopraddetto Sig. Andrea , il quale poi entrato nella religio- 
ne de'Monaci Olivetani è morto pochi anni sono nel Monastero di 
Rovigo . Colà dunque facevagli diverse opere , fra le quali tutta una 
sala a fresco , ove ne'due muri laterali rappresentò Ercole che fila , e 
nell'altro Europa portata nel mare da Giove in forma di Toro , con 
molte figure che stanno sul lido spettatrici di questo fatto ; negli an- 
goli poi fece alcuni capricciosi ritratti di persone , ch'erano in tale 
tempo al servigio in quella casa . Sopra una porticella esteriore che 
va in un cortile, dipìnse una molta graziosa Vergine col Bambino in 
seno : e tutte queste pitture a mio giudizio meritan maggior 
laude delle altre moltissime dipinte parimente a fresco , che ser- 
vono di vago e dilettevole ornamento a quel palazzo ,• avendo il Lan- 
franco nelle pitture a fresco una certa morbidezza , che accordata con 
un vaghissimo e lucido colorito dee molto l'occhio dilettare di chi h 
mira . Alcune altre opere a olio sono ih Venezia nella stessa casa Re- 
detti t ove in picciole figure ha espresse diverse istorie del vecchio Te- 
stamento . 

Prima di vanire al termine di questo racconto , non voglio omet- 
tere un accidente stranissimo di un fulmine , che nel mentre stava il 
Lanfranco dipingendo una sacra istoria in quella stanza 5 scagliossi td 
attorno a lui serpendo lo lascio tramortito sul suolo . Corselo a tale 
strepito impauriti quei di casa , e levato il semivivo pittore lo posero 
sul letto procurando con rimedj di farlo rinvenire ; ed in qual parte 
del corpo fosse stato offeso ceicando , altro non ritrovarono che una 
striscia sopra la schiena , che avevagli levata la pelle , e due rotondi 
buchi nella suola delle scarpe senza il menomo detrimento d .'piedi , 
li quali restati per brieve tempo freddi e senza moto , con alcuni ba- 
gni e riscaldamenti ricuperarono il loro primiero stato . Se nrn si fos- 
sero intesi varj e stravagantissimi accidenti dei fulmini , che targo cam- 
po hanno lasciato di andar filosofando sopra i loro si contrai) effetti , 



3* 
senza però poterne fissare alcun sistetra , certr. nente ,ch< ia lu> 

birato avvenimento si terrebbe per una favola . Altri fece il Lan- 

franco in Venezia per varj Nobili e Cittadini ; ma e. .e in 

private case rinchiuse, non sono alla notizia di chi sci eniitc 

Continuò ad esercitare i pennelli , benché fusse in età dio •<■ avanzata , 
sinché poi da gravissimo male sopraggmnto a ìli 5, di Fa deli' an- 

no 1730., chiuse i suoi giorni nella stessa casa Fontano ove per 
trenta e più. anni era vissuto, con incredibile dispiacimento di ognu- 
no 5 * e fu nella Chiesa parrocchiale di San Miehjele sepolto . 

Era il Lanfranco di statura assai piccola, di buona com... cessione ,. 
di temperamento asciutto, vivo, lesto 3 e tutto fuoco. Vestiva da 
Abate con civiltà e pulizia non ordinaria, ed era chiamato l'abate 
saetta dopo l'accidente occorsogli . Fu di ottimo costume , schietto , 
ed onorato , sicché l'amore di tutti si procacciava j e particolarmente 
in casa Fontana era tanto ben veduto ed accetto , che veniva nomi- 
nato l'Angelo della pace $ mentre occorrendo alcuna dimestica differen- 
za , egli era quello che colle sue obbliganti maniere , e colla sua savia 
condotta sapeva sopire il tutto . Amava la conversazione , e l'allegria , 
ed era assai lepido , e motteggevole . Si è. sempre nelle sue pitture te- 
nuto alla maniera di Paolo Veronese tanto nel disegno, quanto nell* 
invenzione, e vaghezza del colorito, ornando le figrre con bizzarri 
abbigliamenti, e drappi d'oro e d'argento, e introducendo nobilissi- 
me architetture , rapportando perfino nelle sue figure la grazia de'vol- 
ti e dolci fisonomie di Paolo . E'stato pittore universale sì in gran- 
de , come in piccolo , a olio , ed a fresco , nel quale però a gusto 
mio si è maggiormente distinto per h vaghezza e brio de'suoi colori $. 
mentre questi al dire di Niccolò Pussino sono nella pittura quasi lusin- 
ghe per persuadére gli occhi, come la venustà de'versi nella poesia,. 



CRISTOFORO TASCA PITTORE 



D 



J\ un altro pittor Bergamasco, clic vivea in questi medesimi tem- 
pi in Venezia , non lascierò di qui brevemente favellare ,• e benché, 
nemmeno questi sia stato pittore di primo grido, ha però in pubblico' 
ed in privato colorite alcune opere degne di qualche considerazione ., 
Questi fu Cristoforo Tasca } il quale nacque in Bergamo dopo la me- 
la del passato secolo, e studiato il disegno per qualche tempo in pa- 
tria;, poctosei poi in Venezia , ed i y» stabilita sua dimora si fece imi- 



33 

tatore di alcuni pittori , che allora avevano fama in quella città ed 
ti n questi Antonio Beluzzi, Antonio Zanchi , Antonio Molinari , e 
Ca>ld Lot , studiando ora sulle opere dell'uno , ora dell'altro formò 
una sua particolare maniera , che in parte all'uno ed all'altro de'suddet- 
ti maestri molto s'accosta . Fra le sue migliori opere in Venezia si con- 
tano .- un quadro grande nella Chiesa dell'Assunzione rappresentante la 
Natività della B. Vergine , posto dirimpetto a quello di Gregorio Laz- 
starini: a'SS. Filippo e Giacomo un laterale nella cappella del Rosa- 
rio , col transito di S. Giuseppe : a Castello nella Cattedrale un qua- 
dro in cui è dipinto un fatto di S. Lorenzo Giustiniani : nella Chiesa 
delle Monache di Santa Marta due gran quadri , uno con la Nascita 
del Signore , l'altro quando vien battezzato da S. Giambattista ,- come 
pure la tavola posta all'altare di San Lorenzo . 

In Padova nella Chiesa di S. Francesco di Paola dipinse due qua- 
dri con figure grandi al naturale , posti nel Coro ; in uno de'quali è 
figurato Gesù Cristo , che chiama Zaccheo dall'albero ,• e nell'altro San 
Giuseppe moribondo con molti Angeli intorno dipinti nel 1720. Fece 
diversi ritraiti , ne'quali avea molta abilità , e molti se ne veggono in 
Venezia nelle case de'privari . Quello poi , che ha maggiormente con- 
tribuito a far noto il suo nome è , che passato in Germania si tratten- 
ne per qualche tempo nella Città di Vienna ,• ove oltre li ritratti di 
molti principali Signori ebbe l'onore di far quello dell'Imperatore Leo- 
poldo , il quale volle essere dipinto .in una gran tela insieme con tut- 
ta l'Imperiale sua Famiglia, per la quale opera n'ebbe Cristofaro in 
ricompensa cinquecento on^ari : regale in vero troppo eccedente al me- 
rito di un mezzano pittore , e poco credibile se non fosse stato affer- 
mato da diversi professori suoi amici 3 che vivevano in quel 
tempo . 

In Bergamo vi è una sua opera nella Sagristia di San Michiele 
dell'arco col transito di S<in Giuseppe , ma di poca considerazione ; 
all'incontro il Conte Giacomo Carrara possiede due storie sacre per tra- 
verso , molto belle , e si scorge essere queste state fatte dopo gli studj 
da lui fatti in Venezia ; mentre vedtsi molto bene imitata la maniera 
di Carlo Lot, del quale cercò di seguir lo stile, particolarmente nelle 
carnagioni e disegno , siccome quello per lo più di Antonio Zanchi 
rè panneggiamenti . In una di queste è rappresentata Susanna al fon- 
te con li due vecchioni a canto ,- nell'altro il giovinetto Tobia assisti- 
to dall'Angelo in atto di ungere gli occhi al Padre , onde n'ebbe la 
vista . Continuò il Tasca sua dimora in Venezia sino alla morte , in 
Tom. IL 5 



54 
quale segui presso all'arno 1757. essendo egli in età di circa settata* 
anni , e fu nella sua Parrocchiale di Sant'Angelo sepolto. 

Fu la sua maniera di moka forza , e ragionevol disegno ; e seb- 
bene le sue opere non possano dirsi di tutta perfezione , pure ebbero 
alcune parti che furono molto gradite j e molte mandonne in paesi fo- 
restieri , delle quali non facciamo menzione per non averne certa no- 
tizia . 



ANTONIO ZIFRONDI PITTORE- 



s 



e la fecondità , e prestezza del pennello di Antonio Zifrondi fos- 
se stata accompagnata da maggior diligenza e finimento , sarebbe cer- 
tamente arrivato non dico a sorpassare , ma bensì ad emulare quella 
del famoso Tintoretto . Creato dalla natura pittore , ebbe da questa 
tanti e si abbondevoli doni, che in poco tempo arrivò, ove tant'ahri 
con immense fatiche non giunsero . E sebbene nelle grandiose opeie 
sue non si affaticò a dar loro quel finimento , e quella vaghezza di 
colorito , che tanto piace anco a chi nulla s'intende di pittura ,• pure 
portato da un impeto e fuoco naturale mostrò tanta facilità d'inven- 
zione , e franchezza di disegno 3 che in ciò gli si dee particolar lode 
ed estimazione. 

Nacque Antonio in elusone da Carlo Zifrond' Muratore di pro- 
fessione l'anno i <>5 7. Dimostrò sin da fanciullo s fi o ed ingegno gran- 
dissimo , e seguendo gl'impulsi della natura , tutto dì schiccherava fi- 
gure ora sui muri , ora su quelle carte , che alle mani gli perveniva- 
no : fu però dal Padre , ptr secondare l'inclinazione sua , posto sotto 
la direzione di un mezzano pittore che abitava in quelle parti detto il 
Cav. del Negro . Ma non potendo il suo spirito vedersi ristretto in un 
paese e sotto un maestro 3 dal quale non poteva sperare alcuno avan- 
zamento , venne in deliberazione di portarsi in Bologna ; ove postosi 
nella fiorita scuola del famoso Franceschini , fece tanto profitto, che 
vedendosi in istato di poter fare qualche disegno 9 determinò di voler 
fare il gran giro dell'Europa . Ritornato perciò alla patria , ed accor- 
datosi col fratello Ventura , che nelle cose più ordinarie della pittura 
servivalo , passarono in Torino, ove ptr qualche anno si trattennero £ 
e ivi datosi Antonio a studio indefesso operava continuamente si per 
avanzarsi sempre più nella professione , come anco per aver modo di 
sostentarsi colle proprie fatiche . Considerando poi di quanto riesca ad 



ss 

uno studiose* di queste arti il peregrinare per diverse Provincie , ad ef- 
fetto di v^d^re le varie maniere de'più insigni maestri; deliberò secon- 
do hi sui primi idea , di viaggiare alla volta di Francia ; e fermatosi 
primiera ne n? alla gran Certosa di Grenoble gli furono accordati diver- 
si lavori , che tutti compi con intero piacimento di quei Religiosi . 
Passato a Parigi , quivi alcuni anni s'intertenne ora la Corte praticanr 
d) , ed oca le rauuauze de'pittori , e a tutti si fece conoscere per un 
aono di spirito, e fornito di molto intelletto. Ebbe l'onore di servire 
il Duca d'Arcourt, dal quale era con somma cortesia accolto, ed eb- 
be da lui un passaporto pel suo ritorno in Italia , nel quale lo dichia- 
rava suo pittore attuale . 

Ritornato alla paterna casa di elusone fece moltissime opere pub- 
bliche e private , che si veggono nelle case e nelle Chiese di quei 
contorni , le quali non voglio tutte annoverare, meglio stimando far 
note le sue i*p°re in questa città colorite. Nell'anno 1Ó89. fece nel 
Convento de'Padri Domenicani molte lodevoli pitture , in una delle 
quali posta alla metà dello scalone vedesi rappresentato San Pio Quinto 
sul trono circondato da molti Cardinali , che dà il breve al Padre Ge- 
nerale dell'Ordine per fondare il convento di San Bartolomeo; nella 
volta fece il martirio di Santa Caterina ; e ne'due quadri che sono in 
cima dello scalone , sono figurati li martirj de'Santi Stefano e Barto- 
lomeo ; e nel refettorio in grande quadro , che copre tutta una faccia- 
ta, espresse con la soliti sua franchezza le nozze di Cana di Galilea. 
Nella Chiesetta dedicata a San Guseppe in città fece il quadro dell' 
altare , con San Giuseppe , la Beata Vergine , e Gesù fanciullo ; del 
quale è senza paragone migliore l'altro di sua mano appeso in detta 
Chiesa , nel quale vedesi San Carlo Borromeo in abito di penitenza , 
che al tempo della peste porta il Santo Chiodo preceduto da lunga 
processione frammezzo i morti , e i moribondi . Nella Chiesa di San Leo- 
nardo ha dipinto tutti li quadri dJla volta: in Sant'Orsola li due late- 
rali all'aitar maggiore, ed il quadro sopra la porta: in San Carlo del 
Soccorso la tavola rappresentante l'Angelo custode : in Sant'Alessandro 
d iì 1 <^roc^ 11 gran quadra dd Coro, nel quale ha con molta perfe- 
zione espresso il martirio del Santo , opera in vero degnissima di mol- 
te lodi oer la gran copia di figure ben mosse , e ben accomodate e 
per altre sue nobili qualità ,• e questa , a giudizio de'periti nell'arte , 
non è inferiore a moire degli ottimi artefici . 

Ebbe non ostante il Z frondi molti dispiaceri dopo tale sua lode- 
vole fatica,' e non vedendosi corrisposta la dovuta mercede, fu costret- 



to dopo il corso dì sei anni di presentare una supplica all'i Deputati 
del Consorzio della Chiesa di S. Alessandro del tenore seguente . 

j, Antonio Zifrondi Pittore riverentemente espone alle Signorie lo- 
ro Illustr., come dall'anno 1698. fu da alcuni divoti , e bene inten- 
zionati per cotesta Ven. Chiesa di S. Alessandro invitato a dipingere la 
pala , che sta ora esposta dietro l'aitar maggiore di essa Chiesa con 
promessa, che circa la giusta mercede del Ricorrente si sarebbero con-' 
tenuti in forma di renderlo soddisfatto : che però egli si pose all'opera , 
e la compì dopo il continuo e assiduo lavoro di mesi tre e mezzo, 
e fu anche collocata nei sito , in cui sta presentemente appesa. 

E perchè il supplicante non ha potuto avere in soddisfazione del- 
le sue mercedi neppure una lira , mentre il denaro chs è stato corris- 
posto da'divoti , appena è bastato per le spese materiali di essa Pala , 
delie quali spese si dà nota distinta nell'annessa carta ,• perciò ricorre 
a codesto Illustr. Consiglio supplicandolo di benignamente tiguardare 
le sue fatiche , e di prenderle in protezione con ritrovare qualche mez- 
zo a soddisfazione delle di lui mercedi , delle quali è creditore per 
il lungo tempo di sei anni. 

Che se le Signorie loro Illustr. non inclinassero a proteggerlo per 
questo effetto, supplica esso Antonio Zifrondi, che si compiacciano di 
approvare che possa levare la detta Pala di S. Alessandro dal luogo, 
dove sta ora , e portarla dove gli tornerà in comodo per tenerla , o 
esitarla come cosa sua , & in cui ha tante e cosi lunghe fatiche non 
pagate , esibendosi di dare idonea sicurtà per la soddisfazione di quel- 
lo che hanno contribuito alle suddette spese, quando fusse giudicata 
giusta e dovuta detta soddisfazione : che di detta grazia &c. 

Il non esser poi la suddetta tavola stata rimossa dal sito primiero, 
ove fu collocata , e nel quale ancora di presente si vede , è segno ma- 
nifesto che il Zifrondi sia stato pienamente soddisfatto da quei Deputa- 
ti, giusti conoscitori del merito di tale lavoro. 

Nel principio di questo secolo si trattenne per molti anni nel Con- 
vento di Santo Spirito de'Canonici Regolari , (*) ove ha dipinto tutti li 
quadri , che sono nel refettorio 3 ed in altre vicine stanze , come anco 
alcuni quadri nella loro Chiesa , e sagristia ; tra li quali i dodici Apo- 
stoli , quattro Evangelisti , Mosè colle tavole della legge , ed Elia sul 
•arro di fuoco ; Un Cristo morto con la Maddalena , ed una elevazio- 
ne di Croce sul Calvario con molte figure . Nel coro veggonsi quattro 

(1) Ora dc'povcri orfanelli, 



Ì7 
quadri grandissimi rappresentanti il primo la Vergine Annunziata , il 

secondo il Battesimo di Nostro Signore , il terzo la vocazione delle gen- 
ti , ed il quarto Simon Mago , che cerca comperare da San Pietro li 
doni dello Spirito Santo ; opere tutte molto pregevoli per l'invenzione 
non meno , che pel buon disegno , viva espressione , e forza di colo- 
rito. Sono pure di sua mano tutti li Santi Dottori Greci e Latini , 
come anco li Santi e Sante dell'ordine Lateranese posti nel refettorio, 
e nelle stanze adjacenti : Molte altre sue opere sono ne' luoghi della 
foresteria , rappresentanti varj fatti della sacra Scrittura , e cose di di- 
vozione , con alcune altre mezze figure di Filosofi , e d'altri vecchioni 
a capriccio . 

Ma sopratutte bella e maravigliosa esser doveva la dipintura rap- 
presentante il Paradiso, che voleva farsi nella gtande volta della so- 
praddetta ehiesa : ne espresse in modello il peregrino suo pensiero con 
ferace vaghissima invenzione ; e siccome è stata l'idea della più gran- 
de e strepitosa opera, che egli far dovesse, quantunque non sia sta- 
ta mandata ad effetto , non voglio mancare di farne quella descrizione 
che per me meglio si possa, tale quale vedesi espressa nel grande mo- 
dello che ci ha lasciato a olio , e da' detti Padri Materanesi si conser- 
va . (*) Vedesi nel mezzo circondato da triplice coro d'Angioli , alcuni 
de'quali cantano e suonano , lo Spirito Santo in forma di colomba 
che sparge lucidissimi raggi per ogni parte : alquanto più basso pog- 
giati sopra le nubi , e sostenuti da altri Angeli sono il Padre Eterno 
ed ii Figliuolo , a'piedi del quale alcuni altri portano la Croce ed 
altri strumenti della sua passione : indi più a basso a destra la Eeata 
Vergine sostenuta essa pure da numeroso coro d'Angioletti , e San 
Giambattista alla sinistra. Vengono poscia con maraviglioso ordine di- 
sposti gli Apostoli , Patriarchi , e Santi Padri del vecchio Testamento , 
Martiri, Confessori, Vergini, Dottori, e quanti altri Santi è possibile 
rappresentare sopra una tela ; cosicché per quanto vi si fissi attento lo 
sguardo sembra, che arrivar non si possa a numerarne le figure; e 
quello che maggior meraviglia arreca si è , che di tanti e si varj atteg- 
giamenti non ve n'ha pur uno , che all'altro rassomigli , o che circo- 
scritto non sia in qualunque parte da quella esattezza di disegno , che 
rende distinti gli uomini in tale professione , e molto più quando loro 
non manchi la facile invenzione , ed un buon- colorito , delle quali 
dcti era a dovizia fornito il nostro Zifrondi . 

CO Ed ora è presso il Co. Giacomo Carrara. 



3 8 

Passato poscia in Gasa Zanchi nell'anno 1-7-1 j, cominciò le gran^ 
dinsissime opere , delle quali è ripieno tutto quel loro ncbile apparta- 
mento di Campagna, che hanno nella terra di Kosciate ; e quivi per 
quattro e più anni sempre dipingendo si trattenne . Tutta la gran sa- 
la con quattro vicine stanze sono interamente da vastissime tele rico- 
perte , ove m diverse sacre e profane istorie ha fatto vedere quanto 
fecondo fosse il di lui ingegno nejl'ìp ventare , e quanto facile e pron- 
to il pennello di lui nell'eseguire . Veggonsi nella sala in due tele di 
circa quindici braccia di larghezza ,. rappresentate due Storie di Ales- 
sandro Magno ; in una delle quali fece vedere fra magnifiche e ben 
ordinate architetture il grande convito, nel quale gli fu dato il veleno,- 
: quivi ritrasse al' naturale tutti di quella famiglia in varj abiti e m.- 
Mriere : nell altro vedesi Alessandro in mezzo al suo esercito , che riceve 
ia moglie di Dario accompagnata da numeroso stuolo di donzelle , ed 
altri personaggi : in altri quadri colori il ratto delle Sabine ; la morte 
di Cesare ; Curzio che precipita col Cavallo nella voragine ^ l'incendio 
di Roma sotto Nerone ,• ed altre antiche istorie ; e negli angoli vicini 
alle porte e alle finestre fece alcuni ritratti , fra quali quello di se 
stesso , con bianca berretta in testa , e con la tavolozza e pennelli in 
mano . Sopra questi grandissimi quadri dipinse un fregio , che tutra 
la gran sala circonda copioso d'ogni sorta di animali , e volatili ; ed è 
pure di sua mano il gran quadro, che vedesi nella volta della Saia 6 
Welle vicine stanze pei ha colorite diverse sacre Istorie de'fatti della 
vita di Cristo, della Vergine, e d'altri Santi; e particolarmente in una 
■vedesi sopra una finestra il Bambino Gesù disteso sopra una Croce , di 
colorito si tenero , lucido , e trasparente , che pare che escano da quel 
divinissimo corpicciuolo vivissimi raggi di luce ; nella stanza medesima 
"v'ha un bellissimo San Giovannino , che scherza coll'agnello ; negli 
angoli e ne' siti , ove per la ristrettezza capire non vi possono quadri , . 
e coprire volendo interamente li muri di pitture , ha colorito sopra 
legni cascate di fiori e frutti framischiate con putnni graziosissimi , 
td altre immense cose da stancare qualunque intelletto $ ma tale, era 
quello d'Antonio , e sì fertile e si pronto 9 che niuna vasta produzio= 
ne, niur'ardua impresa giammai lo fece temere. Altre opere di smi- 
surata grandezza ha fatto per li detti Sig. Zanchi , che adornano le 
loro case in Città , ed in borgo Sant'Antonio, ove più anni si tratten- 
ne godendo molto que'Signori dell'allegra e faceta conversione del Zi= 
fondi . Raccontano che stava alcuni giorni senza lena e spirito per 
dipignere , e divertiyasi frattanto alla caccia , o raccontando alcuni lepidi 



39 
avvenimenti , che ne'suoi viaggi gli erano accaduti ; improvijamente poi 
e m > Ite volte a mezzo il pranzo rapito come da un furore pittoresca, 
dalla sedia balzando correva a dar di pìglio alla tavolozza e pennelli ; 
ed in breve tempo si vedeva prodotto da quel felicissimo ingegno ciò , 
in che più giorni qualunque altro ardito artefice averebbe speso. 

Mjltissimi esempi di inaudita velocità leggonsi nella vita di Luca 
Giordano , per la quale era in Napoli volgarmente chiamato : Lttcx fa. 
presto } ma non voglio omettere di raccontarne uno del nostro Zifron- 
di , che di eguale ammirazione è degno . Trovandosi egli in Gandmo , 
fece scommessa di qualche somma di danaro , che nel breve spazio di 
tempo, in cui nella Chiesa si cantava il Vespero •> avrebbe dipinto un 
qua-iro ben istoriato di mezzana grandezza : in fatti accintosi all'opera, 
come quegli che non aveva bisogno di tempo per formare prima il 
disegno , con tocchi magistrali ne fece 1 abbozzo , e lo ridusse anco a 
perfezione avanti che fosse terminato il Vespro , con istupore e mera- 
viglia de'riguardanti , e con molta soddisfazione e piacere di lui , che 
si smascellava da'le risa per aver preso a gabbo chi di si prodigiosa 
prestezza non lo credeva valevole . 

Alcune altre sue opere anderò a Iditando , e quelle particolarmen- 
te che a me si è presentata l'occasione di vedere : essendo malagevole 
cosa , e troppo lunga il volerle tutte nominare . Due sue tavole sono 
nella Chiesa de'morti di Paderno ; e quella posta all'aitar maggiore con 
l'apparizione di Sant'Alessandro , è la mgliore . ani nella Chiesa de' 
morti di San Maurizio poco distante dalla città , osservabile imito per 
la forza del colorito non meno , che per li molti e maravigliosi scor- 
ci , che si veggono: due laterali all'aitar maggiore nella Parrocchiale di 
Itoseiate .• un quadro amovibile col transito di San G useppe a Cenate 
n.-lla Cappella do nescica di casa Lupi : ed a Cenate di sopra, nella 
Parrocchiale di San Leone, la tavola principale posta in mezzo al Co- 
ro , che io tengo per la p u bella che abbia fatto il Zi 'rondi ," e quan- 
do egli avesse seguitata questa maniera e diligenza , le cose sue anco- 
ra più m. piacerebbon® , che pure molto mi piacciono . Rappresenta 
questa la venuta d'Attua a Roma , e Io incontrarlo a pia d. monte 
Mario che fece S. Leone Pontefice , il quale il cacciò colle sole be- 
nedizioni. Veggonsi in aria gli Apostoli Pietro e Paolo colle spade in 
mano, che vengono a difender la Chiesa; cosa veiamente contraria 
alla storia che questo non dice, ma fatta prima di lui dal gran Raf- 
faello d'Uibino, come nota il Borghini , il qual dice esser cjuesta una 
4i quelle licenze , che usano pigliarsi i pittori , Akro quadro non in- 



40 
feriore al suddetto , è posto In fondo alla Chiosa di San Leonardo de' 
Padri Sotnaschi , in cui vedesi figurato quando il Redentore andan- 
do in E.naus fu riconosciuto da'due discepoli. Ha dipinto a fresco nel- 
la sala del Proposto di Trescare , ed ha al vivo espressa la caduta di 
Simon Migo .* e nella seconda Sagristia d'Alzano, pure a fresco, tutti 
li partimenti dilla volta, dove figurò varj fatti della vita e passione di 
Cristo . 

in Casa Mnpelli , nel suo luogo di Campagna presso Ponte San 
Pietro, veggonsi dodici e più pezzi di quadri, ne' quali in mezze fi- 
gure espresse sì al vivo alcune arti , e con sì franco e bizzaro dise- 
gno , e difficili positure , che sono degne di attenzione ; come anco 
le teste de'dodici Apostoli , che adornano la loro domestica Chiesa . In 
casa di Don Andrea ViscarJi Proposto di borgo Canale un ritratto di 
un vecchio Prete, che por la forza del colorito merita particolare at- 
tenzione . In altre private case sono sparse moltissime sue pitture , e 
particolarmente alcuni piccoli quadri di divozione , ne' quali aveva una 
maniera singolare , e sono tenuti m grande pregio : di questo gusto 
ha un bel deposto di croce il Co: Giacomo Carrara . Fra li suoi qua- 
dri , che da'diìettanti sono stati portati in altre parti , non voglio omet- 
tere di riferirne uno , che fu a caro prezzo comperato da Marmeduck 
Constable Inglese Baronetto della Provincia di Yorck , nel quale era 
al vivo rappresentata Santa Appollonia , a cui da un fiero manigoldo 
venivano tratti li denti . Opera in vero tanto per l'espressione , quan- 
to per l'eccellenza del colorito molto pregiabile . 

Portatosi finalmente in Brescia , dipinse per la Chiesa di S. Giù- 
sepoe de'Minori Osservanti li dodici Apostoli collocati sopra le colonne; 
ed altre opere fece in pubblico ed in privato , e specialmente in ca- 
sa Bargnani , e nella Chiesa e Monastero de'Sanri Faustino e Giovi- 
la , ove gli convenne lasciar la spoglia mortale l'anno i7jO. e scttan- 
lantesimo terzo dell'età sua . 

Molte sue opere , e particolarmente delle piccole divozioni resta- 
rono al fratello Ventura, dal quale per i domestici bisogni furono in 
breve a vii prezzo vendute. 

Fu il Zifrondi pittore facile, sicuro nel disegno, pronto nell'in- 
venzione , e spedito nell' operare , essendo solito di far poco più che 
alla prima , abbozzando , e terminando nello stesso tempo le sue pittu- 
re ; ed avendo egli cosi obbediente la mano a'suoi pensieri , e posse- 
dendo sì gran franchezza di pennello ; ogni minimo indugio a veder 
comparire sulla tavola il proprio concetto, gli pareva mille anni; e. 



4i 

per questo usava per lo più il colore molto liquido , valendosi talvolta 
per mezza tinta dil nero della mestica, e talvòlta ancora valendosi iti 
certi luoghi della medesima senza altro colore ; e pure ciò non ostan- 
te la maggior parte delle sue opere sono di grande forza , e si conser- 
vano lucide e fresche , che pajono appena colorite \ e vanno sin ora 
esenti dal difetto che ebbero altri valent'uomini &c. 



PRETE GIUSEPPE RONCELLI 



N 



el Regno di Candia ebbe i suoi natali circa l'anno tóct^. Giusep- 
pe fg'iuolo di Alessandro RÒncelli di Stezano, e di donna di qtiel pae- 
se , ove il Padre con i due fratelli Domenico e Bartolomeo s'erano 
portati sulla lusinga che , mutando cielo , potessero anco cangiar for- 
tuna . Quivi pertanto dee suppofsi che trovassero qualche stabilimento, 
mentre né Domenico né Alessandro più ritornarono in Italia. 5 ' e Bar- 
tolomeo vi tornò solamente dopo qualche tempo , ciò fu nell'anno 
\66y t , in cui entrarono iti quell'isola li Turchi , e dovettero uscirne 
tutti i Veneziani . Dorrienico pertanto td Alessandro s'imbarcarono per 
l'Egitto , e Bartolomeo col piccolo nipote di circa sei anni sopra di 
nave inglese si condusse a Venezia 5 ed avendo col favore di un Gen- 
tiluomo ottenuto un patrimonio 5 in età di quarant'anni si fece Pre- 
te 3 ed insieme col nipote ritornò a Sttzzr.no. Quivi pensò subito alla 
buona educazione del fanciullo , e trovato chi per carità l'avrebbe ri- 
coverato ( e questi fu il Dottor Francesco Michele Carrara nobile e 
pio gentiluomo ) lo mandò a Bergamo alle scuole pubbliche della Mi- 
sericordia , poi a quelle del Seminano. Qui studiò con molto profitto 
neile inferiori scuole , e dopo compita la rcttorica , vestito l'abito cle- 
ricale , passò a Milano a studiare le Scienze sotto i Gesuiti con tale 
avanzamento , che d'anni venti incirca meritò la laurea Dottorale in 
sacra Teologa . 

Cra in quel tempo passato dal Vescovato di Bergamo a quello di 
Padova il Beato Caidiualc Gregorio Barbarigo ; e stabilito di formare 
un Seminario , che in tutte le parti fos-e a qualunque altro superiore, 
non credette ad eseguire tale idea di trovare altrove ministri più op- 

tuni come nel Seminano di Bergamo da lui medesimo gli anni avan- 
ti felicemente ristabilito , e ni IL città e Diocesi da lui minutamente 
vista e riconosciuta . Quindi però ne chiamò a Padova molti , e tra 
questi I uno succedendo all'altro, sebbene non ancor sacerdote , uno fui 

Tom. II. 6 



4* 
Giuseppe, e destinogli la cattedra vacante di belle lettere . Ciò fu all' 
aprirsi delle scuole nel 1 <58 4. , e nelle vacanze di quell'anno venne a 
Bergamo , ove dal Vescovo Giustiniani ricevette 1' ordine sacerdo- 
tale . 

Tornò egli in seguito a Padova; ma quanto altrui, rapporto al- 
la dottrina , fu profittevole ; tanto a lui medesimo , rapporto a'costu- 
mi , fu dannosa quella dimora . Fosse il trovarsi scompagnato da'buoni 
Ecclesiastici , che in patria l'avevano ridotto a maggior esemplarità , 
fosse l'aver pratica di secolari , che molti ne trattava per ragion dei 
suo ufficio, anche Nobili e Patrizj Veneziani ; molti per lo studio del- 
la pittura cui si era applicato espressamente , andando perciò non pur 
alle case de'buoni Pittori di Padova , ma ancora spesse volte a Vene- 
zia per imparare quella scuola,* moltissimi per genio suo, e inclinazio- 
ne al libero conversare : il fatto è , ch'egli dirnenticossi di tutta la 
gravità ecclesiastica , e divenuto prete se non malvagio , sicuramente 
mondano ? pieno di vanità e affettazione nel vestire , di leggerezze se- 
colaresche nel conversare , di ambizione e dissipamento in tutto . Pas- 
sato poi il primo anno cominciò anco ad operar con maggior libertà 
e franchezza , menar vita di bel tempo , non volere stare a regola , 
non accomodarsi né agli ordini del Seminario, né agli avvisi del Pre- 
lato ,• per le quali cose o si anojasse il Roncelli delle frequenti ammoni- 
zioni del medesimo, o che egli si stancasse del Roncelli, certo che in 
sul finir del terzo anno partì da Padova , e sarebbe partito mezzo fal- 
lito se il Santo Cardinale da buon Padre non avesse pigliati a pagare 
tutti i suoi debiti , e non l'avesse con amorevolissime lettere accompa- 
gnandolo , raccomandato in patria al Vescovo Giustiniani . Cosi torna- 
to a Bergamo mentre stava pensando a che applicare , nuovo impiego 
gli s ; presentò nel Seminario di Crema , ove lo invitò Monsignor Zo- 
lio Vescovo di quella Città a insegnar la Rettorica . Ciò seguì nel 
1 (588., e convien dire che il primo anno fosse ancor là siccome in 
Padova, "uardmpo e riserbato: e oerciò fu dichiarato oltre a maestro, 

* O O J i 

ancor Rettore del Seminario . Ma siccome le cose violente non dura- 
no , così egli durava fatica a tenersi in gravità . Adunque poco più 
oltre andò , che tornò come prima al suo viver niondano , vestir pom- 
poso, conversar secolaresco, parlar libero, spendere eccessivo; sicché 
invece di servire agii altri d'esempio e compostezza, serviva anzi di 
scandalo, e universale mormorazione. Avvenne dopo il terzo anno, 
che tra lui e certo letterato si appiccò una rissa grammaticale sul va- 
lore di una parola latina ; e Giuseppe che si credeva pochi letterati 



43 
essere pari a lui , e in Crema forse nessuno , quando vide il suo con- 
traditore non pure ostinarsi , ma farsi bello della vittoria , non la vol- 
le tenere, e gli scapparono di bocca alcune indecenti e ingiuriose pa- 
role , per le quali nato un grave disgusto , e non trovandoci più la 
sua , rinunziò l'impiego , e partendo da Crema se ne andò a Venezia 
con animo di non saper più nulla di ragazzi , né di scuola , e di ap- 
plicare in cambio interamente alla pittura. In questa portato da natu- 
rale inclinazione ed abilità fece egli si grandi avanzamenti , che dopa 
non molto tempo fu in istato di intraprendere opere di considerazione , 
come fu una sala a fresco de'Conti Turchi in Verona , per la quale 
ebbe ih regalo cento ducati $ e quinci molte opere a Brescia in casa 
Luzzago , dove era venuto , e que'Cavalieri sì gli presero amore , e 
particolarmente il Canonico dilettantissimo di pittura , che gli offerse- 
ro , se gli fosse piaciuto di sempre tenerlo gratuitamente in casa . Qui- 
vi si trattenne qualche tempo dipingendo , e studiando anco sotto gì' 
insegnamenti del celebre Cav. Tempesta , che allora in quella città fa- 
ceva dimora . 

Così passò qualche anno in libertà da Brescia a Venezia , e da 
Venezia a Brescia ritornando , e facilmente facendo altri viaggi , come 
quello di Roma, ed alcuno pensa ancora quello della Germania. 

Intanto si avvicinava il termine del suo traviamento , e volavano 
quei felici momenti , che la misericordia divina decretati aveva per il 
totale suo cambiamento . Quefto seguì in Venezia , e cominciò da una 
casuale lezione. Tornato egli una sera àà ridotto a notte avanzata s 
e coricatosi , prima di dormire posesi come eia solito , a leggere il li- 
bro d-.l!e imitazioni divine di Lattanzio Firmiano . Lessene alquante pag- 
gine , e senza riflettere nulla s'addormentò . Ma passati pochi di egli 
s'accorse che ^bevuto aveva , col piacer dell'eleganza , la divina grazia . 
Eìlèndo egli andato un dopo pranzo a casa d'un amico , e trovato 
che dormiva, posesi in appettandolo a passeggiare in una galleria . Qui- 
vi stando si risovenne delle cose lette in Lattanzio , e subito lo spiri- 
to di Dio lo pigliò , e come g'i fossero aperti gli occhi dopo una lun- 
ga cecità 5 gli fece conoscere sé stesso . Raccapricciò egli di sé in quel 
momento, sicché giunto a capo della galleria , e incontratosi quivi col- 
l'occhio nell'immagine dipinta d'un Crocifisso che pendta dal muro , 
un pensiero gli entrò nell'animo a quello sguardo 5 che finì di conver- 
tirlo . Parvegli che in quel momento al cuor gli rimbombassero queste 
parole : lo così , e tu così ? lo così insanguinato , e tu così attillato ? 
lo così doloroso , e tu così delicato ì Più non ci volle : Usci di la im- 



4 + 
mediatamente , corse di volo alla Fava , che è la casa de'Padri Filippi- 
ni , gittossi a'piedi di un Confessore , a cui qualche vo'ta andava , 
e dal quale inaddietro ricevuti aveva grandi eccitamenti a migliorarsi , e 
totalmente si abbandonò nelle sue mani . Come pei quel Santo Filip- 
pino quasi scultore perito lavorasse questa pietra profanata , a nuovi 
usi del santuario , si conobbe dal successo. Appena uscito di là scon- 
tra tossi in un prete forestiero vestito grossamente con abiti di cattivo 
panno , sei menò a casa , gli propose , piegandolo , di far baratto de- 
gli abiti , l'un quei dell'altro pigliando . Piacque al Prete lo scambio , 
che dava panno da buon mercato per panno fino; e traves' tosi , e 
Giuseppe date all'altro, come giunta sopra la derrata, più altre cose , 
ringraziandolo il licenziò . Poi dato fondo a quanti arnesi di gala si 
trovava avere , usci di casa in quel nuovo abito non più da Abate , 
ma da Prete di contado , e se ne andò a fare una solenne comparsa 
sulia piazza di S. Marco . Egli è fa:ile immaginare le meraviglie che 
si fecero da quanti lo conoscevano , a vedere quella nuova maschera ; 
chi ne pensava una , e chi un'altra , e la maggior parte diceva che 
egli era diventato pazzo. Un Cavaliere tra gli altri suo confidente poi- 
ché l'ebbe veduto così , e poi d'allor innanzi non più tornar alle piaz- 
ze , ma per quanto ne intendeva star sempre ritirato o in casa o in 
chiesa , fu a ritrovarlo ; e credendolo caduto in malinconia , molto 
amorevolmente lo consigliò di voler fare una purga per guarire di que- 
sta ippocondria , diceva , la quale se non la curate vi potrebbe far 
impazzire del tutto . Rise Giuseppe a queste parole , e rispose : Sinora 
sì fui pazzo veramente , ma spero d'or innanzi di non l'esser più 3 se 
Dio , come confido , me ne da la grazia ; e dimandatogli perdono se 
in passato con fatti o con parole gli avesse dato scandalo , io riman- 
dò edificato . Ad un altro amico ancora , che per compassione venne 
a vederlo , e volendolo quasi riscuotere e rallegrare gli diceva espres- 
so .• sei tu pazzo Abate, o vuoi diventarlo? trattolo incamera, e mo- 
stratogli un crocifisso : E se volete, rispose, che io sia pazzo, io lo 
sarò ,- ma ecco la cagione della mia pazzia . 

Dopo la qual mutazione quan;o tempo si rimanesse in Venezia 
non è ben noto : certo è che intorno l'anno 1701. egli si trovava in 
Brescia in casa Luzzago , e che di là dallo Zio Prete già divenuto 
vecchio fu chiamato a Stezzano per fargli compagnia , ed avere di lui 
i\\ quella età cadente cura e governo : al quale invito egli si tenne in 
debito di non mancare . Sebbene dunque fosse per lui un grande sa- 
crifizio l'abbandonare una beila cittì , dove senza spesa e pensiero 



45 
era mantenuto, per ridursi in una villa, e caricarsi del peso di man- 
tenere sé stesso , e forse altrui : nondimeno subito licenziatosi volò ?. 
Stezzano 3 e con tanto amore pigliò a custodire la vecchiaja del Zio , 
con quanto dal Zio stesso la di lui fanciullezza era stata custodita . Io 
aveva già da lungo tempo scritte le notizie della vita del Roncelli , 
particolarmente quelle spettanti alla pittura , della quale è mia partico- 
lar intenzione di ragionare ; ma essendomi non è molto pervenuta alle 
mani la vita di lui scritta elegantemente da D. Angelo Mazzoleni , 
morto Rettore nel collegio della Misericordia , stampata in Milano da 
Giuseope Galeazzi nel 1767. insieme con la vita di Giovan Maria 
Acerbis Arciprete di Vilminore in Valle di Scalve , ho da questo libro 
tratte molte delle sopraddette notizie , molte ancora colle parole mede- 
sime dell'erudito scrittore a maggior chiarezza qui riportate . 

Prima però di parlare della vita da lui menata in Stezzano , e di 
quanta utilità sia stato a quella terra , piacemi di far nota l'eccellenza 
delle sue pitture , le quali consistendo tutte in paesi sono anco lonta- 
ne dalla pubblica vista; e di annoverare alcune conservate in case par- 
ticolari/ la qual cosa ha totalmentente omessa l'autore sopranominato 
della sua vita . Fu suo particolar talento il rappresentare l'arie , quan- 
do si lasciano vedere agli occhi nostri infocate , o per lo nascere o 
per lo tramontar del sole , in tempi notturni , ed ogni sorta di rifles- 
si solari , ed i diversi accidenti che da questi derivano particolarmen- 
te nell'acque del mare , e de'fiumi , con grande naturalezza e perfe- 
zione • Ebbe perciò una molto bella ed allegra maniera di dipignere , 
se non che nelle sue ultime opere tenendosi a un sol colore , cioè al 
giallo , non riescono di quella tenerezza ed accordamento delle pri- 
me . Fu molto singolare , e si può dire eccellente in dipignere incend) 
notturni di città , ville , e altri edificj con tanta verità , e con colori 
accesi ed infocati , che nulla più , facendo con singolare maestria riflet- 
tere lo splendore del fuoco nelle acque , e nelle altre cose circostanti : 
né io saprei meglio esprimermi perchè pienamente si sappia in questo 
particolare il suo valore ^ che col dire che guardandoli quasi fauno 
orrore,* e quella arditezza di lume, che talvolta a'suoi paesi levò qual- 
che parte di merito , negl'i ncendj di lui suole far maggiore e più 
viva I' espressione , sicché per questi mentasi particolare encomio . Sono 
alcuni dc'suoi paesi istoriati con piccole figure , nelle quali però egli 
stesso diceva di non avere mai fatto grande studio , più curandosi di 
dilettar l'occhio colia bella veduta del paese , colla naturalezza deli' 
acque , dc'giani , monti , rupi , edifici rusticali , e altre 



4* 

che colla aggiustatezza e quantità delle figure. Nel rappresentar la ca- 
duta delle acque fu mirabile , e rei farle vedere trasparenti e pro- 
fonde colle varie mutazioni di colori , che in esse cagionano i vari ac- 
cidenti dell'aria e deila luce . 

Nella Chiesa deila Madonna di Stezano vi sono tre quadri di sua 
mano ; e nella terra medesima dipinse in casa Moroni due vastissimi 
paesi collocati nella loro magnifica sala , e sono delle sue migliori ope- 
re , fatte con maggiore studio ed amore per la scambievole amicizia, 
che col degnissimo Sig. Giovanni aveva già da gran tempo contratta 
per la somiglianza de'santi ed esemplari costumi non solamente , ma 
ancora pel genio particolare all'uno ed all'altro comune alla pittura , 
nella quale si è pure vinosamente esercitato in sua gioventù esso Sig. 
Giovanni ,• e veggonsi nella sopraddetta sala quattro quadretti da lui 
con molta diligenza copiati da piccole istorie de! celebre Francesco So- 
limene . Altri quadri fece il Roncelli in detta sala , alcuni de'quali fat- 
ti a fresco riescono per le tinte troppo sfacciate alquanto crudi . In 
Bergamo poi alcuni ne possiede della prima maniera il mentovato Sig. 
Moroni .• quattro piccoli veggonsi in casa Beltramelli : quattro \n casa 
Carrara presso Santa Maria 3 « uno de'quali è molto singoiare sì per il 
pae-;e di una tinta più dolce, e sfumata, né tanto caricata di giallo, 
iul "usto Fiamingo ; si ancora per !e figure che rappresentano Mo.è , 
ouando la Figlia di Faraone lo fa trarre dal fiume : altri in ca^a Car- 
rara di Rocca , li quali ho ancor io con particolar mio diletto avuto 
;.l coraggio di ricopiare . Mólti ne fece per li Sigg. Quarenghi in Bor- 
co Canale , e molti altri a più cittadini; de'quali non farò menzione, 
perchè sono andati di tempo in tempo in più persone , e fora lunga 
cosa a dire . 

Era solito di dare quasi ogn'anno all'Eminentiss. nostro Vescovo 
qualche sua operetta in regalo, delie quali alcune inviava a Roma anch' 
esso in dono a qualche personaggio suo amico , ed altre m Venezia ; 
rfè si può dire quanto fossero nell'una e nell'altra città gradite, ed 
ammirale per quel suo nuovo e vago modo di cclorire. Ma tempo è 
ormai di favellar qualche poco ancora di quel molto che potrebbe 
dirsi , appartenente alla bontà della vita , conoscendo molto chiaro es- 
sere ciò stato in esso la maggiore ed ottima parte. 

Nel principio dunque del corrente secolo fissata la sua dimora in 
Stezanp , come di sopra accennai , diedesi anco ad una vita afhtco 
nu:.)va , ed a baviere di varo proposito la strada dilla perfezione . Noti 
è possibile il raccontar» l'indefessa assiduità a tutti gli esercizi del suo 



47 
miri, fero di Cappellano, in cui succedette dopo la morte dello Zio , 
la carità verso il prossimo , il fervore con che faceva tutte le altre 
opere di misericordia , ed il grande zelo per l'istruzione , per la conver- 
sione di quel popolo. Istituì una compagnia di gente dabbene , che 
sotto li suoi ammaestramenti , e sotto la sua direzione esercitava molti 
atti di divozione s e faceva molte pie opere con singoiar edificazione 
di quella terra . Questa era chiamata la compagnia de'Teatini ; e per 
farne più minuto racconto rapporterò qui ciò, che' nella vita di Pao- 
lo IV. Pontefice , dal Padre D. Carlo Carrara Chierico Regolare con 
molta eleganza ed erudizione data alla luce in Ravenna nel 1748. 
ho ritrovato scritto nel mio proposito ,• ove a foglio 272. in una annota- 
zione fatta sopra la etimologia del nome di Chietino e Teatino , cosi 
parla . 

„ Sebbene però l'Autore di queste note soggiunga protestando 
essere sempre sua congiettura , che i Chierici Regolari amassero farsi 
dire Te-atini , piuttosto che Chietini , per essere questo nome applicato 
con derisione ai devoti del secolo ,* io ardisco di oppormi con altra 
opinione , che giudico ben fondata , e dico che siccome abbiarn vedu- 
to in questa storia , che il Carrafa ora dicevasi all'Italiana Vescovo di 
Chieti , ora alla latina Vescovo Teatino ,• cosi ancora suoi Religiosi do- 
vettero secondo quella varietà di Linguaggio che allora correva , orj 
dirsi Chietini ora Teatini , e per conseguenza i Divoti loro imitatori 
dovevano e coli 'uno e coll'altro titolo esser nominati dal popolo; e 
alle volte Chietini esser detti , alle volte pur Teatini . Anzi presente- 
mente mi sembra , se male non ho riflettuto , che in qualche città non 
si faccia differenza tra il nome di Chietino , e di Teatino . Ed in una 
Villa del Bergamasco, detta Stezano , so di cesto chiamarsi Teatini cer- 
ti Contadini, i quali compongono con grande edificazione una compa- 
gnia di divoti , che non hanno moglie , e vivono ritirati óax comuni 
divertimenti della Villa , che non ha come le Ville in altri Paesi , le 
case sparse per la Campagna , ma insieme unite in varie contrade ; ri- 
tirandosi eglino tutti in C-rto Prato a far i loro giuochi contadineschi 
nc'dopo pranzi festivi , mentre gli altri per le piaz?e e per le osterie 
si divertono con hbert:à e radunandosi eolino nelle sere d'Inverno in 

e 1 

una stalla a passare alcune ore al caldo dei buoi, in discorsi innocenti e 
sovente spirituali , quando gli altri in altre stalle stanno a trebbio con 
le fanciulle e con le donne , che filano ; e nel mentre che per l'alle- 
gra stagione risuonano le contrade di chitarre e di canzoni , con cui 
scordasi il contadino le fatiche del giorno , e nutrisce i suoi poveri 



4 4 

amori 5 - astenendosi eglino tutti per legge inviolabile da questo comune 
piacere ; frequentando i Sacramenti in una Chiesa fuori dell'abitato , e 
camminando poi per l'abitato a vista di donne con tale modestia , che 
io ne ho veduto alcuno, che sembrava Novizio Religioso, che abbia 
ai fianchi il Maestro . E questi sì chiamano da tutti Teatini , e da 
nessuno Chietini . Il Forettìere direbbe , che questo nome è particolare 
nel territorio di Bergamo, perchè egli nel suo dizionario Geografico, 
alla voce Bergamasque vuole che questo paese distinguasi per moki 
latinismi conservati sino da'tempi antichi . Ma io che di tal paese ho 
qualche pratica , non so ritrovarvi latinismi , se non per qualche sti- 
racchiatura scherzevole ,• anzi nella Villa di Zandobio , che io trascel- 
go per una pratica grandissima che ne ho a misura del genio, essen- 
do ella giocondissima , per la qualità del sito , e degli Abitatori 5 non 
ho osservato alcuna particolarità di latinismi. E pure sarebbe ella ui.o 
di quegli angoli di Territorio simili a quelli del Territorio Fiorentino, 
che dicesi conservino gl'idiorsmi dei tempi del Boccaccio : essendo ella 
ben lontana dalla Città, e situala entro un semicircolo di monti, che 
ìa tiene tanto fuori del passaggio di gente straniera, che non solo può 
conservare illibatissimo il suo linguaggio , ma ancora i Calici esposti , 
che ordinariamente stanno nei ripostigli della Sagristia senza chiave, e 
senza che mai ne sia stato rubato alcuno . 

Ma se ancora non si fosse ingannato questo Scrittor Francese ne;- 
ì'accordare ai Territorio di Bergamo i Latinismi antichi , certo che il 
latinismo di Teatino nella villa mentovata non è punto antico; aven- 
do io conosciuto quel Prete che seppe operare tante maraviglie in quei 
rozzi Contadini , 6' ex lapidibus illis suscitare filios Abrahoe . E perj 
che in qualche modo s'a egli conosciuto ancora dagli altri un Uomo 
si benemerito, non mi voglio fare scrupolo di allungare oltre il mio 
assunto per alcune poche righe questa nota col dire : che egli chia-« 
mavasi il Dott. Giuseppe Roncelli , Maestro di Rettori::! un tempo nel 
Seminario di Crema , ed eccellente pittore di ampie amene solitudini , 
il quale dopo alcuni anni di gioventù, datosi totalmente a Dio, ei 
alla' mortificazione , amò piantar sua casa in quella Villa , e con una 
crands pazienza ed una fortissima soavità , e discorsi molto patetici 
ed insinuanti si pose a dirozzare , direi quasi quei tronchi , ed ar- 
rivò a far vedere quanto opererebbe la grazia dì Dìo nelle perso- 
ne più incolte , se trovasse Ministri che cooperassero con pazienza , e 
carità , e fervore assiduo alle sue misericordiose' intenzioni. Fece veder 
altresì quanto' sieno fortunate una ?iva fantasia , e l'arte Rettonca , se 



49 

si trovano la un Éceleshrètfòó , che abbia il cuore pieno d'amore d'Id- 
dio , e di zelo pel Prossimo . Egli fece ancora grandissimo bene negli 
Ecclesiastici co( dare gli Eserci/.j spirituali ; ed io ho piacere eoa que- 
sta piccola digressione , che credo unica nelle mie Note , d'aver salva- 
to dall'oblivione un Uomo che mi sembra degno di storia . •' 

Correva l'anno 1 7 1 1 ; quando l'Eminenriss. nostro Vescovo Io 
chiamò nel suo Seminario ad esercitare l'importante impiego di Diretto- 
re spirituale di quella gioventù ,• nel quale tanto riuscì , che pareva 
fatto apposta per esso . Era ammirabile ne' familiari discorsi , che si 
fanno a'giovani studenti nelle congregazioni , con parole ed affetti tan- 
to sinceri dettatigli dal cuore , che aveano forza di compungere , e di 
accendere ogni mente più distratta. Quindi òche spesse volte era chia- 
mato a dar gli spirituali esercizi agli Ecclesiastici particolarmente , ne' 
quali ebbe un particolare talento , e ne liusciva sempre con non ordi- 
nario frutto dell'anime . In questi camminava egli con ogni semplicità, 
e benché per aver molte lettere potesse far discorsi ornati , contutre- 
< io in questa parte faceva meno di quel che poteva, il bene solo del- 
ie anime cercando , e non la propria stima , come quegli che fu sem- 
pre ninnassimo delle iodi umane . Non si curò mai di godere , o d'es- 
sere promosso a qualche degli ecclesiastici beneficj , che si sogliono da- 
re a que'Religiosi , che per lungo corso di tempo hanno affaticato nel 
Seminario; tutto che per lo favole s in che era appresso al Cardinale, 
e per il sublime suo merito ne potesse facilmente ottenere : ma tutto 
intento a 'suoi doveri anzi s'affaticava in persuadere que'Rdigiosi , che 
tali cariche creavano, a pensare al gran peso che si ponevano ades- 
so , ed a far bene e rettamente da veri Ecclesiastici gli ufficj loro, 

Factvasi egli alcune volte pagar le sue pitture a caio prezzo : 
ma ciò non avveniva per istima , che facesse delle sue cose ; ma ben- 
sì pel grande desiderio , che aveva di poter supplire al sovvenimento 
delle molte miserie de'prossimi 5 e particolarmente in Istezano , ove era 
solito passaie l'autunno , e largamente sovveniva quella sua divota com- 
pagnia , la quale a sua gloria con molta esemplarità ed edificazione si- 
no al giorno d'oggi si mantiene . 

Delle pitture ne avrebbe certamente fatte in maggior numero , se 
più avesse egli voluto assegnare di tempo alla pittura , togliendolo all' 
orazione , ed a'suoi di voti continui eserciz] .. 

Cos'i santamente visse il Roncelli sino al 1729., nel quale piac- 
que al Signore di chiamarlo a sé con una morte quasi improvisa il di 
19 di Marzo in età di circa cinquantadue anni , con dispiacere uni-- 
Tc/ji, li, 7. 



50 

tersale , essendo da tutti per la grande mt bontà sommamente ama- 
to , e tenuto in molta estimazione . 

I Chierici del Seminario dolenti per si grande perdita pigliaronsi 
per- divozione chi la corona , chi la berretta di lui , chi aitra cosa , 
e diedero testimonianza del loro amore e della loro stima verso di lui 
eoi seguente Epitaffio , che leggesi in un cartello posto nel refettorio . 

Admodum Rev. DD. 

losepho Roncello 

Viro Integerrimo 

Diredori Zelantissimo 

Dodo ri eruditissimo 

Inopinata ipsius morte erepto 

Amantissimo Patri 

Gratus animus 

Ac moesta Alumnorum Seminarrinsium Pietas 

Parentar. 

Hic pie , sandeque vixit 

Hic feliciter obiit 

Hic demum in pace quiescìi» 

Anno iyz<). 

Meme Martio. 

In Seminario furongli celebrati solenni funerali , e vi recitò Pora- 
zion funebre il Professore di Rettorica ', di che se ne registrò la me-' 
moria con questa iscrizione . 

Die XXL Martiì M. DCCXXIX. 

Hodie , proh dolor ! Patri amantissimo losepho Roticeli* 

viro integerrimo , D odori Eruditissimo , Du edori 

zelantissimo munera ptrsolvimus . 



5* 

GRAZIOSO IL VECCHIO» ANDREA» DONATO, 

GIAMBETTINO * E GIO : SUOI FIGLIVOLI, 

GRAZIOSO, E FRANCESCO DONATO NIPOTI 

TUTTI FANTONI DI ROVETTA SCULTORI- 



VJl 



|hc i semi delia virtù molte volte nelle case , ove sono stati per 
alcun tempo , germoglino , e frutti producano migliori e maggiori , che 
le piante non fecero , chiarissimo si vede nella famiglia de'Fantoni di 
Rovetta , terra posta nella Valle Seriana superiore ,• nella quale fami- 
glia per quasi trecento anni è stata l'arte della Scultura : mentre fin 
dall'anno 1460. Bertulino Fantoni cominciò ad esercitarsi nelì'intagliare 
in legno , e dietro a lui tutti gli altri suoi discendenti ancora , come 
da alcune antichissime sculture esistenti in quelle parti si comprende . 

Nell'anno poi 1630. sempre memorabile per la crudel pestilenza 
che desolò questa patria, nacque Grazioso figliuolo di Donato-, il qua- 
fc principiò a scostarsi dalla rozza maniera de'suoi antenati , e condus- 
se l'opere in legno degne di qualche laude : fra queste le figure scol- 
pite nella prima sagristia d'Alzano , le quali non sono affatto prive di 
merito , e vi usò molta diligenza 5 presago forse che un di d >vessero 
quelle sagrisne divenire famose per le incomparabili opere di poi fatte 
da'suoi figliuoli . Giunto all'età di 6$. anni , aììi cinque d'Aprile dei 
i(5yj. manco di vita, quattro figliuoli lasciando, cioè Andrea , Dan- 
nato, Gambettino, e Giovanni, tutti di già bene avanzati nell'arte. 
A questi erasi mostrato il Cielo liberale di tutte quelle ortime disposi- 
zioni , che appena in molti e molti lustri ad alcuno egli è solito con- 
tribuire 1 onde il Padre , che ciò ben conobbe , acciò non pure si 
conservasse , 013 si facesse maggiore nella casa sua e né successori 1' 
arte della scultura , fu assai sollecito ad incamminarli per la via del- 
la propria professione 3 * ed egli stesso insegnò loro con ogni diligenza i 
principi del disegno . Ma non passò molto , che ognuno avanzo il Pa- 
dre di gran lunga , il quale di ciò rallegrandosi molto, s'avviso di 
mandare Andrea come il più capace di tutti , a studiare fuori di 
paese . 

Nagque questi nell'anno 1655. il dì 26. Agosto; ed avendo, 



52 

come dissi , ne'primi anni dai Padre appreso quanto basta , per saper 
bene e profittevolmente studiare , si portò a Tirano nella Valle Tellina 
sotto un valente professore . Passò da li a non molto tempo in Brescia 
e nella scuola di Pietro Rames si perfezionò talmente nell'arte , che it 
Padre Cozzando nella sua istoria Bresciana, dopo di aver favellato del 
suddetto Rames , ha voluto fare onorevole menzione anco di Andrea 
con tali parole : Vive oggidì con molta sua gloria Andrea Fantom da 
Rovetta , suo ben degno allievo, come l'opere da lui fatte in Zouo e 
in Alzano chiaramente dimostrano . 

Restituitosi dopo qualche tempo alla patria , potè indirizzare anco 
i fratelli a maggior perfezione , i quali sebbene non arrivarono alla di 
lui eccellenza, erano però ancor essi di tanro merito , che quasi tutte 
le più grandi opere si d'intaglio , come di scultura , v sempre però .^col- 
la sua scorta e de'suoj modelli., sono state umtamente" > da tutti loro tra- 
vagliate . 

Fra le più considerabili che accenneremo , senza serbare ordine 
preciso di tempi , mi si presentano sotto gli occhi li preziosi innumera- 
bili intagli , e sculture in legno delie famosissime sagristie d'Alzano . 
La prima stanza tutta attorniata di grandi armarj con intagli e figu- 
re , è tutta opera del Padre , come abbiamo di sopra veduto , eccet-* 
tuatene tre medaglie di terra fatte da Andrea rappresentanti alcune 
istorie del Testamento . 

Nella seconda stanza poi veggonsi figurati piccoli ovati , con varj 
fatti del vecchio e nuovo Testamento , contornati rutti da martirj di- 
versi di Santi intrecciati con puttini , arabeschi , fogliami , e varj bel- 
lissimi nudi di tutto rilievo , che con difficili scorci s ed espressivi at- 
teggiamenti sostengono ii termini , sopra de'quali poggiano i suddetti 
martirj . Sotto veggonsi gli armarj ordinati con buona architettura la- 
vorati a rimesso s e in luogo delle lisene sono intagliate in bosso mol- 
te virtù, fd arti liberali, e così tutto il rimanente è lavorato a figure 
di rilievo , che per la prodigiosa innumerevole quantità , per la esat- 
tezza del disegno , e perfezione dell'intaglio , è veramente un'opera 
maravigliosa , di cui non si potrebbe mai dire appieno in sua laude , 
né colla mente concepirne tutta la eccellenza da chi quella non vede. 
Belle singolarmente sono le due medaglie , e tutto l'ornamento posto 
attorno a'cancelli , ove si fa la preparazione ; delle quali una rappre- 
senta quando i Giudei mettono in croce, e l'altra quando di pongono 
nostro Signore , con alcune istorie sacre sotto , fatte a rimesso che 1 
arie nori può far cose migliori . Le opere di tarsia , e di rimesso fot- 



5* 

te n/;la terza sagrestia sono tutte di Giambattista Canianà , e perciò 
nella vita di lui sene farà la dovuta memoria . Fu pure da loro (quan- 
to alle figure però solamente , essendo il restante , unitamente alli so- 
li due Angeli , che portano la medaglia di mezzo , stato eseguito da 
Andrea Manna ) ornato il superbo pulpito , che sostenuto da quattro 
nudi di candido marmo grandi poco più del naturale , in vario ma 
sempre al sommo espressivo e faticoso atteggiamento , per il disegno 
maravighosi , e che per l'accurato ricercamene di muscoli risentiti per 
la fatica che dimostrano fare, e per l'esattezza de'loro contorni , pos- 
sono stare a fronte di qualunque pezzo , che da'moderni in questi ul- 
timi secoli siasi travagliato ; e posso dire coti verità esservi stati de' 
principali professori delie belìe arti , li quali hanno creduto che Anni- 
cale Caracci non li avrebbe saputi meglio disegnare , alla di cui ma- 
niera ancora , per dire il vero , molto s'accostano . Oltre le suddette 
opere nella stessa Chiesa parrocchiale fecero li Fantoni tutte le statu- 
della carte del Vangelo all'altare della B. V. con medaglia del para- 
petto rappresentante la Natività di Nostra Donna in competenza del 
Masetti , che le altre tutte dalla parte dell'Epistola con li due Ange- 
letti nel mezzo portanti la Croce , travagliò anch'egìi con molta sua 
lode . Ma se le statue fatte in questo altare nerr giungono all'eccelkn- 
"za di quelle, che sostengono il pulpito, non è da rn ira vigliarsi , men- 
tre furono fatte ne'lor primi tempi , ne' quali per anco giunti non era- 
no a quell'alto segno ? che arrivarono di' poi . 

In Bergamo nella Cattedrale sono di loro mano le istorie a basso 
rilievo rappresentanti i sette dolori di Maria , con due Angeli volan- 
ti , che portano una grande corona sopra l'altare della Vergine adJo- 
lorata ,* le quali cose sono di bianco marmo , e talmente con maestria 
e diligenza condotte , che gli uomini intendenti di quell'arte ne resta- 
no maravigliati, considerando i belli e variati componimenti, con tan- 
ta copia di figure e prospettive diminuiti . Nell'oratorio delle Sisjnore 
Dimesse di borgo San Tommaso fecero l'altare di marmo con un finto 
tapeto sopra i gradini intrecciato di marmo a più calori , che pare di- 
pinto . In Sant'Alessandro della Croce l'aitare detto dell'Orazione , è 
opera loro ; ma osservabile sopratutto si è la medaglia del parapetto di 
detto altare rappresentante l'ultima cena del Redentore di mano di An- 
drea : il quale £sce pure per li Conti Carrara un Vulcano in legno , 
che fabbrica li fulmini a Giove , con Cupido e Venere seduta in na- 
turale graziosissimo atteggiamento , le quali statue minori del naturale 
sono riposte in una saia superiore sopra un grande camino di varj 
marmi , tutto dalli fratelli Fantoni lavorato . 



54 
In borgo San Leonardo nella Chiesa de'Padri Somaschi fece in. 
legno la Beata Vergine col Bambino , la quale statua è tutta dipinta , 
e coperta d'oro ,- e sta riposta nel suo altare ornato di statue , e varj 
puttini di marmo di Carrara, tutti di mano del celebre a'nostri giorni 
Antonio Calegari Bresciano . 

Con vaga ed elegante simmetria fecero nella propria loro Parroc- 
chiale di Rovetta l'aitar maggiore tutto di marmo, col tabernacolo in 
mezzo ornato di molte, figure , tra le quali una di marmi di diversi 
colori , che rappresenta la Fede , rendesi molto ammirabile ; li due 
Angeli poi laterali al suddetto altare sono fatti interamente da Andxga , 
t dallo stesso per divozione donaci alla Chiesa . 

Nella Parrocchiale di elusone scolpirono tutte le statue poste all' 
aitar maggiore, siccome ancora fecero il pulpito tutto di marmo, hi 
Foresto parimenti le statue dell'aitar maggiore , e due istorie • a basso 
rilievo negli altari laterali . A Sarnico una bellissima Istoria nel para- 
petto dell'aitar maggiore , rappresentante il miracolo di San Martino : ed 
altri altari con statue di marmo a Brignano , Caravaggio , Breno , e 
altrove nel territorio nostro , Milanese , e Bresciano , che passo sótto 
silenzio per non allungarmi <,. 

Operarono molto per la città di Crema , e particolarmente nella 
Chiesa de'Padri d<*l Carmine fecero le statue grandi al naturale , cioè 
il Santo Gio. Evangelista , e Santa Maria Maddalena , con altri bassi 
rilievi tenuti in molta estimazione , 

Ma che dirò io delle opere eccellenti , che ornano alcune stanze 
della loro abitazione in Rovetta , le quali certamente paragonar si pos- 
sono ad una celebre galleria <j ove tratti dalla fama moki e moki per- 
sonaggi , poco curando il lungo montuoso cammino , si sono portati a 
considerai le : fra'quali nell'autunno del 175 1. J'Eminentiss. Sig. Cardi- 
nale Pozzobùnelli Arcivescovo di Milano accompagnato da nobile co- 
mitiva ebbe la degnazione di colà trasferirsi ,• e per lungo tempo, co- 
me intendentissimo delle arti nostre , esaminarle con sua somma soddis- 
fazione p* ebbi ko pure la sorte di servirlo, e di seco ammirare tali 
maravigliose fatture . Veggonsi primieramente in una stanza ben grande 
infiniti modelli delie principali opere da loro fatte in grande, td altre 
istoriette bellissime scolpite in legno., e travagliate con tanta finezza di 
disegno , ed eccellenza d'intaglio , che qui facilmente non si potrebbe 
dire la loro bellezza e perfezione . In altra stanza sono innumerabili ca- 
pricciosi modellini, de'quali dalla cima al fondo è tutta ricoperta, di 
teste , busti tolti da! naturale , statue , figure in diversi difficilissimi 



ss 

scorci , nudi posti in tutte le vedute fatti di creta per loro studio , e 
che potrebbero servire in qualunque più scelta accademia per addestra- 
re la gioventù allo studio del disegno . Veggonsi in altri luoghi altre 
loro fatture e disegni ,• ma chi tutto ciò che in queste stanze si vede 
volesse minutamente scrivere , opera troppo lunga imprenderebbe a fa- 
re . Li crocifissi poi fatti di tutta mano di Andrea , in legno ed in 
avorio, meritano particolari encomj ; e certamente credo che né più 
ricercati , né più finiti ed esatti nel ritrovamento delie parti gli avreb- 
be lavorati lo stesso Michelagnolo „ Di questi ne mandò in diverse cit- 
tà ; ed uno n'ebbe il Duca di Parma a tutta perfezione, nel {7! 1, un 
altro un Vescovo di Zara : altri mandonne a Venezia in casa Pisani , 
in casa Mora , e in casa Labia , ove anco veggonsi diverse altre figu- 
rine istoriate : In Ancona mandò in casa Nembrini un Cristo disteso 
nel sepolcro .* In Milano un Crocifisso con figurine istoriate nel pie- 
destallo alla Marchesa Erba Visconti : e per altri tanto in Bergamo , 
che fuori , molti ne fece degni di infinita lode , e somma considera- 
zione . Attese Andrea anco all'architettura , nella quale ebbe non or- 
dinaria intelligenza , e operò con molto buon gusto 9 come dalle Chie- 
se di Sant' Andrea in Valle di Scalve , dell'Onore di Cerete , e altre 
in que'contorni si scorge , che furono co'suoi disegni fabbricate . 

In somma ne'molti anni che visse , non fece cosa che non fosse 
degna di lode , e mostrò veramente d'aver avuto per eredità un genio 
ed un'abilità singolare all'arte . Pervenute finalmente all'anno settantesi- 
mo quinto di sua età nel 1734. alli 25. di Luglio fece cristianamen-» 
le da questa all'altra vita passaggio , e fu nella sua Parrocchiale di Ro- 
setta sepolto con questa breve , ma succosa iscrizione. 

Die zò. Mensìs Julìi 1334. 
Andrete de Famonis 
Sculptorìs Eximiì 
hic 
Latent ossa , non opera . 

La morte di un uomo cotanto eccellente fu di grave danno alla 
scultura , alla quale tanto lustro avea recato in questo secolo nel dare 
a'marmi ed a'iegni nobilissime forme y quanto n'avevano recato negli 
andati tempi i più famosi artefici . Fu Andrea dì piccola statura , dà 
piacevole aspetto , di umore piuttosto allegro , e di savj ed incorrotti 
costumi. Nelle opere di lui si ammira, oltre un perfetto disegno^ una 



J 



5* 
mossa di figure maravigliosa , ed una morbidezza e rotondità tate , che 
non già di marmo sembrano, ma di viva e palpabile carne ,• osservan- 
dosi in ognuna di esse tutti i precetti dell'arte , una profonda intelli- 
genza de'contorni , ed una osservazione esarta di notomia ; vedendosi 
il tutto esattamente adempiuto, anco nelle sue più minute figure ; e- 
tuttoché nel condurne li panneggiamenti non usasse alcuna volta tutta 
quella perfetta maestria , che nelle altre parti si ammira , pure non re 
sta che belli non sieno C ben intesi , benché non molto ricercati. Le 
lodi però che si danno alla singolare virtù di Andrea , non diminuisco- 
no punto il merito degli altri fratelli r e particolarrnente.,di Gio: Betti- 
no , che dopo Andrea parve il migliore nella franchezza del disegno, 
e nel maneggio de'marmi : gli altri due poi nell'intaglio eseguivano esat- 
tamente i disegni , e le invenzioni di Andrea , e di GiaiTìbetcino : tut- 
ti in somma la strada stessa battendo sono giunti a un lodevole termi- 
re , sebbene non arrivarono alla perfezione di Andrea. Non molti an- 
ni dopo la di lui morte segui quella di Donato, e poscia nel 1745. 
quella di Giovanni; e finalmente nel 1751. quella di Giamb^utno . 
Donato, e Gambettino furono ammogliati,, e dai primo nacque nel 
1715, Grazioso, e dal secondo non molti anni dopo nacque France- 
sco ( 1 ) Donato , i quali con la guida di maestri tanto ragguardevoli 
vanno ora , per quanto possono, seguendo le pedate de'suoi maggiori. 
L'opere più rilevanti fatte dopo la morte di Andrea da questi giovani 
con l'aiuto e direzione del Padre , e dt'loro Zii , ognuno de'quali sin- 
ché è vissuto >>. ha continuato a virtuosamente travagliare, sono ; Nella 
Parrocchiale di Adro nel Bresciano l'aitar maggiore con due statue di 
marmo , una delle quali rappresenta la Verità Evangelica , l'altra la bu- 
fi) Da Francesco Donato nacque nel Luigi , coinè principiente , intorno al ds- 
37 yg. Luigi gbvine di grande talento e posito del fu Conte di Firmian , opera bei- 
di particolare abilità nella scoitura . Por- lissima del Sig. Franchi , e da lui fu con- 
tossi questi a Milano , e stette varj anni dotto a Mantova in occasione che i! mede- 
Cfllà ad approfittarsi degli insegnamenti del sino Professore fu destinato ad andarvi a 
celebre Sig. Franchi Direttore "di quella I-m- ristorare e ad ordinarci inarmi antichi di 
peri.de Accademia, il quale avendo in lui quell'Academk.', e fu tenuto sempre come 
riconosciuta un'indole ectima, ed una cor- un biavo giovane di molta aspettazione . 
.rispondente abilita di pejfuziouarsi. nelle bel- Oltre qualche statua , fece Luigi in cnm. 

le arti, lo prese ad assistere particolarmtii- pò Sauto un basso rilievo di sin inveiuio. 
le . Quindi dopo le ore della consueta Ac- ne , ove espresse l'istoria di lefte eseguita 
cademia egli lo coltivava 'nel rimanente del in marmo di fabbrica di quclduomo _, e che. 
giorno nel privato suo studio., dove potò, riscosse l'approvazione de'Profcsson . Nel 
avere direzione ed esercizio corrispondente fiore dell'età sua e mentre dava le migliori 
alla reciproca stima , che si aveva tra mae- speranze di se medesimo, egli- morì net 
swp. e, scolare . In questo tempo lavorò 178^. in età d'anni Jl« 



57 

già Ereticale , molto espressive , e ben condotte ; ali altare del Rosario 

un quadro scolpito nel marmo con diverse statue: e nella Chiesa del- 
la Madonna della neve la figura della Vergine col Bambino in seno, 
che apparisce ad un pastore circondato da molte pecore . Diverse ope- 
re hanno fatte in Vallecamonica , cioè l'altare maggiore nella terra di 
Vezzi con istarue di marmo , ed una storia a basso rilievo nel para- 
petto: e nella Chiesa di Angolo due-storie scolpite nel marmo, che 
servono di tavolo a due altari . A Salò una Mandonna addolorata con 
Cristo motto, con altre figure in legno : un altare di marmo a Vii- 
minore di Scalve .• a Grumello un quadro de'Morti a rilievo .• a Lura- 
no una statua di marmo delia Vergine del Rosario ; tre istorie sacre 
di marmo a basso rilievo poste solo l'anno 1752. nel famoso pulpito 
di Alzano, che fu fatto da Andrea, e dagli altri fratelli nel 171$; li 
modelli però di creta di queste tre istorie, che furono fatti da Andrea., 
sono riposti nelle lisene della prima sagristia., le quali a dire il vero 
sono molto più stimabili delle copie fatte in marmo , e riposte- nel pul- 
pito , e che dovevano esser di bronzo essine) per tal fine secati fatti 
li modelli ; sebbene da'Reggenti, con poco saggio consiglio , sia stata 
in questa guisa alterata la prima idea . Altre opere in legno, e in mar- 
mo hanno fatto per diversi particolari , e continuano tuttavia questi 
studiosi giovani in Rovetra ad operare per varie commissioni si pubbli- 
che che private , non dubitando che eglino facendo sempre più mag- 
gioii progressi nell'arte , non diano alla luce altre opere che meritano 
quegli applausi , che hanno e sempre avranno quelle incomparabili di 
Andrea , e degli altri loro progenitori a 

FRA VITTORE GHIRLANDI PITTORE 



parlare di Fra Vittore Ghislandi , soggetto non meno valoroso 
nell'arte sua , che ornato di quelle qualità che vagliono a render altrui 
caro a Dio, ed agli uomini insieme, mi porta ora l'ordine della sto* 
ria non solamente # ma i'obbìigo ancora della gratitudine ; conciosiacosa- 
che all'attenzione di lui amorosa io mi conosca debitore di quel poco, 
che per abilitar me stesso a godere il desiderato divertimento in cose 
appartenenti al disegno, mi riuscì d'acquistare in tempo di mia fanciul- 
lezza . Vorrebbe pertanto il debito mio, che in parlando di lui cosi 
adornassi il vero, che anche più di quello ch'egli è , luminoso appa- 
risse ma per quanto ampiamente ancora d«| mo merito dicessi , non 
Tom, li, % 



5^ 



potrei eguagliarlo , né dire quanto egli fosse particolarmente ne'ritrattì ± 
ed in altre capricciose teste singolare ed ammirabile. E sebbene li pro- 
fessori delia pittura per poterla interamente possedere , dovrebbono es- 
sere ornati di più parti ad effetto di potersi chiamare universali ; pure 
quando ognuna di queste abbia buon fondamento di disegno , e di 
colorito , e che nei suo particolar genere arrivi alla perfezione , è cer- 
tamente bastevole a render un uomo al pari d'ogn'altro famoso , ed 



immortale . 



Da Domenico Ghislandi pittore di quadratura e paesi , e da Fla- 
minia Mansueta abitanti nel borgo di San Leonardo , nacque Fra Vit- 
tore i! di 4. Marzo .dell'anno 1 <5^ 5. Nel battesimo gli fu posto il no- 
rie di Giuseppe , che poi cambiò in quello di Vittore entrando in Re- 
ligione . La prima inclinazione sua fu per la pittura , che dal Padre 
scoperta l'applicò al disegno prima sotto Giacomo Cotta , di poi sotto 
Bartolomeo Bianchini pittor Fiorentino, abitante in questa città, pres- 
so il quale egli stette quattro anni . Cominciò tosto portato dalla sua 
abilità, e dal continuo indefesso studio a dar saggio quanto fosse per 
divenire eccellente con varj ritratti che fece, fra'quali bellissimo è quel- 
lo ài Domenico suo Padre , non avendo egli allora ancor finito i! 
quindicesimo anno. 

Pervenuto all'età di venti anni , ed avendolo un giorno il Padre 
ritrovato a discorrere con certa avvenente giovane , infuriatosi contro 
di lui aspramente lo percosse ; per lo che venne in delibera- 
zione di abbandonare la patria e portarsi a Venezia , stimolato ancora 
dai vivo desiderio , che forte lo portava all'acquisto dtlla virtù e del- 
ia gloria . Non avendo però colà corrispondenza dì sorta alcuna , né 
presunzione di trovar incontro di potete operare per acquistarsi il bi-' 
sògnevole per il proprio sostentamento , procuiò di ottenere alcune 
forti raccomandazioni 5 con che potesse sperare di procacciatisi alber- 
go , e trattenimento. Dopo cui incomodo viaggio fatto a piedi, senza 
alcuna guid nò , compagnia giunse in Padova , ove nella gran barca 
salito che suole la bassa gente in grande numero ogni giorno alla Do- 
minante trasferire , quivi a caso s'abbattè in un Religioso Minimo di 
San Francesco di Paola , col quale fatta amicizia gli fu di non pcco 
giovamento in questo suo principio di dimora in Venezia. Dipinse il 
Gh:slandi primieramente il ritratto di questo amorevole Religioso, il 
quale andavagìi procurando sì nel proprio convento come fuori 3 qual- 
che altra operetta , con che potesse alte quotidiane sue indigenze sup- 
plire ; non riuscendo a lui di alcuna utilità o profitto molte raccoman- 



59 

dazioni , aopra le quali partendo dalla patria aveva fondata sua prin- 
cipale speranza . Era tutto dì al convento di San Francesco di Paola , 
ove que'Religiooi , conosciuta l'ottima indole del giovine , e che male 
senz'alcuno appoggio continuar poteva li suoi studj , e perfezionarsi 
nell'arte , lo persuasero a vestire il sacro abito , ed abbracciare il loro 
santo istituto . Non tardò pure un momento a secondare la divota ri- 
soluzione , ben conoscendo che per questa indiretta e da lui non co- 
nosciuta strada , dall'alta divina providenza era stato guidato in questa 
santissima Religione. Nel 1675. vestì il sacro abito, e per maggiore 
umiltà sua , e per poter anco maggiormente esercitarsi nella incominciata 
sua professione non volle essere sacerdote , ma contentossi di entrare 
nel numero dc'Iaici . Quivi diedesi a fare grandissimi studj da per ss 
stesso sulle ooere di Tiziano , e di Paolo Veronese , che lo fecer poi 
a quel gran posto d'eccellenza arrivare , che a tutti è noto . Dopo 
tredici anni di soggiorno in Venezia tornossene a questa sua patria 
um'alrro che quel di prima , perciocché nelle sue opere fatte in que' 
tempi il vero gusto de'sepracitati maestri chiaramente si scorge . Ma 
non contento ancora di sé stesso , e di sempre più avanzarsi deside- 
roso , tratto dal grido di Sebastiano Bombelli , che allora in Venezia 
gran fama di sé spargea , e ne'ritratti teneva il primato , colà di nuo- 
vo si trasferì t e postosi sotto la sua direzione per dodici anni , nella, 
sua stanza si trattenne , e sì perfettamente apprese quella maniera , 
che esposte alcune teste da lui fatte , furono da primi professori dell' 
arte press assolutamente per di mano del maestro . Preso perciò il 
Ee-mbelli da non piccola gelosia , non velie più lasciarsi da lui vedere 
a dipigntre , anzi cominciò a trattarlo con modi sì aspri e stravagan- 
ti , che fu costretto con n cito suo rincrescimento ad abbandonare quel- 
la scuola . Fra le molte opere che fece in questo tempo in Venezia , 
singolare è il proprio ritratto coll'abito della sua religione, il quale 
sempre usò in tutti gli altri ritratti , che in diversi tempi fece di sé 
■medesimo.' ora é collocato nella libreria del suo convento in Venezia. 
Nella scuola di San Marco vedesi il ritratto di Niccolò Olmo Gover- 
natore di detta scuola , dinmpttto ad un altro fatto dal Bombeiii suo 
.maestro , né distinguesi qual s>a il migliore . 

Un ritratto di un Senatore in p.cdi in casa Giustiniani in cale 
.delle acque j* ed il ritratto di lauro Qucrinì fu Avogador , in detta 
casa. Fece li ritratti di Don Marco Ottoboui Duca di Fiano , e della 
Duchessa sua moglie , ed in segno di loro totale a ( gradimento n'ebbe 
in regalo una ricca medaglia d'oro : e pervenuta la notizia del molto 



valor suo in Roma , fu con replicate istanze dai Cardinale Pietro fra- 
tello del suddetto Duca chiamato per trattenerlo nella sua corte -, ma 
per certo suo male , dai quale era frequentemente incomodato nel pet- 
to , ricusò l'invito,* ed in cambio volle restituirsi alla patria , e ciò fu 
nel principio di questo secolo . Appena giunto colori il tanto celebre 
ritratto del Marchese Pier Antonio Reta in abito da deputato della 
città ,■ corse pure alfri cinque ritratti in piedi, della madre , e de 'fratel- 
li suoi, che tutti ben istoriati ora veggonsi nel nobile appartamento di 
casa Rota . Molto delicate e finite erano in tali tempi le sue teste ; e 
di tale maniera due ne hanno li Conti Carrara di Borgo S. Antonio , 
una dc.e quali in mezza figura rappresenta un Prete , l'altra un ìm- 
peradore , che molto a Viteilio rassembra con corona d'alloro in capo , 
armatura di ferro s e drappo di seta color di perla ricamato , e mer- 
lato , che gli cade sul petto 5 * ed ha un misto di Pao o e di Tizia- 
no , la qual opera non solamente a giudizio mio, ma de'primi profes- 
sori dell'arte riuscì una delle più belle , che facesse mai innanzi o do- 
po . Non inferiore vien riputato ii ritratto de) Co: Giandomenico Tas- 
so Cav. Commendatatario di Santo Stefano , non meno che quello del 
Co.* Cav. Francesco Albano. 

Aveva in questo tempo guadagnata fama in Milano di eccellentis- 
simo pittore Monsitur Salamone dall'Her di Andegavia ; e desideroso 
Fra Vittore di. sempre più approf riarsi colà portossi , e frequentando 
sua stanza fece anco qualche studio sopra le di lui opere, che molto 
a grado gli andavano . Dipinse più volte il ritratto dello stesso Salomo- 
ne , il quale poi si recava a somma gloria di averlo avuto per iscola- 
re , benché il titolo piuttosto di compagno , che di scoiare gli conve- ' 
nisse . Restituitosi alla pania , e prefisso di voler arrivare ad un altez- 
za di tinte , che fosse sua propria , andava facendo mille pruove , ed 
indefessamente osservando lo stupendo colorito del nostro Moroni , di- 
Giorgione , e di Tiziano , una testa del quale che sempre avanti gli 
occhi nella stanza ove dipignea , soleva tenere 9 - volle portato dalla sua 
naturale semplicità con un piccolo coltello raschiare per vedere di qua- 
li tinte si fosse servito l'autore nel primo abbozzo , non riflettendo 
che tutti li colori essendo insieme incorporati , col raschiare il primo 
\cniva necessariamente a rovinare anche il secondo , in fatti ad altro 
non potè seivire quella pruova , che a rendere quella pregiatissima le- 
sta guasta e deformata . 

Vaglia però sempre il vero » che a forza di grandissimo studio , 
di continue osservazioni , e di molti e ya»"j esperimenti arrivò al pos- 



6i 

sedimento di quell'alto e formidabile colorito , pel quale particolarmen- 
te si rese maraviglioso . Non si può ora spiegare , come a gara tutti 
andassero per avere da lui o ritratti , o di quelle bizzarre e capriccio* 
se teste, che hanno fatto tanto strepito anche oltre i monti. Questo 
dil naturale sempre le ricavava, e per lo più formarle solea con testa 
ravi , o con isprezzanti berrette in capo , camicia slacciata al collo , 
capelli incoki, mani in fianco, Éascie a traverso del corpo, istoriando- 
le anco con pennelli iti mano , con modellini di statue , con seste , 
squadre , regoli , e simili istrementi , che alle tre belle arti servono del 
disegno . Ma il più ammirabile si era un facilissimo atteggiamento , 
una naturale e dolce guardatura , ed una tale espressione , <ihe di più 
non .si può certamente immaginare .. Sua parttcolar dote anc®ra fu il 
dipignere pastoso , e senza que'contorni , che sogliono le dipinture di 
moki secchje ed aspre far comparire ; e poi che ii campi molto con- 
tribuiscono a far risaltare le figure, faceaii eoa molto studio e riflessio- 
ne , contrapponendo li chiari oscuri con tale avvertenza , che le sue 
.teste pajono veramente staccate dal quadro . Ebbe pure moka facilità 
ne! disegnare le mani , le quali sempre copiava dal naturale , come di 
tutto il restante taceva ,, essendo solito dire che mai non si poteva ben 
imitare Ja natura , se non col copiare la natura istessa ,• a tale effetto 
però erasi fatto fare una figura di legno quanto il vivo , la quale nel- 
le giunture tutte snodata essendo, volgeva ed atteggiava a. proprio pia- 
cimento ( invenzione ritrovata dall'insigne pittor Fiorentino Era Barto- 
lomeo di San Marco , è stata poi usata da moltissimi altri ottimi arte- 
fici ) e quella copriva di panni , o d'altri ornamenti per poterli a sua 
comodità ed al vivo perfettamente imitare. 

Di un tale gusto si vede in Bologna nella galleria Aldrovandi 
una mezza figura di giovinorto posto in naturalissimo atteggiamento , 
con furbesca guardatura al sommo espressivo, e di grande forza, la 
quale ho inteso esaltarsi al sommo dagl'intendenti , e specialmente da 
Francesco Monti noto pittor Bolognese , allorché del 1752. stava di- 
pingendo a fresco qui in Bergamo la cappella della Beata Vergine del 
Rosario nella Chiesa di San Bartolomeo . 

Ma di queste tali egregie capricciose teste ne sono adorne non 
«olo le principali gallerie d'Italia , ma anco moltissime di quelle okre- 
ma»ti^ essendogliene state ordinate per fino dall'Inghilterra da Marme- 
duck Constable Baronetto della Provincia di Jorch , il quale era venu- 
to espressamente a Bergamo nel tempo che viaggiava l'Italia , per es- 
sere dal nostro artefice dipinto. Ne sono state trasportate in Lisbona; 



in Parigi appresso il Maresciallo di Belisle ; in Vienna quattro nella 
galleria del fu Principe Eugenio di Savoja , e quattro in quella del 
Co: di ColIaUo , il quale confessò che erano le più belle teste, che 
fossero in quella sua scelta copiosissima galleria , In Vienna pure ve- 
desi il ritratto di Carlo Tinti Bergamasco, che dal Barone Bartolomeo 
suo Ffglió vien conservato . Fra li ritratti , che circa tale tempo di- 
pinse , bellissimo è quello del Co: Giambattista Vailetti figurato in 
piedi in una ben fornita stanza, posato con un braccio ad una sedia 
con ricca veste da camera, e camicìuola di drappo d'oro ,• nò veder 
certamente potrannosi panni più veri e naturali di questi. Nel 171 i„ 
fece il ritratto dell'Eccellentissimo Capitan grande Agostin Barbarigo , 
e nel 1714. quello del successore suo Co; Carlo Zenobio ,° amendue 
in piedi , e vestiti in Ducale , che ora si veggono nella Sala de'ritrat-» 
ti del palazzo Prefettizio . 

Nella libreria ora di Santo Spirito de'Canonici Lateranesi vi sono 
due maravigliose sue opere, che meritano particolare attenzione: in 
una vien rappresentato in mezza figura l'eccellente pittore Pietro Gi« 
Jardi co'pennelli in mano , e dietro a lui vedesi la vivissima t«_sta di 
Marcantonio Bernardi Bolognese , fu sonatore di Violone nelia cappella 
di Santa Maria, ed al più alto segno dilettante di pitturai e nell'altra 
si vede il pingue ritratto del Dottor Bernardi fi afelio di Marcantonio P 
che tiene in mano una carta , sopra la quale sta scritto il nome deli 3 
artefice , e l'anno 1717. 

Coneva il medesimo anno , quando fu con grande istanza a Bo- 
logna chiamato dal Cardinale Boncompagni Arcivescovo di quella città , 
che essendo da grave mal d'occhi toi meritato , e sapendo che Fra Vit- 
tore aveva per detto male certo mirabil segreto ( che poi morendo ha 
lasciato a'Padri del convento) volle da lui essere curato. In tale in- 
rontro fecegli ancora il suo ritratto , per lo che di molti ragguarde- 
voli doni gli si mostrò cortese . Quivi espose in pubblico una sua mez- 
za figura , che fu da tutti quegli insigni professori se mn armine ap- 
plaudita , come ce ne assicura il Padre Orlandi nel suo abecedario pit- 
torico , che fu testimonio di veduta delle grandi meiaviglie , e de 7 
grandi onori a lui fatti da quell'illustre accademia del disegno, che lo 
volle al suo catalogo degli Accademici d'onore aggregare , cerne rileva- 
si dalla patente , che tratta dal suo Originale piacerai di qui regi- 
strare . 



*5 

'„ Noi Principe 5 ed Accademici Clementini . 

Dopo aver considerato il molto valor vostro , Padre Fra Vittore 
Ghirlandi Bergamasco dell'ordine declinimi di San Francesco di Pao- 
la , e quanto voi siate egregio nella pittura ; tutti a viva voce vi ab- 
biamo alla Accademia nostra annoverato, ed aggiunto al Catalogo de- 
gli Accademici d'Onore . Con questo intendiamo di riconoscere in par- 
te il merito vostro , ed assieme di accrescere ncn poca gloria all'Acca- 
demia , la quale sempre vi sij a cuore , 

Dalla Accademia Clementina li 17. Ottobre 1717. Bologna. 

.Donato Creti Vicepiincipe 

Gio, Giuseppe dal Sole Direttore 

Anaelo Michele Corazzoni Direttore . 

Gio. Pietro Cavazzoni Zanotti 

Secretario 
Paolo Antonio Alberti Not. Pub. 

Si trattenne qualche mese in quella città , ove ebbe occasione di 
servire var) personaggi di distinzione -, e di conversare con que'primi 
famosi professori , che allora in Bologna più che in qualunque altro 
paese fiorivano , li quali tutti grande stima alla virtù sua dimostrando 
arrestavano di non aver mai altri conosciuto , che la vera maniera di 
Tiziano abbia sì perfettamente saputo imitare. 

Nel 1718. appena restituito alla patria dovette portarsi in Mila- 
no , per fare il rirratto del Principe Lievestein Governatore dì quella 
città ; ove avendo in tal tempo mandato a Bologna un ritratto ordi- 
natogli prima della sua partenza , ricevette dal Padre Alessandro Vi- 
sconti la seguente lettera , dalla quale si scorge quanto fosse colà ripu- 
tato ii merito suo . 



mo. 



Ee V do. Padre Pron. Sing 

Ricevei già giorni sono per la posta il consaputo ritratto ben cus- 
todito , ma sopra tutto di tutta perfezione , e che è molto piaciuto al 
Padrone , e da tutti quelli che lo vedono molto lodato , e non è da 



<?4 
maravigliarsi , essendo parto del di lei grande e raro talento . La rin- 
grazio può intanto a nome di quel Signore., quale, è restato sodd ir- 
tissimo e contento , e mi disse l'altro giorno che per verità non lo 
darebbe per venti dobìe . Suppongo poi che sij stata avvisata 4 come 
essolui mi ha detto, dal Sig. Kistorini del modo e maniera che de- 
ve tenere per mandargli il suo ritratto, e lo desidcrartbbe prima di 
Pasqua, il Sig. Milani la riverisce , e la ringrazia de'disegni . Intanto 
si conservi e ci ritorni un poco a rivedere , che tutti e Secolari e 
Cavalieri , e Religiosi ciò desiderano , ed io in particolare , se non al- 
tro per godere della di lei cara conversazione , e per poterla più co- 
modamente servire , desiderando mostrarmele quale al presente mi dico.. 

V. D. P. R. 

Bologna é. Aprile 1718. 

Devota. Ser. Vero 
Fr, Alessandro Visconti ec. 

Ne'susseguenti anni dovette più volte in Milano trasferirsi, coià 
chiamato da due altri Governatori Co: di Collorcdo , e Co : di Daun 
i ritratti de'quali veggonsi in una delle sale della regia Ducal Corte. 
In tali incontri fece diversi ritratti di altre persone di qualità ; fra'qua* 
Ji è considerabile quello in piedi del Marchese Girolamo Angelini , che 
è posto nella sala della Beata Vergine di Loreto fuori di porta Renza: 
quelli di tutta la famiglia Stoppani <, coloriti con bella invenzione , e 
maestrevole artifizio in un sol quadro : e quello del Maresciallo Viscon- 
ti vestito di ferro in mezza figura , il quale volle dal nostro pittore es- 
ser ritratto per la seconda volta , ma in piedi vestito pure alla mili- 
tare con bastone di comando in mano ; il quale ritratto vedesi insie- 
me con altro simile delia Consorte sua magnificamente abbigliata , nella 
galleria del loro palazzo di Brignano.. 

Venuto l'anno 1719. il Padre Don Ferdinando Orselli Monaco 
Va'Jombrosano dilettantissimo di pittura , che per tutto il tempo che 
fu di dimora nel Monastero d'Astino poco da Bergamo lontano , volle 
per quanto fu a lui possibile , frequentare la stanza di Fra Vittore , fu 
dalla religiosa obbedienza costretto a portarsi a Forlì con grave suo 
dispiacimento per dover abbandonare quella scuola , nella quale aveva 
molto approfittato . 



Prima però di sua partenza, volle che gli facesse il suo ritratto, 
promettendogli poi di mandargli da Forlì il ritratto del famosissimo 
Carlo Cignani . Giunto per tanto colà , e fatto fare il promesso ritrat- 
to , glielo spedi accompagnato con questa lettera , della quale porterò 
qui le parole stesse copiate da me dal proprio originale ; ciò che anche 
servirà per dimostrare ad evidenza quanta stima del nostro Ghislaudi 
facesse quel celebratissimo maestro , . 

Stimati?, Padre Vittore . 

Gli mando il ritratto del famoso Carlo Cignani , che la riverisce 
sssieme col Sig. Felice suo figlio . Ha visto il mio ritratto fatto da lei , 
e ne ha fatto questo bell'elogio. Questo è il più bel ritratto , che io 
abbia visto dei pittori del nostro secolo . Io però l'ho assicurato, che 
modernamente lei fa assai meglio . Ha voluto che io glielo lasci in ca- 
sa per vederlo con comodo , mentre sono alcuni giorni che è in letto 
incomodato da un raffredore , ma stimo che siano li 93, anni che lo 
affliggono . Io poi sono cosi contento , che non ho che desiderare \ 
mentre dopo le feste andarò in casa del Cignani a copiare un bel qua- 
dro , sotto la direzione ed assistenza di questo grand'Uomo 5 che mi 
ha promesso di dirmi molte cose per mio vantaggio ; ed il Sig. Felice 
che mi ama al sommo , è sempre, da me, o io da lui, mentre la sua 
casa non è distante dal Monistero che un tiro di schioppo . Ho ve- 
duta la famosa cupola , che è il miracolo dell'arte ; una parte è già 
alle stampe \ e spero mandargliela , o portargliela al mio ritorno . Qui 
stiamo male a lacca , onde la prego a mandarmene in una lettera un 
poco della sua ; la potrà fare in polvere fina , e adattarla nella lette- 
ia , che faccia poco involto , e scriva sopra la lettera Milano per Ho~ 
fogna , Forlì in San Mercuriale . Veda se di qua possa servirla s ch§ 
sono , e sarò sempre . 

Di V. P. M. Rda, 

i.„ Forlì p. Aprile 171$, ] 

Pivotiss. Ser. , ed. Obblimo. Amico 
P. Ferdinando Orselli 

Moltissimi furono li personaggi di distinzione , olire li già detti 
Tom. 11. 9 



<S6 

che volterò essere da lui dipinti ; e dovransi annoverare fra questi 1* 
Eccellmo. Paolo Donato Capitan grande , ora posto nella s?la di Roc- 
ca ; l'Eminenmo. Cardinale Pietro Friuli fu nostro Vescovo .• il Padre 
Michele Stella Generale della sua Religione , poi Vescovo di Giaca in 
Iipàgna ,• il Padre Francesco Sirera altro suo Geuerale , e poscia Arci- 
vescovo di Valenza; e due nostri illustri Comandanti, l'uno il Co: 
Scipione Bosdli Tenente Generale nelle armate di S. M. Cristianissima, 
e l'altro il Co: Girolamo Albano Tenente Maresciallo di S. M. Impe- 
riale ; che furono entrambi di gloria td onore alla nazione Berga- 
masca . 

Le molte frequenti visite avute da persone di ragguardevole con- 
dizione, o da pittori celeberrimi e delle arti nòstre intelligenti ,' che 
passavano per questa città , fanno chiara testimonianza che il nome di 
questo grand'uomo era in qualunque luogo non sola. nane palese , ma 
anco in grandissima estimazione . Fra i molti pittori , che hanno desi- 
derato il ritratto loro di mano dei nostro Ghirlandi , so.io stati oltre 
li mentovati M. Salomone , e Pietro Gìlar li , il notissima Giambattista 
Ttepolo , il quale in occasione che faceva le bellissime e non mai ab- 
bastanza lodate pitture nella cappella del fa ili ctso Capitario Bartolomeo 
Coleone , portavasi frequentemente nella sua stanza per vederlo a di- 
pi niere ; Francesco Pi lazzi, Angelo Paiia, Bmolomeo Nizan , Antonio 
Zifrondi , il celebre scultore Andrea Faticoni , e l'insigne intarsiatore 
ed architetto Giambattista Cagnana . 

Se qui poi volessi io far menzione del gran numero de 'quadri , 
che egli di sua mano colori per altri priviti gentiluomini , cittadini , 
e .fTurcatanti * non essendovi quasi casa che non abbia qualche paro 
dsl suo fecondo pennello , troppo certamente m'estenderei ; ci basterà 
però il. farh di aLuui fra li migliori singolarissimi . Il ritratto del Co: 
Giacomo Bararne in ab to da Dottor di Collegio ; quello del Marchese 
Canonico Ezechiele Solza ; e quello di Don Giambattista Cartoni spic- 
cano al maggior segno fra altri undici singolari pezzi che veg^onsi di 
Fra Vittore netta scelta galleria di casa dettane: Quello del Co : A idrea 
Asperti ,• del Co : Gio. Suardo , nel quale vedesi da una parte ritratta 
una maravigliosa testa di un suo vecchio servitore, al quale per parer 
vivo altro non manca che il moto; il ritratto in piedi del Co: Girola- 
mo Suardo PaJre del suddetto , in abito di Deputato della città , nel 
quii abito ritrasse anco Bartolomeo Albano; il Co: Benaglio di Piazza 
nuova,- ed il Co: Flajiiaio fassis imo Avo , e questo pattteolarineate 



*7 
viene fra le sue migliori opere annoverato . Moltissime e belle teste veg- 
gonsi poi nel targo di Sant'An f oniu presso li Conti Tassis , Ragazzo- 
ni , e Carrara, che fra le di già mentovate che sono in questa casa 
v'ha anco di ammirabile un ritratto di un Monaco Vallombrosano fat- 
to a tocchi, di gran forza, sul gusto di Giacomo Bacano; ed altro 
Vecchio canuto , che rappresenta al vivo l'effigie di ut? fratello del pit- 
tore stesso, al quale altro non manca che l'esser di carne. In Brescia 
vi soni cinque ritratti in Casa Barbisoni; ed un altro molto eccellen- 
fe e naturale nella scelta galleria di Casa Avogadri , 

Aveva nel dipinger simiglievoli teste di forza e risentite, particola- 
re diletto ; e quando s'abbatteva in qualcfte naturale a suo modo , pro- 
curava di farne il ritratto ; e soleva anche dirsi in Bergamo , quando 
qualche tal vecchio vedevasi , o qualche altra forte o bizzarra testa : 
ceco una testa pel Frate , col qual nome $olo veniva volgarmente chia- 
mato 

Sebbene suo principale e grandissimo pregio sia stato solamente 
v. -'ritratti , ed in altre teste a capriccio , come abbiamo veduto ; non 
è però che non abbia ancor fatta qualche opera a fresco , come ne* 
suoi primi anni fece in casa Zanehi a Rosciare , ed altri quadri istoria- 
ti ancora ,• come una tavola nella Chiesa de'Fiau di Longuele (*) rap- 
presentante Sant'Antonio di Padova col Bambino Gesù : un'altra nella 
Parrocchiale della Madonna di Sforzatica in faccia all'organo 5 nella 
quale vedesi espressa la Natività della Beata Vergine ; ed altri quadret- 
ti laterali all'aitar maggior nella Chiesa di Galgario . Fu più volte ri- 
cercato da'Cu-todi della galleria di Firenze , ove sono li ritratti di tut- 
ti li più celebri pittori , fatti di propria mano di ciascheduno di loro, 
acciocché esso pture mandasse il suo , per unirlo a quello del lodatissi- 
mo suo concittadino Giambattista Morone , Ma quante volte egli lo 
fece, gli fu quasi a forza rapito da'dilettanti , che a qualunque più 
Caro prezzo andavano a gara a sterparglielo dalle mani , per la qual 
cosa è restata priva quella famosa galleria di un soggetto , che a mol- 
ti superiore, a nessuno inferiore certamente sarebbe stato . Ha però il 
Marchese Andrea Gerini Fiorentino , celebre Fautore e Protettore in-ì 
stancabile delle arti nostre , voluto avere nella sua scelta gaileiia qual- 
che opera del nostro Ghislandi ; ed una sua testa fatta a capriccio di 
un giovine , gli fu da qui mandata dal Commendatore di Santo Sre- 
fauo Co: Giambattista t'esenti, la quale fu con punissimo aggradimeli» 

(\) Erao del terzo ordine di San Francesco ora ivi soppressi . 



ìq da! Marchese ricevuta, e metro applaudita da tutti quei professori . 
Un suo ritratto di propria mano vedevasi nella galleria , o sii serie dì 
ritratti de'più eccellenti pittori del passato e presente secolo , raccolta 
con grande industria e spesa da Raffaello Mosconi Negoziante Bergama- 
sco , che abitava in Verona , che. ora poi per eredità è passata ne'Con- 
ti Gazala . Un altro suo ritratto pure di sua mano è posseduto da' 
Conti Pestati , appresso i quali veggonsi anco sei bellissimi ritratti , ed 
altre molte sue eccellenti op-re . Ma fra tutti bello e vivacissimo quant' 
altro mai , fu quello che doveva aver luogo nella mentovata galleria 
di Firenze , ora conservato dal Co: Giacomo Carrara ,- ove si è natu- 
ralmente istoriato co'pennelli in mano in atto di dipingere un grazioso 
giovinetto, e vedesi scritto in un cartello. Fra Victor . de Ghislandis 
Minitnus se pinxit iy^2. 

Nello stesso anno, e settantesimo settimo dell'età sua, avendo la 
mano alquanto tremante cominciò a dipignere col dito anulare tutte le 
carnagioni , la qual cosa continuò sino alla morte; e siccome era stato 
di Tiziano perfetto imitatore nel colorito, cosi compiacevasi -di imitar- 
lo ancora in questo, asserendo che tale maniera di dipingere, assai 
bene ed a grande comodità gli tornava ,• né mai più , nei far le sole 
carnagioni però, si servi di pennello, se non se in qualche minuta 
parte , o per dare gli ultimi colpi ; ed in questa sua ultima maniera 
ha fatte bellissime, teste , e pastose quant'altre mai., tuttoché fatte a toc- 
chi interamente . 

Nel i/37, furono terminati gli otto ritratti de'suoi religiosi, quan- 
to il naturale fin sotto il ginocchio figurati per tanti martiri o confes- 
sori della sua religione ; ed in uno fccevi apparire nel fondo anche il 
proprio ritratto : fecegli per ornamento della sagristia del suo conven- 
to di Galgario , ove di presente veggonsi nicchiati stabilmente nel mu- 
ro . Nell'anno medesimo fece il ritratto in mezza figura dell'Ecce llentis. 
Paolo Qnerini Podestà di Bergamo, vestito in Ducale , e nella Sala del 
pubblico Palazzo Pretorio doveva essere collocato ; ma tanto piacque al 
Cavaliere , che seco lui volle portarlo in Venezia . Ritoccò nell'istesso 
tempo , o per meglio dire quanto alla carnagione rifece quasi del tut- 
to quel tanto decantato ritratto di Francesco Maria Bruntino ; il qua- 
le siccome innamoratissimo era dell'arti liberali , e particolarmente de'-* 
le lettere s e della pittura , tale suo genio volle espresso in una ma- 
schera , o sia volto di gesso, ed alcuni libri da un lato dipinti sopra 
un pezzo d'antico marmo , sul quale si legge la seguente iscrizione: 
Franascus Maria Bnuuìnus in egestate flatus a picluree , ac librorum ama-' 



tot ,• e più setto . A studente Chìshndìs Mìnìmorum facto , Questo 
manvi^'.ioso ritratto con tanti altri è posseduto dal Co: Giacomo Car- 
rara, il quale allora pure si fece 'fare il suo bel ritratto in veste da 
camera e con testa rasa . Delia stessa maniera seno pure li ritratti del 
Co: Gio. Domenico Albano 3 e della Contessa Paola sua consorte,, 

Infinite opere di tale gusto dipinse ad ogni condizlon di persone ; 
e non ostante che assai indebolito rosse di vista , e di mano per la 
pravissima età, non volle mai abbandonare la pittura j finché nei prin- 
cipio di Decembre de-il'anno 1745. infermatosi da lì a non pochi 
giorni con danno inesplicabile dell'arte , e con dispiacere .universale die- 
de fine ai suo vivere in età di anni ottantotto , e nella sua Chiesa fu 
onorevolmente sepolto . 

Fu fra Vittore uomo assai religioso , umile , e ritirato ; e scorge- 
rasi in lui una vereconda modestia accompagnata da costumi così ono- 
rati , e rispettosi , ed insieme piacevoli , che legava gli animi di chiun- 
que con lui trattava ,• e rispondeva in esso tanta religione e cristiana 
pietà da potersi ad altri proporre per esempio . Era di mezzana statu- 
ra 9 di aspetto piacevole, e modesto in ogni sua azione ,• fu perciò sem- 
pre poco inclinato a dipingere donne; e fai e dovendone, le faceva 
affatto coperte , introducendo ne'ritratti o grandi merlature , o nastri 
bizzarri , o altri capricciosi ritrovati , che servivano ad abbellire il qua- 
dro, e nello stesso tempo a coprire la figura in quelle parti ove né 1' 
occhio né la mente castissima del pittore voleva penetrare . Soleva in 
sale proposito raccontare un fatto occorsogli in sua gioventù ; e fu 
che essendo al leggìo per fare un ritratto di una quanto bella e genti- 
K , altrettanto vana e capricciosa femmina , e secondo il suo costume 
tacendola affatto coperta in quella parte , della quale essa solca far mol- 
ta pompa, da diabolico furore trasportata } strappatosi anco quel po- 
co di velo che in parte solo le ricopriva il petto, a lui così snuda- 
ta volgendosi disse .• E perchè tu non vuoi farmi ciò che Iddio m'ha 
tatto ? Rimase stordito l'innocente Religioso , e gettata la tavolozza e 
pennelli fuggi da quella stanza , né volle più porre le mani nello in- 
cominciato ritratto . Da tale accidente poi prese un totale abbonimen- 
to a fare ritratti di donne , i quali a dire il vero non riuscivano né 
meno della solita sua grazia e bellezza , non avendo esso intorno a lo- 
ro stucchevoli acconciature , e troppo ricercati moderni ornamenti mol- 
to studio , e grande attenzione adoperata giammai ; e se osstrverassi 
. ancor bene , si vedrà che poche ne ha dipinte rispetto al grandissimo 
mimerò de'ritraui , che in un corso di vita si lungo fece questo arte-» 



7 o 
fice,* giacché non mai, anche nell'estrema decrepitezza scapitò eoli tan- 
to di forze, che gli mancasse il poter in qualche modo operare . Quia- 
di è che insino alla morte continuò ad esser di molto giovamento e 
profitto al proprio Convento ,• ed essendo egli affatto esente da ognuno 
di quei bnssi ufficj , alli quali per lo più sogliono i laici soggiacere , 
parvegli doveroso di contribuire ogn'anno trenta ducati pel proprio vie- 
to , del quale fu sempre parchissimo ; impiegando ancora ogni guada- 
gno a solo benefizio del Convento , e della sua Chiesa. Fabbricò a sue 
spese il dormitorio verso Levante , la cappelletti de'morti , il ponte 
sopra la Moria per comodo de'borgbi di San Tommaso , e Santa CaE^ 
ferina ; fece de'candelieri d'argento , pian: te , ed altri sicii ornamenti 
per la Chiesa ; né si sa che per proprio piacere , o comodo siasi ma! 
alcuno menomo dinaro voluto appropriare . Fu molto co'suoi scolari 
amorevole , in mezzo a'quali solea dipignere , onde molto poteano essi 
apprendere dal vederlo ciò fare. Era solito sempre parlar loro delle dif- 
ficoltà dell'arte , de'suoi studj , e grandi fatiche sofferte per giù gasre. 
a quella forza di colorito , che scorg:vasi nelle sue pitture ; e per ef-> 
fetto della sua grande semplicità lodava sovente le opere sue con pa- 
role talora straordinarie. E' orn vero però, che in mezzo a'm;ggiori 
cncomj che dava a sé stesso si volgeva sempre a Dio , dal quale rico- 
nosceva ogni sua virtù , e lo ringraziava. Per altro la sua semplicità 
era tale, che non rade volte era egli stesso preso a gabbo dagli scola- 
ri medesimi ; in prqova di che basterà solamente qui riferire una ridi- 
colosa burla fatta più d'una volta a questo buon Religioso .j e fu che 
standogli alcuni di loro dietro le spalle, gettavano in aria alcuni pezzi 
d'ossa di morti animali , i quali cadendogli all'intorno l'empivano di un 
grave timore , quasi che fossero anime de'defunti bisognose di suffra- 
gio , che facessero tali scherzi ; e deponendo tosto tavolozza e pennel- 
li si metteva in punto di fare delle orazioni, frattanto che gli scolari 
di soppiatto smascellavansi dalle risa . Altri festevoli avvenimenti raccon- 
tatisi succeduti in quella stanza , ove della singoiar bontà del maestro 
abusandosi que'discepoli più alle facezie attendevano , che allo studio ; 
e in fatti di tanti che hanno frequentata quella scuola , a niuno quasi 
è riuscito di avvicinarsi al suo bel modo di colorire , fuorché a Paolo 
Bonomino , il quale fu particolarmente amato da Fra Vittore, ed aju-: 
tato co'suoi ammaestramenti a contraffare la sua propria maniera , per 
modo che alcune sue opere fatte in quel tempo a gran pena si distin-, 
guevano da quelle del maestro ,• di che ne fanno fede li ritratti del 
Co: Antonio Valmarana Capitan grande dipinto nel 1727. esposto nel- 



7' 
la seconda sala del Palazzo Prefettizio ; quello del Revmo. Padre Don 

Gaetano Alessandri Generale de'Teatini , il qual si conserva in ca- 
sa Alessandri, cicò dal Sig. Marcantonio fu Cancelliere della città ; 
qu-llo del Padre Don Giuseppe Maria de' Tassis mio Zio , della 
stessa religione ; quello di un Servidore di casa Olmi fatto da Paolo 
per suo studio , per essere una testa di gran rilievo e molto pittore- 
sca , la quale essendo stata esposta in un apparato di pubblica funzio- 
ne , fu assolutamente creduta di mano del Maestro . Ma a cagione d' 
aver egli fatto quello che alla maggior parte avviene , cioè lascia- 
to nel più bello de'suoi studj la scuoia, per attendere, o per deside- 
rio di guadagno o per necessità , ad ogni sorta di lavoro, ha abban- 
donata in parte quella forte maniera , la quale più d'ogn'altro andava 
imitando . 

Devesi però non poca laude a Paolo per la molla felicità , e faci- 
lità nel condurre i suoi ritratti con tanta somiglianza del vivo in ogni 
minima parte , che di più non si può desiderare , né sperare da qua- 
lunque altro artefice ; il che si rende tanto più plausibile , quanto che 
egìi ha il dono che in pochi altri si ravvisa, cioè di saper effigiare le 
persone già morte, e dar loro tanta somiglianza, che pajon ritratte 
dal vivo . Egli è del continuo adoperato in far ritratti , de'quali n'è 
piena per cosi dire la città tutta , ed ha quasi sempre l'onore di colo- 
rire quelli de'pubblici Rappresentanti , allorché partono da questo Reg- 
gimento ; veggendosi particolarmente il salone Prefettizio ornato di 
molti de'suoi ritratti in piedi molto bene espressi , ed istoriati ; nel che 
esercitandosi come fa per le continue occasioni, che se gli presentano, 
va procacciando a sé ed alla sua famiglia un onorevole sostenta- 
mento . 

Trovansi poi tra gli altri, due ritratti in borgo Canale in casa di 
quel Proposto Viscardi , uno de'quali è di mano del Maestro Ghislan- 
di con testa rasa , e l'altro perfettamente copiato dallo scolare suddet- 
to con berrettone in capo . 

Cesare Femi di professione Litotomo , e oculista celebratissimo ; 
attese ancor egli per qualche tempo al disegno nella scuola di fra Vit- 
tore • e se tutto si fosse dato alla pittura , sarebbe senza alcun dubbio 
divenuto un pittore eccellentissimo, come tale è riuscito nella sua pro- 
fessione , che va a comun bene esercitando . Fu suo Padre della città 
di Norcia , condotto ad esercitare la professione di Litotomo in questo 
public© Spedale, e perciò detto volgarmente il Norcino; nella qual 
arte istrusse sin da primi anni il giovinetto figliuolo , con tanto profic- 



73 
■v die arrivò in breve tijppo non .coìamcnte ad uguagliare il Padre 9 
ma a superarlo di gran lunga . Era egli di mente assai svogliata, e 
■li sangue molro focoso ; né fissar potendosi in quella solamente , atten- 
deva ancora a! disegno , al quale sentivasi da fortissima inclinazione 
condono ; ma temendo il Padre che questo studio potesse sviarlo dalla 
propria professione , glielo proibì onninamente ,• e perciò Cesare ne! 
tempo che restavagli dal prestare assistenza al Padre nelle, sue cure , 
portavasi nascostamente da Fra Vittore , e da esso ne ritraeva amorosi 
insegnamenti . Postosi a colorire , ne riuscì assai bene ; e dopo la 
morte del Maestro , postosi da sé stesso a copiare diverse operette di . 
figure, paesi, animali, in grande e in piccolo, ha .fìtto una pratica 
tale in simile facoltà , che le sue copie si confondono alcuna volta con 
gli stessi originali ,• e siccome egli per proprio diletto , e non per gua- 
dagno tratta la pittura , così tutte le conserva in propria casa ; ove 
avendo io condotto il celebre Zuccarclii , osservò con gusto straordina* 
rio tante, e si diverse maniere antiche e moderne , imitate con molta 
diligenza , e senza quell'apparente stento , che suol vedersi nelle co- 
pie ; sicché non ebber più fine le sue lodi , e le sue ammirazioni . Eb- 
be in tale incontro in dono il Zuccarelli alcuni colori di lacche parti- 
colarissime , che Cesare ha il secreto di formare simili a.„ quelle di Fra 
A it; torti ; come altresì ha singoiar talento in comporre altri colori ever- 
sici bellissime . Ha copiato molro bene diversi paesi, del sudetto Zuc- 
carelli , ed alcuni ne ha fuco anco d'invenzione su quella maniera be- 
r>e espressi , e vivamente coloriti . Fra le molte eccellenti sue copie 
una deggio raccordare particolarmente , la quale essendo posta al con- 
fronto del suo originale alla mia presenza e di altri dilettanti , a nes- 
suno fu possibile , se non a grande stento a poterla distinguere .* que- 
sta è una bellissima testa al naturale del Salvatore coronato di spine , 
di maniera Guidesca , ultimamente acquistata dal Co: Canonico Zan=> . 
chi , e posta nella scelta sua galleria ; essendo poi la esatta copia dì 
Cesare collocata nel luogo , dal qèale fu levato l'originale . 

Ha fauj diversi ritratti, fra'quali due meritano particolar ricordan- 
za per rapporto a'personaggi , che rappresentano : l'uno si è del Pa- 
dre Giulio Oderi Genovese Crocifero, che morì inodore di santità l'an- 
no 1754. nello spedale di questa città, nella cui infermeria vedesi es- 
posto in atto di assistere ad un moribondo ; l'altro che replicò due 
volte del Padre Gaetano Migliorini Cappuccino , celebre per virtù , e 
per tanti libri dati alle stampe: e di questi applauditi ritratti uno si 
cons&rya nei suo Convento,, e l'altro presso, li suoi Nipoti. 



7? 

Resterebbe per ultimo da aggiungere alcuna cosa intorno ciò;, che 
rende il nostro Femi più che in ogn'alcra facoltà commendabile ,• dico 
della sublime sui virtù nella professione di Litotomo, e Oculista, e 
deljs sui maravigliose cure e guarigioni ,- ma per non esser questo il 
mio assunto, me la passerò brevemente. Dirò solamente, che a cagio- 
ne di questa si è acquistata la fi ma , e l'onore di tutto il paese e d' 
o^u'altra vicina città , ove di frequente è chiamato ; ed in Milano par- 
ticolarmente , in Fiacenza , In Brescia , e in Crema , ove ebbe occa- 
sione di fare alcune operazioni con esito felicissimo a ragguardevoli 
personali , non può dirsi con quanto onore ed estimazione sia apprez- 
zata la somma virtù di lui, per la quale ha avuti dei vantaggiosi par- 
titi , e delle grandiose offerte ,* e perciò la Città nostra , per non restar 
priva di un cosi degno e necessario soggetto, stabilì nel pubblico Con- 
cilio di accrescergli lo stipendio , che di già molti anni prima gli ave- 
va graziosamente accordato , come dalla parte presa li 14. Febbrajo 
17)0. p.:r l'aumento dalli 50. alli 100. scudi è manifesto. Fu pure 
presa altra parte dal Concilio del giorno 22. Xbre 1757. con cui si 
concede al Sig. Cesare Femi di potere abitar anco ne'borghi , ma den- 
tro la cinta vecchia col già accresciuto onorario di scudi cento 3 * e fu 
dispensato eziandio dal debito di essere confermato . 

Vive Cesare agiatamente , sempre operando o in pittura per pro- 
prio diletto , e per puro amore alla virtù , o nella propria professione 
a sollievo di chi ne abbisogna ; e così per lo suo valore, e per la sua 
fresca età è da sperare , che altre opere sempre migliori egli faccia in 
pittura , e che debba lungamente coll'esercizio dell'arte sua essere di 
benefizio e vantaggio alla patria . (1) 

Fra gli scolari di Fra Vittore merita di aver suo luogo Pietro 
Guaidi nato nella terra di Nembro nel \jì6, mentre sotto gli amoro- 



(1) Vive ancora il Sig. Cesare, e non razione distinte; Ritratti d'intere famiglie; 
son che tre anni passati da che ha messo Copie da'quadri o da carte de'più gran Ma- 
da banda la pittura ; ne ciò per altro ino- estri , che gli capitavano alle mani , e de- 
tivo , che per non recar danno alla vista stavano il suo genio . Egli n'ha pieno la 
già troppo affaticata , e alquanto indeboli- casa , e passano il numero di cento d'assai,- 
ta . Ma da quando l'Autor di queste Vite oltrò que'pezzi che son posseduti da'partico- 
«crivea fino a questi ultimi tempi , il no- lari , e serbansi con somma cura . E in tut- 
stro Femi ha sempre seguitato a dipingere te tali opere si scorge quell'Uomo che, co- 
con tutta quella eccellenza , di che è det- me dice l'Autor nostro , avrebbe pareggiato 
to cui sopra ,• e ancor più , quanto con 1' i più celebri dipintori , se la pittura soia- 
esercizio e con la riflessione più venia , per- mente avesse coltivato; benché a dire il 
fezionandosi . Ritratti di persone per qual- vtro , non son pochi i quadri, ne'quali 
che pankolar merito , o per cornai) vene- non è ad essi inferiore . 

Tom. Ih io 



74 
si insegnamenti di lui arrivò a produrre qualche copia tolta dal Mae- 
tro con qualche sapere . 

Dopo essere stato nove anni continui in questa scuola portossi 
in Roma , ove con la direzione di Placido Costanzi deano allievo di 
Benedetto Luti* ha proseguiti i suoi studj per avanzarsi anco a dipin- 
gere istorie , e ne'cinque anni di sua dimora fece non poco profitto . 
Restituito alla patria ha esposte diverse opere al pubblico , come le 
quattro vele in Santo Agostino dipinte nella cupola della Cappella di 
S. Nicola : una Vergine col figlio morto fralle braccia , ed un S. Gio- 
vanni Nepomuceno nella Chiesa del Carmine.' una tavola della Madon- 
na del Rosario nella Parrocchiale d'Alzano di sopra : due quadri late- 
rali in quella di Bonate superiore con li Santi Vincenzo de'Paoli e 
Francesco di Sales .• due altri laterali in quella di Spirano con li Santi 
Luigi Gonzaga e Giuseppe col Bambino , e diversi graziosi angiolet- 
ti : due tavole in quella di Colognola , l'una con la Madonna del Ro- 
sario attorniata da molti Santi , l'altra colla Vergine Addolorata : un 
Sant'Antonio col Bambino Gai\ nella privata Cappella di Monsignor 
nostro Vescovo nel luogo di Fara in Gerra d'Adda : un quadro assai 
grande posto in mezzo al Coro nella nuova Chiesa di Bariano (i). 

MARCO OLMO- 

j\| on v'ha istoria alcuna , che tratti delle vite de'profcssori del di- 
segno , nella quale non si vegga fatta menzione ancora di grandi e 
nobili persone , che non per alcuna necessità , o avidità di guadagno , 
ma bensì per solo amore e desiderio d'onore si sottoposero alle fatiche 
dell'arte , e divennero eccellenti in questa professione . Così io debbo 

(i) Questo quadro rappresenta il marti- e alla destra di essa tre altri manigoldi, 

rio de'SS. Gervasio e Protasio . in alto alla uno de'quali mira i Martin con aria fun- 

destra vi è un Idolo , di sotto un manigol- bonda , e molto espressiva . A" piedi poi 

do , colla spada in atto di sfoderarla . Vi- del Quadro sta un vecchi» inginocchiato 

tino a questo un Sacerdote in atto di per- con un ginocchio solo, e tiene inumano 

suadere S Protasio ad adorar l'idolo , e il della corda . Dulia parte sinistra a piedi 

Santo mezzo nudo , colle mani legate di pure del quadro vi e una donna seduta con 

dietro , e con altro manigoldo che lo tiene un bambino in grembo , e un piccolo ca. 

per mezzo di una corda . In seguito S. Ger- gnolino . Più in alto delle suddette figure 

•vasio ucciso a colpi di bastone, e strascina- ve ne sono altre quattro con bandiere, 

to giù dal palco da due sgherri, uno de' lande ec. e in cima del quadro due Angio- 

quali lo tiene per le braccia, l'altro co' li che tengono in mano le palme, e «otte 

piedi sulle spalle lo spinge per gittarlo dal questi a roano destra due teste «1 «-nero- 

palco . Sotto tali figure yi « una prigione , bini. 



75 
fare presentemente, riponendo fra'nostri artenci Marco Olmo Gentiluò- 
mo chiaro per natali , e per bontà di vita , il quale tratto dal natu- 
rale desio diedesi interamente agii studj del disegno , ed agli esereizj 
della pittura . 

Nacque questi li io. d'Aprile dell'anno i 6 8 j da Antonio Olmo , 
e da Lucrezia Pellicioli , la qual famiglia fu poi ascritta nel cader d~l 
passato secolo alla Veneta Nobiltà ; e scoperta da'Gemtori la sua gran- 
de inclinazione al disegno , l'inviarono a Bologna acciò non solo le let- 
tere e le altre virtù imparasse , che ad un nobile giovinetto conven- 
gono ; m?, l'arte ancora della pittura sotto qualche valente maestro po- 
tesse apprendere . Fra li molti eccellenti professori , che fiorivano allo- 
ra in quella città , Gio. Gioseffo dal Sole era certamente de'primi ; 
nella cui scucia introdotto per più anni si trattenne . Quivi cominciò 
a colorire , ed alcune ragionevoli cose dipinse . Fece in quel tempo un' 
opera , e mandolla in questa città in pruova del suo avanzamento e 
profitto . Questa vedesi nella Chiesa della Carità , e rappresenta la de- 
collazione di San Giambattista ; la quale opera siccome condotta sotto 
gii occhi e la scorta del maestro , è piena di profondo intendimento 
forza e franchezza . Se questa maniera avesse osservata anco in appres- 
so , molto migliori sarebbono le sue pitture . Ma restituito poscia alla 
patria, ha fatte sopra vaste tele grandi opere bensì, ma non condotte 3 
né colorite con quel gusto , che si scorge nella sopraddetta tavola . Per 
la Chiesa di Santa Grata ha dipinto la tavola con li Santi Mauro e 
Placido 3 come pure li due laterali nella cappella medesima : per quel- 
la di Sant' Orsola la tavola dell'altare a mano sinistra con due Sante 
C irmelitane : per quella di Sant'Antonino la tavola con l'immacolata 
Concezione . Diverse opere fece per la Chiesa della Madonna fuori 
della porta di San Giacomo ; e primieramente due laterali con la Con- 
cezione a destra , e con la Vergine addolorata a sinistra j e quattro 
gran quadri nel corpo della Chiesa , da una parte è rappresentato in 
uno la Natività del Signore , nell'altro la Sacra Famiglia , ove vedesi 
Maria Vergine che sta cucendo , San Giuseppe che lavora da legna- 
tolo , ed il pargoletto Gesù occupato in bassi servigi; dall'altra pai- 
te vedesi in uno San Giuseppe moribondo assistito da Gesù e da Ma- 
ria , e nell'altro la Natività di Maria Vergine . Sei gran quadri dipìn- 
se per la Chiesa di Santa Chiara ,• come pure altri tre più piccoli so- 
pra il coro delle Monache , e due sotto le finestre del coro medesi- 
mo . Nella Chiesa di Santo Spirito coprì con tre vaste tele ti-rta la 
prima eappella a sinistra entrando , che era a fresca colorita da Gio* 



7* 
Paolo Cavagna , come vedemmo nella vira di lui ,• e fece nella tavola 

di mezzo la Natività del Signore; in quella a destra l'Angelo, che ap- 
parisce a'pastori ; ed in quella a sinistra l'adorazione de'Magi . Per V 
oratorio di San Rocco , in Borgo San Leonardo, la tavola con la Ver- 
gine , e li Santi Giuseppe e Rocco : e per la Chiesa del Seminario 
una ravola che è stata una delle ultime sue fatiche , che e posta all' 
altare con la Vergine in alto col Eambino in graziosa positura , che si 
volge verso Santa Caterina , e San Luigi Gonzaga, che stanno ingi- 
nocchiati da una parte ; e dall'altra è figurato San Matteo Evangeli- 
sta , che è il titolare della Chiesa . 

Ha fatti moltissimi ritratti , che veggonsi nelle private case , ed 
altre molte opere nelle Chiese di questo Territorio ; delle quali non 
iscriverò più avanti , parendomi che le sopraddette possano bastare . Per- 
venuto finalmente all'età di anni settanta , dopo breve malattia fu col-» 
to dalla morte, e ciò segui alli 6". di Febbraio dell'anno 1753. 

Fu uomo di buoni costumi , di poche parole , di molta serietà in 
apparenza ; ma di buon umore nelle compagnie familiari ; discorreva 
con grande franchezza delle difficoltà dell'arte , e dal suo discorso da- 
ya saggio di maggior sapere di quello abbia dimostrato nell'opere . 



GIO CAROBBIO PITTORE 



N 



ella terra di Nembro nacque Giovanni da Marziale Carobbio nel- 
l'anno 1 6 y 1 ,• ed osservando il Padre che nella professione acuì l'ave- 
va applicato , non faceva quella riuscita , che da un giovine di non' 
poca abilità si poteva attendere , e che col crescere dell'età andava an- 
cora crescendo il genio, ch'egli ebbe sin da fanciullo all'esercizio del 
disegno , deliberò d'inviarlo a Brescia , benché fosse di già pervenuto 
all'anno vigesimo primo di sua età . 

Dopo cinque anni di dimora in Brescia, si restituì in patria, e 
presa stanza nel borgo di San Leonardo , per undici anni sempre ope- 
rando si trattenne . Passato di poi alla paterna casa di Nembro , dal- 
la quale più non si è dipartito , non è possibile il dire quante opere 
egli abbia fatte , non essendogli mai mancati gl'incontri di esercitare 1 
suoi pennelli si per questa città , come per le Chiese di questo terri- 
torio . Non volendo però qui stendere un lungo catalogo di tutte le 
eue pitture , alcune solamente qui ne andrò indicando . Nella Chiesa 



7? 
di San Lorenzo il gran quadro nel coro , rappresentante il martirfé 
del Santo : nella Chiesa del Carmine li due laterali nella cappella di San 
Niccolò da Bari: ed in quella di Sant'Agostino due quadri nell'interno 
della cappella di San Nicola , in uno de'quali è colorita la morte dei 
Santo , e nell'altro il medesimo in atto di ringraziar Dio , perchè tro- 
vata con il bastone la fonte di acqua , ove scavare il Pozzo del pro- 
prio Convento ,* in San Bernardino di borgo San Leonardo nell'oratorio 
della dottrina cristiana , un'opera grande e di molto impegno , nella 
quale è rappresentato Gesù Cristo , che dispensa il pane alle turbe ; 
con altro quadro della Vergine polio dirimpetto : in San Lazzaro, al 
secondo altare a destra , la tavola con San Mauro che benedice 6torpì t 
ed infermi: in San Difendente» nell'oratorio della dottrina , il quadro 
sopra la porta , che va in sagristia cor» Gesù Cristo che insegna ^fan- 
ciulli : nella Chiesa de'Padri Cappuccini due tavole , l'una posta al se- 
condo altare 3 entrando a destra, in cui è figuralo il Beato Giuseppe 
da Leonessa portato dagli Angeli in Cielo P * l'altra al secondo altare a 
sinistra col martirio di San Fedele di Sigmaringa : in quella delle Cap- 
puccine li misteri all'altare della Vergine addolorata , in figure piccole , 
nelle quali riusci molto più commendabile a che nelle grandi , e per- 
ciò meritevole di qualche laude . 

Quelle poi colorite per le Chiese di questo Territorio sono , nel- 
la Parrocchiale di Tagliuno tutti i quadri del Coro .* in quelle di Tel- 
gatte , Grumello , Cenate , e Nese , tutti i quadri laterali parimente 
del Coro.* altre tavole in quelle di Albino, di Nembro , di Botiate su- 
periore , di Cornalba , di Calcinate : ed in altri molti luogh; circonvi- 
cini del territorio di Cremona, e di Brescia, nella quale città \t so- 
no di sua mano nella Chiesa de'Santi Faustino e Giovita a due qua- 
dri , in uno de'quah veclcsi il transito di Maria Vergine , e nell'altro 
il riscatto degli schiavi . Co ne di sopra ho detto , ebbe maggiore abi- 
lità nelle piccole figure , di che fede ne fanno li quindici misteri di- 
pinti per la Parrocchiale d'Alzano superiore : per quella di Selvino del- 
la Costa di Serina : e di San Pietro martire d'Alzano maggiore , colo- 
riti intorno l'aitare della Vergine addolorata : e li molti piccoli quadri 
di storie , e divozione esistenti nelle private case i quali condusse con 
maniera molto applaudita . 

Visse il Carobbio non mai lasciando i pennelli sino all'anno 17 $2; 
«ci quale alli 29. di Marzo in età di <Jj. anni diede compimento a 
questa vita mortale . Ha lasciato due figliuoli che trattano la pittura , 
cioè Pietro il maggiore , che si ya esercitando nel copiare paesi ; e 



78 

Marziale, che procura per quanto può, d'accostarsi alla maniera del 
Padre , ed ha esposte due tavole nella cappella di San Nicola presso 
a quelle del Padre nominate di sopra , con due fatti miracolosi del 
Santo ; ed altre opere che danno a divedere il di lui buon senio alla 
pittura, per quanto gli vien permesso dall'età sua, e dall'essere rima- 
sto senza alcun maestro „ 

GIAMBATTISTA CAiNIAMA SCULTORE, 
ED ARCHITETTO» 



el Castello ragguardevole di Romano il di S. Maggio \6j\, nac- 
que Giambattista da Antonio Caniana , e da Caterina Viciuelli di Ci vi- 
date sua moglie . Fu posto alle prime scuole di Grammatica , come di 
più vivace ingegno degli altri due suoi fratelli , che si appigliarono 
alla professione del Padre, il quale era eccellente falegname di Quadra- 
tura . Morto questi , la madre che la famigi:a reggeva , fece continua 
re negli stud] Giambattista, e terminata che ebbe la rettorica con noi 
lieve profìtto , s'avvisò d'inviarlo a Venezia , ed ivi applicarlo in un 
negozio . Contro la propria inclinazione vi si portò Giambattista , e 
circa un anno vi stette ; ma seguita la morte della madre , ritornò al- 
la patria per insinuazione anco del fratello maggiore , che desiderava 
incamminarlo nella propria professione . Cominciò quivi a studiare il 
disegno, al quale senti vasi dalla natura maggiormente inclinato, che 
al negozio ; e nello stesso tempo ad attendere all'arte dei rimessi , o 
sia alla tarsia , ed allo studio dell'architettura ,* e quantunque il faces- 
se da sé , pure con gl'insegnamenti de'libri , che di tal sorta molti pos- 
sedevane il Padre , e coi consigli di un dotto Ingegnere forestiere , che 
per qualche tempo in Roma-no si trattenne , fece molto avanzamento 
non solamente nell'architettura , ma nella geometri?? ancora . 

Era l'anno lóyi. quand© ricercati questi tre fratelli per fare li 
grandi armar; , che veggonsi nella seconda Sagrestia della Chiesa prin- 
cipale d'Alzano, cela si portarono.,- e di tale opera ne fu direttore 
Giambattista , che di già aveva nell'arte superati i fratelli , e vi fece 
tutte le intarsiature . Ma desideroso di sempre più avanzarsi , delibera- 
to aveva di portarsi in forestieri paesi per potere sotto la scorta di 
qualche eccellente professore incamminarsi per la strada della perfezione : 
e di già favorevole incontro presentato gli si era di portarsi in Francia 



per l'assistenza e protezione , che un suo Signore amorevole gli anda» 
va prestando,* ma non potè con grave suo dispiacimento mandare ad 
efletto tale suo desiderio , essendo stato da questo viaggio distolto dai 
fratelli pel grave danno , che dalla lontananza sua provenir ne poteva 
aila sua famiglia . Non si smarrì però Giambattista in tale incontro , ma 
diedesi più che mai allo studio dell'architettura , e geometria , e prov- 
vedutosi d'altri libri , e di carte d'eccellenti autori di figure, arabeschi, 
e fogliami , avanzossi anco nel disegno si fattamente che potè poi nelle 
sue vaghissime intarsiature far vedere quanto fosse divenuto eccellente . 

Nel 1Ó94, presa in moglie una giovine di onorata famiglia d'Al- 
zano , ivi stabilì suo domicilio ; e faitosi palese il di lui valore, inco- 
minciò ad avere commissioni frequentissime , per le quali ha sempre 
dovuto il suo talento esercitare tanto nell'opere di intarsio , come ne' 
disegni d'architettura ,• lo che si potrà rilevare dalle molte sue princi- 
pali operazioni , che senza ordine di tempi andremo narrando , 

Nel territorio dunque le Parrocchiali di Telgate , Cologno , Co- 
lognola , Scanzo , Cornale , Zorzone , Gerosa , San Leone , Serena , 
Serina , Ardesio , Pradalonga , furono co'suoi disegni e colla sua dire- 
zione fabbricate .• come pure ancora la Chiesa del suffragio d'Alzano .* 
quella delle Monache d'Albino : quella della Madonna di Desenzano .* 
ed in Bergamo la Parrocchiale di borgo Santa Caterina .• la Chiesa del- 
le monache di Sant'Antonio .* l'oratorio de'confratelli di Santa M. Mad- 
dalena : e la cappella della Beata Vergine posta neila Chiesa del Car- 
mine : diede pure compimento alla magnifica Chiesa di Santo Spirito , 
la quale da terra sino al cornicione è fatta col disegno del famoso San- 
sovino . Fece il disegno del grandioso palagio Rotigni in Tresolzio .• il 
disegno del collegio dette Dimesse di Verola , nel Territorio Bresciano ; 
nel qual luogo ancora fu fata la fabbrica del nuovo ospitale molto com- 
mendata . 

Quattro altari di marmo furono co'suoi disegni costrutti nella Chie- 
sa parrocchiale d'Alzano ; come ancora il famoso pulpito s che fu poi 
lavorato di finissimi marmi dai celebri fratelli Fantoni di Rovetta .♦ tre 
altari di marmo nella Chiesa di Sant'Alessandro della Croce; e sono 
quelli del Corpus Domini , di Sant'Antonio , e di Santa Maria Roma- 
na . Per la Chiesa di San Leonardo de'Padr* Somaschi fece il disegno 
degli altari della B. Vergine , e di S. Girolamo Miani loro Fondatore : 
il disegno dell'altare della Madonna per ia Parrocchiale di Vertova : e 
quello dell'aitar maggiore per la Chiesa principale di Breno in valle 
Camonica • 

(iy Vedi Tom. 1. pag. m. 



So 

Le opere di quadratura , d'intaglio, e di tarsìa, che in varj tem- 
pi ha condotte il Caniana , sono infinite ,- io perciò per non tediare 
il lettore oltre il bisogno , aJcune solamente delle più singolari ne por- 
terò in questo luogo . Fere i) tabernacolo a rimessi intarsiato dt madre 
perla per la Chiesa de'Cappuccini : una cornice con li gradini dell'altare , 
eoa bellissimi scherzi di puttini, nella cappella del Gesù vicino alle 
Grazie : un pulpito nella Parrocchiale di Taghuuo , intarsiato di fiori , 
e figure.- un quadro istoriato rappresentante la Crocifissione di Nostro 
Sgnore all'altare della Misericordia di Romano con varj ornamenti in- 
torno. Singolari sono le opere fatte nella terza sagristia d'Alzano, es- 
sendo tutte Je sedie attorno lavorate a tarsia con paesi , trofei , scher- 
zi di puttini , fiori, frutti , volatili , e quadrupedi, e mille altri va- 
ghi capricci: osservabili particolarmente sono quattro istorie, nelle qua- 
li sono rappresentate la Natività, la Circoncisione, l'Annunzio dell'An- 
gelo a'paston , e Mosè ritrovato nel fiume ; in quest'ultimo scrisse in 
un cartello G. B. C. Lavorò pure in diverse altre sagrestie banchi , 
ed armarj di singolare struttura, intaglio , e rimesso: e se ne veggono 
in quella di Palosco , di Brignano , di Cividate , di Stezano , ove pu- 
re fece la maestosa cassa dell'organo , ed il superbo coro , co ; e tutte 
degne d'attenzione . Sono pure di sua mano li sedili del coro lidia 
Parrocchiale di Vertova : quattro magnifici confessionali nella Chi sa di 
Santa Maria di Gandino : ed altri nella Chiesa di Alzano : ed in mol- 
ti altri luoghi diverse sue opere , che dalla squisitezza degl'intagli , e 
perfezione delle intarsiature si potranno comprendere da qualunque . 
Fra quelle poi che nelle private case sono rinchiuse , degno di parti- 
colare attenzione è un tavolino in casa Moroni a Sant'Andrea , il qua- 
le è tutto istoriato . 

Fece un quadro istoriato rappresentante San Giambattista nel de- 
serto , al Sig. Proposto Tinti di Romano : due altri istoriati a! Sig. 
Badala: un armario con istorie del vecchio Testamento a'Conti Carra- 
ra .- e due con ischerzi elegantissimi di puttini al Nobiluomo Berlendis 
in Alzano . 

Non. è- stata solamente in Bergamo ristretta la virtù di Giambatti- 
sta , ma per altre città , e per ragguardevoli personaggi ha avute im- 
portanti commissioni .* e primieramente degni di particolar lode furono 
due scrigni mandati, l'uno a Padova all'Eminentis. Cardinale Cornaro, 
l'altro a Verona ai Co. Pellegrini; ne'quali con vaghe e nuove intar- 
siature espresse molte istorie del vecchio e nuovo Testamento : altro 
^e spedì pure a Verona al Sig. Angelo Fontana > con varie medaglie 



8i 

Opprimenti la Vita di Gesù Cristo : due quadretti con figure , ed altri 
ornamenti lavorò per due Signori Veneziani allora Giudici in Bergamo , 
i quali della virtù del Caniana particolare stima facendo , vollero tali 
sue opere seco portare in Venezia . Due tavolini di ammirabile fattura 
furono spediti a Vienna ad un Ambasciatore : ed altre sue opere di 
conto , a Koveredo . 

Fece tre altari per la Chiesa principale di Covo nel Cremonese ; 
ed' alcune fatture molto stimate nella Chiesa di San Giacomo Maggiore 
di Crema . 

Altre moltissime opere condusse d'intagli , e dj rimessi ; e fece 
moltissimi disegni per chiese 5 per altari , e per altre pubbliche e priva- 
te fabbriche ,• nella descrizione delle quali cose non mi distendo più 
oltre , per non esser troppo lungo . Eia già il Caniana pervenuto a 
stato di gravissima età ,• e sebbene era di quando in quando travaglia- 
to da alcuni mali , pure seguitava per quanto era a lui possibile 9 ad 
esercitarsi nella professione ; quando assalito da male di petto , in po- 
chi giorni terminò il viver suo 5 e ciò segui allr 5. di Maggio dell'an- 
no 1754. correndo l'ottantesimo terzo anno di sua vita. 

Fu uomo di buoni ed onorati costumi , schietto , e sincero , di 
molto ingegno, tardo però, e timoroso, e perciò avanti di produrre 
il suo parere rifletteva molto e pensava s sempre indefesso alla fatica , 
ed amante di sua professione . 

Ebbe non pochi figliuoli , il primo de'quaii nominato Giannanto- 
nio dopo aver date molte pruove del suo talento , e di aver fatte più 
opere di rimessi degni di lode , in sul più bello dell'operare , in età di 
57. anni fini il corso de'giorni suoi . Don Martino Bonifacio fattosi Sa- 
cerdote , non per questo ha abbandonato l'amore, e il buon intendi- 
mento al disegno e all'architettura : e Giuseppe le paterne orme se- 
guendo si esercita con molta lode nell'arte : come fa pure Catefina sua 
Sorella , la quale nata nel principio del secolo si applicò ne' primi an- 
ni al ricamo > ma temendo di troppo infievolire la debole vista , s'av- 
visò di attenersi sotto ai paterni insegnamenti ahi rimessi , e conducen- 
do del continuo varie opere in compagnia del fratello Giuseppe , tan- 
to l'uno che l'altra si sono acquistati sin qui non poco nome, fra le 
opere interamente fitte da loro , oltre allajuto prestato in quelK del 
genitore, si contano il tabernacolo, gradini, e tuct- la- cornice del qua- 
dro dell'aitar maggiore nclia Chiesa dell Mònache di [-usare, il tut- 
to lavorato con madreperla a rii , co i- 
il, puttini ed altri rabeschi coi ne , e di in 5 
Tom. IL 1 i 



8s 

cpera simile nella Chiesa delle Cappuccine all'aitar maggiore , con di 
più il parapetto del medesimo altare , con medaglia nel mezzo rappre- 
sentante il sacrifizio d'Abramo .• l'aitar maggiore nella Chiesa di borgo 
Santa Caterina : diversi ornamenti di rimesso all'aitar maggiore de'Pa- 
dri Riformati d'Alzano .• un pulpito nella Chiesa parrocchiale di Sorise- 
le con intagli, e medaglie di rimesso istoriate: l'ornamento dell'altare 
della Beata Vergine nella Chiesa de'Padri Riformati di Brescia , con il 
parapetto, nel di cui mezzo si vede una medaglia che rappresenta Ge- 
sù Cristo posto nel Sepolcro : un maestoso armario lavorato a fogliami 
e fiori di rimesso , per la Nobil Donna Contessa Elisabetta Grtmani Gam- 
bara , che fu poi trasportato in Venezia : due tavolini di vago e ma- 
estrevole lavoro per l'Abate Palazzi nobile Bresciano: due confessionali 
con intagli e rimessi nella Chiesa di San Giacomo Maggiore di Crema.* 
ed altre molte fatture tralasciando, si può sperare che non poche altre 
sempre migliori debbano esser da loro prodotte . (i) 



BARTOLOMEO NAZARI PITTORE- 



i 



Ja nobil terra di elusone , che ha tanto contribuito alle glorie di 
questa patria , si pregia anco d'essere stata madre di Bartolomeo Naza- 
ri , che è stato uno de'maggiori lumi della scuola Veneziana. Nacque 
egli alli io. di Maggio dell'anno 1699 , e giunto appena agli anni 
del conoscimento diede segni grandissimi d'aver avuto dalla natura una 
particolare inclinazione alla pittura; perciò essendo inviato da'genitori 
alle prime scuole , ivi sul margine dei libri , e su quelle carte che al- 
le mani gli pervenivano , altro non faceva che disegnar fantocci , pae- 

(1) Figlio del sopraddetto Giuseppe è Già- Olanda ali'A ja . Le tre storie esistenti nel 

coino ora vivente . Questi nacque l'anno banco di facciata all'altare della suddetta 

17^0. Ebbe li primi rudimenti nel disegno Cappella Colleoni, sono pure sue Opere. 

di figure in Bergamo da Giovanni Raggi Per ordine del fu Eminentissimo Carrara ne 

Pittore . Si portò dappoi in Milano , óve ha spedito altra simile a Roma , ed altre 

per sette anni , sotto la direzione e scuo- esistono pure in paesi bergamascho, ed este- 

Ja del celebre Cav Carlo Maria Giudici Pit- ri : Ha ristaurato le opere di Tarsia del 

tore , e Statuario approfittò nella pittura , e celebre Capo dì ferro poste nelle sedie del 

nell'architettura . hi e ila Tarsia, le prime ope- Coro di S. Maria Maggiore di Bergamo. 

re da lai fatte esistono nella Cappella Cole- Nell'Architettura , tra gli altri suoi disegni 

oni nelli fondi de' quattro sedili laterali già eseguiti si trova il disegno della Parroc- 

all' Altare . Dopo fece maggiori studj sopra chiale della Ranica , e quello della facciata, 

tal arte, t per 1 e immissione di Sua Ecc. e del Campo Santo avanti la Chiesa di S, 

Colonello D Gw. Battista Sales lavorò due Miehiele in Alzano . 

medaglie storiate , che furono spedite in 



8* 

si , e altre cose sì fatte ,• di modo che vedendo il Padre il naturale 

impulso del figliuolo verso la pittura , determinò d'inviarlo a Venezia 
sotto la direzione di qualche celebre professore . Era egli all'età per- 
venuto di 17. anni, quando fu inviato a quella dominante sotto la 
protezione del Conte Ferdinando della Torre Tassis Generale delle po- 
ste Imperiali , dal qual raccomandato all'eccellente pittore Angelo Tre- 
visani fu da questo nella propria scuola accolto . Guidato dal genio 
all'acquisto della perfezione di quest'arte, non ometteva fatica alcuna 3 
ora disegnando sulle opere del maestro, ora studiando sugli antichi ri- 
lievi , ora frequentando le accademie del nudo ,* così che nello spazio 
di sette anni , che frequentò quella scuola , mise in pubblico alcune 
ODererte , le quali davano indizio a quanta eccellenza era egli un dì 
per arrivare . 

Fu spedito a Mantova dall'Ambasciatore di S. M. Imperiale Co: 
di Coloredo , per fare il ritratto di Donna Eleonora Gonzaga destina- 
ta sposa al Co. Carlo figlio dell'Ambasciatore ; e ne riuscì con intero 
aggradimento di tutta quella casa , ove per alcuni giorni fu trattenuto 
con singolare benignità . Ritornato in Venezia fu con molto applauso 
e lode ricevuto il ritratto dall'Ambasciatore , e per essere questa una 
delle sue prime opere, gli apportò molto onore e vantaggio. 

Era il Nazari desideroso di veder Roma , per poter proseguire i 
suoi studj anco sulle opere di que'celebratissimi maestri , e sulle anti- 
che statue ; quando presentossegli favorevole occasione di servire Sua 
Altezza il Principe della Torre Tassis , che colà portavasi . Con tale 
nobile compagnia dunque giunto in quella capitale, gli piacque di 
consumare tre anni interi negli studj delle antiche cose, e moderne , 
tuttoché fosse, già assai valente artefice , essendo giusta ed al vero ac- 
comodata quella massima dei veri intelligenti , che le bellissime opere 
di Roma in queste arti nostre sono le maestre non v'ha dubbio , ma 
di quei che sanno . Frequentava la scuola di due primi professori di 
quel tempo Cav. Benedetto Luti , e Francesco Trevisani , da'quali ri- 
ceveva sempre amorose accoglienze , e profittevoli ammaestramenti , né 
ometteva attenzione alcuna per impossessarsi ancora del rhodtì di ben 
comporre qualsivoglia istoria; come con felicità ed appla t nel- 

la prima tavola , che fece per una Parrocchia di Capo d'ist la 

quale era rappresentata la Beata Vergine della Cintura con Sa. 
nica , Sant'Agostino, e Sant'Antonio .♦ ed è dd sapersi , 
coloro che ordinata avevano quella tavola, e' 
valore concertato , vollero che da due ecevl 



s 4 

ed avendo questi ben esaminata l'opera, la stimarono il doppio prezzo 
di quello che avevano già al pittore accordato , che era la somma 
di 80. ducati. Lasciata Roma se ne tornò di poi molto avanzato nel- 
l'arte a Venezia; ove invagitosi di bella ed accostumata giovine, e ri- 
piena di tutte le belle qualità che possono desiderarsi la pre> in mo- 
glie 5 e fissò in quella città la sua abitazione . Quivi datosi p 1 che 
mai ad operare , fece primieramente una tavola con l'immacolata Con- 
cezione , San Giuseppe , e Sant'Anna , con varj bellissimi Angeletti , 
dipinta con molta leggiadria , e con ottimo gusto di colore , e questa 
fu mandata a Pontremoli . Colori poscia il ntraao del famosissimo pit- 
tore di vedute Antonio Canale , detto Gavaletìo , il quale esposto alia 
pubblica vista nella scuola di San Rocco , ove nel giorno di detto San- 
to sogliono molti pittori esporre le opere loro , fu con tale aggradi- 
mento dagl'intendenti e professori ammirato, che cominciò a fatsi noto 
il valore di lui anco nel far ritratti ,• e fu occasione, che n'ebbe poi a 
far moltissimi per molti illustri personaggi . Il primo che fece fu quel- 
lo del Proveditore Generale Francesco Correr , grande al naturale , e 
riuscì somigliantissimo . Dipinse poscia quello del Cardinale Querini tut- 
to intero, seduto sopra una grande seggia di velluto rosso, il quale 
posa una mano sopra un libro , vedendosene molti altri ivi distribuiti 
sul tavolino coperto di un drappo di ganzo d'oro ,• il tappeto che tie- 
ne sotto ai piedi non può essere più vero , né tutta l'opera in ogni 
sua parte più commendabile . Non poco onore gli accrebbero anco li 
ritratti di due valenti pittori , l'uno di Luca Carlevaris , che corre al- 
le stampe intagliato da celebre incisore ; l'altro di Sebastiano Ricci , 
che fu prima con universale applauso esposto sotto le Procurative nuo- 
ve , e poscia comperato dal Maresciallo Co: di Sculemburgo , il quale 
lo mandò a Berlino per riporre nella galleria di quella illustre fami* 



S l!a 



Ma perchè !a vera virtù non fu mai lontana dai morsi dell'invi- 
idia \ quella , ed il n olto credito in che egli era arrivato appresso agi' 
ritendenti , commossero talmente gli animi di alcuni emoli , che comin- 
/arono con ingiuste critiche a lacerare il suo nome , e particolarmente 
quando esponeva qualche quadro d'Istoria.* ma ritrovò ben egli il mo» 
do di chiudere la bocca a'maligni o col non curare le loro invidiose 
detrazioni , o anche col correggersi se in qualche parte ritrovava vera 
la critica . 

Molto esercitossi il Nazari nel fare singolare studio sopra teste di 
giovani e di vecchi prese dal naturaie , ornate poi a capriccio eoa 



bizzarre acconciature , finite sul gusto hammingo , con carnagioni tanto 
vere , e con tanto rilievo e spirito-, che sembrano vive ,• ed in questa 
sorta di pitture è d.venuto singolarissimo . 

Venuto in deliberazione il sopraddetto Maresciallo Co: di gculem- 
burgo di farsi dipingere a cavallo , grande al naturale ; né conoscendo 
in Venezia pittore, che meglio del Nazari potesse eseguire la sua idea, 
da lui volle essere ritratto , e spesse volte lo condusse al luogo ove 
soleva montare a cavallo , acciocché dal naturale potesse fare un pic- 
colo modello , che diligentemente fatto, dipinse poscia ti grande ritrat- 
to , che riusci con universale applauso di tutti gl'intendenti , non an- 
dando però immune anco questa bell'opera dalla critica di qualche ma- 
ligno pittore , il quale mal soffriva, che passasse il Nazari dal dipigne- 
re quelle sue celebratissime teste a fare ancora tal sorta di opere gran- 
diose . 

Seguita in questo tempo l'elezione del Serenissimo Doge Ruzini , 
fu scelto il Nazari per farne il ritratto grande al naturale , nel che ri- 
uscitone con intera approvazione , acquistò poi la protezione e l'arìetto 
di detto Principe , che volle più volte concedergli l'alto onore di pran- 
zare alla sua mensa , e dopo avergli con piena generosità pagata la sua 
opera, dissegli : Questa è una piccola ricompensa al vostro merito ,• per- 
ciò in tutte le occasioni nelle quali potrò giovarvi , avrò piacere di 
mostrare la molta stima , che bo della virtù vostra . E in fatti ogni qua- 
lunque volta ad inchinarsi a lui portavasi , fu sempre con singolare 
benignità ricevuto , e godè poi sempre l'onore dell'aita sua prote- 
zione . 

Eletto in Patriarca di Venezia il Padre Francesco Correr Cap- 
puccino , che anni prima essendo Proveditor Generale si era fatto di- 
pignere dal Nazari , come abbiamo di sopra veduto , volle anco essere 
dipinto in abito di Cappuccino ; ed in abito da Patriarca , in atto di 
dare la benedizione ; li quali ritratti furono tutti e tre esposti sopra il 
ponte dc'Beretteri in occasione del pubblico solenne ingresso , che fe- 
ce questo prelato . Furono ancora sul detto ponte in diverse occasioni 
di pubblici ingressi de'Procuratori di San Marco esposti più ritratti far. 
ti di sua mano , come de'Procuratori Zaccaria Canal , Niccolò Venier, 
Alvise Mocenigo di San Stae , Marco Foscarini , Lorenzo Morosini , e 
di altri molti, che di tutti non vo' far qui menzione . 

Era l'anno »7J<?. quando desideroso il Nazari di rivedere la pa- 
tria «d i parenti , venne a Bergamo colla compagnia del celebratissimo 
Francesco Zuccateili , del quale non potendo parlare a lungo per es- 



%6 

sere mia intenzione di scrivere solamente de'pittori di questa patria , 
voglio però si conceda all'affezione grandissima, che nutro per un uo- 
mo si singolare , che qui in parlando di lui faccia una non breve di- 
gressione . Nato questi in Pitigliano nello stato di Siena , ed allevato 
nel disegno in Roma sotto la direzione di Gio. Maria Morandi , e po- 
scia di Pietro Nelii , ha per 15. anni studiato in quella Metropoli; 
passato poi in altre molte città si è finalmente stabilito in Venezia , 
ed è arrivato ad essere nel numero de'principali professori dell'Europa 
tutta annoverato . Faceva nel principio quadri grandi istoriati, e ritrat- 
ti ; è poi passato a dipignere paesi con entro graziosissime figure , di 
modo che in questo genere ha trapassato non solo li moderni , ma an- 
co gareggia con gli antichi più famosi ; non essendo sino ad ora stato 
alcuno , che abbia saputo alia vaghezza e dolce armonia del paese unir 
figure cosi graziosamente atteggiate, e con tanta naturalezza colorite. 
Sì trattenne alcuni mesi colla compagnia del Nazari in Bergamo , 
nel qua! tempo ebbi il piacere di averlo per molti giorni in campagna 
nel mio luogo di Celadina , ove vedendolo a dipingere ebbi anco l'a- 
gio di apprendere qualche cosa circa il modo dt" comporre i colori , e 
da lui riportai molti utili ammaestramenti . Fece in tale incontro una 
Santa Maddalena nel deserto -, né si può vedere cosa più perfetta,- fe- 
ce anco sotto li miei occhi altri paesetti , alcuni de'quali sono nelle mie 
mani : uno ne possiede il Co: Giacomo Tassis di Borgo Sant'Antonio: 
ed un altro il Co: Giacomo Carrara; e questi ho poi voluto dopo 
qualche tempo ricopiare , innamorato della sua dolce e vaga maniera . 
Era allora Rappresentante in questa città il Co: Girolamo Leoni Nob. 
Veneto , il quale rapito dalla vaghezza de'paesi , e dalla leggiadria del- 
le figure , ordinò al ZuccarelH di fare la veduta al naturale di questa 
nostra città . Portavasi pertanto sul campo di San Domenico fuori del- 
la porta di San Giacomo, e qui con tutta diligenza ne fece il disegno 
sopra una carta , che poi in un quadro più grande dipinse a olio . 
Fece vedere fuori di detta porta il Rappresentante Leoni entro uaa car- 
rozza tirata da sei cavalli , dalla sua guardia attorniato , e da'suoi staf- 
fieri , come suole vedersi nelle pubbliche funzioni ; altre figurette poi, 
e. tutte graziose veggonsi sul detto campo di San Domenico in vaghe 
attitudini , e con istraordinaria diligenza condotte ; opera in somma in 
ogni parte singolarissima , che viene ora in Venezia in casa Leoni co- 
me prezioso tesoro custodita .Ho voluto far nota quest'opera siccome 
fatta nel tempo 4i sua dimora in Bergamo, e parlare di alcune altre 
the qui si trovano, non volendo inoltrarmi a descrivere le molte su« 



«7 
opere sparse per le gallerie , e gabinetti de'primi Monarchi ; nò favel- 
lare della sua leggiadra e vaga maniera tanto dall'Europa tutta gradi- 
ta , che il nome gli ha dato d'uno de'più eccellenti e prestanti mae- 
stri , che la pittura si abbia in questi tempi , e che darà a suo tempo 
lunga materia di sctiverne a penna più erudita : basterà per ora il di- 
re , che le sue pitture vengono ricercate da'dilettanti oltramontani a 
carissimi prezzi ; e che due bellissimi quadri ha espressamente fatti per 
la Maestà di Polonia, che gli sona stati pagati cento zecchini, come 
pure altri trenta di puro regalo in segno del totale aggradimento di 
quel Monarca : altri ne ha mandati alla corte di Berlino: infiniti poi 
in Inghilterra , dal qual luogo per mezzo del Sig. Giuseppe Smiti con- 
sole in Venezia di quella nazione , che possiede molte rarissime opere 
di questo autore , gli vengono frequentissime commissioni . 

Nell'anno 1741. essendo io in Venezia in occassione di avere sta- 
bilito matrimonio con la Nobil Donna Chiara Redetti , volle egli di 
questa fare il ritratto in piccola proporzione a somiglianza del mio , 
che già prima fatto aveva ,• e sono entrambi tocchi con grande bizza- 
ria e vivacità , e da me tenuti in pregio grandissimo . Ritornò a Ber- 
gamo nel 1747. a passare meco l'autunno , e così fece nel susseguen- 
te anno , nel quale dipinse per me alcuni leggiadri paesi , de'quali ne 
sono state tratte infinite copie da molti dilettanti ; e fra questi il Co. 
Leonardo Tomini alcuni ne ha ricopiati con tanta diligenza e perfe- 
zione 3 che a prima vista non si distinguono dall'originale ; cosi ha 
fatto il Sig. Filippo Alessandri intendente al sommo d'architettura 3 il 
qua '.e si è impiegato a far bellissimi disegni di palagi , chiese , e altre 
fabbriche ad istanza , e benefizio degli amici , e ad ornamento della 
patria . Fece in tal tempo il Zuccarelli il ritratto di una mia piccola 
figliuola , colorito sul gusto fiammingo , molto vivo e naturale ; come 
pure li disegni della maggior parte de'professori , de'quali parlasi in que- 
sto libro : e siccome alla sera la conversazione del Zuccarelli consiste- 
va nel disegnare figure , paesi , animali 9 ed altri capricciosi ritrova- 
menti sparsi di eerta grazia ed eleganza , che traggono le maraviglie ; 
così io che ho procurato di conservare ogni suo schizzo, o tratto di 
matita 3 penna , o acquarella , ne ho raunato un grande fascio^, che 
tengo fra le cose più pregiate e care . 

Nell'autunno dell'anno 175». portatosi di nuovo in queste parti f 
colon il ritratto d'un mio tenero figliolino di due anni , che non si 
può vedere né immaginare cosa più bella ; e benché sia fatto alla pri- 
ma in brevissimo spazio di tempo senza alcun ritocco } riuscì somigliai!- 



88 
rissimo . Fece due quadri al Co : Gio. Teodoro Albano , che spiccano 
fra k scelte numerose tele, che. questo Cav .• dilettantìssimo dJla pit- 
tura possiede . 

Era gran tratto di tempo , che da molti Signori Inglesi veniva 
stimolato ad intraprendere il viaggio di Londra, ove per le sue egre- 
gie opere colà trasmesse, era in grandissimo pregio il suo nome . Quan- 
do finalmente nel cader dell'anno 1752. lasco indursi a partire d'Ita- 
lia, e portatosi in quel regno con la compagnia della moglie, ha sino 
ad ora impiegato il suo pennello in servizio de'principali Signori , con 
moltissimo suo onore e profìtto. 

Ma troppo a lungo mi trasporta l'amore e la stima grande, che 
ho di si chiaro e valoroso artefice ; e se volessi di questi andare a se* 
conda , più non avrebbe fine questa digressione . Ripiglierò pertanto 
il cammino , dal quale allontanato mi sono , e farò note Je opere che 
il Nazari dipinse in Bergamo ne'pochi mesi , che qui si trattenne . Fé» 
ce primieramente li ritratti di due bellissime Dame ,• l'una fu la Signo- 
ra Giulia Colleoni Gallizioli vestita alla ducale , il qual ritratto dovet- 
te poi replicare per comando del Co : Scipione Boselli Tenente Gene- 
rale di S. M. Cristianissima ; l'altro della Comes. Barbara Roncalli An- 
gelini." le quali Dame non fu d'uopo al Nazari che di farle somiglian- 
ti , senza aggiunger loro di quelìa avvenenza , che sogliono i più av~ 
veduti pittori donare ai ritratti delle donne ; mentre abbondevofmente 
n'erano esse dalla natura e a larga mano provedute. Fece anco li ri* 
tratti del Co: Domenico Angelini marito della suddetta , del Sig. Giam- 
battista Vitalba, e due altri più piccoli della Marchesa Angelica Bagna- 
ti Rota , e del Marchese Lodovico suo consorte . Gli furono qui or- 
dinate tre tavole per alcune Chiese di questo contado 9 che poscia ri- 
tornato in Venezia in fine dell'autunno dell'anno medesimo ivi dipin- 
se . Una vedesi nella Chiesa parrocchiale di Cologno con San Teodoro 
nel mezzo , San Pancrazio alla destra , e Sant'Antonio alla sinistra ; la 
qual opera fu in Venezia molto applaudita : altra nella Parrocchiale di 
Terno con li Santi Spiridione e Francesco d'Assisi : ed altra nella 
Chiesa di sotto iì Monte , che rappresenta la Beata Vergine addolora- 
ta con Cristo morto in braccio, e dalle parti li Santi Giovanni e 
Maddalena . Fece per una terra nella Baviera chiamata Patecbirchen 
una tavola d'altare con la B. Vergine del Rosario , e San Domenico ; 
ed altre per diversi luoghi: talché troppo mi estenderei , se io voles- 
si di tutte far ia enumerazione , bastandomi d'aver dimostrato che non 
solo nei ritratti, e nelle teste a capriccio sia stao valentissimo U. Na- 
zari , ma anche ne'quadri istoriati merita non poca lode . 



Ì9 

Volle il Marchese Gabrieli erudito Cavalier Romano , che gli di- 

pignesse un gran quadro istoriato con sette ritratti interi } e grandi al 
naturale . Figurò pertanto con bella distribuzione il Padre seduto sopra 
ricca sedia in atto di accogliere una piccola figliuola vestita di raso bi- 
anco, per mr.no condotta dalla Madre abbigliata di un drappo pur bi- 
anco con argento, molto naturalmente espresso ; due altre figlie vedevansi 
dietro alla madre, 1' una delle quali teneva un canestro con frutta e 
fiori ; dall' altra parte un figlio vestito da Abate, con un libro aperto 
in mano ; ed altro figlio vicino ad un scrittojo in atto di pigliare un 
libro fra molti, che quivi erano al vivo coloriti. Quanta approvazione 
ebbe in Venezia questa pittura , altrettanta ne ottenne in II orna , ove, 
nel palazzo Gjbneli a gloria sorama del nostro artefice vedesi espo>* 
sta . 

Ma niuno sarà mai che possa abbastanza lodare un maravie'ioso' 
quadro fatto per un Milord Inglese , nel quale viene al vivo rappresen- 
tata la camera di una nave , ove veggotisi cinque Cavalieri Inglesi , 
che seduti attorno ad una tavola di bel tappeto coperta stanno osser- 
vando sopra una carta geografica il viaggio loro stabilito da Venezia 
sino a Lisbona . Questi sono tutti vestiti alla matelotta 5 ed hanno so- 
pra la tavola un catino di pondo , bevanda da loro costumata ■ uno 
sta col bicchiere alla mano bevendo, ed il Capitano dilla nave loro 
dimostra la bussola del navigare . Questo quadro per invenzione di- 
sposizione , cylonto , per imitazione del vero , e per ogn'altra sua par- 
te riusci tale , che non sono mancate persone di singolar perizia nelle 
arti nostre a Venezia, ed in Londra ove fu trasportato, che hanno 
stimato non esser uscita di mano di pittore vivente cosa più bella . Di 
questo fu accertato il Nazari dal Cavalier Gree , che dopo qualche an- 
no venne Residente in Venezia , con di più che furono in Londra ri- 
cavate da detto quadro più di trenta copie per diversi pr.ncipali S-ano- 
ri , tre de'quali due anni dopo pervenuti in Venezia si in vociarono 
d'avere un quadro di simile gusto . Dipinse perciò uno di loro s den- 
te sopra una bellissima sedia con lungo zamberlucco di velluto attor- 
niato di pelli d'armellini , vicino ad una spinetta , alla quale vedesi 
appoggiato un violoncello ,- il Cavaliere tien nelle mani il ritratto di 
un suo amico, che gli altri due dietro della sedia stanno osservando . 
Ancor quest'opera lavorata sul gusto fiammingo non poco coicctto e 
fama al nostro pittore accrebbe , sicché poi sempre ha dovuto per il- 
lustri personaggi Inglesi esercitare il pennello . Un ritratto del celebre 
Musico Fanello fece pel Duca di Linz, ed un altro dello stesso Can- 
io//;. Il 13 



90 

tante pel Conte d'Esscx •» che somigliantissimi riuscirono , e di tutta 
perfezione . 

Correva l'anno 1741. quando segui l'elezione del Doge Pietro Gri- 
inp.ni ; e siccome prima con piena soddisfazione aveva dipinto il Generale 
Giorgio dimani fratello del Doge, vestito di ferro con gran manto di drap. 
pò d'oro , che dalle spalle pendevagli sino in terra ; cos'i con pari valore 
fece anco il ritratto di detto Principe ; il qual ritratto ha poi dovuto 
replicare dopo alcuni anni, essendosi portato a cotal fine a Fiezzo 9 
magnifico e delizioso luogo di casa Grimani , ove portavasi il suddet- 
to Principe , il quale degnossi più volte di volerlo seco aiia mensa . 
Il ritratto è intero , condotto con molta grazia, e perfetta somiglianza , 
td è collocato in casa Capello al ponte della Latte . 

Ritrovandosi nell'anno 1744. nella città di Francfort Tlmperador 
Carlo Settimo di Baviera , e indotto il Nazari da un Cavaliere Tede- 
sco suo amorevole a voler seco intraprendere il viaggio verso tal par- 
te ? colà portossì ,• ove giunto , e messe in vista alcune sue mezze fi- 
pure dipinte dal solito suo gusto, presto divulgossi per l'Imperiai cor- 
ic , e per la città tutta la virtù singolare di questo italiano pittore . 
Contribuì anco a farlo palese Monsignore Stopparli Nunzio Apostolico , 
ed ora Cardinale di Santa Chiesa , presso il quale avea validissime rac- 
comandazioni . Le prime opere che fece colà , furono li ritratti delli 
tlux Principini della Torre Tassis ; ed altro di bellissima Dama , che fu 
pò mandato in giro per molte case di Principi e Cavalieri, della bela- 
le zzia del quale e della sua dolce maniera invaghiti gli diedero poi non 
poche importanti commissioni . Quello però che maggior grido appor- 
rgli , fu il ritratto della Elettorale Principessa Maria , ora sposa del 
Principe Reale di Sassonia , ordinatogli dall'Ambasciatore di Spagna 
Conte del Bene. Non istarò qui a ridire le grandi finezze, che in oc- 
casione che questa Clementissima Principessa gli stava sedendo al natu- 
rale , accordavagli col parlargli sempre italiano con gran familiarità , e 
coll'interrogarlo di varie cose appartenenti alla pittura , alla poesia , ed 
alla musica , delie quali belle arti era eruditissima ; e così d'uno in al- 
tro discorso passando dava tempo al pittore di pigliare con animosa 
sicurezza , e gus t o indicibile nel suo quadro la propria effigie : Io am- 
mise più volte a/ bacio della mano , il quale onore vennegli accorda- 
to anco dalla Maestà dell'Imperatore , e della Imperatrice , dalla quale 
fu interrogato sopra alcune particolarità spettanti alla pittura , e disse- 
gli di avere con molta ammirazione vedute due sue bellissime divote 
teste , di un Redentore coronato di spine , e di una Santa Madda/e- 



91 

Éà , le quali appese stavano nel gabinetto della Principessa della Tor- 
re Tassis . 

Volle poi il mentovato Sig. Nunzio , che facesse li ritratti dell' 
Imperatore , e della Imperatrice ; e questi li dovette effigiare a fanta- 
sia , o come si suol dire farla alla macchia, osservando diligentemeute 
iù pubbliche funzioni le Maestà loro , e diede loro tale somiglianza , 
che tolte pareano dal naturale . Veduti con istupore questi ritratti da 
tutta l'Imperiale Corte, volle anco lTmperadore , che sentito ne aveva 
pli encomj , farsi portare il suo nel proprio gabinetto , che poi con 
attenzione osservatolo disse : Molto mi meraviglio , che tanto abbia po- 
tuto fare così a memoria questo italiano Pittore ; parmi però , che mi 
abbia non poco adulato : e siccome sua Maestà aveva promesso al Nun- 
zio di lasciar ritoccare tale ritratto , stando al naturale ; così avendolo 
ben bene considerato fecegli dire , che stimava superfluo il ritoccarlo , 
mentre questo era certamente il migliore ritratto di quanti altri n'erano 
sin allora stati dipinti . Dovette poi fare moltissime copie si di questo 
come di quello dell'Imperatrice per ordine di molti Principi , e d'altri 
personaggi ragguardevoli , che in tale tempo ritrovavansi in quella 
Corte . 

Ritornato a Venezia pieno di gloria e di ricche mercedi , non è 
possibile descrivere la quantità degli stupendi ritratti a olio , ed a pa- 
stella , che sono usciti dal suo pennello : di alcuni però solamente fa- 
rò menzione in riguardo de'soggetù rappresentati , non già per dar 
giudizio di miggioranza di perfezione fra loro, non vedendosene ap- 
petii uno che non sia bello a meraviglia. Fece il ritratto in piedi del 
Co: Leopoldo della Torre Tassis , Cameriere delia chiave d'oro , e Ge- 
nerale delle poste 3 in Venezia \ siccome quello della Contes. di Colo- 
redo sua consorte , che tiene per mano un suo graziosissimo fanciul- 
lo : sono vestiti con abiti merlati da Corte , con grande studio e par- 
ticoiar finimento dipinti . Fece li ritratti del Marchese di Fuenclara 
Àmbasciadore di Spagna in Venezia , del Marchese di Froulé Amba- 
sciadore di Francia , e quello di un suo figliuolo Colonello nelle trup- 
pe francesi , che trasportati a Parigi furono da'celebri professori di 
quella città al sommo applauditi . Singolare fu il ritratto del Nobil Uo- 
mo Girolamo Ascanio Giustiniani, grande al naturale, il quale essendo 
al confronto di altri tre ritratti de'principali pittori, cioè di Niccolò 
Cassana , di Sebastiano Bombelli , e del nostro Fra Vittore Ghislandi , 
non perde punto al paragone di questi di quel molto pregio , in cui 
sogliono tenersi le opere di questo valente pittore. Dipinse in mezza 



92 

figura ii Cav. Antonio Mocenigo , e questo è posseduto in Milano dal- 
l'eruditissima Dama Contessa Donna Clelia Grillo Borromeo . Fece li 
ritratti in piedi del Co: Carli, e della sua defunta Soosa, che furono 
di molta fatica per la disposizione , e per li molti geroglifici allusivi 
al dolore del suddetto Conte per la perdita di una sì cara e degna mo- 
glie . Colorì il ritratto di Apostolo Zeno , letterato a tutti noto, nel 
quale per opinione degl'Intendenti vedesi interamente imitata la manie- 
ra di Tiziano : quello del Co: Scipione Boselli concittadino nostro , e 
Tenente Generale di Sua M. Cristianissima, morto in Parigi nel 1747. 
Questo è dipinto a cavallo , grande al naturale , con busto di ferro , 
e col Bastone Generalizio in mano ; sotto vedesi in lontananza una 
battaglia campale toccata di macchia molto al vivo : opera che intera- 
mente corrisponde alla fama di chi la pinse , ed al merito singolare 
del personaggio che rappresenta . 

Innamoratosi della vaga maniera del Nazari il Co: di Lipa e 
Darenberg. Cav. Tedesco , amantissimo della pittura , ha voluto prima 
essere da lui dipinto a cavallo ,• e poscia gli ha ordinati molti ritratti 
d'uomini illustri nelle armi , come di Carlo V. Imperadore , di Seli- 
110 IH ; di Scanderbech ; e questi gli ha copiati da'ritratti di Tiziano, 
e usciti sembrano dallo stesso pennello : siccome ancora li ritratti di 
due Veneti famosi Generali , Bragadino ed Erizo , che furono dai Tur- 
chi barbaramente trucidati ,• e del nostro singolarissimo Capitan Gene- 
rale Bartolomeo Coieone , il quale ritratto è stato tolto dalla statua e- 
questre posta in Venezia nel campo di San Gioan. e Paolo , che fu 
gettata nel 1488. dal valentissimo artefice Andrea del Verochio Fioren- 
tino . 

Gli stessi principali professori si sono fatto pregio di avere i pro- 
pri ritratti di sua mano ; mentre oltre li tre mentovati di Sebastiano 
Ricci , Luca Carlevaris , ed Antonio Canale , fece quelli di Francesco 
Polazzi , Giambattista Pittoni , Antonio Visentini , Giambattista Tiepo- 
ìo , e Francesco Zuccarelli j li quali tre ultimi fatti a pastella sono pos- 
seduti dal referito Sig. Giuseppe Smini vero mecenate della pittura . 
Riuscì anco il Nazaro ne'paesi, che si veggono fatti con dolce armo- 
nia , ben accordati con figurette, ed animali di buon gusto ,• e per- 
ciò se gli dee con tutta ragione attribuire il pregio di pittore univer- 
sale . Ma qual penna mai potrebbe spiegare in carte la bellezza e per- 
fezione di quelle leggiadrissime teste fatte a capriccio di bellissime gio- 
vinette, con idee da Paradiso, altre vestite alla spagnuola con collari a 
lattughe, altre da pastorelle con veli e pennacchi bizzarramente acco- 



modati , ed in altre figure capricciose così vive, pastose, e delicate, 
che non può l'occhio qua giù in terra veder cosa più vaga , e dilet- 
tevole ! Con pari maestria seppe egli passare dal morbido e delicato al 
fiero e risoluto , come vedesi in altre capricciose teste di vecchi bar- 
buti con turbanti e berrettoni in capo , tocchi con grandissima forza e 
finimento , riducendo egli in tali cose il più fino gusto della scuola 
fiammminga . Di queste va fornita ogni più celebre galleria ; ed essen- 
done tre dipinte a pastella state trasportate alla corte di Dresda , furo- 
no col prezzo di cento e venti Ongari comperate per ordine dei Re 
Augusto, grandissimo amatore e protettore delle arti nostre. In Vien- 
na ne fu pagata una dipinta sul rame , cinquanta ongari : ed in In- 
ghilterra moltissime ne sono trasportate a carissimi prezzi : sei ne furo- 
no spedite a Berlino dal sopramentovato Maresciallo di Scuiemburgo : 
tre ne volle il Marchese d'iiste di Santa Cristina Cav. eruditissimo , e 
di un perfetto discernimento , le qiuli in Milano furono con istupore 
ammirate . In Bergamo due ne possiede il Co; Giacomo Tassis di Bor- 
go Sant'Antonio , quattro il Co: Scipione Boselli , due il Sig. Cario Pez- 
zoli , tre il Co: Giacomo Carrara , oltre il proprio ritratto vestito con 
belle armature di ferro . 

Si prese pure qualche volta diletto di pinger qualche testa sopra 
vecchie tele , dalle quali più di una volta sono stati ingannati anco li 
più accorti professori , essendone alcune state credute di Tiziano , altre 
di Giorgione , ed altre di qualche altro celebre antico artefice ; 
e di ciò sono stato accertato da un valentissimo Veneto professore . In 
prova di che si può vedere qui in Bergamo tra le pitture del Co: Gia- 
como Carrara una di queste teste, dipinta con tanta forza sull'elegan- 
te e singoiar maniera del Reinbrant , che per taie è stata sempre te- 
nuta da quanti dilettanti e professori l'hanno veduta . Essa rappresen- 
ta un uomo sbarbato di mezza età , con capriccioso berrettone in ca- 
po , dal quale gli viene con variato sbattimento ombreggiata la metà 
del volto , e tal accidente è così bene espresso , che non si può vede- 
re cosa più viva e naturale . 

Aveva il Nazari già fatto in Venezia il ritratto del Marchese Gio. 
Giacomo Grimaldi Genovese, quando nell'anno 1755. essendo stato 
creato Doge di quella Repubblica , volle che colà si portasse per far- 
gli altro ritratto in piedi. Lo che eseguito dal Nazari con singoiar sua 
soddisfazione, due altri dello stesso Doge in mezzo busto ne dovette 
replicare, l'uno per la sala reale del Palazzo di Bastia nel regno di 
Corsica , l'altro per il nobile Collegio Tolome'i di Siena . 



9A- 

In questo tempo fece molti altri ritratti di Dame e Cavalieri , da 
questi riportandone molto onore , e donativi eguali al merito di sua 
virtù. Dopo cinque mesi di soggiorno in Genova passò a Milano, ove 
il sopra nominato Marchese di S. Cristina volle far acquisto di altre 
quattro delle sue capricciose teste ; e la Contessa di Castelbarco volle 
li ritratti di tre suoi figliuoli , i quali fatti in piccole tele seco li portò 
in Venezia , e li ridusse in figure intere , tutte tre istoriate in un sol 
quadro . 

Terminata quest'opera 9 e spedita a Milano , fu ricevuta con mol- 
to applauso ; ma desiderando la suddetta Dama che il Nazari si portas- 
se di nuovo in quella città , per ritoccare ed accrescere maggiormente 
Ja somiglianza a'suoi volti 9 dovette di nuovo incamminarsi a quella 
volta . Prima però di partire dà Venezia fece il ritratto del Nobil Uo- 
mo Girolamo Mocenigo, di un Principe Moscovita, ed una tavola d' 
altare rappresentante la Vergine Addolorata per commissione del Prin- 
cipe Triulzi . Giunto in Milano die'compimento al sopraddetto quadro 
con piena soddisfazione della Dama , e poscia fece li ritratti del Con- 
te d'Este , e della Contessa sua moglie in tutta figura , come quelli 
ancora della Cont. della Somaglia 3 e della Marchesa Fornari in mezzo 
busto . Fece per ultimo li ritratti in piedi della Marchesa Donna N. N. 
Visconti , e del Marchese Don Alberto suo consorte ; e doveva in al- 
tro quadro dipingere i loro cinque Figliuoli ; ma terminate le sole te- 
ste non potè dar fine al resto , mentre assalito da veemente flusso di 
sangue , dopo vent'un giorno di male , con segni di ottimo Cristiano , 
come egli era stato in vita , se ne passò come piamente si crede , a 
vita migliore, correndo il giorno de'24. di Agosto dell'anno 1758., 
e gli fu data sepoltura nella collegiata Chiesa di San Nazaro „ 

Fu il Nazari uomo pieno d'onestà , d'ottimi costumi , faceto e 
di buon umore ; piuttosto piccolo , ben complesso , con una fisonomia 
che spirava bontà . Fu tanto affezionato all'arte , che i suoi discorsi 
erano per ordinario di cose a qtulla appartenenti , e fatti con tal gu- 
sto e sapore , che mai non ne veniva a fine . Fu amico d'ognuno , e 
desideroso di aver pace con chicchessia , benché sia stato da alcuni 
malevoli per invidia o per malignità spesse volte contrariato, e par- 
ticolarmente da un celebre intagliatore in rame per cui ha dovuto per 
qualche tempo camminare per Venezia con molta cautela , e con la 
acorta di più persone . Grandissima era la sua pratica nel conoscere le 
maniere de'putori antichi , e moderni ,• e nascendo qualche controver- 
sia in tali materie , veniva bene spesso da 'professori, e dilettanti ricer* 
cato il suo parere . 



9$ 

La sua maniera fu diligentissima , il colorito vago } morbido , e 
di gran rilievo, il panneggiare facile, e ben inteso, le sue teste piene 
di grazia , replicate , e finite a meraviglia . Ma perchè intorno a que- 
ste particolarmente spendeva non poco di tempo , come si è l'uso di 
chi la perfezione ricerca , fu da alcuni pittori tacciato di soverchia lun- 
ghezza nell'operare , e di troppo stento contrario alla scuola Veneziana 3 
che sempre alla prontezza inclinò , ed a que'professori che con lode- 
vole possesso usano a colorire di tocco , ed alla prima . Ma questo mo- 
do di dipingere veniva detto dal Nazari un'Eresia della pittura , con- 
traria all'opinione degli antichi e moderni professori ,• e che più alla 
perfezione , che alla sollecitudine aver devesi rivolto il pensiero . 

De'molti figliuoli che ha avuti , due trattano la pittura , e sotto 
li paterni insegnamenti si sono mol r o avanzati nell'arte . L'una è Maria 
Giàconiiria nata nel 17... e si esercita con molto profìtto nel ricopiare 
le opere del Padre sì a olio , che a pastella . Tra le altre sue opere 
sono notabili due bellissime mez/.'e figure , l'una delle quali rappresenta 
un Redentore coronato di spine , e l'altra un San Bernardo , che fu- 
rono da aleuni Religiosi portate a Trieste , ed ebbero per la vaghezza 
e finimento loro il plauso meritato . Fece una raccolta di ritratti di 
tutti i principali Sovrani d'Europa , da lei copiati a meraviglia a pastel- 
la per commissione del Nobil Uomo Paolo Donato . 

Riesce molto bene ne'ritracti ancora , avendone effigiati alcuni di 
perfetto gusto ad imitazione del Padre ,- cosi fa pure nelle mezze figu- 
re , alcune delle quali trasportate in Germania sono state credute dal 
Padre stesso colorite . Ha delineato il ritratto del Nobil Uomo Giacomo 
Diedo \ che vedesi posto nel frontispicio della sua storia di Venezia y 
come ancora il proprio ritratto , e quello del Padre . In somma è una 
pittrice che ha il suo mento , la quale col proseguimento di nuove e 
belle opere andrà al genitore accrescendo la gloria , ed a sé stessa . 

L'altro figliuolo è Mazario nato nel 1724; il quale dopo essere 
stato per qualche anno nelle prime scuole , totalmente poi sotto la pa- 
lerna direzione applicossi ad disegno e alla pittura , in cui dal genio 
portato e dalla natura felicemente riuscì. Fece molte copie in principio, 
di poi condusse di sua invenzione a olio ed a pastella alcune mezze fi- 
gure , tocche di buona grazia , e molto somiglianti a quelle del Padre . 
Colorì per un Cav. Inglese alcune piccole miniature con tanta diligen- 
za , che furono da'medesimi professori lodate ed ammirare . Così ope- 
rando s'avanzava notabilmente nell'arte questo giovine , quando veg- 
gendo il Padre che a poco a poco da male compagnie sedotto, e da 



( 9t 
altri allettamenti , dc*quali n'è ia città di Venezia abbondevole, comin- 
ciava a sviarsi dallo studio , determinò di mandarlo lungi dalla paterna 
casa , acciocché poi dovendosi da sé medesimo procacciare il bisogne- 
vole fosse dalla necessità costretto ad attendere di proposito alla profes- 
sione . Veline pertanto in questa città nel mese di Luglio del r/50; 
ove si trattenne sino ai 1755 5 e q uivi dato saggio di suo sapere» 
non gli sono mancati frequenti incontri di operare, sicché non mandò 
ad effetto l'idea propostasi di passar più oltre. Tra li varj ritratti, che 
qui fece negli auniche qui dimorò , si distinguono quelli della Signor* 
Elena Bresciani, del Co: Antonio Roncalli, e della Contessa Miria sua 
moglie , del Co: Francesco, e Contessa Olimpia Coieoni , e questi due 
ultimi sono in piedi , e bene istoriati. Molti ne fece in casa dc'Co.* 
Martinengbi di Malpaga , molti in casa Bejtramelli , trattenuto per 
alcun tempo dal gentilissimo Sig. Giuseppe, il quale a molte altre do- 
ti avendo unito un genio particolare alla pittura ha studiato in Bolo- 
gna sotto il famoso Domenico Fratta , ed ho veduti alcuni suoi dise- 
gni tocchi con grande intelligenza e perfezione . Ha di più fatto il ri- 
tratto del Sig. Bartolomeo Vitalba, ed altri, che per brevità si omet- 
tono. Portossi del 175$. , come dicemmo, Nazario in Venezia chia- 
matovi da suo Padre in tempo che esso dovette trasferirsi a Genova 
a fare il ritratto di quei Sermo. Dcge ; e per molto tempo , cosi consi- 
gliato dal Padre , non ha cercato da prodursi , ma bemì attese con 
tutto fervore allo studio . Ha poi incominciato a dipingere diversi ri- 
tratti a pastella , e miniatura , tra quali furono molto applauditi quel- 
li del Co. di Rosemberg Ambasciatore Imperiale , quelli dt due Princi- 
pi Moscoviti , ed otto mezze figure per alcuni Cav. Inglesi . Ha do- 
vuto terminare il quadro della famiglia Visconti , che rimase imperfet- 
to per la morte de! Padre , ove ha con molta similitudine imitata la 
sua bella maniera . Ha dipinto il ritratto in piedi dell'Eccmo. Procura- 
tor di S. Marco Girolamo Venier con universale aggradimento , né gli 
mancano mai occasioni di esercitarsi a olio , a pastella , ed in picco/e 
miniature per molti personaggi di distinzione . 

Ebbe Bartolomeo nel principio del suo maggior concetto alcuni 
scolari , ma non di tanto merito che se ne debba tener conto ,• dopo 
poi cresciute quattro sue figliuole in is ato da dover essere custodite , 
non ha voluto più impaccio di giovani in casa . Ad istanza però di 
un Gentiluomo suo amorevole convenne accettare un giovinetto Ber- 
gamasco , che avuti li primi principi del disegno da Fra Vittore fu poi 
sotto Ja disciplina di lui inviato a Venezia . (Questo fu Cristoforo Am« 



97 

biveri , che per la prontezza del suo spirito e grande abilità in poco 

tempo tanto si approfittò , che di già faceva in quella scuola opere 
ragionevoli , e prometteva maggiori cose di sé stellò ; quando dal pa- 
dre avido di guadagno fu chiamato innanzi tempo a Bergamo , ove 
appena giunto fece li ritratti della Conteffa Luisa Duranti Gritti , del 
Co.' Bartolomeo Secco Suardo, del Dottor Fisico Gio. Casizio ; ne'qua- 
Ji vedesi molto bene imitata la maniera del Maestro , e furono molto 
applauditi . Sarebbe egli certamente salito a maggior perfezione , se la 
morte in sul fiorire degli anni suoi , cioè in età di anni 26. con estre- 
mo dolore de'suoi congiunti , non avesse reciso il filo di sua vita li 
to. Febrajo dell'anno 1744. 

Era d'uno spirito vivace e pronto , di giocondo e piacevole umo- 
re , e nel rappre;entare alcune comiche parti con motti arguti e faceti 
molto si distinguea . Età perciò molto gradito cfctre compagnie , e spes- 
se volte nelle nobili conversazioni desiderato e chiamalo . 

E'stato pure in Venezia nella scuola del Nazari il Sig. Girolamo 
Ragnoli , che avendo congiunto con la civiltà de'natali molte beile do- 
ti di animo , fu dal maestro molto amato ,• ed ha copiate alcune sue 
leste con molta delicatezza , e diligenza ; se poi sotto la sua disciplina 
si fosse trattenuto di vantaggio , sarebbe ancora più in possesso di 
quella dolce e vaga maniera , che pure con molta sua lode nei ritrat- 



tr Ya imitando 



GIO- SANZ SCULTORE- 



D 



a Passavia città della Germania ., circa la metà del passato secolo, 
Vennero in questa città Gio. Giorgio , Gio. Carlo , e Bernardo fratel- 
li Sanzi , tinti professori di qualche merito delle arti nostre . Gio. 
Giorgio esercitò la pittura, e molto valse nei paesi , i quali arricchiti 
di moke figure ebbero non ordinario applauso ; e da quelli che veg- 
gónsi presso ii Comi Alessandro Tassis , Giacomo Carrara, ed Asperti, 
sì comprende aver egli moito bene segmta la maniera di Giacomo Cor- 
tesi detto il Borgognone ; che in quei tempi molto si trattenne in 
questa, città , e fecevi opere bellissime . Gio. Carlo fu Scultore non or- 
dinario ; e di sua mano vedesi un San Sebastiano presso li Marchesi 
Terzi , lavorato in avorio con molta diligenza . Sono di sua mano le 
sedie del grandioso Coro della Cattedrale , e nella magnifica sedia di 
mwzzo intaglio il proprio ritratto . 

Toni. Il, 15. 



Bernardo il più giovine attese ancor esso alla pittura, e quantun- 
que nell'operar suo non eccedesse i limiti d'una mediocrità , nondime- 
no in quei tanto ove s'estese il suo talento , fu molto adoperato ne' 
suoi principj , e fece alcune ragionevoli tavole d'altare ,• come quella 
nella Chiesa della Carità posta all'altare a mano sinistra , in cui vedesj 
in alto la Vergine col Bambino , e sotto le Anime purganti , alcune 
delle quali sono portate dagli Angeli alla gloria : quella nella Chiesa 
di San Vigilio con la Vergine , e li Santi Lupo e Carlo : e quella in 
S. Agostino, nella seconda cappella a sinistra, con il Crocifisso, e un 
S. Martire da una parte, e S. Rocco dall'altra 3 dipinta nel 1707. 

Attese poi molto a far paesi , de'quali se ne veggono in gran 
numero nelle private case di questi cittadini , dipinti in principio di 
buon gusto ; ma in fine poi aggravato dall'età e da numerosa famiglia 
diedesi a farli molto strappazzati , ad ogni vii prezzo per proccaciarsi 
il necessario sostenimento . 

Fra li molti figliuoli , che ebbe da Felicita Stivani sua moglie , 
uno fu Giovanni del quale siamo ora per ragionare . 

Nacque nel 1704 , e fu battezzato in Sant'Alessandro della Croce 
Sila Parrocchia . Fu da fanciullo mandato dal Padre alle prime scuole , 
e conoscendo ancora ih lui molta inclinazione al disegno, cominciò es- 
so a dargli 1 primi insegnamenti . Fu poscia accomodato ad imparar 
l'arte della Scoltura nella bottega di Bartolomeo Gaurina , valente inta- 
gliatore di legname , nella qual professione si esercitò per lo spazio di 
cinque anni . Ma essendo egli dotato di un genio vago , e desideroso 
al possibile di vedere altri paesi , e sotto altri maestri avanzarsi nell' 
arte , nella quale di già era molto bene incamminato; risolvè di ab- 
bandonare la patema casa , senza farne motto a 'genitori , da'quali non 
sarebbe stato agevole cosa il poter conseguire tale licenza . Intesosi per- 
tanto con altro giovine della medesima età e professione, partì di not- 
te tempo , benché con molto rincrescimento ,* e se l'impegno , e gli 
stimoli del compagno non l'avessero obbligato alla partenza , l'amore 
certamente e l'attacco a'parenti lo avrebbero distolto da tile risolu- 
zione . Portatosi a Brescia , e indi a Mantova , fu costretto a cercar 
tosto qualche impiego per mancanza di dinaro, essendogli di notte sta- 
to rubato quel poco che seco portato aveva . Si accomodò presso 
Antonio Galli intagliatore , e circa un anno vi si trattenne , pensan- 
do frattanto se verso la Germania dovesse proseguire suo viaggio 3 o 
pur verso Koma . 

Ma il desiderio prevalendo di vedere di que'paesi , da'quafr trae- 



99 

va sua origine , il condusse a Trento ; ove sotto Francesco Oradinì 
Scultore principiò a lavorare di pietra , e dopo un anno di dimora 
passò in Inspruch per alcuni mesi , e indi a Passavia patria di suo Pa- 
dre , ove si pose sotto la direzione di Giuseppe Cehs di Bamberga ec- 
cèllente scultore , col quale dovette andare in Austria a far molte sta- 
tue di legno in un monastero de'Padri Cisterciensi detto Zuvetel ,• e 
più d'un anno sotto la disciplina di lui con altri giovani fece dimora . 
Capitò frattanto a ritrovar quell'Abate il Co: Leopoldo Cuefstein , il 
quale in una nuova Chiesa che andava fabbricando nel suo feudo di 
Circhplerch , voile che operasse il sudetto Scultore Cehs , ma non po- 
tendo egli colà trasferirsi , fatti li disegni di molte statue , scelse fra li 
molti suoi discepoli il nostro Gio. come migliore di tutti , e l'inviò a 
far tali opere di pietra , e di stucco , le quali poi più volte visitate 
dal maestro le ritrovò con non poca lode del nostro giovine perfetta- 
mente eseguite . Era desideroso di portarsi a Vienna , che solo due 
giornate era distante da quel luogo , quando volle sua buona sorte 
che dovendo il suddetto Cavaliere passare in quella Capitale , con sin- 
golare umanità lo conducesse nella propria carrozza, e gli assegnasse nel 
proprio palazzo vitto e abitazione . Frequentava frattanto l'accademia 
facendo diversi modelli per istudio , sinché poi se gli apri l'adito d'im- 
piegarsi nella bottega di Gio. Bagner Scultore , allievo pure di Gio. 
Cehs sopranominato . Ma non si fermò qui la beneficenza del Cavalie- 
re , perchè volle anco farlo conoscere al Co." Ferdinando suo fratello , 
il quale faceva fare un altare in Pocovar suo feudo, in una chiesa de' 
Padri Zoccolanti . Fatte pertanto alcune statue e puttini di legno in 
Vienna } si portò poi nel suddetto luogo insieme con altri artefici , che 
dovevano fare gli ornamenti d'oro, e pitture, a mettere in opera tut- 
to ciò che in Vienna avevano travagliato . 

Terminato questo lavoro , e restituitosi in questa città vi si trat- 
tenne qualche tempo , e fece due statue di pietra rappresentanti li San- 
ti Floriano e Gio. Nepomuceno , per un luogo vicino all'Ougaria det- 
to Fisamende . Andò poi a far due altre statue di legno nella città di 
Pesingen in Ongaria ; e ritornato a Vienna per pochi giorni, passò in 
Moravia , ove a Bruna fu trattenuto da uno scultore per il quale fe= 
ce un San Gio. Nepomuceno di pietra . Di là portossi a Olinitz, e pot 
a Brcslavia , nella qual città ritrovò impiego presso Giacomo Mangola 
scultore , e vi stette in circa otto mesi . 

Era l'anno 1735 ; ed aveva il nostro artefice stabilito di andare 
a Varsavia in Polonia, quando sopraggiuntagli lettera da Vienna da un 



too 
architetto suo amico, che gli esibiva per parte del sopra-nominato Ca- 
valiere la fattura di molte statue per una sua Chiesa di Graiknstain in 
Austria , dovette abbandonare il viaggio della Polonia , e ricondursi in 
Vienna . Fu dal Cavalier condotto a Grailenstain , ove per due anni 
statesi sempre operando per l'ospite suo : fece tre statue grandi di pie- 
tra collocate sopra la facciata deila Chiesa , ed al- re cinque di stucco 
con molti pattini poste nella Chiesa medesima , con generosa ricompen- 
sa , e molta soddisfazione del Cav. Tornatosene a Vienna non molto si 
trattenne, benché moke occasioni di operare gli venissero offerte . Qua- 
si presago della vicina morte di Bernardo suo padre , lo volle tornare 
a vedere in patria . Accordatosi pertanto col corriere di Salisbuigo giun- 
se in ditta città , ove pure gli vennero fitte istanze di trattenersi 
presso di uno scultore , al quale era nota l'abilità sua nella professio- 
ne . Ma voile proseguire suo viaggio verso Italia , e vedute di passag- 
gio le città d'Inspruch , Trento, e Mantova , giunse nel 1757. feli- 
cemente in patria . Appena giunto visitò il suo primo maestro Bartolo- 
meo Gaurina , dal quale ebbe fortissimi stimoii di seco rimanersi più 
per ajuto dell'opere , che per discepolo , giacché era molto bene fon- 
dato nella professione . Ma non volendo che la propria abilità fosse ri- 
strettta nel solo intaglio in legno , come era quella del Gaurina , dopo 
qualche settimana licenziatosi da lui sì portò a Gazaniga presso Già. 
Giacomo Manni Scultore , e in due anni che si trattenne appresso di 
lui fece molte scolture in marmo, che furono applaudite. Stette qual- 
che tempo ancora in Alzano a lavorare in legno presso Gio. Battista 
Caniana , e fece nella Parrocchiale d'Albino due cappelle di stucco con 
puttini , e medaglie , ed altri ornamenti . Fu chiamato a Crema per 
fare le statue delia Madonna e di Sant'Anna nella Chiesa de'Padri del 
terzo Ordine di Francesco ; e dopo restituitosi a Bergamo , stabilì sua 
stanza in Borgo Canale . Quivi avendo di già dato saggio di suo sapere , 
non gli è stato diilìcile ad avere frequenti commissioni di opere pub- 
bliche , e private . E primieramente fece nella Chiesa di Galgario la 
statua di San Francesco di Paola , con tutte l'altre statue che ador- 
nano l'aitar maggiore , di marmo di Carrara 5 * e una statua di legno 
rappresentante San Giuseppe posta al suo altare : Due altre statue di 
legno fece per la Chiesa de'Cappuccini poste ai due altari latetali , iti 
una delle quali è figurato San Fedele , e nell'altra San Giuseppe da 
Leonessa: ed una statua della Madonna della pietà in quella delle Cap- 
puc.ine . Sue sono le statue , e la medaglia a basso rilievo di marmo 
d>- Carrara , che veggousi attorno all'aitar maggiore nella Chiesa di Sa» 



ÌOI 

ir genio 



Pancrazio,- come anco la portelli del tabernacolo istoriata in a 
sue le statue di marmo e puttini poste sopra l'altare di San Pellegrino 
con la statua del Santo , nella Chiesa de'Padri Serviti : sue quelle so- 
pra l'altare delia Beata Vergine In San [Michele dell'arco , con la meda- 
glia a basso rilievo posta nel parapetto dell'altare medesimo , nella qua- 
le vien espressa la natività di Maria Vergine: suoi quattro puttini eoa 
medaglia di marmo di Carrara , come pure la Risurrezione di Cristo 
scolpita in argento sopra il tabernacolo nella Chiesa di Sant'Orsola . Per 
la Parrocchiale di Sanici ha fatti due bellissimi Angeli collocati sopra 
l'aliar maggiore , di marmo di Carrara : del qua! marmo seno ancora 
quattro puttini nella Parrocchiale di Vertova : ed altri Angioletti con 
medaglia a basso rilievo nella Parrocchiale d'Adrara : ed il naturale ri- 
tratto dell'Arciprete Tirabosco di Seriale , posto in quella Parrocchiale . 
Fra le molte sue opere di stucco fatte m più luoghi » e condotte con 
buona invenzione e disegno , si contano le statue nella cappella di San, 
Nicola in S. Agostino: due Angioli nella Parrocchiale di Vigano : due 
altri nella Chiesa de'Padri Agostiniani d'Almenno con diversi puttini ; 
ove pure nella Chiesa de'Signori Querenghi sono di sua mano quattro 
statue rappresentanti le virtù di San Carlo . Tre sue statue di pietra 
veggonsi sopra la facciata della Chiesa Parrocchiale di Gorlago ; due 
sopra quella di Bonate superiore: e due presso il Co: Teodoro Albani , 
poste in faccia della porta del suo palazzo alla Domina . Nel 1747. 
per legato del Co: Girolamo Albano Tenente Maresciallo Cesareo , scol- 
pi la grande statua di marmo rappresentante San Gio. Nepomuceno , 
posta sopra alto piedestallo a mezzo il ponte, della Moria , che divide 
il B^rgo Palazzo dalla Rocchetta ,• la qual opera è in tutte le sue par- 
ti molto commendabile. 

Era l'anno 1755. quando Giovanni fu chiamato a Ensiiden da 
quell'Abate e Principe del S. R. I ; ©ve fece in quella grandiosa 
Chiesa molte statue grandi di stucco , puttini , e medaglie , con tale 
aggradimento del Principe e di tutti quei Monaci , che dovette nelii 
due susseguenti anni far di nuovo un tale viaggio per abbellire di altre 
sue opere quel magnifico e famoso santuario . 

Ma fra tutte le sue op^re fatte in questa città , parmi che mag- 
gior laude siasi acquistata nelle moke e singolari statue di pietra, che 
adornano l'ingresso td il giardino di Canton presso Trescore , che il 
Marchese Girolamo Terzi Cavaliere delle nostri arti molto intendente 4 
ha con molto dispendio e gusto singoiare ridotto a compimento . Le 
statue rappresentano molte deità in quella forma , e divise * che sono 



102 



descritte da'poeti , con molti puttini maestrevolmente scolpiti ,• e certa- 
mente le sue belle sculture accrescono non poco pregio a quelle fabbri- 
che , e giardini . 

Ha pure per il detto Marchese Terzi lavorate qui in Bergamo di- 
verse statue , una delle quali è posta in una magnifica nicchia alzata 
con ornamenti di soda architettura nella piazzetta dirimpetto alla porta 
del proprio palazzo ,- e altre due sono collocate sopra la balaustra che 
vedesi nel cortile , con diversi puttini scolpiti con molta rotondità , e 
buon gusto : essendo dote particolare del nostro Sanzi l'aggiustatezza 
del disegno , il far pastoso , e la bella forma delle parti , che render 
suole le sue statue , ancorché grande mossa non abbiamo , aggradevo- 
li molto , particolarmente a chi da vicino le mira, (i) 



ANTONIO PERO VANI SCULTORE- 

ntonio Maria Perovani nato da Padre scultore , fu naturalmente 
portato all'arte stessa , essendo usitata cosa che sìa ne'figli la stessa in- 
clinazione al costume de'Padri . Nacque nella terra di Sforzacica li 25. 



A 



(1) Altre opere di questo laborioso artefì- 
«e si vedono, oltre le sopracitate, e nella 
Chiesa de' PP. Serviti, e all'altare maggiore 
nella Parrocchiale di Borgo Canale . Sono 
sue le statue che adornano le facciate della 
Chiesa dell'Ospitale maggiote , delle Parroc- 
chiali di Cologno , di Siiinico , e di Medo- 
Jago , e di quella di Covo sul Cremonese . 
Per la nostra Cattedrale fece le due Statue 
de' SS. Gio. Evangelista, e Simone Aposto- 
lo con due Angeli, e varie teste di Cheru- 
bini scolpite tutte in marmo di Carrara all' 
altare di S. Pietro • In Locate le statue del 
giardino del Nob. Sig. Giovanni Basoni , e 
in Santa Maria maggiore i due puttini di 
marmo di Carrara che sono all'altare della 
B, V. Lavorò molto ancora in legno ; e so- 
no di sua mano le statuette poste sovra le 
Bussole di quest'ultima Chiesa , quelle del 
Coro nella contigua Cappella di Bartolomeo 
Coleone , quelle che adornano le »edie del 
Coro nella Parrocchiale di Sorisele , quelle 
che si vedono sul Tabernacolo nella Chiesa 
de* Cappucini di Cologne sul Bresciano , e 
j! parapetto dell'altare maggiore di S. Grata 
i-\ lui travagliato in legno , ed eseguito in. 



appresso in argenro , rappresentante la Cena 
di Nostro Signore. Oltre Ieop.re in istucco 
citate nella vita , ire fece dell' altra e nella 
suddetta Chiesa di Santa Grata , e altrove - 
Era il Sanzi di uri carattere quieto , uomo 
retto , buono scultore , e d'ottimi cristiani 
costumi . Morì in età d'anni 83. li 8. AprU 
le 1787. Molti frequentarono la sua scuola, 
ma nessuno vi fece più che i primi passi . 
Un di lui figlio tuttora vivente, per nome 
Alessandro , è il solo che abbia profittato 
de'suoi insegnamenti . Si vedono di questo 
alcune opere , altre fatte sotto alla direzione 
del Pidre , come le statuette di marmo di 
Carrara le quali adornano la tribuna della 
Chiesa di Ponte S. Pietro ; altre di sua in- 
venzione , come le due statue rappresentan- 
ti li SS, Rocco, e Sebastiano, all'altare di • 
tutti li Santi nella Parrocchiale di Gorlago , 
i due ritratti nella guglia in Borgo S. Leo- 
nardo , la sratua di S. E- Girolamo Ascanio 
Giustiniano posta vicino al nuovo Teatro in 
Praro , tre statue nel giardino di casa Vi- 
talba in Alinenno S. ^Salvatore , e due nella. 
Parrocchiale di Telgate . 



io$ 

Marzo 1704., ed avuti li primi ammaestramenti dal Padre, passò poi 
in Milano , sotto Angelo Berretta assai buono Scultore, che ora è al 
servigio del Duca di Virtemberg . La prima opera che Antonio Maria 
mettesse al pubblico , fu la medaglia di pietra turchina , posta sopra 
la porta della Chiesa Parrocchiale di Ponte S. Pietro ; ove poi dopo 
alcuni anni scolpì tutte Le statue grandi, che sono sopra li balaustri 
attorno alla Chiesa , alcune delle quali furono dagl'intendenti per la 
loro bella mossa molto applaudite. Fece poscia circa il 1735. la me- 
daglia sopra la porta principale della Chiesa di San Martino di Trevi- 
glio , come pure tutte le statue che adornano la facciata . Così fece 
nella facciata della Chiesa di Sorisele, di quella di Sanica , e di quel- 
la di Calcinate . Due statue grandi al naturale di marmo di Carrara ha 
scolpito per la Chiesa di Vertova : due pel Co: Francesco Coleoni , 
poste nel suo magnifico luogo di Calumo , rappresentante l'una il fa- 
moso Capitan Generale Bartolomeo , e l'altra Capiliata Coleoni Gene- 
rale di Santa Chiesa. Sono pure di sua mano tutte le statue, che so- 
no sopra la porta della Chiesa principale d'Alzano : come li due An- 
geli posti sopra l'altare , ove riposa il sacro corpo di San Girolamo 
Miani nel santuario di Somasca . Particoiar dote del Perovani si è il 
dare spirito , mossa , ed espressione alle sue figure ; e se altrettanto 
rosse pastoso , ricercato , e finito , sarebbe uno scultore di maggior 
mento ancora . Suo scolaro fu Antonio G<:Idì Comasco , il quale ora 
opera con lode nel nostro paese ,• e sono di sua mano li dodici Apo- 
stoli della Chiesa di Urgnano , due Profeti di marmo di Carrara in 
quella di Palazzuolo , e molte altre opere nella città , e nel territorio . 



GIOVANNI RAGGI PITTORE- 



D 



A Agostino Raggi ordinario pittore, figliuolo di Pietro Paolo del 
quale abbiamo favellato di sopra , nacque Gio: in questa città , nell' 
Agosto 1 7 ' -2 3 e portato dal genio alla pittura s'introdusse nella scuo- 
la di Fra Vittore , e seppe cosi bene approfittarsi de'suoi precetti , 
che dava sicure speranze di dover far grandi progressi in questa pro- 
fessione . Ma siccome il naturale, e la volontà lo portava a divenir 
pittore universale , andava cercando il modo di poter sotto altro pre- 
stante maestro continuare i suoi studj ; quando volle sua buona sor- 
te , che nell'anno 1753. chiamato in questa città il famoso Francesco 



\o 4 
Tiepolo Veneziano a dipingere la Cappella di Bartolomeo Coleone , e 
scoperta la molta abilità sua , lo accettò con molta cortesia sotto la 
sua direzione . Stette il Raggi , per tutto il tempo che si trattenne il 
Tiepolo , con tanta attenzione e assiduità applicato allo studio , che 
potè condurre una copia di un San Giuseppe che tiene il Bambino 
fra le braccia, nella Chiesa di San Salvatore, dipinto dal suddetto suo 
Maestro , con tanta somiglianza e verità , che appena si distingue dal- 
l'originale . Terminata dal Tiepolo la suddetta opera , riuscita una del- 
le più belle e pregiate , che a fresco desiderar si possano , avrebbe 
seco voluto condurre il giovinetto scolare , acciocché sì bello spirito 
che cominciata aveva la professione con si felici principj , potesse sot- 
to la sua condotta proseguirla ancora . Ma non potendo il Padre sot- 
tomettersi alla spesa di mantenerlo fuori della propria casa , convenne 
con suo gravissimo dolore lasciar partire il Maestro , ed egli qui ri- 
manersi -, sinché mosso il Co: Gio. Pesenti Canonico di questa Catte- 
drale , e amantissimo della pittura , lo prese singolarmente a proteg- 
gere ; e fècegli un annuo assegnamento , acciò potesse senza aggravio 
di sua famiglia , non interrompere l'incominciata carriera . Cui tale 
scorta pertanto pertossi il Raggi in Venezia , e ricevuto con ogni 
amorevolezza dal Maestro , cominciò tosto con tutto il fervore e di- 
ligenza ad attendere allo studio , ora copiando l'opere dei Maestro , 
ed ora disegnando e studiando sulle opere di Tiziano , e di Paolo 
Veronese , sul gusto del quale particolarmente ha formata la sua ma- 
niera . Fra le sue prime opere fatte in Venezia , e trasmesse in que- 
sta città sono alcuni quadretti istoriati in casa Pesenti : una tavola 
"rande per le Monache di Santa Grata (i) rappresentante la detta 
Santa in atto di porgere ai Padre San Lupo i fiori nati dal Sangue 
di Sant'Alessandro, la quale opera è tenuta dentro il monastero, ed 
esposta nell'atrio delia chiesa nel giorno d^lla loro festa : e per la 
Chiesa de'Padri Carmelitani nella terra di Banano la tavola dell'altare 
di Sant'Alberto . Srette il Raggi per circa otco anni in Venezia , 
quando nel 1741. essendo stato dichiarato Podestà di Verona il 
Nobil Uomo Co: Vincenzo Barzizza , volle che ancora il Raggi lo 
seguisse in quella città , ove oltre diverse operette in tela, fecegli di- 
pingere sopra cuoi d'oro alcune favole tolte dalla Gerusalemme libera- 
ta di Torquato Tasso , per adornare un'intera stanza , che riusci per 

fi) La suddetta Tavola è da qualche tem- sa nel giorno dejla loro festa , come per V 
pò che non si espone nell'atrio della Cine- addietro si soleva. 



la vaghezza del colorito , facilità d'invenzione , ed esattezza del dise^ 
gno , oltre gli adornamenti , molto applaudita . Quest'opera gli die' 
molto credito , e procacciogli moìte pubbliche e private commissioni , 
sicché stabili di voler quivi fermare sua stanza . Fece in questo primo 
tempo di sua dimora in Verona una tavola assai grande pel territorio 
nostro , che vedesi collocata nel presbiterio della Chiesa principale di 
Verdellino, nella quale è rappresentata la cena del Fariseo, e nostro 
Signore , a cui la Maddalena unge li piedi . In Verona nella Chiesa 
de'Padri Carmelitani ha colorito una tavola , nella quale è figurata 
Sant'Anna , San Gioachino con la piccola Vergine che legge 3 * e nella 
sagristia il ritratto del Padre Pontalti Vicario Generale di quella Reli- 
gione . Siccome poi li suoi ritratti riuscivano per la lor somiglianza , 
e per ogn'altra loro parte molto commendabili , cos'i per le continue 
istanze che da principali Signori gli venivano fatte , ne ha dovuci co- 
lorire moltissimi ; benché sia suo particolar talento l'attendere a'quadri 
storiati. Molti ne ha dipinti pel Marescial Co: di Sculeroburgo , pd 
Generale Spaar , pel Nobiluomo Antonio Dona , pel Marchese Sagra- 
moso, per li Co: Allegri , Malaspina , Ottolini, pe'quali ha fatti anco- 
ra diversi quadri di storia . Molti se ne veggono in casa Burri , in ca- 
sa Favella , in casa Orti , ed in altre molte de'cavalieri , e de'privati 
cittadini s che tutte non è d'uopo annoverare . Vedesi un'opera gran- 
diosa presso li Conti Lazise alla Colomba rappresentante il Merito ag- 
gruppato con la Sapienza , sotto de'quali è figurato il vizio con l'igno- 
ranza , che si confonde . Nel territorio poi ha dipinto a fresco nella 
Parrocchiale di Bovolone la soffitta delia Chiesa con li Santi Fermo , 
Rustico , e Biagio: nella terra delle Caselle (i) la soffitta pure della 
Chiesa con Santa Maddalena portata dagli Angeli in Cielo : ed a Ca- 
stagnaro nella Parrocchiale la tavola della Madonna del Rosario , la 
quale è una delle migliori sue opere , e degna di molta laude : ed altra 
sua tavola è stata mandata nel territorio Padovano per una Chiesa non 
lungi da Montaguana . 

Ritrovavasi in Verona il Marchese Nerlr Mantovano, ed avendo 
in casa di suo cognato il Marchese Sagramoso ammirata la singolare 
perizia del Raggi nei ritratti , volle che seco passasse a Mantova a com- 
pire il suo già cominciato in Verona, e quello della Marchesa sua mo- 
glie ; e l'introdusse ancora nelle case Castilioni > Gonzaga, e Busnay- 

(ì) Nel dipinge tale soffitta fu in peri- urto nella fantasia , che in seguito non Tol- 
tolo di cadere dal ponte. Ciò gli fece tale le più dipingere a fresco , 

Tom, li. 14 



io6 
di , ed in altre principali case di cavalieri , i quali invaghiti della sua 
bella maniera vollero essere per sua mano ritratti . Passati iti Mantova 
alcuni mesi ritornò di nuovo in Verona, ove dipinse per il Co: Teo- 
doro Albani una tavola d'altare con due piccoli laterali , che fu a Ber. 
gamo trasmessa per riporre nella sua domestica cappella alla Domina . 
Appena furono quivi veduti questi quadri , che altra tavola d'aitare 
fogli ordinata da! Co: Silvio Valletti ,• e volle prima averne un picco- 
lo modello y il quale fu da tutti sommamente applaudito , e lo tiene 
presso di sé in molto pregio. Giunta poi in Bergamo circa la metà 
dell'anno 1757 , ed esposta nella propria sala, le furono da tutti gì' 
intendenti e professori che la videro , attribuite le meritate lodi . la 
questa è rappresentata la Vergine nella pai te più alta seduta sopra un 
piedestallo , tenente il Bambino fra le braccia ,• sotto è colorito San 
Luigi Gonzaga inginocchiato in atto di adorazione , né può vedersi più 
convenevole attitudine, né testa con più affetto e divozione ,* all'intor- 
no scherzano graziosi Angeletti , ed è all'indietro di v;<ghe architettu- 
re adorna.* in somma tutta quest'opera per l'osservato disegno, per la 
bella invenzione , e vivace colorito non la cede a qualunque altra ài 
moderno artefice , ed ora è collocata sa un altare della nuova Parroc- 
chiale di Osio inferiore . 

Nell'anno sopraddetto presa l'occasione della nostra famosa fiera , 
spinto dal desiderio di rivedere li parenti pertossi in questa città , e 
nel suo breve soggiorno volle il Co.* Carlo Albani essere per sua ma- 
no ritratto . Lo colori pertanto in figura intera quanto il naturale , ve- 
stito in abito nero merlato all'uso di Corte , con la chiave d'oro, del- 
la quale è insignito come Cameriere delle loro Maestà Imperiali ; con 
veduta di belle architetture , alla maniera di Paolo , condotto con mol- 
ta vivacità , grazia , e disegno , non mancando tutta la somiglianza uni- 
ta ad una certa aria di dolcezza , che di più non si può deside- 
rare . 

Piaciuto questo sommamente al Co: Giuseppe Suardo , volle pur 
esso il proprio ritratto in piedi , il quale vestì con somma bizzarria al- 
la francese con abito trinciato d'oro ,- 'ornato pure d'architetture con 
statue , sicché non riesce meno plausibile del suddetto . 

Riconosciuta sempre più l'abilità e molto valore del nostro Raggi , 
vollero li Deputati della Chiesa di Sant'Alessandro della Croce ^ che 
dipignesse due gran quadr. istoriati 3 ii quali veggonsi collocati lateral- 
mente all'altare dell'Orazione. Rappresenta uno di questi Satsto Stanis- 
lao Kustka allorché giovinetto infermatosi in Vienna ì ed essendogli dal 



i07 
padrone di casa il quale era eretico , impedito di comunicarsi , ra-cco- 
'mandatosi a Santa Barbara , acciò gli ottenesse la grazia di poter rice- 
vere la Santa Comunione, gli apparvero due Angeli , uno de'quali con 
l'ostia sacrata lo comunicò . Nell'altro è effigiato San Bernardo Abate , 
il quale dooo aver fraternamente ammonito il Duca d'Aquitania circa 
le persecuzioni , che andava facendo alla Chiesa , e suoi ministri ; alla 
perfine il Santo , cosi ispirato da Dio , dopo aver celebrato prende la 
Sacra Ostia , e con quella in mano sorte dalla Chiesa , e parla al sud- 
detto Duca in tuono rr inaccioso , il quale al suono delle severe parole 
del Santo cade a terra tramortito : ma toccato dal Santo con un pie- 
de si rialza , e contrito rimette il Vescovo alla sua sede non solo s e 
cessa di perseguitare la Chiesa ; ma alla .fine diventa esso pure Santo . 
Esposte le dette due grandiose, opere furono da tutti gl'intendenti al 
sommo celebrate , scorgendosi in esse oltre il perfetto disegnp , pregio 
pellicolare del Raggi , una grandissima espressione d'affetti 3 un ben ac- 
cordato componimento , ed una grazia e bellezza nelle figure principal- 
mente deila Santa Barbara , e dei due Angeli , che non si può abba- 
stanza esprimere ,• né certamente sono punto inferiori agli altri due qua- 
dri del Rotari e del Cignaroli , situati nell'opposta cappella del suffra- 
gio . Queste pitture hanno totalmente chiusa la bocca ad alcuni suoi 
emoli , li quali non cessavano di spargere critiche per alcune pitture a 
fresco , poco prima dipinte da lui nella Chiesa di San Bartolomeo nel- 
la terza cappella a mano destra entrando per la porta di mezzo , le 
quali per vero dire non gli riuscirono con quella felicità che sperar si 
poteva dal suo pennello , 

Dipìnse in tale tempo due quadri laterali posti nel coro di San 
Michele dell'arco ; ed una tavola dell'aitar maggiore nella Chiesa Par- 
rocchiale di Chignolo , in cui espresse il Redentore che in presenza 
degli Apostoli dà le chiavi a San Pietro . Quanto bella sia riuscita ta- 
le opera ognuno lo può vedere , poiché né più ben istoriata , né con 
più esatto disegno , e ottimo colorito poteva essere rappresentata . 



BERNARDO FEDRtGHl.NI ARCHITETTO 



B 



Bernardo Fedrighini soggetto assai chiaro nella città di Brescia per 
il suo valore nell'architettura , nacque da Matteo ed Elisabetta Fedri- 
g hni in Predire., terra della Valle Calepia li 2. di Gennajo 16*4^» 
Da giovinetto safferendo di mal animo il penoso esercizio ? a cui sq« 



10% 

gliono essere applicati i fanciulli nella scuola delle lettere ; partì di 

nascosto dalla patria , ed a Brescia si condusse , e postosi sotto la di- 
rezione prima di Bartolomeo Spazzo , indi sotto Lazzaro Bracco fece 
nella professione dell'architettura a cui sentivasi inclinaro , non ordi- 
nario profitto. Circa l'anno 1680. passato a miglior vita Matteo suo 
padre , dovette Bernardo restituirsi alla patria , ove aicun tempo es- 
sendosi trattenuto prese in moglie Elisabetta figlia di Santo A zzo ne , la 
quale dopo avergli partorito un figlio , assalita da gravi dolori , con 
estrema sua afflizione mancò inaspettatamente di vita . Passò di nuovo a 
Brescia , e dopo qualche anno accasatosi con cittadina Bresciana , ivi 
stabilì il suo soggiorno, ed attese sempre con molta diligenza e van- 
taggio alla propria professione . 

Moltissime furono le fabbriche , e di sua e d'altrui invenzione , 
al \alore di lui appoggiate, che vennero con gloria del suo nome con- 
dotte a lodevole compimento. Fra queste piacemi di ricordare le Chie- 
se parrocchiali di Oriano , di Pompiano , di Nari , di Manerbio nel 
territorio di Brescia, di Villongo in quello di Bergamo , senza nomina- 
re i moltissimi Oratorj , e altre fabbriche sacre , e profane dailo stesso 
ideate, e costrutte . Ma assai rinomato poi egli divenne per la maestosa 
facciata della Chiesa de'Santi Faustino e Giovita Protettori della Città 
di Brescia, la quale di vivo marmo, con bizzarra architettura, venne 
con somma perfezione da esso alzata , e compiuta . Per lo spazio di 
quasi cinquantanni fu a lui appoggiata anche la gran fabbrica della 
nuova Cattedrale , essendo egli stato eletto Presidente a'fabbricieri del- 
la medesima .• Egli alzar fece i muri a mezzo di e tramontana delle 
grandi cappelle del Corpus Domini , e delle santissime Croci ; ed amen- 
due le cappelle occidentali verso la piazza vennero alzate da'fondamen- 
ti sino al gran cornicione d'ordine Corintio . 

Aveva Bernardo una passione estrema per questo maestoso edifi- 
cio , a cui con somma cura e diligenza accudiva indefessamente .* quin- 
di è che nella sua avanzata età provò non ordinario giubilo nell'udire 
che da'deputati a quella fabbrica era non solamente ad esso stato so- 
stituito Giambattista Marchetti figlio di sua sorella Caterina , da lui 
educato ed istrutto nella propria professione , come più diffusamente 
vedrassi qui sotto nella di lui vita ,• (i)ma di più che era stato conferito 
l'onorevole carico di cancelliere di detta Fabbrica a Gio: Faustino suo 
figliuolo, soggetto ben conosciuto nel foro di Brescia non meno che 
nella letteraria Repubblica per la sua erudita ricerca del piede statuta- 

(1) Nel MS. dell'Autore non si è trova- non sia stata scritta , o siasi smarrita, 
sa tale vita , la quale convito dire che o 



1C? 

fio di Brescia , impressa ih detta città nel 1752. e stata mentovata e 
Iodata ne'diarj, e nelle memorie per servire alla storia letteraria del 
Maggio 1753. a car. 6 3 ; e dell'Aprile 1754. a car. 30. 

Ebbe ancora un ben giusto motivo di consolazione nel vedere al- 
tri tre. suoi figliuoli ottimamente indirizzati e ne'bei costumi e nelle 
buone arti , cioè Pietro ed Antonio intenti all'esercizio della medicina , 
e Bernardino a quello della mercatura ,• sicché al tempo di sua morte 
h lasciò tutti onestamente impiegati . 

Era Bernardo pervenuto ad una robusta vecchiaja , senza mai es- 
sere stato molestato né da febbre né da alcun altro malanno , a cui 
la frale natura umana va facilmente soggetta; quando nell'entrar dell' 
anno ottantesimo , assalito da impetuoso male fece molto temere di sua 
vira ; ma assistito dal favor del cielo , e dal suo forte temperamento 
riebbe la sua primiera salute . Dopo quattro anni soggiacque ad altro 
..infortunio , che gli avvenne nella fabbrica del Duomo , ove assistendo 
a quegli operai , cadde accidentalmente un pesante scalpello da una con- 
siderabile altezza , e venne a colpire il nostro Bernardo nella sommità 
della fronte.* il cappello tuttavia riparò alquanto il fatai colpo , mi non 
in modo però ch'egli sul campo non cadesse a terra tramortito, e fuor 
di sé stesso per alcun tempo di menale deliquio oppresso, da cui 
riavutosi sentì le gravi ferite , che riportate aveva nella fronte da cui 
in copia spicciava il sangue, rinversati gl'integumenti in guisa , che 
ne restò scoperto il cranio, al qual colpo avrebbe per avventura do- 
vuto succumbere , essendo egli in età di 84. anni se non fjsse stato 
ricuperato dalla cura amorosa di un valente chirurgo , che in poche 
settimane lo restituì aila primiera sua salute . Sopravisse ancora tre an- 
ni , in fine de 'quali assalito da gagliarda febbre, con tutti i segni di 
buon Cristiano, quale sempre era vissuto, alli 22. di Febrajo del 
» 7 5 e?« lascio questa spoglia mortale in età d'anni Zj , e fu seppellito 
nella Chiesa di San Clemente di Brescia sua Parrocchia . 

Fu il nostro Bernardo sempre sollecito, e diligente nelle sue ope- 
re ; né ebbe mai gran m ra al guadagno, cercando se opre più, chela 
propria utilità ne'suoi lavori , la perfezione, l'onor di Dio, e il pro- 
prio decoro. Da qui n'ò avvenuro , che in sì lun^a età e con tante 
fatiche niuno accrescimento recò egli alla- sua famiglia , contento del 
suo stato , in cui pazientemente sempre visse , sobrio , modesto , vago 
di beneficar rutti , e sì nemico d'ingannare altrui , che soffriva piutto- 
sto d'esser egli dagfi altri deluso. In somma se la sua virtù, e degni 
costur.i fossero imitati dalia posterità, avrebbe ogni età uomini degni 
di somma riputazione , l 4 3 



no 

ENRICO ALBERICI PITTORE- 



i 



ja natura ha^ sempre fatto vedere che non è parziale , né a luoghi 
ristretta nel conferire li particolari suoi doni ; ma fa sorgere geni col- 
tivatori delle belle arti , anche tra le valli più lontane dal comune del- 
l'abitato , e che sembrano le più incolte . La valle di Scalve , antica- 
mente detta Val Decia , Territorio di Bergamo , oltre il celebre sculto- 
re Gio. Giuseppe Picini , delle cui belle opere in bassi rilievi abbiam 
riferita la serie , ha dato a questa provincia Bergamasca eziandio un 
pittor non volgare , e che si è spezialmente distinto nelle bambocciate , 
o sia opere bernesche di Pigmei , sul fare dell'Everardi e del Bocchi . 
Nell'anno i 7 1 4. in Vilminore , terra principale di detta Valle , nacque 
Enrico da Maffeo e Margarita dell'antica famiglia Alberici cittadina di 
Bergamo e di Brescia , ridotta in quest'ultimi tempi a limitate sostanze . 
Scoperta nel giovane figlio , il quale altro non faceva che schiccherar 
fantocci col carbone , o altra materia , la grande inclinazione che ave- 
va alla pittura , lo misero i suoi genitori tosto sotto la direzione di 
Ferdinando Cairo noto pittore di Casal Monferrato , che in quel tem- 
po era stanziato in Brescia , sotto del quale si mise Enrico con tutto 
Io spirito a studiare il disegno , in modo che a null'altro attendeva 
fuori che a suonare alcuna volta il cembalo per sollevarsi dallo studio 
indefesso , che faceva per apprender la pittura . 

Dimorato crea tre anni in Brescia sotto un tale maestro , fu con 
suo molto danno chiamato da'genitori alla patria ,♦ dove tutto che al- 
cune operette facesse si pubbliche che private , tuttavia non solo non 
si avanzava nell'arte , sua distraendosi dallo studio , e dandosi cogli 
amici al bel tempo , ma s'accorse che molto andava perdendo di quanto 
sotto il maestto aveva acquistato. Per la qual cosa l'anno 1740., da- 
to bando a'divertimenti ed al suono, prese di nuovo con calore lo 
studio della pittura, disegnando e leggendo libri, che di quella tratta- 
no, e spezialmente le opere di Leon Battista Alberti , e del Vinci. Fe- 
ce quindi altre opere, ma come le prime di non molto merito. Spin- 
to dal desiderio di sempre più avanzarsi nell'arte si portò di bel nuo- 
vo a Brescia nel 1745 i ove con suo notabile dispiacere non ritrovan- 
do più il suo maestro Cairo , si mise con tutto l'impegno a studiare 
da sé , disegnando e copiando da'migliori quadri di quella città con 
.tanto profitto, che fu creduto capace di dipingere alcuni sott'insù di 



1 1 1 



e 



casa Ugeri ; e sulla facciata della Chiesa della Carità alcune statue , ed 
Angeli . Fu indi dal Cardinal Querini impiegato a dipingere a fresco 
nella pubblica Biblioteca a sue spese eretta , molti ritratti di letterati 
ed uomini illustri , siccome nell'atrio della stessa in una nicchia in pro- 
spetto della scala la statua di Minerva , e varie medaglie a chiaroscuro 
esprimenti varie azioni e fatti del Cardinale stesso , del quale ancora 
fece in diversi tempi molti ritratti , per mandare a diverse Accademie 
d'Italia , e d'Oltra monti . 

Chiamato indi in Valcaraonica ebbe a dipingere in varie Chiese ; 
e specialmente in Berso istoriò a fresco tutta la volta , le vele , ed i! 
quadro sopra la porta principale.- siccome ancora in Borno nella Chie- 
sa Pari-occhiale dipinse la ritonda sopra il coro , in cui rappresentò S. 
Gio. Battista in gloria , ed a basso li quattro Profeti , 

Restituitosi in Brescia , tra le sue opere particolari dipinse nella 
Chiesa dei Miracoli molti quadri a olio , rappresentanti le seguenti isto- 
rie , cioè la Samaritana al pozzo , la parabola del Fariseo e del Pub- 
blicano , il risanamento del leproso , Lazaro risuscitato , il Figliuol pro- 
digo , il buon Pastore con la pecora smarrita, Cristo che dà le chiavi 
a S. Pietro , la Maddalena a'piedi del Salvatore , e la Nascita del me- 
desimo , a riserva dell'Adultera , che è opera di Domenico Romano , 
Nella detta Chiesa sono del medesimo l'Orazion nell'orto , e Cristo in 
Emaus sopra le porte laterali , così pure la morte di S. Niccolò da Ba- 
ri , come anco le otto statue a chiaroscuro di varj Santi ; le quali ope- 
re per quanto fu possibile , procurò con grande studio di rendere mi- 
gliori . In S. Alessandro Chiesa de'Serviti dipinse due mezze lune del- 
la cappella della Annunziata , in cui rappresentò la Visitazione di Ma- 
ria Vergine a S. Elisabetta , e la Nascita del Signore , ed i quattro Pro- 
feti . Dal Co.* Giorgio Durante valente dipintor di volatili , di cui era 
in molta grazia , fu introdotto a dipingere in diverse Chiese del Ber- 
gamasco , ed in varie case ragguardevoli di Brescia s cioè in casa degli 
Ugeri , Martinengo , Coleoni , Avogadro , ed altri , palchi o sia soffit- 
ti a fresco ne'loro palazzi . Ma poiché troppo lunga cosa sarebbe il 
descriver tutte queste sue pitture,, passeremo perciò ad altre cose . 

Nella Parrochiale di Vilminore sua patria fece in diversi tempi 
cinque quadri , a fresco > cioè la Natività della Vergine , la Presenta- 
zione al tempio , S. Pietro chiamato all'Apostolato 9 Cristo che gli dà 
le chiavi , e la sua Crocifissione , e ultimamente S. Pietro che risana 
Jo storpio , e la Trasfie;, razione di Cristo. Per diverse Parrocchiali efi 
delia Valle di Scalve fece molte altre opere 9 e singolarmente in una 



1 ! 2 

cappelleria poco discosta da Vilminore , dove mostrò qualche sua abi- 
lità anche ne'nlievi , avendo cosi eseguito la Deposizione di Cristo ih 
grembo alla Madre , e S. Gio. Evangelista in rilievo, e le Marie so- 
lamente dipinte; ed operò ancora in un Oratorio vicino a Schil- 
perio. 

Nell'occasione che Gio. il ido de'tre figli che ebbe, si portò 

a studiare in Bergamo per farsi Pi : del \f6J. vi si condusse anche 
Enrico con tutta la famiglia , lusinj indosi che faria di Bergamo esser 
gli potesse più omogenea , e salubre di quella di Brescia, dove soffer- 
ti aveva molti incomodi, e sopra tuito riscaldamenti di testa, che gii 
cagionarono anche alterazione di mente . Giunto in Bergamo si mise a 
dipingere quattro quadri di pigmei , sul gusto del Bocchi ; i quali tut- 
to che in parte secchi e stentati , pure dimostravano la di lui di po- 
sizione a divenir in tal genere di pittura molto valente . \ eduti qu? ;sjti 
da! Si». Co. Giacomo Carrara e da Lodovico Ferronati dilettantissirai 
di pittura , molto lo animarono a continuare a dipingere si iaiic ridi- 
cole bambocciate, alle quali ritrovavasi egli di sua natura disposto, e 
inclinato per certo tal qual estro buffonesco , che in lui nasceva par- 
ticolarmente , quando gli si riscaldava la testa , e in certo modo impaz- 
ziva . Si mise perciò a copiare diverse opere dell'Everardi , e del Boc- 
chi , che in buon numero ritrovansi nella galleria del Co. Giacomo Car- 
rara i con la scorta delle quali migliorò a segno di non cedere in ec- 
cellenza a quelle del Bocchi medesimo . Ebbe perciò commissione d'i 
dipingere di si fatte bambocciate , o caricature di pigmei , un Cocchio 
al Si<*. Vincenzo Olmo , per l'aggradimento universale del quale ebbe 
moltiss ; me commissioni in tal genere; e in primo luogo dipinse per li 
Conti Spini un appartamento al terzo piano in tanti quadri a fresco , 
l'innamoramento , lo sposalizio , la partenza dello sposo , ed il pranzo , 
il tutto intrecciato di ridicoli avvenimenti ; alla qual casa fece ancora 
due sott'insu di favole , o storie eroiche, de'quali uno sopra la scala . 

A'Conti Romiìi, in figura di Pigmei, colori a fresco una soffitta, 
rappresentante il monte Parnaso, al quale da una patte in figura di 
Pismei ascendono trionfanti varj celebri poeti , e letterati , sì antichi 
c he moderni , cavati tutti esattamente da'loro ritratti ; e dall'altra di- 
versi altri poetastri attaccati alla coda di un asino si sforzano di ascen- 
dere , ma non ancor giunti alla metà del monte , flagellati da Satiri pre- 
cipitino al basso . A pie di detto monte sotto padiglione sta seduto a 
r avo la l'ultimo Principe Trivulzi con diversi suoi amici . In sirnil guisa 
vi dipinse in più quadri le av\eature del Giuliver , ed altri dieciotro 



pezzi di quadri rappresentanti varj accidenti della vita umana > ma tut- 
ti in maniera bernesca , e molto ridicola ; in figura poi al naturale di- 
pinsevi varj soffitti , e sopraporte , come anco un gabinetto in forma 
di Museo . Diversi pezzi con pigmei fece per il N. H. Sig. Leonardo 
Dolrìn , rappresentanti li quattro tempi del giorno , de'quali il princi- 
pale sogetto è un Allocco , che alla mattina prende il cioccolate ser- 
vito da personaggi di rango al pranzo, al passeggio, in carrozza, e 
al teatro : quattro altri pezzi di tale gusto fece per il N. H. Savorgnan 
Podestà : e uno per Sua Eccellenza Giacomo Zambelli , nel quale rap- 
presentò l'incendio seguito a'tempi dello stesso nelle case vicine al Pa- 
lazzo Pretorio . Varj pezzi con pigmei ne mandò a Torino , ed a Mi- 
lano per diversi Cavalieri. Tre pezzi di si fatte bambocciate sono nella 
numerosa e scelta galleria del Co. Giacomo Carrara . Molti ne fece» per 
li Co: Sozzi , ed alcuni per li Co: Asperti , per l'eccellente medico 
Andrea Pasta , ed altri molti gentiluomini Bergamaschi , che sarebbe te- 
dioso l'annoverarli tutti . / 

Li soggetti di tali suoi quadri solevano esser Matrimonj con gran- 
di apparati , e treni di cocchi , tirati da porcelletti d'india , scojatto- 
li , ed altri si fatti animali , con corrieri avanti a cavallo di una luma- 
ca ; e cose tali al sommo ridicole , e vaghe : Battaglie di detti pigmei 
con galli , conigli , ricci , anitre , galline , dindi , ed altre sorti d'uc- 
celli , e queste ferocissime : ciarlatani , saltimbanchi : Combattimenti con 
rane , gamberi , farfalle , mosconi , calavroni , ed altri insetti d'ogni 
sorte : Esecuzioni di giustizia fatte di detti animali ,• e cose simili in- 
ventate , ed espresse con tale vivezza 3 che nulla più . Per la qual co- 
sa sommamente dilettano chiunque , e sono da'dilettanti con ansietà ri- 
cercati tali quadri e comperati a caro prezzo. Interrompendo di quan- 
do in quando tali opere bernesche di nani , dipinse nella volta della 
Parrocchiale di Albino varie azioni , e il martirio di S. Andrea : In 
quella di elusone varie medaglie a chiaroscuro : alcuni sott'insù in quel- 
la di Chiuduno : e in Bergamo la tazza , e le quattro vele nell'orato- 
rio della Beata Vergine dello Spasimo del Borgo S. Leonardo in con- 
fronto di Pietro Scalvini Bresciano, che dipinse a fresco il rimanente. 
A concorrenza di Francesco Cappella , Gio. Raggi , e Federico Feria- 
ri , fece uno desquamo quadri della Cappella della B. Vergine del Ro- 
sario della Parrocchiale d'Alzano, rappresentante il fatto di Jaele e 
Sisara ,• il quale a dir vero è una delle opere sue men pregiabili . 
L'ultime sue opere furono quattro quadri laterali dipinti a fresco nel- 
la Parrocchiale di Zogno in valle Brembana , rappresentanti le azioni 



114 

e martirio di S. Lorenzo , dove l'anno antecedente dipinto aveva la volta 
del Coro ,• dopo le quali restituitosi a Bergamo, attaccato da male di 
petto a capo di quindeci giorni passò a miglior vita li 20. Luglio 1775. 
in età di anni 59. ; e fu sepolto nella Parrocchiale di S. Andrea , in 
fàccia della quale abitava » 

Molto contento si ritrovò di essersi stanziato in Bergamo , dove da' 
dilettanti essendo molto gradite le sue opere, spezialmente di pigmei <, 
ebbe continue commissioni , sicché con dirficokà poteva arrivare a ser- 
vir tutti . 

Fu di ottimi costumi , amantissimo dell'arte sua a se^no che mai 
non cessava dal lavoro , cosiche anche di notte o dipingeva , o dise- 
gnava . Per la qual cosa ogni due o tre anni per la troppa applica- 
zione direi quasi impazziva, e in tale tempo diveniva prodigo , e spen- 
deva quanto di denaro si ritrovava , in divertirsi mangiando e sonan- 
do , e trastullandosi , chiaccherando come un ciarlatano , con la testa 
piena di idee signorili e grandiose a segno che diceva di voler in Vii- 
minore presso sua casa fare un teatro per comedie , ed opere in Mu- 
sica , per divertire que'rozzi villani; ma mancandogli poi il danaro cad- 
de giusta il suo solito in malinconia , dalla quale dopo alcuni giorni 
riavutosi T tornò a dipingere (1) ». 



(1) De'tre figlinoli de'quaii si e fatta men- 
zione di sopra , il secondo solamente per 
nome Giovanni , il quale ha abbracciato lo 
stato ecclesiastico , attese alcun poco al di- 
segno , e ricopiò alcune opere del Padre ,. 
ed altre da lui lasciate imperfette ha con- 
dotte a fine : e mercè la diligenza in esse 
usata , possono essere applaudite . Ciò però 
che lo ha distinto , è il suo genio partico- 
lare nelle cose fìsiche , e matematiche , nel- 
le quali si può dire che s-enza scorta alcuna, 
ma colla sola sua industria ha fatto grandi 
progressi Oltre varie ben intese machinet- 
te che servono alla Fisica sperimentale , da 
lui inventate ed eseguite con una somma 
esattezza , ha sotto la sua direzione e dise- 
gno fatta fare una machina pneumatica ad 
uso delle pubbliche scuole , la qaaìe ha va. 
rie cose di invenzione sua , e si può consi- 
derare una delle migliori che in tal genere 
ei veggano ; e due sfere Copernicane , una 
assai grande eoa i moti rispettivi dc'Biane- 



ti , la quale è riposta nella libreria del Col- 
legio Mariano ; ed altra più piccola , ma la- 
vorata coll'u'ltima esattezza , per uso de'Fi- 
gli Di S. A R. L'Arciduca Ferdinando , la 
quale esaminata da'Regj Astronomi della 
Specola di Brera in Milano , e trovatala per 
varj giorni giustissima ne'varj suoi movimene* 
meritamente riscosse le loro approvazioni . 
Per tale sua abilità , che si distingue spe- 
cialmente nel trovare i modi da simplificare 
le machine usate per la Fisica sperimenta- 
le , ed inventarne di nuove, è stata a lui 
appoggiata la cura del Gabinetto di Fisica 
sperimentale delle pubbliche scuole di que- 
sta nostra Città , impiego nel quale s'ado- 
pera con tanto impegno , e con si felice 
riuscita , che quantunque il Gubinettj sia. 
da. pochi anni cominciato, è già tornito ia 
modo da essere di grande vantaggio agli 
studiosi delie cose fìsiche ,- ed è a sperare 
che non andrà molto , che diverrà uno de' 
più considerabili . 



Fine delle vite de'Pittori Scultori ed Architetti Bergamaschi 
Scritte dal Co: K. Francesce Tasso ». 



"5 



INDICE 

DELLE VITE 



\^/ av, Cosimo Fansago Scultore 9 e Architetto pag. 3. 

Carlo Fansago Scultore 20. 

Domenico Ghislandi Pittore zi» 

Pietro Paolo Raggi Pittore 23. 

Marnale Carpinoni Pittore 26. 

Gio: Giuseppe Piani Scultore 2/. 

Alessandro Lan franchi Pittore 29, 

Cristoforo Tasca Pittore 32. 

Antonio Zifrondi Pittore 34, 

Prece Giuseppe Roncelli Pittore 41. 

Granoso , il vecchio , Andrea , Donato , Giambettino , e Gioanni suoi 

figliuoli • e Francesco Donato Nipoti tutti Fantoni di Rovetta 

Scultori 3l» 

Fra Vittore Ghislandi Pittore 5y. 

Marco Olmo Pittore 34. 

Gioanni Carobbio Pittore j(3, 

Gio: Battista Caniana Scultore , e Architetto w 80. 

Bartolomeo Nazari Pittore 82. 

Gioanni San^ Scultore qy. 

Art mo Perovam Scultore 102. 

Gio n ni Raggi Pittore 103. 

Bit arJ.o Ftdrighim Architene loy. 

Enrico Alberici Pittore 110* 



SUPPLEMENTO 



A. 



.Ile Vite di quelli, i quali si distinsero nelle belle arti 9 che il Nob. 
Sig. Co: Kav. Francesco Tasso ha con tanta diligenza e fatica raccòlte, 
e scritte , mancavano come si è avanzato nella prefazione del primo 
tomo , quelle di varj , che o per essere fioriti dopo di averle termi- 
nate , o per mancanza dì necessarie cognizioni egli aveva tralasciate . 
Si è però creduto un dovere di aggiungerle , per non defraudare e que- 
sti delle giuste lodi , e la Patria dell'onore di averli fra suoi . Non ce- 
dette essa , fin da'piu remoti tempi > il vanto a qualunque altra Città 
d'Italia di produrre uomini eccellenti nella Pittura , Scoltura , ed Ar- 
chitettura . E' assai difficile per verità rintracciare , fra le poche e dis- 
perse memorie che sussistono , i nomi di quelli , i quali si distinsero : 
restano però le loro Opere ; e benché siano prodotti de'secoli i più 
barbari , vi si scorge ciò non ostante che sin d'allora si manteneva 1* 
idea di buon gusto , e che le belle arti anche in quest'ultimo angolo- 
dell'Italia erano in pregio e considerazione . 

Il decimo primo , secondo , e terzo furono gl'infelici secoli di- 
barbarie , e d'ignoranza per ogni scienza 3 ' ed i barbari che l'avevano 
vinta , e saccheggiata procurarono, col distruggerle tutti i mezzi di ri- 
sorgere , di annientare l'Italia per sempre: ma non fu così . Appena- 
respirarono le Città Italiane o governate da'suoi Cittadini , o da'Duehi 
investiti dagli Imperatori , che principiarono a riabbellirli , sdegnando 
di portare le vili insegne di chi le aveva ridotte allo stato di barba- 
rie , e di desolazione . Il primo saggio che diede la nostra Patria di 
questo felice risorgimento fu l'ordinare la fabbrica del tempio di S. Ma- 
ria Maggiore , il quale fu cominciato l'anno 10^7. imitando anch'essa 
le sue vicine nella magnificenza 3 e nel buon gusto . Poco più di un 
secolo impiegò a perfezionarlo, giacche nell'anno 1144. fu solennemen- 
te dedicato alla B. Vergine dal Vescovo Gregorio. (•) L'iscrizione 
riportata dal Celestino ci ha conservato il nome di chi ne fu l'Archi- 
tetto , cioè un certo Maestro Fredo * (2) Quelli di Lombardia erano 

(x) Pelegrino . Vigna di Bergamo P. (1) Istoria quadripartita di Fra Celesti. ■ 

*• c » x 9- no da Bergamo t, 1. p. z?7. 

Tom. II, 1 5 



.rinomati in quest'arte . In fatti l'Abate Desiderio di Monte Cassino per 
Ja fabbrica ciglia sua Chiesa chiamò Architetti d'Amalfi, e di Lombar- 
dia, (i) Oltre a quel Tempio , ordinò la Patria il Palazzo della Ragio- 
ne ,• ma ne'secoh posteriori, perchè danneggiato dagl'incendj, fu tal- 
mente variato, che poco resta dell'antico disegno. Antonio Micheli 
•Patrizio Veneto, nella sua descrizione dwlla Città e Territorio di Ber- 
gamo unita all'Origine dc'tempi di Mtsser Francesco Bellafino dà una 
descrizione di questa fabbrica (2) , 

Non solamente nella Città , ma ancora nel Territorio si alzarono 
fabbriche di considerazione. Di tre fra varie altre , perchè le più in- 
signi , giova qui fare una particolare menzione , cioè di S. Giulia di 
Bonate di sotto, S. Tommaso di Almenno, e S. Egidio di Fontanella. Qua- 
lunque sia il fondatore della prima , e quale l'iscrizione citata da Bar- 
tolomeo Pellegrino , (j) non se ne può dedurre una certa data della 
sua costruzione . Mostra però questa Chiesa una data , se non anterio- 
re , almeno coetanea a quella di S. Maria Maggiore „ Monsignor Mario 
Lupo nel suo Codice Diplomatico ne ha data , oltre il disegno , an- 
che una minuta descrizione. Ragionando egli della struttura di essa la 
caratterizza per vasta , e magnifica con tutta ragione ; e deplora la ro- 
vina della sua facciata fatta dai Contadini di Bonate, i quali la demo- 
lirono per fabbricarne il Campanile nel «745. Che sia poi del settimo 
secolo, come il medesimo Monsignor Mario asserisce , parmi detto sen- 
za alcuna prova , e non appoggiato che alla autorità de'nostri Scritto- 
ri patrii assai trascurati nella verificazione delle Tradizioni , che con, 
troppo buona fede hanno raccolte . L'introdduzione del gusto Gotico 
di poco buona maniera ? le arcate di sesto Romano , in somma l'ar- 
chitettura conforme affatto alle altre Chiese di quel tempo , mostrano 
un carattere diverso da quello di que'secoli , ne'quali secondo l'erudi- 
tissimo Sig. Ab. Saverio Bettinelli , cominciò a spargersi in Italia la più 
profonda ignoranza . (4) 

La seconda è il piccolo Tempietto dedicato a S. Tommaso in Ai- 
menno . Il sopracitato Monsig. Lupo anco di questo ne dà una detta- 
gliata descrizione ed istoria , posponendo la data deila sua costruzione 

(1) Chron. Cass'mensis Iib. 30. cap. z8. ratum , five strutture, solidìtitem speftasses , 

d) Forum quadratimi est , laxitas ei nulli Gallicrum edificio postferenda . 
non lam prò populi frequentia , quam prò (jj Vigna di Bergamo p. i- cap. io. 

urbis sita satis ingens: ad ejus dexteram (4.) Opere- t. 4. pag- 101- E Storia della 

&des Pretoria., ad l&vam leguminaris. taber- Letteratura -It. ! iana del Sig. Cav. Ab. D- 

nn sunt , a fronte paulo ante forum Juris Girolamo Tirabuschi tom. VI. 
attollebatur , mola uve omamentorum appa- 



243 x 
a quella di S. Giulia, ma senza una convincente prova. Le memorie 
di quasi tutti gli antichi monumenti patrj di que'tempi , e in partico- 
lare di questo sono perite ; e la sua struttura quale è al presente non 
può che fissarne imperfettamente il secolo . Lo ha caratterizzato per un 
acrore^ato di materie tra loro dissimili , come lo è di fatti : ma biso- 
gna che le abbia assai poco considerate per chiamarle tutte di un gu- 
sto barbaro , senza farne una necessaria separazione . I Capitelli Co} 
rintii e Composti d'assai buona maniera > rottami di colonne ben tra- 
vagliate dimostrano altrimenti . Il disegno della sua porta indica è ve- 
ro il secolo all'incirca in cui fu fabbricata, o per meglio dire ristau- 
rata , ciò che non sembra prima del decimo , né dopo l'undecimo se- 
colo . Ma il suo interno è assai più osservabile . Un dotto Cavaliere 
nostro Concittadino , che ha data al Pubblico una compita , e ragio- 
nata storia patria di que'tempi, ( i ) ne fa benché non sia suo prima- 
rio scopo , un'assai giusta descrizione; e noi non potremmo che tras- 
criverla per dare una compita idea di questo Edifizio .. Confrontando 
egli il disegno medesimo con un altro che esiste a Momoriglione nel 
Poitù , e trovatili affatto simili nella loro struttura e situazione, ne ha 
dedotto con ragione che poteva essere opera degli Antichi Galli. Non 
ne stabilisce però l'epoca , la quale sarebbe assai difficile ad assegnare 
prima degli ultimi Re di Roma, cioè 594. anni avanti l'Era Cristia- 
na . Non usaronsi iti Italia prima di que'tempi Capitelli con foglie di 
Acanto,*, e ciò che è più rimarcabile, si tralasciavano le basi alle colon- 
ne , come si vede chiaramente ne'celebri avanzi dell'antica Possidonia , 
ora chiamata Pesto , distrutta non molti anni prima . E però innega- 
bile che la presente sia posta sulle rovine di altra fabbrica assai più 
antica , e ragguardevole . Li sopra notati Capitelli di marmo , come 
pure varie colonne tagliate per adattarle al s ; to , altri marmi nazio- 
nali bensì , ma di cave lontane , tufi che saranno serviti ai volti , 
sparsi qua e là irregolarmente ne'muri , ne sono le più convincenti 
e chiare prove. Per maggiormente confermare la nostra opinione, pos 
siamo aggiungere che il Ponte del Brembo , (2) era da questa poco 
lontano , e che può essere stata uua fabbrica fatta per comando degli 

{1) Ragionamento Storico intorno afla sere stato riparato . Da poco più di 're se- 
Città di Bergamo del Co. Cav. Antonio coli hi chiamato il Pome dilli R _>ina . 
Moroni Ciambellano di S. A. I. il Duca di Che esso poi servisse per ij passaggio delle 
Sassonia Vtymai Bergamo 179 r. Legioni Romane lo mostrano vurj pezzi di 

(1. Questo Ponte è caduto in parte magnifica strada antica scoperti in que*con-m 

nel. i+y 3. ed il resto in seguito per non es-> torni. 



120 

Imperatori Romani ad uso di Tempio, o per comodo loro quando an- 
davano gli Eserciti nella Rezia . 

La terza è la Chiesa e Monastero unito di S. Egidio di Fonta- 
nella. Poco <$ questa, tralasciando la questione dilla Fondatrice, si 
può discorrere, essendo opera benché in Origine an.i h ssima , però fab- 
bricata in varj tempi . Ne'due consecutivi "secoli si akarono da'ionda- 
menti due altre Chiese in Città , cioè quella di S. Francesco dedicati 
al medesimo Santo dal Vescovo della Patria Alberto Bongo nel 1292; 
e quella di S. Agostino , alla quale il suddetto Vescovo mise la prima 
pietra nel 1290 ,• e che da'PP. Eremitani fu nel susseguente secolo 
terminata. Fu questo lo stato dell'Architettura in Patria sino al deci- 
mo quarto Secolo, tralasciando le torri, ed altre fabbriche fatte più 
per difesa che per bellezza . Non si avanzò a quel grado la Scoltura , 
-giacché poche opere si conservano, e queste ancoia di una somma roz- 
zezza . Parte de'Capitelli di S. Tommaso , gli altri di S. Giulia , e va- 
rie altre cose di poco conto di nostrano che in que'tempi poco gli 
Scultori si distinguevano dagli ordinarj tagliapietre . 

Non fu cosi della Pittura . Pronta essa nella sua esecuzione , e 
facile , attesi i pochi. materiali che vi abbisognano per esercitarla , si 
può quasi dire che si conservasse sino da'tempi i più rimoti . Le po- 
che opere , che tuttora sussistono ne'muri delle sovraccennate fabbri- 
the , dimostrano e l'età loro , e la perizia di chi le ha dipinte , Non 
sono esse di maniera Greca , che s'introdusse in Italia solo nei princi- 
pio del decimoquarto secolo $ non vi si scorge né l'estremo secco de' 
contorni , né la sproporzione di membra , né un'ignoranza nelle pie- 
ghe de'panni, quale il Chiarissimo sovraccitato Sig. Ab. Bettinelli dice 
di aver trovato nelle pitture di que'tempi . Quelle di S. Giulia di So- 
nate , le quali e dall'intonaco , e dal loro carattere sembrano dipinte 
non molto dopo la fabbrica della Chiesa, dimostrano con evidenza nel- 
la loro rozzezza, che non era ridotta in si cattivo stato la Pittura fra 
noi . La gran nicchia che serve di Coro in S. Tommaso è dipinta di 
poco buona maniera, all'incirca nel 1 400 ; ma sotto quell'intonaco ve 
ne sono due altri similmente dipinti . A. S. Egidio di Fontanella , nel 
luogo dove una volta era il deposito della Beata Fondatrice , ve- 
donsi nel muro effigiati la B. V. col Bambino , e S. Egidio co'loro 
nomi in caratteri Gotici . La maniera Greca , e le suddette letrere di- 
mostrano non essere quest'opera che all'incirca del 1300. Forse sono 
probabilmente più antiche le pitture di due Altari laterali nella Chie- 
sa , In un Istrornento rogato sul principio del suddetto secolo , che 



I 2 t 



contane un minutissimo inventario di quel luogo, che sarà in breve 
pubblicato nel secondo Tomo della sopraccitata opera dell'eruditissimo 
Mons. Lupo, sono quelle nominate, e descritte quali si vedono al pre- 
sente . Ma si può raccogliere con maggior fondamento quale fosse 1 
antichità ed una certa bellezza delie Pitture che erano , e forse anco- 
ra sussistono coperte da due quadri uno di Gio : Olmo , e l'altro di 
Francesco Bassano in S. Maria Maggiore alli due altari del SS. Sacra- 
mento , e di S. Rocco . Come si vede nella presente opera , ( i ) Pe- 
cino da Nova accreditato Pittore nell'anno \$66. fu chiamato a riat- 
tarle. Dovevano essere in poco buono stato, se le ristaurò ; e se qucst' 
opera fu addossata al medesimo , saranno state di qualche merito . Ma 
oià la fama di Angelo Bordone, comunemente chiamato Giotto, della 
sua scuola e di tanti altri che fiorirono nelle belle arti dalla metà 
del decimo quarto sino al fine del decimo quinto secolo , fece che an- 
co in Patria nascessero uomini a quelli quasi uguali . Il primo di 
questi 3 le cui opere ed il nome sia con tutta certezza pervenuto sino 
a noi , è Gioanni Campinone . Jl Battisterio , e le porte di S. Maria 
sono parti di questo nostro illustre Concittadino si nella Scoltura co- 
me nella Archirettura . Li due depositi uno del Cardinale Gulielmo de 
Longis , che è nella Chiesa di S. Francesco, terminato nel i 3 i s> ■> e 
l'altro nel 1332. di Guiscardo Lanzi in S. Agostino, possono con tut- 
to fondamento ascriversi a questo artefice . E'inutìle l'aggiungere di 
più intorno a queste , e ad altre opere fatte in que'tempi , dandone 
il nostro eruditissimo Autore una esatta descrizione nelle presenti Vite. 
Spiccarono allora nella Pittura Pecino e Pietro de Nova , Paxino da 
Villa , (2) e tanti altri le cui opere si veggono ancora con piacere 
nelle vecchie Chiese , e facciate delle Case , e di molti de'quali ne fu 
fatta menzione nella presente Opera . (3) Poche opere però sussistono 

(1) tom. i- p. 4. 1346. Bertulinus pitlor f. q. Cananei de 

(z) Era di una famiglia Minali da Vi!. Coliate . 

la d'Alme, come si vede dal testamento di 1363. Augustinus f, q. Gulielmì de Cune 

Filippo Colombi nel quale dice ; item ja- pincìoris . 

dicai '& legai D. JoartninA uxori sua iegiti- 1364. Bartolaminus f. q. Augustini de Cur~ 

in*, f.l'u mag Pajciì de Mindlilus de Villa te pitto r . 

pincioni C. P. 13S7. In vicinia S. Laurentii Nicolaus pi- 

(3) Nelle memotie del benemerito no- fior- 

stro Concittadino nob. S. Giuseppe Mo'.zi i37 s - Joannes f. q. Salatini de Cune pi 

raccolte in u. Tomi esistenti nella pubbli- Bor , & habitator in vicinia Sancii Andrea, 

ca libraria della Magnifica Città si trovano Civit. Bergami . 

molti nominati Pittori , cioè Tomaxius f. q. 1393. Mag. Michael de Blonis pidor ifi 

Mag. Paxii pincìoris . vicinia S. Leonardi . 

i}5}> Peteninus Sjicluf uffaràus pinòlo r . i\+2, Nicolaus piclor . 



\ 



eccetto quelle a fresco de'medesimi , perchè o poco dipinsero quadri , 
o non era ancora in grande uso la pittura a olio . Doveva però esse- 
re conosciuta, giacché nell'Archivio della Veti. Misericordia si trova in 
una nota decolori presentata da Pietro di Nova .• item in g^urro sol. 
y._, item in oleo lir.osoe sol. i. ma a noi, eccetto che portare qual è 
il monumento , poco importa il confutare , come molti hanno fatto , 
la storia di questa invenzione attribuita a Gioanni di Bruges , il quale 
però non visse che quasi un secolo dopo , cioè nel 1430. Ammaestra- 
rono essi nella loro maniera , benché bella , ciò non ostante secca e 
scorretta molti scolari, i quali dipinsero sino al principio del decimo se- 
- sto secolo . Sarebbe seguitato quei gusto anche più ; ma la grazia , la 
correzione, in somma la perfetta imitazione della natura dei Lotti , Pre- 
vitali, Cariani,* ed i Boselli , (() ed altri che fiorirono in quel tempo, 
misero in dimenticanza tutti quelli che un secolo addietro erano stati 
Ja maraviglia de'loro Concittadini . I tre quadri di S. Bernardino, S. 
Spirito, e S. Bartolomeo, e molti altri per il Lotto; quelli di S„., Got- 
tardo , e di Lonno (2) per il Cariani ; il S. Gio : Battista in S. Spi- 
rito , e S. Benedetto nella Cattedrale del Previtali, e misero emulazio- 
ne fra di loro , ed il buon gusto in Patria , sicché potè contare i 
Palma , i Moroni , i Zanchi , i Coleoni , i Terzi , i Castelli , l'opere 
de'quali possono essere con tutta giustizia poste aL pari di qualunque 
Pittore della scuola Lombarda . Ebbe la medesima sorte l'Architettura , 
mercè di Pietro Isabelle sopranominato Pietro Abano, (3) e de'Moroni 
e d'altri (4) . Le loro fatiche, abbellirono , si può dire tutta la nostra 



144S. Testamemum egr. viri mag. Jóannis 
pittoris f. <]. Bartholomei de Blottis . 

14.51. Petrus pinclor f. Bonhomi de Bosellis. 

7453. Defendus f. q. Mag. Antonii depin- 
Boris de Mafeis de Pla\\a . 

1472. Mag. Antonius f q. d. Vianini de 
Varnigrettis picior hab. Civ. Veneùarum . 

1+7S. Mag- Joannes picior f q. Mag.\An- 
tonìi de Marinonibus de Disellano . 

14.79 . Bemardus f. q. Albera de Rumbcllls 
fiero r . 

14SJ. Mag. Baldassar de Guidottis pi-, 
clor . 

7447. Mag. Joannes f. q. Mag. Zinim de 
Stabello picior , civis & hab. Berg. _ 

fi) Due furono i pittori Boselli , An- 
tonio di cui è scritta la vira , e Lorenzo 
come si ha da due istromenri . In uno del 
l'toi. si Ugge . . Laurentius f. q. Petri de 
Bosellis de]S. J panne albo , piotar . Nell'ai-. 



tro 1 f i <; Màg. Antonius f. q. d. . Petri de 
Bosellis piòlo r . . 

(z) Ora dopo varie vicende è possedu- 
to del Sig. Segretario Ab. .Bianconi in Mi- 
lano . . 

(3; Ebbe Pietro due figli Painfilo , e 
Leonardo, e questo secondo ebbe un figlio 
chiamato Giacomo il quale trasportò la sua 
fami°lia a Crema . Ciò consta da documenti 
del citato nob- Sig. .Giuseppe Mòzzi . 

ifz8. Lecnardus f. . d. . Petri Abani de 
Usubellis Archit. . 

1 y 3 2. .- Mag. Pamphilus f. Mag. Petri de 
Abano Archn. 

jjjS. Jacobus f. d. Leonardi de Usubellis 
olim D. Petri mine commorans in Caftro 
Crema . 

^4) 1 fzy. Mag. Frar.ciicus Cleri , Mag. . 
Joannes f. Guir^ardi de Toresiis &; tylag. 



247 
Città , né ci lasciarono invidiare i Sansovini , o Palladj nel grazioso 
de'membri , e distribuzioni delle parti ; e le loro opere si nascosero al- 
le volte sotto nomi i più celebri. 

Nell'avanzamento che fecero la Pittura e l'Architettura , si svegliò 
anche la Scoltura . Le Chiese , e le Case private si videro ornarsi di 
ben intesi intagli, bassi rilievi, statue, e di tutto ciò che può produrre 
un gusto il più fino e delicato. Quattro tutti della famiglia Belli , 
Pietro MafTeis furono quelli che si distinsero. La Tarsia poi parve che 
o nascesse , o almeno avesse particolari artefici in Patria . I Capi di 
Ferro , Francesco Zabelli , e Maestro Stefano non cedettero il vanto 
a Fra Damiano da Bergamo Domenicano , il quale gode il primo po- 
sto in quest'arte presso i Forestieri . 

Tale fu lo stato delle belle Arti in Bergamo dalla sua decadenza 
sino al suo risorgimento; e noi ci siamo fatto un dovere di darne un 
breve saggio. Si sono aggiunte le Vite degli Architetti Militari scritte 
dal Celebre Sig, Ferdinando Caccia , e queste per compiere la serie di 
tutti gli uomini Illustri nell'Architettura si civile, che militare, de' 
quali come si vedrà , va gloriosa la nostra Patria , tanto per essere sta- 
li de'primi , come per essere de'più illustri . 



Zininus f. q, Mag. Joann'is de Canaria Ar- 
chiteli eletti ai liquidandum pretium ce. 

isjs. Mag, Bernardinus f. q. Chiifiopha- 
ri ditti Fra de Berlendis Archit. 

D. Bernardus f. q. d. Pauli de Berlendis 
perfecìus in arte Archit. 



iss6. Franciscus de Carraria f. d. Tonoli 
Archit. annorum 66. 

issò. D. Joanninus ditlus Zìninus f. q. d. 
Joannis olim d. Martini de Carraria Archit^ 
habit . Veneùarum . 



*a 



Ì2 S 

CIO BATTISTA AZZOLA PITTORE 



s, 



farebbe perita nella nostra Patria l'arte di dipingere Architetture , 
e Prospettive dopo la morte del celebre Gio: Paolo Cavagna , e suoi 
contemporanei : ma riparò la perdita di que'valent'uomini , pochi anni 
dopo , Gio; Battista Azzola . Nacque egli in Disenzano terra situata 
nella Valle Seriana , distante da Bergamo otto miglia in circa , l'anno 
1614 i ed applicatosi sin dalla fresca età allo studio dell'architettura, 
e pittura , benché sotto mediocre maestro , cominciò a dar saggi non 
equivoci di quello sarebbe riuscito col tempo . Appena conobbero i suoi 
genitori l'ab-litì di Gio: Battista, lo collocarono nella scuola del cele- 
bre Vìviani Bresciano valentissimo pittore d'architettura e di prospetti- 
va . La sua dimora in Brescia, e la direzione di un tanto maestro , del 
quale ritenne sempre in parie la maniera e il colorito, lo avanzarono nel!' 
una e nell'altra a segno di eguagliarlo . S'applicò con particolare stu- 
dio anche alla Figura ; e di ciò ne diede saggio dipingendo nella sua 
Patria r sovra la porta piccola della Chiesa de'RR. PP. Carmelitani del- 
la Riva , una B. V. col Bambino , che mostra a'SS. Angelo martire 
ed Albe.to l'abito dell'Ordine , con l'anno \66\. Questo fresco è di 
una 'eggiadra invenzione , corretto , e ben colorito . 

Dopo uscito dalla scuola del Maestro , e ritornato in Bergamo , 
quando co linciasse ad operare non si sa . Là prima opera , della qua- 
le resta onorevole memoria , sono le due stanze a chiaro scuro verso 
la porta Pinta contigue alla Sala grande nel sontuoso Palazzo , che al- 
lora andiva ornando magnificamente il Nobile Signor Francesco Moro- 
ne . In un libro dove si trovano registrate le spese della suddetta fab- 
brica , si legge nella partita di Gio : Battista Azzola 1649.,, Avere per 
la pirtura delle due camere verso li Signori Marinoni , cioè per la fat- 
tura soia del chiaro-scuro , che le figure sono <r a te fatte per mano del 
Signor Giacomo Barbeili , e l'Inglese I. 1048." 

E alla partita di Giacomo Barbelìo celebre Pittore Cremasco , che 
con figure ed emblemi (1) ornò tutto quel maestoso Appartamento, 
nel medesimo hbro si vede. « ió^q. Avere per sua mercede delle 

fi) Sono state spiedate t fi cose col soli- re del Palazzo Móroni spiegate dall'Ansioso 
*o m» scie enfàtico dal P. Donato Calvi in Accademico Donato Calvi le. Bergamo per 
■ un libro intitolato : Le misteriose pitta- Marcantonio Rossi 16/r. 

Ioni. IL 16 



né 

figure fatte nella prima stanza , verso porta Pinta , che il chiaro-oscu- 
to è stato fatto da Gio; Battista Azzoia da Disenzano &c. if 

Da) pagamento delle medesime pitture , e dal luogo dove lavo- 
rò , non essendo di sua mano che il sorfirto , si vede in quale stima 
erano le opere dell'Azzola . Il suddetto Signor Francesco Morone po- 
chi anni dopo gliene procurò un'altra di considerazione nella vicina 
Chiesa di $.„ Andrea, che esegui nel \66%. come risulta àà un conto 
di pagamenco dell'opera medesima . Fu poco contento del prezzo di 
questa , come ben si vede dalla Lettera scritta dall'Autore alli Signori 
Deputati , la quale riportiaiiio qui innera . 

» Molto Illusa Sig, ri , e Pad"'- Ossmì- 

*> Vedendo che l'opera da me fatta nel Choro di cotesta Chiesa 
*> di Santo Andrea , che la stimano poco , Io resto un poco confuso , 
» essendo venuto a tor fuori -la difficoltà di un sito tanto dirficilissi- 
» mo , e se fusse stato un brasso e mezzo più alto il volto , o vero 
» più bassa la cornice , mi sarebbe stato più facile a far detta opera 
» più granda . Nd sofltto della Chiesa avtrei potuto tor del aiuto che 
» era cosa più facile , & era nelli miei principi! , e pure me pare be- 
» ne che la merita ducente scudi , e n'ebbi cento e setanra cinque , 
» ora avendo Io trovato anco il disegno della Chiesa , mi è parso be- 
» ne di mandarlo a vedere a lor SSri. con quello del Choro , a ciò 
» li paragonino insieme che li vedere se merito due volte tanto di 
» quelio della Chiesa 3 & o fatto di più di quello che il disegno mo- 
» stra , e scomuenuto far tutto di mia mano , e spcsiato e pagato un 
» putto che faceva di bisogno per far anco di quello che non ero te- 
» nuto , che o ancora qua di sgravio scudi vinti incirca , e nell'altra 
» opera della Chiesa o fatto senza questa spesa ; e per ciò diccoii se 
» fusse da fare quello che o fatto non lo farei con meno di cinquan- 
» ta doble perchè mi son adopeiato arente a cinque mesi , con farmi 
tU Io le spese e tutto del mio. 

„ Però se fusse ritorti to Signor Ciro (i), saria bene e mi saieb- 
» be a caro di farli vedere la varietà delli disegni , con la lettera 
ì> ancora aciò si conosca la difcrenza dell'hopeta, perche nel vcltO non 
» se vede come se fa nel s( frìtto piano, perche questa la è piena di 
» fattura difficilissima per rispetto della Prospettiva, e senza quadro- 
» ni ; e poi che li oserva il disegno se merito diece doble a rompersi 

(i) Probabilmente Ciro Ferri celebre Pi:- gamo a dipingere la Nave verso la Piazza 
tote Romano chiamalo di cjue'teropi a Ber- nella Chiesa di S. Macia . 



J 2 7 

t> h testa a trovar quella inventane , e quando se getta via il tempo 
>t nelli disegni , le ben il dovere di esser ricompensati nell'hopera . 

„ Signor Morone me mandò a dire anco da parte de altri Signo- 
„ ri Deputati che Io venissi che mi riavrebbero datto il premio che 
Io riavessi preteso . 

„ Delle Sig rie - Vostre 

» Ser. Dtvot m0, 

» Gio: Battista Azzola . u 

Nell'anno 1 660. dipinse il coro della Parrocchiale di Disenzano , 
dove sta sepolto , con tutta la maestria sì di colorito , come di pros- 
pettiva , opera che oltre la bellezza , è tuttora deila maggiore con- 
servazione . Sono di sua mano i due muri laterali alla porta maggio- 
re della Prepositurale d'Albino , dove uni all'architettura staiue di fin- 
to bronzo con buona maniera; ed oltre un altr'opera nella navata mag- 
giore della medesima Chiesa sopra il S, Sepolcro , che ora è assai smar- 
rita , colori a olio varie prospettivette ne'parapetti degli Organi , e del 
Pulpito di una maniera finita e graziosa . Simili alle medesime ne fece 
due per l'Organo nella Chiesa de'RR. PP. della Riva , e la facciata 
del Coro della suddetta a fresco , opera che può servire di modello 
nel suo genere , riguardo al sito ristretto ed all'intelligenza della pros- 
pettiva ,• ma ora comincia a patire. 

Lavorò molto nella Città , e nel Territorio . Una Chiesa in Gan- 
dino . Le porte di Alzano ora quasi perdute . La facciata de'Signori 
Mojoli in Città, dove alla sodezza delì'archiu ttura , ed intelligenza del- 
la prospettiva uni graziosamente paesi , puttini , e figure , oltre molte 
altre già perdute , fanno conoscere quanto merito e stima avesse in 
patria questo valentuomo. Varii parti del suo pennello portati fuori 
di paese , e molti quadri spezialmente fatti per la Corte di Parma gli 
procurarono la stima de'foiestieri a segno che la Maestà di Maria An- 
na Regina , e Reggente di Spagna nella minorità di Carlo II. suo Fi- 
glio , lo chiamò ai suo servigio per dipingere ne'Giardini deli'Escuria- 
le , dove per ben lungo tempo deve aver dimorato , giacché dall'an- 
no 1 666. al 1Ó84. non apparisce aver lavorato in Patria; e le più 
sincere tradizioni di uomini avanzali in età di que'contorni ora viven- 
t : ■> i quali asseriscono averlo udito da persone, che lo hanno cono- 
scalo, fanno una convincente prova in compenso di altri documenti, 
ì quali per il tempo , e per l'incuria de'suoi Eredi si saranno per- 
duti . Nel 1684. era già ritornato in Patria, e ciò si vede da una 



128 

lettera inserita nelle lettere Pittoriche pubblicata da Monsignor Gèo: 
Battista Bottari , ed è la segucnte.c 

» All'Ili™ - Sig. Conte Carlo Carrara* 

vj Bergamo 

;, Delle due Prospettive die V. S. ìli™. ni j h a or dj nato t ~$ nc 
„ ho terminata una , la quale desidererei che vedesse , perchè sono 
: , sicuro che non le parerebbe alterato il prezzo richiestole di lire 125. 
„ poiché se bene sono spicciole , ci vuol molto tempo . Se fossero pae- 
„ si sarebbe una altra cosa , poiché in essi si .può slungare il pennel- 
} , lo con qualche prontezza ; ma a disegnare con tante misure , e ti- 
,, rare ad olio tante linee riesce difficile. Ad ogni modo spero .che 
„ incontrarò il suo bel genio . Terminate che siano , sarà avvisata 9 e 
resto &c. " 

Disenzano di Bergamo 7. Luglio 1684. 

.Gìq: Battista Azzola , 

Visse soli cinque anni dopo la suddetta lettera , poiché nell'an- 
no 1689., mentre ornava le finestre di una casa situata sulla strada 
che conduce a'PP. Cappuccini d'Albino, sgraziatamente cadde dal pon- 
te , e si spezzò il capo ; e con dispiacere universale poco dopo morì, 
Ne'libri parrochiali di Disenzano si trova . 

13, Mali 168$ . 

lo: Baptista Aiuola de Descrivano JEtatis annorum cucìter yb ; fìngen- 
do in quodam pariete Albini, cecìdu e ponte $ & [racla cenice , prtus 
conjessus , e vita discessit , & stpulms J.uit in JBcclesta S. Petn. 

Ebbe per moglie una eerta Santa figlia di Gioanni Merano , che 
anch'essa morì nell'anno 1715. di anni settanta. Se avesse figìi non 
si sa : si trovano però due del suo cognome , che dipinsero sui suo 
gusto, cioè Bernardo, e Pier Antonio; ma non avendo fatto nella 
sua scuola che progressi mediocri , sono stati confusi fra gli altri suoi 
Rilievi di poco conto , le cui opere , benché qualche volta da qualche 



\*9 

doco pratico siano confuse con quelle del maestro * facilmente si posso» 
no dcigii intendenti distinguere (1), 

BENEDETTO ADOLFI. E GIACOMO» CIRO. 
E NICOLA SUOI FIGLI» PITTORI- 

(3enedetto Adolfi nacque circa l'anno 1640. Benché inclinato natu- 
ralmente alla pittura , non ne fece da F giovine grande studio , avendo 
con che vivere agiatamente . Ma in seguito una sigurtà di più miglià- 
ja di scudi , che fu costretto a pagare , produsse la sua rovina . Di- 
lettante per elezione, pensò dunque per bisogno a divenir Pittore. Sua 
madre Albani volentieri con il poco rimastole di sua ragione si prestò 
al genio del Figlio . Portossi egli però a Venezia , dove cominciò li 
suoi studj , e per più anni prosegui ad esercitarsi con qualche lode , 
Era forse nato per riuscire eccellente pittore ; ina l'età sua già matura 
non era più confacente all'applicazione de'primi studj , motivo per cui 
a dir vero 5 non si ebbe da lui quanto pareva doversi aspettare dalla 
sua abilità , e dal suo talento. Passati alcuni anni a Venezia, dovet- 
te restituirsi alla Patria , così pressato dalla sua Famiglia , dove a so- 
stentamento della medesima passò il resto de'suoi giorni . Poco egli 
si impiegò nel dipingere , ciò che facilmente si rileva dalle scarse ope- 
re , che oggigiorno si vedono del suo pennello. Non ostante alcune 
se ne trovano in Case particolari , che danno un'ottima idea del ge- 
nio di questo pittore , meglio assai di certo quadro che sta nella Sa- 
grestia delle Rev<* e - Monache del Paradiso . Questo non ha di buono 
che un pezzetto di paesaggio nell'angolo destro dipinto con qualche 
gusto . Nell'angolo medesimo vi è il suo nome , che s'inclinerebbe a 
credere non fosse stato scritto da lui , e per ciò fors'anco lavorato il 
quadro prima de'suoi studj, non ostante la data posteriore al 1690. 
Ragione si è che avendo fatto di buoni quadri , come sopra si è ac- 
cennato , non pare credibile che egli abbia così voluto chiamar giudice 



{\) Il sovra lodato Monsignor Bottari , in „ tetrure in Bergamo. Dipinse a olio, ma 

una nota , facendo il carattere all' Azzola ,, per lo più a fresco. Manca all'Abeceda- 

dice -, " L'Azzola a suo tempo fu uno de' rio . " Le stesso carattere si legge nel gran 

„ buoni Pittori di Prospettive , e d'Archi- Dizionario Tedesco degli uomini illustri. 



del proprio merito la posterità in un'opera tanto poco felice . In ogni 
modo sarà sempre testimonio del buon credito , che seppe procacciarsi 
vivendo , l'esser morto in Brescia , colà chiamato a lavorare nell'età di 
quasi ottantanni. Ciò segui nel 1720. Pittore diseieto , di morbida 
e buona tinta, la quale suphsce in parte alla poco esatta correzione 
del Disegno . 

Fra li molti suoi Figli , due ve ne furono pittori , ed un terzo 
ancora di nome Nicola , il quale di soli anni dieiotto già avanzato 
nel disegno , e lavorando molto bene di battaglie , rimase morto da un 
Chierico suo amico nel maneggiare uno schioppo . Giacomo , e Gi- 
ro nati l'uno nel 1682 , l'altro nel susseguente anno itfòj , non 
ebbero a maestro che Benedetto loro Padre , e pure riuscirono P ito- 
ri all'atto diversi . Sorti Giacomo un temperamento quieto e flemmati- 
co , e questo forma il carattere dell'opere sue : Ciro invece nel dipin- 
gere è grandioso , e facile . Il soiiìtto a olio nella Chiesa delle Mona- 
che del Paradiso , rappresentante la coronazione di Maria Vergine , è 
fatica di Giacomo , di buon disegno, e di vaga tinta. Nella Chiesa di 
S. Alessandro della Croce si sono tenuti da varj per suoi due quadri 
laterali all'altare di S. Antonio di Padova , uno coìl'Ad. orazione de' 
Magi , e l'altro un voto di Filippo Gritti , il quale inginocchiato e 
con le mani giunte sta in atto di render grazie alla B. Vergine e al 
Santo per alcune cane ritrovate , opera assai bene dipinta , e meglio 
ancora condotta ; ma dagli intelligenti vengono attribuiti al Cavalier 
Bambini ,• e si crede che l'averli um Figlia di Giacomo , la quale tutt 
ora vive , veduti in sua giovinezza in casa sua , motivo per cui forse 
sono stati creduti di lui , altro non provi se non che colà li avesse o 
per restaurarli , o per copiarli , essendo essi di un gusto superiore a 
quello di Giacomo . E' ben opera sua nella stessa Chiesa all'Altare di 
S. Fermo nel laterale destro la Lavanda de'Piedi . Nella contigua Chie- 
setta di S. Lupo si vedono quattro suoi quadri posti all'intorno della 
medesima .* e nel Claustro di S. Francesco ha dipinto a fresco li mira- 
coli di S. Antonio. Sul principio del 174Q. fu chiamato a Brusa per 
dipingere in Casa P»ivola una Madonna. Compirò il suo lavoro, men- 
tre a piedi ritornava alla Città , gli avvenne di cadere a terra . Sul 
fatto non vi fu gran male ,• ma in conseguenza forse di qualche inter- 
na rottura perdette in seguito a poco a poco la primiera salute . In 
questo frattempo gli fu commesso lo stendardo ddla Scuola de'Disei- 
plini di S. Bartolomeo . S'accinse egli di buon animo all'optra , impie- 
gandovi il poco tempo in cui dal malore , che di continuo lo andava 



Ifl 

consumando , gli era concesso di levarsi dal letto . Giunse fin alme tue 
al termine del suo lavoro ; e qmsi che fosse questo i! solo motivo di 
trattenerlo in vita, mori il giorno dopo nell'anno 1741. 

Oltre le opere di questo Pittore indicate qui sopra , dipinse molto 
in Compagnia di Ciro suo tritello , ii quale , più che a olio , si eser- 
citò nel lavorare a fresco . Spedito com'egli era , e franco nel disegna- 
re , scarse per questo Territorio mot ce non dubbie prove del suo sa- 
pere , fra le quali v'ha il bel fresco sul muro di Calta delle Monache 
Salesiane in Alzano , ove è figurato S. Francesco di Sales , e la Santa 
Fondatrice di quell'Ordine. Sovra il Pulpito , in S. Alessandro della 
Croce , sono opera del suo pennello li quattro Evangelisti . Alle Gra- 
zie vi è una deposizione di Cristo con varj Santi : una Santa Lucia 
nella Chiesa del Carmine .* e alcuni freschi nel Claustro di S. Agosti- 
no. La decollazione di S. G10: Battista, che si vede in un ìaterale 
all'Ancona del Coro nella Parrocchiale di Colognola, è pure sua fatic* 
veramente degna di lode. Mori di male di pecto l'anno 1758. 

ANTONIO MARA DETTO LO SCAR- 
PETTA PITTORE- 



V, 



erso Tanno ì6Zc. nacque in Bergamo Antonio Mara eletto, non 
si sa il perchè , lo Scarpetta . Le ristrettezze di sua famiglia non gli 
permisero dapprincipio di dare quel tempo allo studio dcila Pittura, per 
la quale era portato, onde essere al caso di produire opere di inven- 
zioni sua . Affine però di procacciarsi più presto un sicuro guadagno , 
attese a ricopiare i migliori quadri che gli venivano alle mani ; e spe- 
zialmente le battaglie del famoso Giacomo Courrois detto il Borgogno- 
ne , il quale avea lasciate molte sue opere in Bergamo , nel tempo che 
qui si trattenne . 

Aveva Antonio in cosi fatto genere di lavoro una tale facilità di 
pennello , ed una tale esattezza , che non di rado le sue Copie non si 
distinguevano punto dagli Originali . Dura ancora la memoria del fat- 
to accadutogli con un Cavaliere , il quale due quadri del Borgognone 
gli aveva graziosamente imprestati per ricopiarli . Finita l'opera , neil' 
atto che Antonio faceva la restituzione de'quadri , il Cavaliere creden- 
do che i quadri presentatigli fossero le copie , taccio malamente il pie- 



Ij2 

tore di furbo , e di frodolento , e a viva forza volle avere le copie 
invece degli Originali , per quanto quegli sì sforzasse a persuaderlo del- 
lo sbaglio che prendeva , e a difendere la propria onoratezza . 

Vistosi in seguito , mercè tali suoi lavori , in uno stato da poter 
vivere più agiatamente , cessò dal copiare ; e si mise a fare delle ope- 
re del tutto sue . Erano queste certe tele dipinte a finto legno , va- 
riando tale fondo con paesetti , piccoli ritratti } carte , figure matema- 
tiche , ed altre capricciose cose per sì naturale maniera espresse , che 
presto i suoi quadri furono a gara ricercati ; n'ebbe commissioni anco 
di lontano , e certi Mercanti Zurigani ne fecero un capo vantaggioso 
di commercio . 

Vedonsi ancora in Bergamo alcune di tali sue opere nelle case 
de'SS"- Co.* Brembati in Città, de' SS"- Riccardi in Rocchetta, e del 
Sig. D. Luigi Rìllosi in Borgo S. Antonio. Facea ancora con felicità 
deVitrattì , e certe mezze figure di Santi con buona espressione , e 
buon disegno. Morì nel 1750. in circa. 

Si è fatta breve menzione di lui nel primo tomo di quest'opera 
in una nota alla pag. 200. non avendone allora ulteriori accertate no- 
tizie, 

ACHILLE, MARCO, E FILIPPO 
ALESSANDRI 



ja Famiglia Alessandri detta ne'tempi più rimoti Lunga-spada, e 
poscia de hongis , una delle più nob li e più antiche di Bergamo , è 
stata sempre feconda d'uomini di merito , fra quali sarà sempre me- 
morabile Gulielmo il quale fatto suo Cancelliere da Carlo II. Re di Na- 
poli , e creato in appresso Cardinale di Santa Cmesa da Papa Celesti- 
no V. si trovò al Concilio Generale di Vienna , e vi difese fortemen- 
te. Papa Bonifaccio Vili. A molti suoi pregi ha ta'e famiglia in questi 
ultimi tempi aggiunto quello ancora d'avere avuto per un secolo in- 
tiero fra'suoì chi ha coltivate con particolare impegno le belle arti. 
Di tre di essi faremo qui menzione, i quali lasciarono dopo di sé 
monumenti in Patria del loro valor; in esse . Questi furono Achille , 
Marco , e Filippo . 

Achille di Giacomo Alessandri , e di Anna Maria Marchesi nac- 
que Tanno 1665. *U* 22i Decembre. Fece gli suoi stud) a Milano sot- 



ni 

io i PP. Gesuiti , ed ebbe per Lettore in Filosofia il celebra P. Tom. 
maso Ceva , sotto il quale apprese ancora li primi elementi dell'archi- 
tettura . In principio del Secolo , coll'occasione che si portò a Roma 
pe'suoi affari , si perfezionò di più nello studio dell'architettura , come 
appare dal disegno della Chiesa di Santa Grata Inter vìtes , la quale 
meritamente è risguardata come una delle più belle , e meglio ideate 
che siano in tutta la Provincia . Fece ancora varii altri disegni, fra qua- 
li quclio della sua casa in Villa. Mori nel 175». 

Marco Canonico di questa Cattedrale, fratello di Achille suddetto, 
fece pur egli i suoi studj a Milano ; ed indi andò a Padova per es- 
servi inonorato in Sacra Teologia, ciò che segui l'anno 1690 in cir- 
ca . Sul principio del secolo andò esso pure a Roma insieme col Ca- 
li jnico Beltramclli per vedere i famosi avanzi delle Romane fabbriche, 
e l'opere de'più insigni Pittori , avendo un determinato piacere nelT 
.architettura, e nella pittura. Ritornato in Patria, e fatto Canonico 
della Cattedrale , attese sempre più a coltivare le suddette due arti , 
come appare da varii suoi disegni di Chiese , e di Case private , e 
specialmente da quelio della Chiesa di S. AlelTandro in Colonna , da 
quello dall'Altare di Maria Vergine nel Duosno , e da varii altri nella 
Cirtedrale medesima . Ebbe ancora corrispondenza col Cav. Fontana 
disegnatore della Cattedrale suddetta per la medesima cosa . 

L'abilità poi che aveva nella pittura si può comprendere da alcu- 
ni quadri che sono in Casa de'suoi Eredi , e da varii ancora che esìste- 
vano appresso il Signor Canonico Beltramelli , ai quale siccome a suo 
amicissimo egli li avea regalati . Questi sono per lo più campi di Bat- 
taglia , e Battaglie. In queste il principale merito consiste nel bel di- 
segno de'Cavalli , buona prospettiva , e buon colorito . Finalmente neli' 
anno 1 7 1 5*. cinquantesimo quinto in circa di sua vita, mentre ritor- 
nava dalla campagna di Villongo a cavallo , fu assalito dai ladri da' 
quali si sottrasse correndo per più miglia a spron battuto. La paura e 
la fatica gli cagionarono una lunga malattia , delia quale meri alli io. 
Settembre di quell'anno istesso . 

Filippo figlio d'Achille suddetto , e di Vittoria Contessa Benaglio 
nacque ne) (71 3. Fece li suoi studj in Patria , e per lo più sotto la 
direzione paterna . Ebbe egli pure del trasporto per l'architettura , e 
pittura ; e studiò i primi elementi di quella sotto il Padre , coll'ajuto 
di buoni libri che avea , s'avanzò e fece varii disegni pe'suoi ami- 
ci , e, ad istanza di essi pel Pubblico ancora . Suo è il disegno della 
Chiesa parrocchiale di Urgnano , di quella di Mcdolago , dell'Arca s 
Tom. II. 17 



1J4 

Cassetta, ove sono riposte le reliquie de'SS. Fermo , Rustico, e Proco- 
lo in Duomo .• e di varii altari nelle Chiese della Città , e del Terri- 
torio . Sono pure suoi disegni quelli della facciata della Casa del Co : 
Giulio de'Conti di Calepio , della Casa intiera de'Co. Rivola a Porta 
Pinta , della Porta e Prospettiva all'incontro deWìarchesi Terzi , del- 
la Casa di Campagna del Conte Coleoni alle Corti Nuove , della Por- 
ta de'SS"- Pezzoli a Rovate , del giardino e sue adjacenze de'Marche». 
si Terzi a Trescore . Fece ancora alcuni quadri ; ma questi in com- 
plesso non eguagliano il merito di quelli del suo Zio. Morì alli 9. 
Febraro 1775. 

ALESSANDRO BENEDETTO E PIER GIU- 
SEPPE FRATELLI POSSENTI SCULTORI- 



N, 



__ Giacque Alessandro in Bergamo da onesti Genitori l'anno 1 7 j S. Fino 
dalla sua fanciullezza , scoperta in lui dal Padre una particolare incli- 
nazione per la Scoltura , fu dato per allievo a Gioanni Sanz rinomato 
Scultore in Bergamo ; il quale dopo tre anni di Scuola lo condus- 
se seco alla Corte del Principe Abate d'Eindsilden , dove avea ad 
eseguire varie opere di scoltura . Alessandro vi operò in modo iti aju- 
to del suo Maestro, che si acquistò la grazia di quel Principe a segno 
che lo voleva trattenere presso di sé . Ma desideroso egli di fare mag- 
giori progressi , finite colà le commissioni , volle ritornarsene col Sa:*.z 
in Italia. Giunto in Patria ; e udendo celebrarsi il nome di Antonio 
Calegari Scultor Bresciano , si mostrò voglioso di essere alla di lui scuo- 
la . Lo compiacque su'j Padre; e coìl'assistenza de'Signori Conti Giam- 
battista Bressani , ed Antonio Gritti si portò a Brescia, dove sotto la 
direzione di cosi grande Maestro, in due anni fece singolari progressi. 
Era allora Vescovo di quella Città il Cardinal Querini Mecenate de' 
Letterati , e delle belle Arti , il quale portatosi dal Calegari a vedere 
alcune statue lavorate per la nuova e magnifica sua Cattedrale , os- 
servò nello Scolare Alessandro un gi >vine di grande aspettazione , ve- 
dendo uniti in lui al non' ordinàrio talento un glande desiderio d'impara- 
re , e un'indole docile e manierosa . Pensò subito il Querini che do- 
ve quegli si portasse a Ho na a proseguire a coltivare i suoi talenti in 
quel centro delia Scultura mticà \ vi farebbe grandi progressi, e po- 
trebbe servire dappoi a travagliare nella moltitudine delle statue , delle 



'SS 

quali ornar voleva la sua Cattedrale. Lo animò per tanto a tale viag- 
gio , offerendogli colà la sua valida protezione . 

Non si lasciò sfuggire Alessandro una tale fortu»a, enei sediceci- 
mo anno di sua età colà recossi raccomandato e dali'Eminentissimo 
Querini , e da'sopraddetti Cavalieri a'varj ragguardevoli personaggi , 
fra'quali a Mons. Francesco Carrara nobile Bergamasco , e dal regnan- 
te sommo Pontefice creato poi Cardinale di S. Chiesa . Questo genio 
benefico si prese particolare cura di Alessandro , e col di lui favore 
fu ammesso nella scuola del K. Cavaceppi valentissimo Scultore Roma- 
no , sotto la direzione del quale fece rapidi progressi . Allo spuntare 
del giorno girava egli per Roma disegnando sempre qualche bel p»*z- 
zo d'Antichità statuaria , e il restante della giornata impiegava nello 
studio e nel lavoro . Soddisfatto il Cavaceppi dello Scolaro Alessan- 
dro nel vederlo e cosi assiduo nello studio, e così rapido nell'appro- 
fittare , passato il primo anno , lo ammise al lavoro del marmo ; e mo- 
strando in questo molta franchezza, nel secondo anno lo associò a'suoi 
lavori ; e si ne fu contento che sul finir del medesimo si trovò Ales- 
sandro in istato di guadagnare , e di sollevare con ciò e Parenti e 
Benefattori d'ogni spesa . Indefesso nello studio dell'Accademia in Cam- 
pidolio ne riportò ancora il premio l'anno 1758. con onorevole meda- 
glia , e fu ascritto al Catalogo de'Romani Accademici . Al Cavaceppi 
fece varie opere per la Villa Albani , e terminò li medaglioni della 
Fontana di Trevi , con altre statue per altri luoghi , tutto con tale 
soddisfazione del Maestro , che questi lo trascclse alla più ardua im- 
presa che avesse nelle mani . Era questa la copia , in marmo di Car- 
rara , delli due famosi Centauri dell'Eminentissimo Furietti , ordinati 
dalla Corte di Londra , la quale non avendo potuto avere gli Ori- 
ginali di marmo Egizio , ne desiderava le copie al naturale da mano 
eccellente . 

Questa ragguardevole impresa fu data ad Alessandro, il quale 
nel termine di mesi diciotto , fece e condusse a totale perfezione il 
Centauro più giovine ; e superò in questa futura ogni esDCtrazione » 
Tale gloriosa fauca gli produsse così grande credito , che alcuni Signo- 
ri Inglesi gli diedero particolari commissioni , in virtù delle quali fu 
egli ;os r ito a licenziarsi amichevolmente dal Cavaceppi , cui molto 
iricrusccva il ps.rdv.re Alessandro , e non aver dal medesimo che un so- 
lo Centauro , Ciò non di meno restogli così affezionato , che per dar- 
gli un attestato di sua stima per lui, gii fece scolpire il nome d'Ales- 
sandro Possenti nel suo Centauro. Aprì questi nel 1762. ventesimo 



quarto dell'età sua , nella piazza del Popolo il suo studio , ed affollato 
da rilevanti commissioni scelse varj abili giovani i quili lo aiutassero 
nelle numerose sue opere. La prima fra le più ragguardevoli ch'egli 
fece , fu la statua di bronzo al naturale del Gladiator moribondo or- 
dinatagli da M. Janchins Inglese Agente delia Reale Galleria di Lon- 
dra . Dopo tale opera fu egli chiamato a quella Corte con vantaggio- 
se condizioni . Era per accettare l'offerta ; quando ciò saputosi dal Ge- 
nitore , cercò questi di distoglierlo animandolo a fare ritorno alla Pa- 
tria , e facendo ancora che a ciò lo stimolasse il Sig. Canonico Conte 
Francesco Bressani coll'esibirgli a nome di varj: Cavalieri Bergamaschi, 
molte opere rimarchevoli in patria, specialmente per il Sig. Marchese 
Girolamo Terzi , e Sig. Conte Zaccaria Suardi . Tali eccitativi io per- 
suasero a non accettare la suddetta offerta; e a fare ritorno a I nò. 
Ma trovandosi pieno di commissioni andò prolungando in modo che 
non fu poscia più in tempo di farlo , come più sotto vedrass . In ta- 
le frattempo invito presso di se suo fratello l'atro Giuseppe on ; 1 
di averlo un giorno compagno ne'suoi lavori , e seco lo tenne alcuni 
anni . Crescendo in Roma il credito di Alessandro per le belle statue 
che andava facendo , crebbero ancora le di lui commissioni . Copiò per 
alcuni Signori Inglesi varie statue antiche , fra le quali una Venere 
Callipiga , un Ermafrodito , un vaso sostenuto dalle tre Grazie , alto 
quattro palmi , altro simile con tre Ippogrifi , una famosa testa di 
Medusa, Castore e Polluce, Nerone giovine, e Agrippina. In bas- 
so rilievo poi fece Ariadna e Bacco , Europa rapita , delle Colonne 
rostrate , varie urne ornate di bassi rilievi , ed altre di piccola mole, 
le quali opere tutte furono trasportate in Inghilcerra . Lavoro ancora 
per il Principe Colonna alcune opere , e varj Angeli al naturale per 
una Chiesa in Roma . Era adoperato assai a ristaurare statue ed urne 
antiche , ciò ch'egli faceva con singolare maestria . A tale fine gli furo- 
no mandate da Londra varie statue, le quali già da trent'anni addie- 
tro erano altra volta state restaurate . Possedeva Alessandro pienamente 
il gusto antico, sul quale avea profondamente studiato. Riuscì mirabil- 
mente nella nobiltà de'caratteri , nella Purezza , Grazia , e semplicità 
della maniera Greca ,* e le sue opere erano sempre condotte con tale 
diligenza e perfezione, che nel Centauro di sopra accennato vi si ve- 
devano perfino le vene , e contar si poteano i crini della coda . 

Nel Ì768- fu terminato da uno Scultore Spagnuolo il Centauro 
più Vecchio , e tutti due furono in confronto esposti in nobile Sala 
alla pubblica critica . Alessandra a pieni voti ebbe il primo onore . 



i37 
Ciò si crede che gli fosse fetale ; poiché nel susseguente Agosto , tro- 
vandosi alquanto incomodato da raffreddore , gli fu dal melico darà 
una medicina , la quale producendogli ne'due susseguenti giorni un con- 
tinuo vomito , nel terzo lo levò di vita munito de'SS 1 » 1 - Sacramenti , 
nel trentesimo anno dell'età sua , nell'auge della sua fortuna , compian- 
to dagli intendenti , e dalla Patria, nella quale una sola opera esiste 
di questo bravo artefice. E' questa un Baccanale in basso rilievo m 
creta, il quale donò al Nobile Sig. Co: Gio.' Battista Bressani insegno, 
della gratitudine sua per averlo ne'primi anni di sua dimora in Roma 
assistito . Rappresenta esso Sileno che dorme preso dal vino , mentre 
un drappello di ragazzi gli scherzano d'attorno intrecciando festevoli 
danze, e formando ghirlande di fiori. Alcuni di essi bevono, e s'in- 
vitano a bere sdrajati sul capro , e sull'asino di Sileno , che hanno in- 
coronati di fiori . Quest'opera fu fatta dal Possenti in occasione di con- 
correnza al premio grande dell'Accademia di S. Luca in Roma , e il., 
detto modello servi ad Alessandro come di primo pensiero , onde poi 
purgato, e perfetto, ottenne il detto premio l'anno 1764. La vaga 
e ben intesa distribuzione delle molte figure , il disegno esatto , e la 
delicata morbidezza delle medesime fanno l'ammirazione degli inten- 
denti di Scokura . Fratello di Alessandro è Pier Giuseppe . Nacque que- 
sti nel 175O. Nel terzo suo lustro studiò in Patria il disegno sotto 
Cappella. Andato a Roma per attendere alla Pittura nel 1765. fu ac- 
colto nel suo Palazzo dal fu Eminentissimo Card. Carrara , il quale gli 
procuro per Maestri dapprima il Kav. Rafaello Mengs , e in appresso 
il Kav. Pompeo Battoni . Dopo tre anni studiò nelle Gallerie sotto suo 
fratello Alessandro. Morto questi nel 1768. Pier Giuseppe fece ritor- 
no in patria , d'onde si trasferi a Venezia , ed ivi ebbe per direttore 
de'suoi disegni il Cav. Francesco Fontebasso . Nello stesso anno ritor- 
nò a Roma , e studiò nella Galleria del Campidoglio . Voleva seguita- 
re il negozio già inviato dal fratello ,• ma ritornato a Bergamo fu po- 
sto dal Padre sotto la direzione dello Scultore Antonio Gelpi col qua- 
le dimorò tre anni , nel qual tempo deposta l'idea del negozio , sta- 
bilì di fermarsi in patria. Quivi travagliò le prime sue statue in pie- 
tra , quattro a Cicola > due ad Albegno . Feee molti bassi rilievi in le- 
gno , in marmo , in creta , e fra questi due assai bene intesi nella bel- 
lissima Chiesuola de'Conti Mozzi in Sottoripa . Sua è la statua di S. 
Filippo Neri in Borgo S. Leonardo, una Diana a Seriate in Casa Ver- 
tova , quella di S. E. Valmarana presso la Fiera , ed altre undeci nel- 
la Chiesa di Chiuduno , 



Iti 

Propostasi a fare in Brescia una Statua Colossale dell'Assunta da 
collocarsi sovra quel magnifico Duomo , molti farono i concorrenti per 
tale opera , fra'quali Gio : Battista Carboni Bresciano . Questi presentò 
il suo modello ; ma per l'avanzata sua età ben vedendo di non po~ 
terio eseguire , bramava soltanto di ottenerne dalia Nobile Presidenza 
alla Fabbrica, la scielta , e l'approvazione. L'ottenne egli, e in quel 
frattempo essendo morto , orlinosi Pier Giuseppe ad eseguirlo glie ne 
fu data l'incumbenza . Adempì ad essa con soddisfazione di que'Cava- 
Jien a segno che fu da essi fermato a Scultore di quel Duomo , e gli 
furono ordinate due statue da collocarsi a'iati di quella dell'Assunta , 
una di S. Pietro commessagli da Mons. Nani Vescovo dignissimo di 
quella Città , l'altra di S. Paolo dal Nobil Uomo Conte di CoHalto . 
Per tale felice suo incontro in Brescia credette di non aderire ad un 
onorevole invito, che avea di recarsi a travagliare alla Corte di Polo- 
nia . 

FRANCESCO DAGIU' DETTO IL 
CAPELLA • 




uantunque non sia originario di Bergamo , ciò non ostante si è 

creduto dovesse aver luogo in queste vite Francesco Dagiù detto il 

Capella , sì per avere egli qui stabilita la sua Famiglia , come per la 

moltiplicità di sue opere delle quali è piena questa Provincia, e per i 

-molti allievi nazionali , che ha qui formati . 

Nacque egti in Venezia l'anno 1714. e fino dalla più fresca sua 
età ebbe ivi per Maestro nel disegno il celebre Gio.* Battista Piazzet- 
ta , sotto la direzione del quale si trattenne lunga serie di anni sino 
alla morte di tanto Professore . Tali furono in quella scuola i suoi pro- 
gressi che fino dall'anno 1744. trentesimo dell'età sua, trovasi descrit- 
to nel catalogo de'Socj Professori del Veneto liberale Collegio di Pittu- 
ra . Nell'anno poi 1756. fu nella città medesima aggregato alla pub- 
blica Accademia di Pittura , Architettura, e Scoltura, come Professore 
Figurista fra il numero de'trentasei Accademici di merito componenti 
la suddetta . 

Le belle sue opere fatte sotto la direzione del Maestro , e man- 
date in queste parti , e spezialmente l'adorazione della Croce fatta per 
la. Chiesa di Alzano, soddisfecero a segno il gusto degli intendenti > fra 



quali il Sig. Co : Giacomo Carrara , e Monsignor Co : Mario Albani 
Arcidiacono della Cattedrale , che Francesco fu invitato a venire a Btr- 
oamo dove gli procurarono in folla le opere, delle quali pel grande loro 
numero sarebbe troppo difficile il volerne dare una esatta descrizione , 
Ci contenteremo però di accennarne alcune. Dipinse le magnifiche 
Chiese di Urgnano , e di Seriate , la Palla dell'Altare maggiore per la 
Farrocchiale di S. Leone , un'altra per la Chiesa delle RR. MM. di 
S. Antonio in Broseta , i quadri del Coro nella Chiesa de'RR. PP. 
Eremitani di S. Agostino , un S. Giorgio a cavallo per la Parrocchiale 
di Bonate di sopra . In mezzo a'domestici disturbi che turbarono gli 
ultimi anni di sua vita , fu sempie di graziosa compagnia , né tralasciò 
di operare indefessamente , prova di che sono le innumerabih belle 
opere lasciate in Patria, Morì nel 1784. settantesimo anno di sua 
età . 

Fra suoi numerosi Scolari ebbe Gio: Battista Dallera nato in Tre- 
\iglio Borgo dello Stato di Milano . Fu tale in questo , sino dalla sua 
prima gioventù , il trasporto per la pittura , che vedendosi in ciò con- 
trariato da'suoi genitori 5 fuggì di Casa, e ritiratosi in Bergamo si con- 
tentò di vivere stentamente, per istudiare il disegno sotto il Cappella. 
Varii Signori si presero a soccorrerlo , e non ostante l'abbandono de' 
suoi potè quivi mantenersi più anni . Saputi dal Padre i rapidi pro- 
gressi che facea Gioanni , gli accordò in fine di potersi recare a Roma , 
dove tuttora continua ad esercitarsi , ed i suoi lavori sono in pregio 
presso agli intendenti . In Patria non abbiamo che due sole opere di 
lui fatte dopo la sua partenza , cioè un disegno grande rappresentan- 
te la battaglia degli Orazj e dc'Curiazj , ofa posseduto dal Rev. 
Sig. D. Gio: Batrista Ghidini , ed un quadro a olio presso il Signor 
Co: Cav. Gio: Battista Verteva , che rappresenta Alessandro il Gran- 
de in atto di donare ad Apeìle la bella Campaspe . 

Altro Scolare del Capella fu Giuseppe Paganelli Bergamasco . Appe- 
na uscito dalla scuola del maestro dovette , per un funesto accidente 
occorsogli -, abbandonare U patria , e rifuggiarsi a Genova . Le racco- 
mandazioni di varii Signori , e la sua abilità presto gli procurarono in 
quel nuovo soggiorno un comodo stato . Si trattiene tuttavia in quella 
Città operando eoa molta lode . Prima di lasciare la Patria fece qui 
varie operette di considerazione 3 * ed alcune ne mandò poi da Genova, 
fra ie quali il quadro dell'Altare della Cappella del Sacro Cuore di 
Gesù neiìa Chiesa Prepos'turaìe di S. Alessandro in Colonna , dove è 
rappresentato il Redentore che mostra il suo divino Cuore , e sotto 



14© 
tre Santi che io adorano . I due quadri ad esso laterali sono del suo 
maestro . 

Uscirono dalla Scuola del Capella , oltre altri molti s Francesco 
Cucchi , Gioanni Belloli , Gioachimo Manzone , e Tommaso Frisone , 
i quali proseguono ad esercitarsi lodevolmente . Ebbe ancora un figlio 
che attendeva alla pittura ; ma la cortezza della vista gli impedi di 
avanzarsi negli ammaestramenti del Padre . 

CONTE NICOLINO DE' CONTI DI 
CALEPIO. 



A 



Hi 16. Giugno 1724. nacque in Bergamo il Conte Nicolino def 
Conti di Caiepio dalli nobili Signori Co: Guido e Ginevra Ptz/.oli . 
Fatti i primi studj in patria , i suoi Genitori lo inviarono a terminar- 
li a Torino , dove in quella Accademia Reale e nella Celebre Univer- 
sità avesse maggior campo a coltivare i suoi talenti. Egli di fatti colà 
si distinse non solamente nelle Scienze, ond'ebbe nel 1742. il grado 
d;l magistero ,• ma nelle belle arti ancora , avendo fatto non ordinar] 
progressi nell'Architettura civile specialmente, nella quale ebbe per ma- 
estro il celebre Boura Scolare del famoso D. Filippo de Juvara Archi- 
tetto di S. M. Sarda il Re Carlo Emanuele , e di Filippo V. Re di 
Spagna . 

Essendo in Torino , in occasione che si fabbricava la sua Casa 
di Città , fece egli il disegno della magnifica porta di essa d'ordine 
Dorico con sopra una loggia ornata di due puttini . 

Ritornato poscia in patria proseguì a coltivare il suo genio per 
l'Architettura . Prevenuti della singolare sua abilità , quanti Signori o 
riformar volevano le loro abitazioni , o innalzarne di nuove , sottop- 
ponevano al di lui giudizio i disegni da altri ideati , o lo pregavano 
a formarne de'suoi . Nella quale cosa fu egli sempre a tutti compia- 
centissimo . Varie Comunità ancora a lui ricorsero o per nuova fabbri- 
ca delle loro Chiese , o per aggiungere alle già fatte. Suo disegno so.- 
no in Città le fabbriche de'Co: Brembati , del Co: Zaccaria Suardi 
rifatte ; e quella di nuovo eretta de'Conti Bressani ; e in campagna 
quella del fu Co: Gio: Federico Rivola , quella de'Co : Sottocasa in 
Pedrengo , erette da'fondamenti ,• quella di Presezzo de'SS n - Carrara 
accresciuta. , e rimodernata, quella delle due Chiese prepositurali di 



14» 

Seriate , e di Mariano le quali meritamente riscuotono t comuni ap- 
plausi . Ristorò la Chiesa di Brembate di sotto, e la compì col nuo- 
vo Presbiterio con tazza , e semicircolo nel Coro . 

Molti altri disegni fece egli ancora per varj Particolari , ed uno 
per Ja facciata con portico della Cattedrale . 

Mosso poi dal genio suo singolare per la Civile Architettura ; e 
fatti avendo lunghi studj su libri de'più Classici Autori , raccolse per 
suo uso , e diporto quelle varie notizie , le quali gli sembrarono di 
maggiore considerazione ; e che sparse qua , e la non vengono mai a 
sapersi perfettamente . L'osservare dappoi , ch'egli fece , quanti edificj 
si innalzassero , e si riattassero con gravinomi dispendj , senza che riu- 
scissero riè al fine propostosi da coloro i quali aveano speso , né a 
soddisfazione del Pubblico , lo determinarono a stampare tali notizie in 
elementare forma a beneficio di quelli i quali desiderassero di ben fab- 
bricare : cosicché potessero in esse rinvenire con facilità que'lumi , ai- 
la scorta de'quali sfuggire quegli inconvenienti , e quegli abusi che pur 
troppo , o per una non bastevole teorica , o per una cattiva pratica 
in molte fabbriche si vedono introdotti . 

Terminata l'edizione di tale suo libro ornata di bei rami da lui 
medesimo diseguati , e incisi da Cristoforo dall'Acqua 3 ne fece presen- 
sentar cop'a in Parma per mezzo di Monsignor Alessandro Alessandri 
a'due rinomari Architetti di quella Corte , il Cav. Petitot , e M. Fou- 
nult . Quale fosse il giudizio di que'due grandi uomini appare dalla 
seguente ietterà scritta dallo stesso Monsignore al Nob. S;g. Girolamo 
Aleflàndri suo fratello . 

» Parma iC. Giugno 1785. 

» Ho presentato una copia del noto libro alli SSd- Petitot , cele- 
» bre , e primo Architetto di questa Corte , e Founult architetto pa- 
» rimente di questa Corte , affinchè potessero giudicare del merito , e 
» del pregio del medesimo . Dopo alcuni giorni essi me ne hanno 
» fatti i maggiori elogi , dettagliandomi particolarmente il bello y e il 
» buono con un parlare ragionato. Per lo. che tutti mi si sono di- 
» mostrati favorevoli del loro votò , perchè l'Autore sia aggregato al 
» Corpo Accademico Parmense , che è uno de'più bei pregi , ed or- 
» namenti di qutste contrade . 

Proposto di fatti il Conte Nicolino alla Reale Accademia vi fu 
viva vote e con universale applauso eletto Accademico d'onore , de- 
1S 



142 
-rogando al numero per tali Acadefnici prescritto . Gli furono spedite 
le patenti li go. Giugno 1785. accompagnate dal Segretario perpetuo 
di quella Academia Co: Castone della Torre di Rezzonico personaggio 
assai noto e per i suoi talenti , e per le eruditissime sue produzioni , 
colla seguente lettera . 

» 11 riconosciuto di Lei merito ha portato la Reale Academia ad 
» accrescere per deroga il novero prescritto di'suoi Academici Profes- 
» sori d'onore , e ad arricchirlo col numero della di lei Persona . Le 
» lettere Patenti , che ho l'onore di qui aggiunte inviarle , gliene fa- 
» ranno piena fede , persuasa la Reale Accademia ch'Ella sempre ame- 
y> rà , e si studierà promovere la gloria del suo nobile Istituto . Sono 
» con ossequio. 

» Parma dalla Residenza della R. Accademia. 

» Dev mo « Obbmo- Servidore 
» Castone della Torre di Rezzonico » 

Proposto da quella Real.- Accademia il progetto del Piano, facciata 4 
,e Spaccato di una Porta di Regale Città , egli ne formò un ben inte- 
so Di egno , che ad essa spedi . Sempre inteso a tali favoriti suoi stu- 
dj piosegue tuttavia a diriggere co'suoi lumi quanti a lui riccorrono 
per fabbriche, e a rendersi benemerito della Patria P e de'suoi Concit- 
.tadini . 



JACOPO QUARENGHI ARCHITETTO 



L 



a troppo grande distanza , che divide al presente questo grande .. 
Architetto dalla sua Patria , e la premura di dare compimento ad un* 
opera giada lungo tempo aspettata, non hanno permesso il potere pro- 
cacciare di lui le più compite notizie ; né se ne sarebbe potuta dare 
che una confusa idea senza il soccorso di una sua lettera graziosamen- 
te comunicata da un Cavaliere suo amico . (1) Desideroso questo di 

(1) Il Nob. Sig. Luigi Marchesi . Questo e a tale «colare , e a tale maestro . Oltre 

Signore , il quale unisce a'rari suoi talenti una scelta libreria ricca dell'opere le più 

un genio particolare pel disegno , studiò stimate relative a tale studio , egli possie- 

sotto il celebre Cignaroli ; e varj suoi di- de una compta raccolta di tutti gli origi- 

segni , fra quali il ritratto del famoso Pre- nali disegni del Cignaroli , i cjuali egli ac- 

posito di Sorisele D. Gio: Antonio Rubis quiftò dagli Eredi di quell'insigne Profo 

inciso dal Pitteri , fanno egualmente onore gore • 



sapere come il Quarenghi si fosse formato a quell'alto grado di perfe- 
zione j al quale è giunto nella Architettura Civile , gli scrisse a Pietro- 
burgo chiedendogli un distinto ragguaglio si de'suoi studj , che delle 
cose colà da lui operate . La sua risposta fedelmente copiata dall'Ori- 
ginale metterà al fatto di questo insigne Architetto dall'anno di sua 
nascita 1744. sino all'anno 1785. Dopo tale lettera si aggiugneranno 
quelle ulteriori notizie le quali a stento si sono potute procacciare . 

Al Nobile Signor Luigi Marchesi . 

a Bergamo^ 

Avendomi lei fatta premura acciò le dia un distinto ragguaglio 
si della mia persona , che dc'miei studj , e delle cose fatte da me fino 
al presente giorno in Architettura ; quantunque senta tutta la ripugnan- 
za , che si prova nel parlare di se medesimo : pure non posso a me- 
no per quella strettissima amicizia , e servitù , che mi lega seco lei , 
alla quale nulla posso rifiutare . Il mio indugio a servirla non lo de- 
ve attribuire a mancanza di stima per la sua persona ; ma a pura , 
e semplice necessità ; cosi avendo voluto la moltiplicità degli affari so- 
praggiuntimi Tua dopo l'altro senza interruzione , che mi hanno tenu- 
to occupato in maniera da non accordarmi un momento di respiro . 

Io nacqui il di 20 di settembre 1744, il secondò di tre fratelli 
maschj , di Giacomo Quarenghi, e Maria Rota, famiglie ambedue co- 
nosciute, la di cui condizione , siccome è a lei ben nota, così stimo 
superfluo di qui favellarne. Feci li miei studj nel nostro Collegio del- 
la Misericordia . E quantunque fin da fanciullo io mostrassi un genio 
svisceratissimo per le belle Arti ( genio contratto dal sangue , mentre 
sì il Padre mio, che il mio Avo hanno maneggiato con molta mae- 
stria' il pennello, come ognuno può vedere da molti quadri nella no- 
stra Famiglia ) pure perchè sì giudicava che coll'avanzar dell'età io fos- 
si per cambiar idea, e fossi per dichiararmi , secondo la mia condizio- 
ne o per l'Avvocatura , o per lo Stato Ecclesiastico , oltre il solito 
corso delle belle Lettere, si volle che io m'iniziassi nella Filosofia , e 
nelle Leggi. Non le potrei abbastanza esprimere il contraggenio con il 
quale applicava a simili studi . Non npgherò già che nel Corso di Ret- 
orica io non sentissi una particolare profusione per la Poesia ; e che 
mi piacessero all'estremo, i tre eleganti^.. n ( Poeti Latini Catullo, Ti- 
bullo , e Properzio , e sopra ogni altro Virgilio, dei quali io tradus- 



M4 
si in verso Italiano parecchie cose de'primi , e quasi tutta la Georgica 
dell'ultimo , le quali traduzioni venivano non poco compatite dal Sig. 
Ab. Guarinoni mio Maestro s * e che per ragione di esse egli mi ani- 
mava a proseguire con calore in simil sorta di studj . Ma l'inclinazione 
la quale mi portava violentemente verso le belle Arti , e la quale non 
mi voleva né Poeta , né Filosofo , né Ecclesiastico , fu cagione che 
io ritraessi poco , o niun frutto da così fatte applicazioni : potendo 
con verità asserire che se di poi ho acquistato qualche cognizione in 
fatto di erudizione , d'Istoria &c. questo è dipenduto dalla grande , e con- 
tinua lettura da me fatta in Roma , e dall'aver cercato la conversazione 
di gente coita ed erudita . Veduto ciò dal Padre mio s'indusse egli, 
benché di mala voglia , ad accordarmi di poter studiare il disegno dai 
SS r, « Bonomini , e Raggi 9 i quali in tal tempo erano i migliori Pittori 
che fossero in Bergamo . Ma avendo di poi osservato che la compa- 
gnia di alcuni giovani miei amici , con i quali io aveva formato una 
troppo stretta lega , riusciva molto pericolosa , e per distogliermi affat- 
to da uno ineguale amore, del quale ne prevedeva tutte le conseguen- 
ze •> stimò bene di mandarmi a Roma } dove in fatti mi portai nel 
principio dell'anno 176$. 

Ivi giunto fui messo nello studio del Sig. Mengs ,• e tanto fu il 
contento che io provai nel vedermi in quell'Emporio di tutto il più 
bello , e del più mirabile che hanno prodotto si le antiche , che le 
moderne età , che mandato da parte ogni altro allettamento non pen- 
sai più che alle cose dell'Arte . Per l'andata al servigio del Re Catto- 
lico 9 in qualità di suo primo Pittor di Camera , del suddetto Sig. Ca- 
valier Mtngs , passai nello studio del Sig. Stefano Pozzi d'origine no- 
stro Bergamasco , sotto del quale proseguii i miei incominciati stud) 
per lo spazio quasi di tre anni . Ivi poi fu dove io per un mero ac- 
cidente incominciai a concepir gusto per l'Architettura, e mi determi- 
nai in seguito a formare di questa l'unica mia Professione . Dal Sig. 
Pozzi venivano per imparare il disegno della Figura più Giovani inca- 
minaii per l'Architettura; ed avendo contratto amicizia seco loro, e 
singolarmente con certo Sig. Brenna , m'invaghii ancor io del bello di 
Arte si nobile . Perciò fattomi spiegare dal suddetto i primi principj 
di detta Arte ; e trovata questa totalmente confacente al mio gusto , 
non pensai più d'allora in avanti alla Pittura , e a quella sola mi die- 
di . Il suddetto Sig. Brenna adunque è stato il primo Maestro che io 
ho avuto in Architettura . Dopo di lui passai per qualche tempo nel- 
lo studio del Sig, Paolo Posi Sanese , soggetto di molto merito , ben- 



r 45 
che non molto segu?.ce delta semplice, e buona Architettura. Da quei 

sto passai dal Sig. Derizet Architetto Francese , nello studio del quale 
non restai che circa un anno, per esser morto dopo poco tempo di 
un accidente apopletico . Questo Professore era intieramente persuaso 
che le proporzioni musicali avessero tutta l'influenza nella Architettura. 
Passai in seguito nello studio del Sig. Niccola Gian Simoni , nel quale 
mi trattenni quasi tre anni . Posso per altro dire che , eccettuato il 
Francese, il quale si dava tutta la pena possibile per insegnarmi le 
suddette proporzioni armoniche , gli altri non si pigliavano altro pen- 
siero , che quello di farmi copiare , e misurare le non migliori fabbri- 
che di Roma , di maniera che il loro studio diveniva per me piutto- 
sto come un luogo comodo dove andare a disegnare , che come una 
scuola dove apprendere la Professione. E fin dal principio che io en- 
trai con questi Signori , il poco , e poco sano ragionare che essi mi 
facevano , mi aveva indotto a dubitare , che essi fossero fuori della 
buona strada dell'Architettura , e che a me per giungere a procurar- 
mi un nome fra i Sapienti conveniva cambiar cammino . Nel fervore 
adunque di questi miei dubbj la Provvidenza volle che mi capitasse 
casualmente alle mani un Palladio delle migliori edizioni . Lei non po- 
trà mai credere l'impressione che fece iù me un tal libro ; ed allora 
fu che m'avvidi che aveva tutta la ragione di temere di essere stato 
male indirizzato . Il dar di calcio ai principj già appresi , e l'abbru- 
ciare quasi tutti i disegni fatti fu un punto solo ; e sempre persuaso 
che bisognava pigliare altra strada per giungere a qualche cosa di buo-' 
no, non pensai più da li avanti che a studiare i tanti Monumenti di 
eccellenti fabbriche che si trovano in Roma , sopra delle quali si può 
apprendere la buona e perfetta maniera . Con tali studj adunque io 
giunsi al ventesimoquarto anno della mia età , nel qual anno essendo 
stato richiesto dal Sig. Cristoforo Suxten Scultore Islandese dimorante 
in Roma di due Casini per due Signori Inglesi , dei quali non so ri- 
cordarmi il nome , credei di essere in grado di poterlo compiacere , 
come feci con soddisfazione de'suddetti Signori , come ancora ebbero 
l'istessa sorte molti Cammini 9 e qualche deposito pure per l'Inghilter- 
ra commessioni dal suddetto Scultore . Più considerabile delle suddette 
fu la commissione che ebbi due anni appresso , cioè verso il 1770, 
dai RR. PP, Benedettini di Subbiaco, di rinnovare la loro antica Chie- 
sa di Santa Scolastica . Molte difficoltà dovei sormontare per venirne 
a fine , essendomi proposto di non voler toccare nemmeno una pietra 
della vecchia 3 - ma la maggiore era l'essere tutta fuori di squadra sino 



14^ 
a quattordici palmi , e non esservi nissuna parte che rispondesse all'' 
altra. Con tutto questo , mediante un assiduo studio e fatica, ne 
venni a fine , e fabbricai di pianta la nuova Chiesa dentro l'antica ; 
ed in appresso riparai il loro antichissimo Oratorio di San Romano so- 
pra il Sacro Speco . In questo- tempo essendo venuto a Roma il cele- 
bre Sig. Jomeìli primo Luminare , e Ristauratore della moderna Musi- 
ca } mi legai seco lui con la più stretta amicizia , e con il conversar 
seco mi si rinnovarono le idee del morto Derizet ;■ onde mi risolsi di 
studiare pe'veri suoi principj il Contrappunto , il quale dopo partito 
per Napoli il Sig. Jomelli mi feci spiegare dal Sig. Magrini scolare del 
celebre Leo ,, e mi internai tanto in tale studio ,. che giunsi a segno 
di poter comporre a quattro. Sarebbe qui luogo di esporle tutte le 
osservazioni da me fatte per vedere qual relazione hanno le proporzio- 
ni musiche coll'Architettura . Ma siccome questo richiederebbe troppo 
tempo ; e la mia presente situazione non mi permette di ciò fare : co- 
si dirò solamente che, secondo me, il genio delle proporzioni armoni- 
che è di una natura ben diversa dà quello dell'Architettura , e che , 
se qualcheduno stando su questi principj ha fatto qualche piccola co- 
sa , ciò si deve attribuire più a sforzo di talento, che a principio di 
buon gusto. Finito adunque di disingannarmi intorno a un tal punto; 
ed avendo già misurato 3 e disegnato tutti i più eccellenti monumenti 
si antichi , che moderni di Roma , e de'suoi contorni , mi risolsi di 
fare, una scorsa per l'Italia -, per osservare il migliore che si trova nel- 
le principali sue Città ..Feci dunque un tal viaggio; ed avendo ve- 
duto , e disegnato quanto di bello vi era da vedere , passai a Berga- 
mo a fine di sollevarmi un poco , e per vedere la mia Famiglia . Ivi 
feci per Monsignor Molino , allora nostro degnissimo Vescovo , un di- 
segno di un Casino da situarsi in faccia al Duomo . Ma questo non 
fu i eseguito per la morte- sopravvenuta al detto Monsignore. In un ta- 
le viaggio impiegai sei mesi, dopo i quali ritornato a Roma a prose- 
guire con più fervore i miei studi , feci per Milord Arundel Conte 
di Vardòur il disegno di una magnifica Cappella , e di una grandez- 
za non indifferente per un suo Palazzo di Campagna ; e feci pure ese- 
guire in Roma con mio disegno il maggior Altare della medesima , 
composto tutto di marmi i più rari , e i più preziosi , e bronzi dora- 
ti . Contemporaneo a questi fu il disegno che mandai a Bergamo al 
Sia. Marchese Terzi per il risarcimento del suo Palazzo di Mornico . 
Per il suddetto Milord Arundel feci similmente in appresso diversi pro- 
getti perr adornare, il detto suo magnificentissimo Palazzo di Campagna . 



147 
'In questo tempo mi risolsi di fare un secon lo viaggio per l'Italia a 
solo fine di rinfrescarmi la memoria sovra le cose già vedute, e unir- 
mi in matrimonio colla Signora Maria Mazzoìeni , essendomi ingaggiato 
con essa con sola parola verbale nel primo mio viaggio . Nulla le dico 
della mia .dimora in .Bergamo in quel tempo , né delle vicende passa- 
te , mentre ivi passai tutti i momenti seco lei , ed a lei devo l'onore 
d'aver fatto la preziosa conoscenza della Nobilissima , e dottissima Da- 
ma la Signora Contessa Paolina Secco Suardi Grismondi , e della sua 
sceltissima conversazione . Restituitomi colla sposa di nuovo a Roma 
feci il Disegno per il deposito del Padre del vivente Re di Svezia , il 
quale fu eseguito in Roma con tutta la possibile magnificenza, ed in- 
di spedito a Stokolm. Per la Chiesa de'RR. PP. di Santa Maria in 
Campitelli feci il disegno per l'Orchestra , ed ornamento dell'Organo . 
In appresso vollero altresì che io gli facessi il disegno per ultimare il 
loro Convento cominciato già da un tal Michelangelo Specchi , e ri- 
masto imperfetto . Molte furono le difficoltà che mi si presentarono in 
questo lavoro per poterlo combinare col già fatto ; ma cercai con tutto 
il mio possibile studio di ridurlo, come feci , con soddisfazione di que' 
Religiosi . Per la mia partenza da Roma questo Progetto non ha an- 
cora avuto il suo principio. Per il Cavalier Cornabi Haggerston Ba- 
ronetto feci il disegno del suo Palazzo di Campagna nella Contea di 
Nortumberland . Unito a questo mandai ancora diversi Padiglioni e Ca- 
sini per ornare il Giardino . E mandai pure a Bergamo il disegno per 
l'Altare Maggiore della Chiesa di Seriate . 

In questo frattempo fu che io venni ricercato per mezzo del Sig. 
Barone de Grimm per Architetto di questa Impareggiabile Imperatrice 
di tutte le Russie con onorificentissime condizioni ; e nel tempo che 
si trattava questo afFare feci per S. E. Sig. Principe D. Abondio Rez- 
zonico Senatore di Roma la sua Sala di Musica in Campidolio , che 
fu terminata del tutto dopo la mia partenza da Roma ; e lasciai al 
suddetto Signore più disegui per il Deposito di Clemente XIII. Con- 
chiuso il contratto , e lasciata Roma passai per Bergamo per conge- 
darmi dai Parenti ed Amici , ed ivi lasciai il disegno di un altro Al- 
tare Maggiore per la Chiesa di S. Alessandro della Colonna (i). Do- 
po di che messomi in viaggio volli dare un altra occhiata alle miglio- 
ri fabbriche che adornano lo Stato Veneto , ed indi proseguii il mio 
cammino sino a Pietroburgo . Or i Progetti , e le Fabbriche da me 

(ij Questo è stato eseguito con qualche arbitrio però di chi si incarica della esecuzione. 



US 
fatte in questo luogo sino al presente giorno sono i seguenti . Tre Pa- 
lazzi dì Ritiiu nel nuovo Giardino Inglese a Peteroff. Il primo per S. 
M. Imperiale . Il secondo per il Gran Duca , e Gran Duchessa . E il 
t^rzo per li piccoli Principi = La Borsa dei Mercanti = La gran 
Fabbrica , della Banca Pubblica . =r Un grandissimo Cerpo di Botte- 
ghe a due piani per il Mercato d'Inkutz. = Una Chiesa con Spedale 
annesso per le LL. AA. Imperiali a Paolosky = Un Corpo di Fab- 
brica aggiunto al Palazzo Imperiale di S. M. per collocarvi le copie 
delle Logge di Raffaello della medesima grandezza degli Originali che 
sono in Roma , =r I Magazzini per le Biade . = L'Ospedale per i 
Pazzi . = La Facciata per il Collegio , e Chiesa di Polosko . = La 
Facciata per il Palazzo del Governatore di Smolensko . = Il Palazzo, 
e le Scuderie per il Sig. Generale Bavadoski in Ukrania . = La Casa 
del Sig. Conte Bestarstko 5 * ed una Chiesa per seppelire il di lui Padre 
per la sua Campagna in Ukrania . = Il Teatro dell'Ermitage di S. 
M. Imperiale sulla forma degli Antichi . = Le facciate al nuovo Pa- 
lazzo Imperiale di Mosca con moltissimi cambiamenti, ed aggiunte. 
= La Galleria di marmo per il Palazzo di S. M. Imperiale da me tro- 
vati incominciata 5 e che ho dovuto riordinare , e cambiare , la qua- 
le , terminata che sarà, porrà dirsi la più ricca Galleria del Nord. = 
La Facciata del Collegio degli affari esteri . = Le Botteghe degli Ar- 
gentieri , con altri due corpi di Botteghe in diversi quartieri di questa 
Città . = Cinque Chiese ; una a Culmina ; una a Pulcova ; una a 
Fedcroski Posad ; una a Slavenska ; ed una nel Cimiterio di S. Sofia 
per seppelirvi i soggetti più distinti della Corte . = Un gran comples- 
so di Fabbriche con Borsa per la Fiera di Curtz . = La Casa del fu 
Sig. Generale Lanskoy nella Città di S. Sofia . == Una Fabbrica per 
uso di Bottega Pubblica , Stamperia , e Alloggio per Profcflbri , ap- 
partenente all'Accademia delle Scienze . = Il Maneggio , le Stalle , la 
gran Scala , e molte decorazioni interne per il Palazzo del fu Sig. Ge- 
nerale Lanskoy ,• come ancora l'aggiunta di una Fabbrica accanto al 
detto Palazzo , e i tre Portoni di marmo con bronzi sulla gran Piaz- 
za . = Due Ponti di ferro , e bronzo per il Giardino di S. M. a 
Czaisco-selo . = Il rimodernamento e ingrandimento del Palazzo del 
Governatore di Voronega , come pure la Casa dell'Arcivescovo , il Se- 
minano con il Campanile , la Casa per i Cantori , il Palazzo del Go- 
verno,, e molti altri rinnovamenti, e facciate per molte fabbriche pub- 
bli;he della Città. = Un Padiglione con gran Sala per Musica, e 
due Gabinetti , e Tempio aperto dedicato alla Dea Cerere , con una 



149 
Rovina in poca distanza nel gusto antico , nel suddetto Giardino . =s 
Tutte le suddette Fabbriche parte sono finite , e parte sono per finir- 
si . Gli altri Progetti da incominciarsi in breve sono .• Una Cappella 
Sepolcrale a S. Alessandro Nevski . (i) = Un grandissimo Reclusorio 
contenente sedici corpi di Fabbriche con Chiesa &c. , per ricovero di 
povere Vedove , ed altre Donne di qualità cadute in miseiia . = Un 
Tempio , o Sala aperta per la grand'fsola nel Giardino di Czarsco-se- 
lo , come pure il gran Cancello della Chiesa del suddetto luogo . se 
La Chiesa della Madonna di Kasansky , la qual Chiesa averà ventidue 
Colonne di granito di un sol pezzo , del diametro , ed altezza di quel- 
le del Portico della Rotonda . = Tre altri grandissimi Corpi di Bot- 
teghe per diversi siti della Città . = Il Campanile alla Chiesa di S. 
ValJimer . =• La Specula sulla Montagna di Pulcova , (2) con appar- 
tamenti annessi per S. M. I. e suo seguito. = Un grandissimo Spe- 
dale per due mila e più malati con tutte le sue adjacenze &c. sss Uà 
gran Palazzo per le Scuole Pubbliche , con Chiesa &c. 

Ho fatto moltissimi altri Progetti per S. M. che forse non avran- 
no luogo per ora , e per ciò non gli accenno >■ siccome non avrà più 
luogo un grandissimo Palazzo già principiato con una Contrada condu- 
cente al medesimo per il soprannominato Sig. Generale Lanskoy a We- 
glia ; né un altro pure per il medesimo con Chiesa a Plosko . Per 
diversi Signori Particolari ho fatto ancora i Progetti che seguono: A 
S. E. il Sig. Conte di Czernichotf una Chiesa Rotonda per 1 di lui 
Villaggi . = Per il Fratello del Sig. Conte Risbarorko la sua casa di 
Campagna . = Un altra per il Sig. SoudensciotF. = Un altra per il 
Sig. LvofF. =3 Una Chiesa per il fu Sig. Alsofioff, con diversi Padi- 
glioni per il suo Giardino ; = Siccome una grandissima Galleria da 
situarsi a fior d'Acqua nel Lago di Gavina per il fu Principe Or- 
lofi: (3). * 

Altri Progetti parte eseguiti , parte da eseguirsi di poca , o niuna 
conseguenza non mentano che glie li accenni . Nel tempo che gli scri- 
vo questa Memoria , S. M. mi ha fatto l'onore di ordinarmi un Pro- 
getto di un grandissimo Palazzo per Lei , e per tutta la Famiglia Im- 
periale per una Campagna ultimamente comperata a Tosna , e n'ho già 
fatto due abbozzi . Questo è quanto sino a questo tempo ho avuto 1* 
onore di fare per S. M. Imperiale . 

ImpwuC*** " a deSt ' nata per Ia fami 8 !ia ^ nostre colline. Tale è, secondo il Qua- 

(■>\ in r • • renghi la così detta Montagna di Pulcova. 
. ''',, US$1 f s ' da . '' triodi Montagna (fi Q uest0 i uogo è in „ j di proprietà 

anco ad una alzata di terreno inferiore al- di S. A. I jj Gran Duca Paolo Pctroviw 



I 5 

Per accennarle ancor qualche cosa così di passaggio de'miei studj 
le dirò che l'Antico è stato la prima base d'ogni mia osservazione . Di 
questo ho sempre cercato il migliore , mentre non tutte le Fabbriche 
antiche , mtdesimamente quelle del miglior secolo , sono del calibro del 
Portico dtlla Rotonda , del Tempio detto di Serapide a Pozzoli , e di 
qualche altra di siml fatta ? ravvisandosi pure in molte di queste que- 
gli abusi , che noi critichiamo nei moderni ; e di cui crediamo che 
questi siano gli Autori . Quando mi parve <l'aver acquistato una base 
sufficiente del semplice e grandioso dell'Antico, mi misi a studiare le 
migliori cose de'nostri moderni ; e dopo aver ben esanimato , e dise- 
gnato quel poco che in mezzo ad una immensità di magnificentissimc 
Fabbriche si trova in Roma , intrappresi il viaggio dell'Italia per due 
volte 3 per vedere , esaminare , e misurare sul luogo il migliore che 
hanno lasciato i nostri Maestri . Firenze , Vicenza , Verona 3 Mantova, 
Venezia furono i luoghi dove mi fermai il più , per esser quivi dove 
più che altrove abbondano le belle Fabbriche del Faiiadio 9 del S. Mi- 
cheli , di Giulio Romano , come in Roma , e suoi contorni de'San- 
galli , Bramanti , ed alcuni altri di simil fatta . Quando potrò rubare 
un momento di tempo alle mie occupazioni mi farò un piacere di com- 
municarle le osservazioni da me fatte sopra tutti i suddetti Autori ,• e 
per adesso le significherò , che i detti miei studj , e le dette mie os- 
servazioni io le ho fatte sempre con occhio e mente filosofica , senza 
spirito di partito , o prevenzione ,• e questa è sempre stata la mia prin- 
cipal massima ; e se forse mi sono fermato più sopra gli Autori indi- 
cati , questo è arrivato , perchè in essi ho trovato più bellezze unite , 
che non ho saputo rinvenire in altri Autori . Con i medesimi principi 
ho studiato altresì i Maestri viventi , ed ho pigliato il buono ovunque 
l'ho saputo rinvenire , come ancora ho cercato il più che mi è stato 
possibile di rendermi familiare l'interna distribuzione dei Francesi , pre- 
gio che pare ancora Joro proprio , specialmente al giorno d'oggi che 
quella Nazione si può pregiare in Architettura di un numero non in- 
differente di Artisti,, 

Sarebbe qui li luogo di enumerare i grandi onori , e le somme 
beneficenze , the la Maestà di questa veramente adoiabile Imperatrice 
si è compiaciuta di compartirmi fino al presente giorno . Ma comecché 
questo mi condurrebbe troppo in lungo , stimo meglio di tacermi , e 
di dirle che io dal canto mio procuro di corrispondere a tante grazie 
con tutta l'illibatezza , e con tutto il fervore , e attaccamento possibi- 
le ai di lei servizio . Io poi vivo alla Corte quale mi descrive maestre- 



volmente il Si^. Marchese Pedemonte in una sua Epistola Poetica di- 
retta al Sig. Architetto Antonio Silva , (l) e impressa assieme con al- 
tre di lui bellissime Poesie nell'anno scorso ; nella quale per altro il 
nobilissimo , e gentilissimo Poeta mostra di non aver avuto delle noti- 
zie totalmente g.uste ed esatte circa la vita da me passata in Roma 
avanti di venire in Russia , conforme lei può riscontrare dalle notizie 
che mi sono fatto un pregio di comunicarle in questa mia . Le dirò 
altresì che qui non mancano delle persone dalla più vile condizione , 
da me beneficati , e tirati dall'ultima miseria , i quali pretenderebbero 
di lacerarmi, e di dipingermi quale io non credo realmente di essere. 
Ma questa razza di gente io non la curo, e mi vendico col largii del 
bene quando posso . Se lei ha altro da comandarmi , non ha che da 
comunicarmelo , mentre mi troverà sempre disposto a servirla . E prc- 



(ì) Lo squarcio di tale epistola giova qui 
darlo per esteso ad onore non meno del 
Quarenghi che del Chiarissimo Autore , il 
cui sbaglio è compatibile in persona la qua- 
le piena della più grande idea del di lui 
merito non considera che come un rorto 
alla Virtù il non aver Roma posto i talen- 
ti del Quarenghi a quelle maggiori prove 
a!<» quali con tanto di lui onore lo ha po- 
sto il finissimo discernimento del! i 'compa- 
rabile Augusta Eroina del Nord. Rivolto il 
Poeta al Silva così gli dice . 

Virtù modesta e vera a lungo ascosa 
Starsene può , ma. vista è alfìn ; ne tale 
Mai le s'addensa intorno ombra nemica , 
Che la sua bella luce alfìn non vinca. 
Non vid'io teco il buon Quarenghi oscura 
Tra i dotti ozj Roman, viver la vita ? 
Ed or sul bianco Neva , ove l'augusta 
Donna iminortal chiamollo , altere moli, 
Ed alza il nome suo con quelle al cielo . 
Artista saggio nel cammin suo dura 
Costante; quella instabil Dea , che spesso 
Suol chi fugge seguir , ruggir chi segue , 
Né incensa, ne, bestemmia : ella a trovarlo 
Ne l'erudito suo dolce ritiro. 
Volontaria poi vien,- ma ne le porte 
Chiud'egli a l'entrar suo , né spesso mira 
Da gli aperti balcon , se mai giugnesse 
A l'erudito suo dolce nitiro . 
Qui nel sen de le care arti felice 
Guida intanto l'età ; l'avida mente 
De l'imagin più vaghe , de'più vaghi 



Fantasmi ei pasce , oggetto a lui non s'offre 
Che di se rosto non l'accenda , il guardo 
Su le proporzion più giuste solo 
Conduce, e innanzi a lui quella beante 
St<t sempre mai diva armonia , per cui 
Bella é al mondoogni cosa , e bello è ii mondo 
Lui non speme , o timor , desire o sdegno 
Mai volve e cruccia ; il più crudel nemico 
De l'uom , la noia no». può nulla in lui ; 
La pace sua , l'eredità del padre , 
E la cara salute , e i dt lei sonni : 
Non perde né su pinta avversa carta , 
Né dietro i passi d'una nobil Frine , 
Che d'aver seco d'una tempra il core , 
D'una tempra la mente a lui ripeta . 
Altro idolo ei non ha , che ne la bella 
Madre de l'arte sua , l'alma Natura , 
Che tal si mostra agli occhi suoi, qual mai 
Rozzo sguardo voigar non la contempla . 
Ei così vive ; alfiu nel suo ricetto 
Fortuna d'improvviso entra , e per mano 
Lo prende , ed a real Corte il conduce 
Care a vedersi per far opre , e quelle , 
Ch'ei non sentì giammai , barbare ncje 
Da l'animo sgombrar di quei , che il vulgo 
Pensa del sommo ben vivere in grembo . 
Ma riman quel di pria : l'avvelenata 
Non corrompe il suo petto aura di Corte, 
Ove spesso la man che pinge , o intaglia , 
O alberghi segna da innalzar , fra tante 
Non oziose mani é la più pura &c. 



1 b 2 

gandola citila continuazione della sua cara amicizia re&o dichiaran- 
domi 

Di V. S. Ill ma - ... ■:... 

'■ ' . . .•. 
Pietroburgo i. Marzo 1785. 

Il Suo Umilio- Divot mo - Ob mo - Serv re - ed Amie© 

Jacopo Quarenghi . 

Ricercato il Quarenghi in occasione della Stampa di queste Vite 
che volesse compiacere di somministrare notizie delle sue opere proget- 
tate , ed eseguite nella Russia , ha egli ciò fatto con quattro successi- 
ve lettere scritte al Sig. Dottor Francesco Maria suo fratello . Nelle 
prime due dettagliò presso a poco quanto è ncila sopraddetta . La ter- 
za , la quale doveva recare notizie posteriori a '-l'anno 178^. si è sgra- 
ziatamente smarrita per viaggio , e dovea contenere , come espresso si 
era nella seconda , cose più interessanti ; e della quarta ecco quanto 
si è potuto ricavare , oltre al già detto di sopra . 

Oltre molti disegni fatti d'ordine di S. M. I. per grandiose fab- 
briche ideate , l'esecuzione delle quali fu in gran parte frastornata , e 
sospesa , attese le guerre , e gran numero d'altri fatti soltanto per lo 
schiarimento delle idee , e de'pensieri che si presentavano ad ora ad 
ora alla mente della Sovrana medesima , ha il Quarenghi operato an- 
cora in Pietroburgo per varii Signori Particolari , per quanto gli per- 
mettevano di tempo le pressoché continue sue occupazioni per la Cor- 
te . Le fabbriche ivi eseguite co'suoi disegni , lasciandone molte di mi- 
nor conto , sono : Il Palazzo del Conte Bisbarotko con tutte le deco- 
razioni interne , il rimodernamento di un Casino di Campagna del me- 
desimo , con una Rovina nel Giardino , e un Tempio aperto , in cui 
è collocata la statua di S. M. Imperiale , La facciata del Palazzo del 
fu Generale Fitingoff dirimpètto all'Ammiragliato . Una Casa Borghese 
sulla Neva accanto a quella di M. de Beskoy . Sul Canale detto la 
Fontalka il grandioso Palazzo con tutte le appartenenze , ed annes- 
si , Cappella inverna , Maneggio &c. pel Sig. Principe Jusupofr. 

Fuori di Pietroburgo i progetti eseguiti sono ; Una Chiesa per il 
sopra nominato Conte Bisbarotko fatta nelle di lui terre in Ukrania , 
ed una simile per il di lui Nipote • 



<5? 

Una grande quantità de'suoi disegni ha egli mandati in Patria , 

e varii ne ha fatti presentare a questa Magnifica Città , che si con- 
servano nella pubblica sua Libraria . Prosegue il Quarenghi ad occu- 
parsi indefessamente in servigio di S. M. I. della degnazione di cui 
per la sua persona , e per la sua famiglia non lascia mai scrivendo di 
fare i maggiori elogi ; e nel tempo stesso che procura di corrisponde- 
re col costante suo impegno a'doveri che lo stringono a così grande 
Sovrana , va accrescendo alla Patria quel lustro , che tanti altri grandi 
uomini nella Cultura delle belle arti le hanno procacciato . 

Si sta attualmente fabbricando sul disegno del Quarenghi a Czar- 
kozelo un Palazzo per il Principe Alessandro . Questo era destinato 
ad altro uso , ed il piano di esso è di S. M. I. medesima , non aven- 
dovi egli altra parte che di averlo posto in buon sistema per h sua 
esecuzione • 

E stato adoperato ancora moltissimo a disegnare decorazioni per 
diversi Appartamenti , Sale , Salotti &c. e per S. M. I. e per i Gran 
Duchi , e pel famoso Teatro dell'Eremitaggio 3 pel quale ne ha fatte 
circa a venti . 

Troppo lungo sarebbe il rimarcare tutte ie opere di questo valen- 
tissimo ed infaticabile Architetto ; ma non sono da ommettersi fra le 
più interessanti un Bagnoir di legno ad imitazione delle antiche Nau- 
machie a Czarkozelo fatto per i Giovani Gran Duchi , dove questi , 
ed altri della Corte vanno nel forte della State a nuotare , e a diver- 
tirsi , la Sala di Musica , ed un Palazzo di legno in detto luogo eret- 
to per le Principesse di Baden Durlach , e un gran Palazzo con Tea- 
tro per uno de'Signori Soltikoff. 



L EDITORE 

' A' CORTESI LETTORI- 

| j aggiunta, che qui si fa , delle Vite degli Architetti Militari Ber- 
gamaschi , opera d'altro celebre Scrittore , da risalto non meno al me- 
rito di chi le scrisse , che alla modestia del Conte Francesco Tasso , 
il quale , nelle sue Vite de'Pittori , Scrittori , ed Architetti , Bergama- 
schi , non parlò intorno a questi ultimi , se non di quelli , i quali 
attesero alla Civile Architettura, prescindendo da tanti uomini grandi 
i quali si resero insigni nella Militare . 

Non ignorando egli le diligenti , e laboriose ricerche , le quali 
faceva intorno a questi l'eruditissimo Signor Ferdinando Caccia uomo 
di profondo studio, di una erudizione vastissima, e di rari talenti,* 
e ciò che è più pregievole , amantissimo della Patria : pieno di con- 
cetto per esso Jui credette inutile metter mano in cosa , la quale me- 
glio che dal medesimo non poteva essere illustrata. (1) 

E se pure nelle Vite di Bertolasio Morone , e di quelli di sua 
famiglia alcuna cosa toccò intorno alla militare Architettura , ciò non 
fu che di passaggio , e perchè Bertolasio si distinse anco nella Civile ; 
titolo per cui doveva aver luogo nel piano dell'Opera. 

Pareva però che a compimento di quanto appartiene alle Vite de' 
Pittori , Scultori, ed Architetti Bergamaschi non si dovesse omettere 
di quelle esporre eziandio de'militari Architetti , i quali saranno sem- 
pre di grande onore a questa nostra Patria . Quindi pregato il Signor 
Giuseppe Caccia ben degno figlio del Signor Ferdinando suddetto che 
accordar volesse il manuscritto da lui conservato di tali Vite per darlo 
alle stampe unitamente con quelle scritte dal Conte Francesco , non 
solo quelle graziosamente somrrinistrò , ma insieme ancora l'annesso trat- 
tato sulla moderna fortificazione , il quale serve come d'introdduzione 
alle medesime . Questo è un terzo abbondante dell'Opera tutta ; e qui 
si da per esteso tale quale l'Autore lo compose .* perciocché si è cre- 
duto far cosa grata con ciò agli amatori delle cose Patrie , attesoché , 

(0 v «di tomo I. di quefl" opera pag. 14». 



•5* 
•yl nor&ere che fa tale trattatto una chiara, e precisa idea di ciò che 

Sili ia nUOVu idi iiin.uLn»if , lituo ibwum.,. ;.» /-tubila dì Berpamo una 
delle prime eseguite secondo i nuovi metodi , considerata fra le più in. 
signi da quanti Scrittori stranieri ne hanno parlato ne'tempi addietro • 
ed opera tutta di Architetti Bergamaschi. 

Si rende un tale trattato più interessante ancora perchè vi si 
parla deile antichissime mura di Bergamo , facendo rimarcare i vari 
pezzi che da molti secoli e molti tuttavia sussistono ,• e delle poste- 
riori cosi dette Vecchie Mura , le quali in massima parte ancora si ve- 
dono . Tutto è seminato , dirò cosi , d'interessanti notizie patrie j e 
tutto dimostra l'erudizione vastissima dell'Autore , le faticose sue dili- 
genti ricerche, il fino suo criterio , e quell'amore singolare , il quale 
lo animava sempre in ogni cosa che riguardasse il bene , e il decoro 
della sua Patria . 

Non è qui luogo a parlare di quanto fece per essa ne'varj cari- 
chi , e deputazioni dalla Città a lui addossate , poiché non è di quest' 
opera il tesserne la vita . Soltanto non pare doversi omettere di far 
breve memoria delle opere ch'egli scrisse , e per le quali sarà sempre 
considerato come uno Scrittore profondo nelle sue ricerche, di una 
mente comprensiva , e piena d'una singolare erudizione in diversissime 
facoltà . Esse sono le seguenti ,. 

1. De Cogniùonibus Romoe . i 7 1 9. 

2. Metodo di Grammatica assai breve per imparare con prestezza , 
e fondamento la lingua Latina. Bergamo. 1726'. 

3. Todus re guise latine scicndi stimma . Bergami. 1728. 

4. Lo stato presente della lingua Latina. Bergamo. 1762. 

5. Ortografia, e Prosodia. Bergamo. 1764. 

6. Antica regola deile Sillabe lunghe, e brevi . Bergamo. 1764. 

7» Dell'età di Mosè del Brolo Bergamasco. Bergamo 1748. ristam- 
pato con aggiunta nel 1764. 
8. Vocabolario senza sinonimi. Bergamo. 1776. 
<?. Elementi, e regole fondamentali della lingua latina. Firenze 1777. 

10. Cittadinanza di Bergamo. Bergamo . \j66. 

11. Vita di S. Girolamo Miani . Roma. 1768. 

12. Trartato Legale . Bergamo . 1772. 

Lasciò manuscritte le seguenti Opere : un trattato di fortificazio- 
ne colle vite degli Architetti militari Bergamaschi y che è quello che 



l S7 

ora si offre al Pubblico. Altro Trattato de Medicis Bergomensibus, e<* 
altro d' Architettura civile , nella quale egli fu valente , esistendo moli» 
monumenti e in Patria , e altrove del suo buon gusto in tale arte • 
Sua dote particolare era il trovar modi nelle fabbriche già esistenti di 
rendere usuali , comodi , e vistosi de'luoghi abbandonati , o tetri ; e 
dare ad essi con poco un aria di magnificenza . L'Oratorio di S. Lu- 
po nel Borgo di S. Tommaso è una di tali sue opere ,• e chi ha 
veduto cosa esso fosse in addietro , non potrà non formare il maggio- 
re concetto del nostro autore , il quale da una Catacomba l'ha sapu- 
to ridurre a forma cosi regolare , comoda , ed elegante . Chi bramas- 
se notizie ulteriori di questo chiarissimo Scrittore le potrà ritrovare nelle 
Efemèridi di Roma all'anno 1777. pag. 227., nella Storia letteraria del 
Cav. Tiraboschi tomo III. pag. £5 1. Edizione di Modena,- e nell ope- 
ra del P. Vacrini Stampata in Bergamo sugli Scrittori di questa Città . 
Quantunque sembrassero strane le sue idee intorno alla lingua la- 
tina , ciò che succede sempre al prodursi di nuove opinioni , erano 
però esse si ben fondate che la critica si volse in ammirazione ,• e si 
dovea confessare da quanti con lui ne discorrevano , che la ragione 
era a suo favore .* s'addotto il suo metodo intorno alla lingua Latina 
da molti in Bergamo, in Brescia, ed in Pistoja. In quest'ultima Città 
fu anco ristampato, e difeso contro chi ne fece la criticai e si trovò 
da quanti bene io esaminarono , o posero in pratica , che ie pochis- 
sime sue regole servivano assai bene invece delle moltissime, che co- 
munemente si usano ,- e che troppo lungo v e tedioso rendono a'tan- 
ciulli l'impararla . 

11 suo Dizumirio senza sinonimi, nel quale da a ciascuna parola 
latina il preciso suo particolare significato , non accomunandolo ad al- 
tre , sarà sempre un monu nento dell'immensa fatica , che dovette in- 
contrare nei compilarlo , di quanto egli fosse profondamente versato 
nella lingua Latina. E un libro utilissimo e a chi abbia ad insegnar- 
la , e a chi voglia interpretarne , o tradurne gii Autori . 

Era particolare suo costume una foggia di scrivere , della quale ab- 
biamo esempj nell antichità . Persuaso egìi che varie lettere aggiunte 
all'antico alfabeto fossero soverchie , e si potessero egualmente espri- 
mere colle Antiche, egli non ne tea uso. Non era nel su^ scrivere 
lettere nnjuscoia,* o punteggiatura alcuna, orarissimo il raddoppi an len- 
to delle consonanti . Alcuno de'suoi I bri è stampato in tale maniera , 
come il Dizionari > , e' i'operetta citata intorno a Mosè del Brolo : ed 
era scruto in quella ancora il presente Trattato , che copiandolo si è 



20 



15* 

creduto addattarlo alla comune Ortograna. Né già ciò perchè si riprai 

vi il metodo dall'Autore tenuto ,• ma per uniformarsi alla precedente 
stampa dell'opera del Conte Tasso . Del resto ognuno può vedere r 
dall'operetta qui sopra citata con quanta chiarezza scrivesse il nostro 
Autore senza far uso di que'tanti segni , onde altri e negli scritti e 
nelle stampe cercano di render chiari i loro pensieri. Né cosa strana 
parerà la maniera dall'autore usata a chi rifletta come ben si capivano 
e le antiche iscrizioni , e i libri sacri , i quali fino verso la metà del 
decimo sesto secolo furono scritti in lettere tutte maiuscole , e senza 
punteggiatura alcuna , essendo stato, come credesi , Roberto Stefano 
il primo ad introddurla in essi Tanno 1545. del che parlano le Me- 
morie di Trevoux all'anno 1705. 

E' da avvertire da ultimo che l'Autore compì quest'opera l'anno 
1748 ; né in appresso la rittoccò . D'allora fin qui era troppo natura- 
le che mancassero di Vita persone da lui nominate in essa come vi- 
venti 5 * che cangiassero ubicazione e Padrone alcuni de'monumenti da 
lui citati . Si è creduto inutile il rimarcare tali vicende ., perchè altre 
abbastanza note , altre soggette in seguito ad ulteriori variazioni , ed 
, altre già rimarcate nell'opera del Conte Tasso. 



TRATTATO SCIENTIFICO 

DI FORTIFICAZIONE 

SOPRA LA STORIA PARTICOLARE DI BERGAMO 

OPERA POSTUMA 

DEL MOBILE SIGNOR 

FERDINANDO CACCIA; 

PARTE PRIMA 

CAPO !.. 

Dove sia- nata la nuova fortifìcarjone « • 

^3e l'arte del fortificar odierno giunta oggidì fin alli estremi confini 
delia terra, avesse, in Jtalia , secondo che da altri è stato osservato, 
oppure in questi contorni , in specie in Bergamo, molto di sua nasci- 
ta, e di suo compimento, si lascia che ognuno ne giudichi ciò, che 
gli par. vero da, quanto colla possibile, verità raccolto qui siamo per 
narrare . 

Sarà questo nostro- scrivere non già con certo spirito di emula- 
zione ,• ma piuttosto in contribuzione di nostra parte a gloria comune 
di Lombardia insigne paese famoso al mondo per il complesso di tante 
Città illustri ., 

Vedcmo in primo luogo come tutti i vocaboli dì fottificazione 
siano confacenti al dialetto B*rgvnasco , sebbene alcuni d'essi comuni 
anche ad altri Lo nbircji , e qnlcuno a tum gli Italiani. 

In secondo luogo vedremo che, siccome fu un Bergamasco il pri- 
mo al mondo , che condusse il cannone in campagna.* cosi fu di que- 
ste parti ii primo che scrisse di quest'arte. 

0\ più vedremo come la foruz/a di Bergamo contemporanea al 
primo Scrittore compreuda in se quanto è stato insegnato dopo di lei 



ìtfo 
da tant'altri Scrittori , salve alcune opere incompetenti a fortezza di 
monte , e salva qualche altra invenzione , la quale ben presto l'espe- 
rienza ritornò a riggettare come inutile. 

Per fine vedremo le invenzioni de'matematici , e ingegneri Berga- 
maschi , il numero , e qualità de'medesimi , e quel tanto che essi ope- 
rarono in varie parti del Mondo. 

Fu opinione di taluno, che Città, la quale non sia Capo d'impe- 
ro , non meriti che se ne scriva privata istoria , non essendo d'ordi- 
nario tali istorie che farraginose raccolte di cose appartenenti a fami- 
glie private di poco , o niun interesse publico . Ma contro tale opi- 
nione bisogna riflettere che è già ripieno il mondo di libri , i quali 
descrivono guerre , e stragi , eserciti , e conquiste ; e che d'altra par- 
te sono cose in altro genere sublimi la pietà, le scienze, ìe arti; cose 
atte anch'esse a render celebri i Popoli , e degni di particolare Isto- 
ria . 

Pensando alle cose di Bergamo , come per naturale istinto suole 
accadere intorno alla sua patria ,• si riempì la mente di notizie , le 
quali parve che non meritassero che se ne lasciasse perire la memoria . 
Puitò il caso che prima d'ogn'altra materia s ; pensasse alla nuova 
fortificazione ,• e per rendere questa parte dell'Istoria di Bergamo viep- 
più d'interesse pubblico venne in mente di fare che fosse un misto di 
storia, e scienza, ciò è un'istoria delle muraglie di Bergamo, e degli 
Ingegneri Bergamaschi ,• e nelfistesso tempo un trattato di fortificazio- 
ne . Cosi l'istoria viene a rendersi più utile per l'instruzione d'un ar- 
te, o scienza ; e la scienza meno tediosa per via di diletto istorico . 



CAPO II. 

Delle muraglie vecchie di Bergamo , e delle antiche . 



s, 



Cogliono gli Scrittori di fortificazione nel principio delle sue opere 
porre sotto gli occhj alcune figure di fortificazione antica , la quale 
serva come di confronto, e a maggiore distinzione della fortificazione 
moderna . 

In Bergamo, che fu come un laberinto di fortificazioni, tre con 
tutto ciò furono le principali muraglie , le quali si chiamano Cinta 
nuova, Cinta vecchia, e Cinta Antica. Sono queste muraglie di una 
maniera e struttura tanto diversa tra di loro, che nulla quasi hanno ù 



consimile . Imperciocché sontuosa , magnifica 9 e maestosa sopra tutte è 
la nuova ; orrida , tetra , e malinconica la vecchia ; vaga , curiosa , e 
pittoresca l'antica . 

La vecchia Cinta non è altro che un alta muraglia merlata senza 
terrappieno interrotta di quando in quando da torrioni quadrati , e 
qualche tondo, essi pure da principio tutti merlati. 

Per descrivere i merli, innanzi che de'medesimi tutta ne perisca 
la memoria , essi nient'altro sono che muricelli , i quali si alzano sopra 
la muraglia terminati a coda di rondine , di grandezza quanto basta 
per coprire un uomo, distribuiti in competente distanza uno dall'altro 
di circa un merlo e mezzo di vuoto. 

Entro la muraglia v'era una strada pensile , su cui camminavano 
all'intorno i balestrieri , i quali non meno dall'alto che dal piano spa- 
ravano le balestre per le buche balestriere . Fuori della muraglia sono 
larghi canali d'acqua corrente i quali servivano per tener lontane le 
antiche machine , gatti , e arieti , e sopra tutto le tórri di legno , le 
quali post-e sovra ruote si accostavano a dominare le muraglie » 

Questa fortificazione , la quale oggi circonda li due borghi di S. 
Leonardo, e di S, Antonio, è appunto di quella specie, di cui se ne 
vedono le figure sugli autori sotto nome di fortificazione antica . 

Ma in Bergamo vi fu un altra sorte di fortificazione più antica 
di questa , qual è l'antica Cinta da non pochi avanzi della quale si 
vede chiaro fino al presente qual ella fosse . 

Una continuazione d'archi coli'interno tondo a maniera di tante 
cappelle di Chiesa , come appunto sono quelle dell'odierna Cattedrale 
di Bergamo , i quali girando tutto all'intorno dell'antica città erano 
fatti a proposito , e con giudiziosa invenzione per sostenere l'erto del 
monte . 1 pilastri tra un arco , e l'altro avevano qualche ornamento 
di cornice , sopra ìa quale s'alzavano i volti tondi a sesto al sommo 
massicci di cinque braccia di grossezza , Questi volti così grossi forma- 
vano al di sopra una strada pensile di venti piedi antichi di larghezza 
capace da potervi andare con tutta comodità la quadriga , che era l'an- 
tica carretta a quattro cavalli di fronte . 

Formava corona a questa strada pensile un parapetto merlato in- 
terrotto di quando in quando da alte torri merlate ^ e questa muraglia 
era alta venti braccia , e Je torri cinquanta braccia ; il tutto di pietra 
viva battu&a . Undici di detti archi antichi si vedono ancora in essere 
nella parte di meriggio tra porta Pinta, e porta di S. Giacomo, ivi 
.dove si dice l'andito ; -e esso andito è appunto un pezzo dell'antica 



1 6 2 

strada pensile . Essi archi sono otto braccia e mezzo , e il muro due 
braccia e mezzo : onde , fatto il computo col piede antico , il quale 
secondo la misura di Matteo Greuter nel suo disegno di Roma antica 
è oncie cinque e mezzo del braccio Bergamasco , ne risulta la misura 
di venti piedi di larghezza di strada pensile ora in parte occupata dal- 
le fabbriche . 

A destra de'medesimi archi continuano altri due di struttura si- 
mile , i quali sono -oggi uniti con quella casa che chiude il passaggio 
dell'andito, e formano stanze sotterranee della medesima. Continuano 
pure altri archi a sinistra de'suddetti tredici ; ma questi dalla diversa 
struttura ben si riconosce che furono mutati di forma, in. occasione, di 
risarcimento , 

Nella parte d'oriente estivo si riconosce ancora tre di tali archi" 
nel Convento di S. Francesco , benché oggi chiusi di muro con una 
finestra per ciascun arco . Più verso tramontana al fonte del Vagine 
se ne ritrova altri cinque coll'interno tondo come i suddetti primi , e 
questi sono occupati al dissopra dal Convento del Carmine . 

In uno di questi archi si può osservare fino al presente certa bu- 
ca feritoria nel volto , quale si riconosce fatta a posta per offendere il 
nemico , se per sorte si fosse cacciato sotto.. 

Dalla porta di S. Giacomo andando verso occidente si ritrova al- 
tro pezzo di strada pensile posta sopra archi; e questi pare che po- 
tessero essere rifatti in occasione delle nuove muraglie, quando fu get- 
tata a basso, la Chiesa de'SS. Lorenzo, e Barnaba che quivi era. 

Su l'istessa dirittura più in su si rimira dal piano altri dieci ar- 
chi nel monastero di S. Grata, e da qui si vede che continuava l'an- 
tica Cinta a darsi mano colle due torri de'Conti Sozzi. sopra il baloar. 
do S. Gioanni . 

Tra. queste due torri erano tre archi ,• e quello di mezzo era 1* 
antica porta di Cereto , nella quale si vede fino al presente anelloni 
di ferro, e segni della Saracinesca. 

Di torre caduta nel corso dell'antica Cinta in poca distanza dal- 
la porta di S. Giacomo verso porta Pinta ne dura, ancora qualche tra- 
dizione. 

Una vecchia pittura fatta a. fresco sul muro d'una Scuola de'Pa- 
dri Agostiniani , che rappresenta Bergamo innanzi le muraglie nuove , 
si vede l'antica Cinta fatta ad archi, la quale attraversa la Città tutta 
da porta Pinta a porta S. Stefano. Ma meglio di tutto si vede il bel 
prospetto dell'antica Cinta nella moneta , che si ritrova d'oro, e di 



i 6$ 

argento di Lupo Duca di Bergamo della grandezza di mezzo ducato 
Veneziano, la quale si vede anco stampata nella prima parte della Sto- 
ria di Bergamo del Celestino . Nel rovescio di questa moneta si vede 
la Città di Bergamo posta in prospetto con sette archi di muraglia , 
con parapetto merlato , e due torri più alte ; e in mezzo a questa 
alta cuppola di tre ordini . Nel parapetto si distingue in questa mone- 
ta sotto i merli le buche balestriere ; e ne' pilastri si riconosce la cor- 
nice tale , quale si vede ne'pilastri sotto l'andito ; e una di queste mo- 
nete d'oro si ritrova in Casa Mazzoleni nel borgo S. Leonardo . 

Struttura consimile pare che avessero le muraglie di Babilonia , una 
delle antiche maraviglie del mondo , le quali erano larghe trentadue 
piedi ; e sopra vi si poteva incontrare senza pericolo due quadrighe , 
come in Erodoto, e Quinto Curzio al libro quinto. 

Non s'intende con questo far paragone d'una mole tanto grande 
con una piccola ; ma di far riflettere l'uso universale di fortificar Cit- 
tà , quale pare che corresse ne'tempi più antichi . Le muraglie di Ba- 
bilonia in luogo di calce erano fatte di bitume , che è una terra 
sulfurea -, la quale posta in opera s'indurisce , e fa presa , come la cal- 
ce ; e queste di Bergamo si riconoscono poste in opera con calce . 

CAPO III. 

Delle muraglie nuove . dì Bergamo . 

ja nuova Cinta di Bergamo è quella che si vede fatta con ispesa 
immensa da'Veneti sulle regole della nuova fortificazione , tutta di 
pietra viva, con muraglie tanto alte, e con tante opere sotterranee, 
che rende maraviglia a chi la esamina. 

Questa è la fortezza reale di Bergamo , che comprende l'odierna 
Citt A . la quale per essere di frontiera fu fatta appunto perchè fosse 
l'antemurale dello Stato Veneto dalla parte d'occidente. 

L'invenzione della polvere, e in conseguenza del moschetto, can- 
none , e bomba , furono la cagione che , lasciate le antiche maniere , 
si pensasse a nuove regole di militare Architettura . 

Per resistere a detta nuova machina del cannone uno de'nuovi 
ritrovati fu il terrapieno artificiale , perciocché il naturale de'monti è 
cosa certa che v'era anche per i'innanzi . Fu immensa la gran mole di 
terra la quale fu trasportata in occasione della fortificazione di Berga- 



i<?4 
mo ; e fino a'nostri primi anni durava un certo parlare del terrapieno 
come di cosa assai meravigliosa . 

In luogo de'torrioni s'introdusse poi il baloardo , che è una figu- 
ra di cinque angoli di gran lunga più grande del torrione , il fine del 
quale è che nel di fuori non resti sito , il quale non possa esser guar- 
dato , e difeso da più parti da quelli d'entro . 

Il torrione quadrato aveva la faccia esterna , la quale non pote- 
va esser vista da quelli d'entro,* ma il baloardo , che ha due faccie y 
resta visto , e difeso metà per parte » 

Per intendere come il nome di baloardo , vocabolo principale del- 
l'arte, derivi da questo dialetto, bisogna riflettere che qui si. dice var- 
dare , vardo , in luogo di guardare, guardo, e da tutti i primi scrit- 
tori belvardo, quasi bel vardo, bella difesa. Tal nome di belvardo 
fu poi mutato da'successori Italiani in quello di baloardo, e da'Fran- 
eesi in quello di boulevard ignari della prima origine di tale nome . 

Distribuiti i baloardi in competente distanza , restò il nome di 
cortina a qjuel pezzo di muraglia , che resta tra un baloardo , e l'al- 
tro . Da'primitivi corto , corta ne derivano i diminutivi cortino, cor- 
tina, e da qui il nome sostantivato di cortina in significato di piccol 
pezzo di muraglia tra un baloardo , e l'altro . 

Pare diffìcile il farsi intendere in materia d'architettura tanto ci- 
vile , quanto militare , senza porre sotto gli occhi le figure di quello 
che si descrive ; con tutto ciò per uno, il quale sia presente , la so- 
la descrizione della fortezza di Bergamo porrà sotto gli occhi un inte- 
ro studio d'architettura militare più al vivo , e più al naturale di quel- 
lo che sarebbe a formarne le stampe in rame . 

I baloardi intorno a Bergamo , compresi baloardi interi , e piatte 
forme , e mezzi baloardi , arrivano al numero di sedici. A principiare 
a sinistra della porta Sant'Alessandro , andando con ordine , sono.* il 
baloardo S. Alessandro uno, S. Giovanni due, S. Grata tre, S. Giaco- 
corno quattro, S. Andrea cinque, S. Michele detto Banchi sei, S. Ago- 
stino sette , del pallone otto, della Fara nove , S. Lorenzo dieci , di 
Val Verde undici, S. Pietro dodici, verso Castagneta tredici, verso la 
Cappella quattordici , verso S. Vigilio quindici , e verso S. Gottardo 
sedici . 

Baloardi interi sono quelli , i quali hanno tutte le sue cinque par- 
ti , che li circondano , cioè le due fac;ie , i due fianchi , la gola, in- 
tera . Sono baloardi interi il S. Alessandro , S. Giacomo , S. Michele , 
S, Agostino, del Pallone, S. Lorenzo , e Castagneta ; e questi sono ba- 



Ioardi reali , che vai a dire capaci di corpo grosso e reale di difesa 
Sono interi anche i baloardi S. Grata , e S. Andrea , benché con an- 
golo nel mezzo tanto ottuso , che a pena vi si riconosce , dal che ne 
nasce che questi due si ritrovino di frequente chiamati piatte forme. 

Nel resto la vera piatta forma è quella , la quale ha bensì due 
fianchi ; ma una sola faccia diritta senza angolo alcuno nel mezzo, co- 
me S. Pietro ; e S. Gottardo . 

Nel dialetto Bergamasco sotto nome di forma piatta ognuno in- 
tende cosa di forma piana , eguale , e senza alcun angolo , o roton- 
dità. 

Mezzi baloardi sono quelli che mancano d'un fianco, e hanno 
mezza gola sola ,- e tali sono S. Giovanni, Fara Val Verde, Cappella, 
e S. Vigilio . 

I fianchi de'baloardi altri si dicono interi , altri tagliati ; e chi 
desidera vedere esempio di baloardo intero veda quello del baloardo 
Val Verde a sinistra della porta di S. Lorenzo . Gli altri tutti intor- 
no a Bergamo d'ordinario sono fianchi tagliati , e coperti la maggior 
parte d'essi con orecchioni tond» . 

E'órecch'ione quadro il destro del baloardo S.- Pieno ; e , quando 
si dice cosa destra , o sinistra in fortificazione , s'intende con guardar 
fuori della Città verso la campagna . 

I fianchi tagliati de'baloardi di Bergamo hanno cannoniere dupli- 
cate per più otduii di cannoni a due per fila ; e in qualche fianco fi- 
no a quattro . Anzi gli orecchioni stessi hanno per lo più un altro ta- 
glio al dissopra per uso d'altro cannone , che è quello che si chiama 
il traditore , perchè senza esser visto dalla campagna , d'irnproviso of- 
fende l'assai tore . 

Per intender meglio le parti di baloardo bisogna portarsi per esem- 
pio sul baloardo S. Michele 5 e osservare che esso ha cinque angoli , 
tre in fuori , sopra quali sono poste le sentinelle , e due in entro , 
dove il baloardo si unisce alle .cortine . Sentinella in Itali ino sia detta 
o no da sentire , come vederta da vedere , propriamente significa quel- 
la torretta nella quale sta il soldato di guardia? il quale in tempo di 
notte fa supplire l'udito, dove manca la vista. Dove dunque nel 
baloardo S. Michele si vede la sentinella di mezzo, quella si chiama 
la punta del baloardo ; e da questa punta fino alla sentinella destra 
si chiama faccia destra del baloardo ,♦ e così faccia sinistra da detta 
punta fino alla sentinella sinistra . ualla sentinella destra fino alla cor- 
tina verso S. Andrea questo è- il fianco destro, che qui , come si ve- 
di 



\66 

de » è tagliato , ma scoperto senza orecchione . Così dalla sentinella si- 
nistra fino alla cortina verso S. Agostino è il fianco sinistro il qua- 
le qui, come si vede , è coperto con orecchione tondo . 

Se poi da dette due cortine sulla dirittura delle medesime si 
tirasse due fili , questi due fili , i quali verrebbero a unirsi in angolo 
ottuso, se-n.rebbcro ciò, che si dice gola del baloardo, che è qui 
gola intera . Tutto quello spazio poi , che è compreso tra detta gola, 
e detti fianchi e.faccie, si chiama la piazza del baloardo. 

In ogni luogo in poca distanza da'fianchi de'baloardi si vede 
portoni , i quali servono per discendere alle case matte , con istrade 
comode per poier condurre a basso, e ricondur sopra il cannone con 
cavalli o buoi . 

E'frequente l'uso nel dialetto Bergamasco di chiamar matta la co- 
sa , la quale non ha la sostanza del suo nome , come perla matta , 
oro matto per perla finta , oro falso : così case malte furono detti 
que'vuoti sotterranei ne'fianchi de'baloardi , che non sono vere case . 
]n alcuni fianchi un ordine de'cannoni sta nella casa matta sotto il 
volto , ond'è che le stesse case matte sono spesse volte comprese sotto 
il nome di Cannoniere . 

Benché uno de'difetti delle case matte sia il non poter esalare il 
fumo , come avvisano gli autori, quasi difetto ritrovato in seguito dal- 
l'esperienza: tuttavia nella fortezza di Bergamo ben si conosce che que- 
sto difetto era stato previsto fin da principio, In fatti ne'fianchi, do- 
ve il cannone deve stare sotto il volto della Casa matta , come sareb- 
be nel fianco destro del baloardo S. Giacomo , hanno fatte buche ca- 
paci a maniera di camini corrispondenti sopra le bocche stesse de'can- 
noni . Ne'fianchi poi del baloardo S. Michele cs>i camini non vi si ri- 
trovano, perchè qui tutti li pezzi di cannone stanno ailo scoperto anco 
gl'inferiori , che sparano per le buche cannoniere . 

Benché però il cannone stia allo scoperto anche nella cannoniera 
inferiore, non è per ciò superflua la casa matta, la quale ohrc: al ser- 
vir di passaggio per condurre il cannone in essa cannoniera , serve per 
coprire dailc pìoggie in ispecie la polvere . 

Esempio di fianco di quattro cannoniere in fila è il sinistro del 
Pallone , che è quello che si ritrova subito sotto la piazza di S. Ago- 
stino . La figura di queste buche cannoniere si v;de larga in pr. i- 
pio, e in fine , ristretta nel mezzo, per comodo di guardare, e spa- 
rare più in largo senza allargar troppo essa buca . 

Que'pezzi di muraglia ira una cannoniera, e l'altra sono quelli che 



i e>7 
sono chiamati i merloni > nome quasi ereditato da'merli della fortifica- 
zione antica . 

Le punte dc'baloardi in Bergamo , come per esempio il baloardo 
S Giacomo, hanno una fattura , che nel nostro dialetto chiamiamo 
smuzzo , la quale si ritrovi , o nò negli autori , è molto degna di os- 
servazione . Con due angoli ottusi si ritira un poco l'angolo della pun- 
ta d.l bJoardo, qua' di nuovo si ripiglia verso terra nel suo essere 
naturale, acciocché venga a raccogliere il giusto piantato delle due fac- 
cic del baloacdo. Questo smuzzo serve per rendere più forte la punta 
del baloardo, e acciocché con più facilità la palla , che tentasse rom- 
perlo , sfugga , e trascorra . 

Le cortine intorno a Bergamo sono d'ordinario di quelle diritte: 
esempj nondimeno vi sono anehe di queilc piegate in entro con ango- 
lo entrante nel mezzo ; e tali sono le cortine destra , e sinistra del 
baloardo S. Lorenzo .. 

Si ritrova fortezze nelle quali i balordi , e le cortine sono for- 
mati di pura terta senza alcuna muraglia ,• e non si lascia di questio- 
nare se la muraglia stessa sia migliore di pietra viva, o pure di mat- 
toni . La verità si è che benché la pietra viva sia di natura sua più 
fragile del mattone , e il mattone più fragile della pura terra: con tut- 
to ciò si fabbrica di mattoni , dove manca la pietra viva; e ai pura 
urrà dove manca e l'uno > e l'altra . 

Tutta la muraglia di Bergamo non solo è di piet-a viva battuta, 
ma in qualche luogo si vtde la muraglia tagliata, e scolpita a gran 
pezzi nel sasso naturale del monte . 

La strada deiie rondai , che è quella srradJla tra la muraglia, e'I 
parapetto , non è troppo nota in fortificazione perche d'ordinario oggi 
si risparmia nule fortezze . Serve la strada delle roride per preservare 
dalle cadute; e in Bergamo il passeggio dc'parapetti tanto godibile per 
le maravigliose viste , e lontanante , s nzi una tale strada diverrebbe 
impraticabile per l'orrore dell'alto precipitoso. 

Il parapetto è un aizata sopra la muraglia , la qual serve per co- 
prire il petto dei soldato, così detto dalla nostra voce parade, eie si- 
gnifica riparare. A'piedi dJ parapetto, netla parte interiore, si forma 
una pieewirf alzata , la qu-de s. chiama la bsnehetta, sopra la quale , 
quando ascende il soldato per isparare al di fuoii , resta scoperto solo 
la testa, e se discende usta coperto e petuj , e tf sta . Con vocabolo 
nostro lombardo diciamo banca , e banchetta in luoo»- di panca, e pan- 
chetta ; e da qui il vocabolo di banchetta proprio dell'afte . Nelle fbr- 



tezze nelle quali parapetto e banchetta sono formati di muro 9 ben si 
distingue uno dall'altra ; ma dove sono di pura terra, con facilità ven- 
gono a difròrmarsi, se di frequente non sono risarciti . Siccome in al- 
cune fortezze tutto è di terra , in altre tutto di muro , in Bergamo si 
è tenuta la strada di mezzo , cioè la muraglia di pietra viva ; e il pa- 
rapetto, che suol essere il primo ad esser battuto, di pura terra. Tut- 
tavia bisogna riflettere che vi sono due sorti di parapetti , altri piani , 
éove la cima della muraglia è in piano, altri che si dicono a denti di 
sega , dove la muraglia ascende, e va paralella all'ascesa del monte. 
Esempio in Bergamo di parapetto a denti di sega si vede sopra il fian- 
co e faccie del baloardo Val Verde ; e questi denti sono di pietra vi- 
va con cinque , o sei gradini per ciascun dente . Anche i parapetti 
piani si vedono a luogo a luogo tagliati ; e questi tagli servono di 
buche cannoniere per potere sparare da esse il cannone. 

Si costuma formare in pii| luoghi le discese interne nelle viscere 
del terrapieno per sortite , e contromine con buche a maniera di poz- 
zi , che servono di trasfori a'detti sotterranei. 

Siccome le vecchie muraglie si facevano in piedi a perpendico- 
lo : così le nuove , per meglio resistere al terrapieno si fanno con is»- 
porto in fuori verso terra . Questo sporto è quello , che con vocabolo 
nostro usuale si chiama scarpa; e da qui il vocabolo proprio dell'arte 
di scarpa , per significare il pendio della muraglia , detto anche da* 
Francesi scarpe 9 in contrassegno che anch'essi hanno addottati i nostri 
vocaboli . 

* C A P O IV. 



e 



Delle porte della nuova Città, 



f.-'-'i? 



i 



e porte nella vecchia fortificazione si facevano d'ordinario ne'tor- 
rioni , che erano in luogo de'baloardi : ma nella nuova fortificazione 
la regola vuole che si facciano nelle cortine per esser meglio difese dà 
fianchi de'baloardi . Tutte le .porte nuove di Bergamo sono nelle corti- 
ne ; e queste sono al numero di cinque , quattro aperte , e una chiu- 
sa . Le porte aperte distribuite sulle quattro regioni principali si 
chiamano , la occidentale di S, Alessandro , 1a meridionale di S. Gia- 
como » l'orientale di S. Agostino, e la settentrionale di S. Lorenzo.. 
Questa di S. Lorenzo fu chiusa per qualche tempo , e in fine riaper- 



ta ,♦ e cosa curiosa si è che ne'contorni di Scanzo , e di Rossate da 
un luogo solo si vedano tutte quattro in un tempo le porte di Ber- 
gamo . 

Hanno le porte aperte doppj portoni da chiuderle, secondo l'uso 
di rinchiuder nel mezzo il corpo di guardia ,• e oltre i due portoni , 
hanno ciascuna di esse due saracinesche , due ponti levatori , e due 
rastelli . Ma la porta di S. Lorenzo non ha che un portone solo ; e 
in luogo della prima saracinesca aveva l'interno ponte levatore di 
quelli doppj equilibrati nel mezzo con due poli su la soglia della por- 
ta . Nel tempo che la metà esteriore di questo ponte si alzava a chiu- 
der la porta , l'altra metà interiore calava a basso con lasciare una gran 
buca entro la porta medesima . 

Pietro Rugero nella sua architettura militare dopo avere spiegata 
questa specie di ponti soggiunge : di questa sorte di ponti ve ne sono 
in Fiandra, in Olanda, come alla porta S. Lorenzo di Bergamo, enei 
castello S. Felice di Verona . 

Ma perchè nel passare caddero alcuni carri carichi con morte 
d'animali , fu levata a 'giorni nostri (dalla porta di S. Lorenzo una tal 
sorte di ponte . 

La saracinesca usata fin dagli antichi sotto nome di cataratta , 
e passata anche nella nuova fortificazione , è una chiusa che si lascia 
a basso del volto delia porta ; e in Tito Livio così si legge .• & pori* 
cataratta demissa c/ausa erat . Sono di due sorti le saracinesche alle 
porte di Bergamo, l'esteriore di legno, e l'interiore di grossi pali di fer- 
ro . Bello sopra tutte è il prospetto della porta S. Giacomo , che si 
vede da tutto il piano a distinguersi , e far pompa di magnifica fab- 
brica/ jè questo prospetto tutto di marmi bianchi con colonne massic- 
cie d'ordine Toscano delVignòla, quali sostengono il cornicione , sopra 
cui s'alzano da un canto , e dall'altro due guglie . Nel mezzo v'è il 
frontone col Leone Veneto ; e sotto esso lo stemma del Doge Pascale 
Cicogna al tempo del quale fu trasportata questa porta . Era più vi- 
cina al baloardo S. Andrea , dove si riconosce ancora i segni nella mu- 
raglia ; e perchè ivi riusciva troppo incomoda , si stimò bene traspor- 
tarla alcuni bracci verso il baloardo S. Giacomo per imboccare più ar 
dirittura la contrada di S. Giacomo . 

Ma niente men vago riesce il prospetto della porta di S. Agosti- 
no , se prima di entrare si riflette alla magnifica fontana entro essa 
porta fatta appunto dell'istessa architettura della porta, cioè di maesto- 
§0 e massiccio rustico per formarvi l'ultima prospettiva in faccia. 



yj9 

Nelle lettere manuscritte del Conte Francesco Martitiengo, che es- 
sendo Generale visito le fortezze , si ritrova che egli stimava dette due 
porte le più belle , e più sicure di tutto lo Stato Veneto ; e copia d' 
esso manuscritto n'è in casa Lupi nel borgo S. Antonio. 

A lato d'esse porte si vede che v'erano le porte minori dette le 
Sargentiue , per le quali si entrava passando sopra un ponticello Jeva- 
tore .* ma queste come non necessarie furono chiuse . 

I ponti di esse porte sono di travature di rovere ricoperti con 
selciate di pietra , né hanno altre sponde che un piccol. travicello;, il 
che si fa acciocché l'assalitore resti scoperto fin'a'piedi , e acciocché sia 
più focile gettar a basso il ponte in caso, di bisogno . Ma il ponte di 
S. Agostino , per. essere il più frequentato , è. stato fatto a volto con 
muricclli di sponda per preservare dalle cadute. 

La porta chiusa era posta nella parte superiore della Città sul 
Colle Aperto tra il baloardo Castagneta, e Cappella; e tanto dentro, 
quanto di fuori si vedono i segni di tale porta. Di questa porta ne fa 
n>enzione detro manuscritto del Martinengo sotto nome di porta del 
forte di S. Marco . Questo forte di S. Marco nel parlar più comune 
si chiama il fortino ; e pire che questo nome gli sia restato da un pic- 
col forte, che ivi era prima della nuova fortificazione. Peraltro il for- 
tino ora non è cosa distinta dalla fortificazione della Città , non es- 
sendo altro che i baloardi della medesima , i quali si estendono nella 
parte più. alta sul Colle aperto .Sopra questo fortino, e Colle aperto 
si ammira ne'gran sotterranei l'immensa spesa che fu fatta nella fortifica- 
zione di Bergamo . Ma chi ivi da tale altezza osserva fuori de l'alte 
mura da una parte , e dall'altra le profonde Valli , e tutto all'intorno 
il vasto onzonte , che comprende l'immenso piano di Lombardia, si 
riconosce in una fortezza e vista straordinaria, e fuor dell'usato.. 

CAPO V.„ 

Altre parti interiori della fonema . . 



s 



opra ciascuna porta vi sono i Cavalieri nome di fortificazione , il 
quale nient'altro significa che un luogo alto , il quale domina sopra 
"li altri, pigliata la similitudine dall'uomo a cavallo, quale domina 
quelli, che sono a piedi.. Cosi far cavaliere, aver a cavaliere in si- 
gnificato di coglier al dissopra , dominar al dissopra , modi nostri assai 
frequenti in ispecie fra^cacciatori di lepri. 



171 

Per salire sopra tali cavalieii cibile porte , benché alte assai , non 
solo vi sono scale esteriori di pietra , ma ancora strade comode per 
condur sopra il cannone con cavalli o buoi , come sì può vedere a de- 
stra delle porte di S. Agostino, e di S. Alessandro. Di più la fortezza 
di Bergamo è ripiena da ogni parte di Cavalieri , che sono posti alti 
entro parapetti, i quali dominano al dissopra muraglia, fossa, e 
ponti . 

Quando questi Cavalieri , senza Tajuto della natura , si devono 
formar dall'arte , si alzano entro i parapetti in forma d'altrettanti piccoli 
baioardi , e in fortezze . 

Entro i parapetti di Bergamo si ritrova in -più luoghi cannoniere 
assai capaci per ricovero de'cannoni e mortari da bombe • 

Sono tre i significati del nome sostantivo di cannoniera , cioè 
casa cannoniera dove si ricoverano i cannoni , piazza cannoniera ne' 
fianchi de'baloardi , dove stanno i cannoni ,• e buca cannoniera da cui 
si spara i cannoni . 

Le polveriere per ricovero della polvere si collocano in luoghi op- 
portuni , e da non esser visti dalla campagna , e da non apportar 
danno all'abitato in caso di qualche disgrazia . Si fanno a piramide 
coperte di piombo per più sicurezza dalle ploggie , con doppio recinto 
di muraglie ; e l'uso militare è che il sold to , che a queste sta di 
guardia , non abbia arma da fuoco , ma solo asta o altra arma bianca. 

Entro la fortezza d'ordinario vicino alle porte, si fanno i quartie- 
ri per ricovero , e abitazione de'soldati ,• e in Bergamo se ne ritrova- 
no quanto basta in Città per la fanteria , e ne'borghi per la Caval- 
leria , 

CAPO VI. 

Delle fortificazioni esteriori , 



F 



uori delle muraglie contigue al baloardo S. Vigilio si vede una ca- 
serma tutta coperta di pietra viva ; e questa in vero è una casa er- 
ma , orrida e solitaria , che può servire d'ottimo esempio di tal nome 
di fortificazione . 

Non mancano Scrittori esteri , i quali confondono il nome di ca- 
saerma con quello de'quartieri , ignari dell'origine di tali nomi , ma la più 
breve nelle scienze è di dire quel che è , senza perdere il tempo a 
negare tutto quel che non è. 



Siccome il pendivo della muraglia è quello , che si chiama scarpa : 
così il. pendivo della muraglia opposta di la dalla fossa, o pur anche 
la muraglia istessa è quello 9 che si chiama contrascarpa . 

La fortezza di Bergamo per essere di monte , se bene non ha 
continuata fossa, e contrascarpa all'intorno ,• tuttavia ha in qualche 
luogo tanto di contrascarpa , quanto basta per dare idea, e far cono- 
scere che cosa sia questa parte di fortificazione . 

Fuori della porta , e ponte di S. Alessandro v'è la contrascarpa ; 
e questa è quella di cui fa menzione rEfemeride 3. Luglio con queste 
parole .• l'anno 1610. per Ducale di Leonardo Donato 9 fa commesso 
a Marco Dandolo Capitano di. terminare la, contrascarpa della porta di 
S. Alessandro . 

Nelle fortezze in piano tutto intorno della fossa continuata si 
suol fare nel mezzo della medesima altra piccola fossa; e questa è quel- 
la , che nel vocabolo usuale dell'arte si chiama cunetta , pigliata la si- 
jnilitudine della culla, che noi diciamo cuna-. 

Per non riempire la fossa d'acqua , che ha i suoi ostacoli , come 
sarebbe di potersi con facilicità gettar ponte dì legno sopra l'acqua , 
o pure di gelar l'acqua all'intorno, e far ponte naturale , si /a nel 
mezzo della fossa la cunetta per tenerla umida contra le mine, e fat- 
ture sotterranee . Nei piano poi della fossa grande, a difesa della mu- 
raglia , si collocano certi fortini ,0 alzate 5 per lo più di pura terra , 
i quali si chiamano mezze lune , e rivelini . 

La diferenza che passa tra la. mezza luna, e il rivelino è questa 
che , se bene s'estendono in fuori con una punta simile'; con tutto 
ciò nella p*rte inreriore verso là muraglia là mezza luna è semicir- 
colare , e il rivelino ha un angolo tanto ottuso , che a prima vista 
esso rivelino pare quasi un triangolo , benché, in realtà sia di quattro 
angoli . 

Altra differenza tra la mezza luna, e, il rivelino è questa che h 
mezza luna si suol porre avanti la punta de! balòardo a difesa, e co- 
primento del medesimo ; e il rivelino si pone avanti la cortina a co- 
primento e difesa della medesima . 

Che se Bergamo fortezza di monte non ha fossa continuata , né 
rivelini, né mezze lune, bisogna riflettere che qui le valli servono di 
alte e profonde fosse ; e certe alzate naturali' di terreno meglio rico- 
prono in pù luoghi la muraglia , di quello che farebbero dette alzate 
artificiali . V'è questo di più della mezza luna , che il Malet nella sua 
opera francese intitolata ì lavori di Marte tomo 1. pag. 58 , dice che 
non è più troppo in- uso per mancanza di difesa . 



ni 

Non pare troppo in uso nemmeno la contra guardia , la quale 
non è altro che una mezza luna di assai lunghe faccie , colle quali 
essa copre del tutto le faccie del baloardo . 

Circa il nome di rivelino nelle nostre Valli rivolo , da cui il di- 
minutivo rivelino , nient'altro significa che un altura di terreno, os- 
sia alta ripa difficile da ascendersi . 

Detto Malet nel luogo citato loda bensì tra le opere esteriori 
quella che si chiama opera a corni , la quale si suol porre ava-iti le 
porte a difesa di esse porte e de'ponti : e appunto in Bergamo 
avanti al ponte di S. Giacomo si vede l'opera a corni , la quale non 
è altro che un fortino , il quale termina in due mezzi piccoli balo- 
ardi . 

Se quest'opera a corni avesse un altro baloardetto tra detti due 
mezzi , si chiamerebbe un coronato , perchè questi fortini in carta 
par quasi che abbiano sopra la corona. Che se, in cambio de* 
due mezzi baloardi , terminasse in due punte sole con angolo entran- 
te nel mezzo , allora si chiamerebbe tenaglia \ e se in cambio di due 
punte fossero tre , si chiamerebbe tenaglia doppia. 

Se poi la piazza di quest'opera a corni che , come qui si vede , 
è un quadro lungo , si andasse ristringendo in dietro verso la Madon- 
na di S. Giacomo , allora la tenaglia semplice si chiamerebbe coda di 
rondine ; e la tenaglia doppia si chiamerebbe beretta di prete : tutte 
differenze di poca sostanza , e quasi più per abbellimento dell'arte , che 
necessità d'uso diverso . 

Alla fine tutte queste opere esteriori si possono ridurre sotto il 
nome generale di fortini , come qui appunto si chiama detta opera a 
corni; siccome fortini a stella si chiamano que'piccoli forti fatti con an- 
goli in fuori , e in entro a maniera di stella . 

Nelle fortezze regolari , e di pianura , fuori della fossa vi suol 
essere tutto all'intorno la strada coperta cosi detta, perchè resta coperta 
dalla parte della campagna dalla palificata , e dal parapetto delio spalto . 

Per esempio quella strada sotto la cortina di S. Andrea fuori del- 
la fossa su cui si passa venendo da sotto il ponte di S. Giacomo ver- 
so il borgo Pignolo , quella sarebbe la strada coperta ; e quella siepe 
a destra che la ricuopre , sarebbe la palificata . 

Nel dialetto Bergamasco si dice ficcar un palo in terra in signi- 
ficato di piantarlo ; e -.la qui palificata quasi fiear* di pali ih terra , 
benché alcuni scostandosi da tale etimologia dicano anche palizzata^- e 
paliciata . 



?74 

Subita fuori della palificata vi sarebbe il parapetto formato dallo 
spalto , che è una alzata di terreno formata colla terra che si getta fuo- 
ri dalla fossa . La terra che si getta fuori da'fossi , in lingua Bergama- 
sca , si chiama palta ; e da qui s'intenderà l'origine di tal nome spal- 
to . La pendenza , e declinazione in fuori , che deve avere lo spalto , 
deve esser tale che vada a radere la cima della muraglia , o poco sot- 
to , dal che nasce che le fortezze di pianura si vedano dal di fuori 
come tutte sepolte sotto terra . 

Da'piedi dello spalto guardando verso la fortezza s\ vedono so- 
pravvanzare le punte de'pali della palificata , la quale si mette in di- 
stanza d'un piede dallo spalto : perchè più vicina darebbe più comodo 
al nemico di saltar nella strada coperta, senza tanto pericolo di restar 
trafitti dalle punte de'pali, e più lontana darebbe più comodo a'gua- 
statori di saltar in mezzo e tagliarla. 

Entro la palificata si fa la banchetta , come dentro le muraglie ., 
sopra la quale banchetta quando sale il soldato per isparare sopra lo 
spalto tra un palo , e l'altro , resta scoperto la testa ; e se discende 
resta tutto coperto nella strada coperta e petto, e testa . 

Tra le opere andate in disuso , come poco utili , e che in Berga- 
mo non furono mai fatte , è quella che si chiama la falsa braga , la 
quale non è altro che una alzata di muro , e terreno con parapetto 
tutto intorno a'piedi della muraglia , che tiene cinta , e come noi di- 
ciamo imbragata essa muraglia . 

CAPO VII. 

Del Castello , Cittadella , e Rocca di Bergamo . 

|_a la fortezza di Bergamo le sue fortezze minori , le quali si chia- 
mano il Castello , la Cittadella , e la Rocca. 

Fuori della Città , verso occidente estivo , si vede una piccola 
fortezza sul monte , quale domina la Città , e questa è quella la quale 
si chiama il Castello di Bergamo , e con voce più comune la Cap- 
pella dall'antica Cappella di S. Maria Maddalena , che ivi era prima 
del Castello . 

Sulla costa del monte si tirò un argine acciocché restasse formata 
una strada coperta per andare , e ritornare dalla Città al Castello . Di 
questo argine se n'ha memoria nelì'Efemeride 5. Luglio j e benché ora 



! 75 
sia non poco difFormato , nel libro intitolato : novum halix Theutrum 

juxta ddineatiows defuncil Blcau , si vede quest'argine tutto ben for- 
mato , come fatto di fresco. 

Era questo castello una fortificazione all'antica ridotto ora a nuo- 
vo uso del cannone. Perciocché il maschio, che aveva torrioni tondi, 
quali ancor si vedono, con interne gallerie, è stato terrapienato , e 
tutto circondato da fortificazione esteriore che lo ricopre . Questa for- 
tificazione esteriore è un opera in tondo , la quale circonda il Castel- 
lo, e forma contrascarpa al medesimo , e perchè in fuori s'estende con. 
grandi speroni , rassomiglia in parte a un forte a stella . 

Verso Oriente si vede la porta di questo Castello ornata di ar- 
chitettura , che dall'alto riguarda la Città ; e subito entro essa por- 
ta v'è la Cappella di S. Maria Maddalena con vecchia effìgie della San- 
ta. Ascendendo più in alto si ritrova l'abitazione del Castellano ,• e più 
in alto la piazza di mezzo dJ Castello , disposte le. cose in maniera ,, 
che vengono a riuscire più ritirate . 

Le Cittadelle sono piccole fortezze , le quali si fanno entro la 
Città medesima intorno a'palazzi pubblici , per difesa , e decoro de* 
Governatori ; e appunto la Cittadella di Bergamo è posta entro la Cin- 
ta nuova nella parte più occidentale della Città , sebbene più vecchia 
di tempo . Comprende questa Cittadella il palazzo del Capitano Gran- 
de di Bergamo colle abitazioni de'Camerlenghi , e per ahri officj , e 
cariche . Sbocca nella piazza nuova di Bergamo la porta principale di 
questa Cittadella ornata di fresco con pitture, e bianchi marmi, che 
sonc pilastri ,. 1 quali sostentano i rasttlli di ferro fatti a similitudine 
di lancie. indorate , che chiudono il corpo di guardia difeso da picco- 
li pezzi d: cannone . 

Sopra gli archi Gotici dell'alta porta v'è la torre , che ha nel 
mezzo il regio poggùiolo ornato al discopra col Leone Veneto ; e più 
alto la gran raggia indorata dell'Orologio , a destra , e a sinistra del 
quale sono le effigie de'SS. Martiri Bergamaschi Fermo , e Rustico pro- 
tettori di Bergamo ; e in fine termina la torre con ornamento 3 che 
sostiene la campana dell'orologio . 

Passato questo corpo di guardia , si ritrova un altra ben capace 
piazza , nel mezzo della Cittadella , quale serve per esercizj militari , 
e rassegne di soldati , come anche per popolari spettacoli , piantate di 
maggi , forze d'Ercole , caccie di tori, e giuochi in altri tempi di 
pallone . 

11 nome di Rocca primamente, e principalmente significa un Ca« 



\y6 
stello posto sopra un sasso d'un monte ,• perciocché questi sassi da'passa- 
ti Italiani erano detti rocche , o roccie , benché poi l'uso abbia esteso 
il nome anche a'castelli di pianura , come ne abbiamo l'esempio nella 
rocca d'Urgnano de'Conti Albani . 

E'posta la rocca di Bergamo sopra uno àc 'Colli della Città, quasi 
nel mezzo d'essa , e serve come di Arsenale di questa fortezza . Ha la 
rocca due recinti; e benché sia nella sommità del monte, v'è contut- 
tocciò tra il primo , e il secondo recinto tanto spazio quanto basta 
per il bersaglio del cannone ; e di più vi sono lunghi granari con mu- 
lini a mano e altri istromenti e provisioni . Entro il secondo recinto 
v'è l'abitazione del Capo di Rocca , da cui hanno dipendenza le mi- 
lizie Urbane , che sono bombardieri , e bombisti , i quali in dato pri- 
mo recinto fanno i loro esercizi di spari , eccetto lo sparo delle bom- 
be , che si fa d*!U porta di S. Alessandro verso il Colie Aperto . 

La rocca di Bergamo, benché fosse fabbricata fino nel 1531.-, fu 
ne'tempi susseguenti riformata in alcune parti , come nelf Efemende 1 J. 
Febraro . 

Or in questa rocca si vede manifesto fin al presente il primo pas- 
saggio che fa ìa buca balestriera in buca bombardiera per potere spa- 
rare da essa la bombarda in luogo della balestra. Siccome la bombar- 
da fu poi detta cannone ; cosi la buca bombardiera in seguito fu poi 
detta cannoniera. Queste prime bombardiere della rocca fatte sulla for- 
ma delle balestriere non hanno altro se non che sono più larghe, e 
più dilatate a maniera di piccole finestre . 

Eia questa rocca tra le altre una di quelle ammirande fortezze , 
delle quali Giacomo Filippo Foresti nella sua Cronica Universale del 
Mondo dice che era ripiena la Città di Bergamo e dentro , e 
fuori . 

CAPO Vili. 

Della irregolarità della fartela . 



L 



Ja prima distinzione della fortificazione, che si fa da'maestri dell' 
at«*e , è quella in regolare , e irregolare . Chiamasi fortezza regolare 
quella che posta in piano ha tutte le punte de'baloardi in eguale 
distanza dal centro delia fortezza . Si chiama quadrangolo se è di quat< 
tro baloardi , pentagono se di cinque ; esagono se di su ; e c»si set- 



i77 
tanco'o , ©ttangolo , nonangolo . Sono fortezze irregolari tutte quelle , 

]t quali pei fondo ineguale , o montuoso, o per acqua vicina, o per 
fabbriche le quali si vogliono conservare , non possono avere detta re- 
golarità . 

Da qui ne nasce che poche si ritrovino fortezze regolari ,• e che 
la maggior parte delle fortezze del mondo siano nel numero delle irre- 
golari . 

La irregolarità nella fortezza di Bergamo non proviene ne da ac- 
qua , nò da fabbriche ; che non si perdonò nemmeno all'antica Catte- 
drale , che era uno de'primi Santuarj d'Italia ; ma solo dal monte , il 
quale è alto più del comune ordinano delle altre Città di monte. 

Circa le fortezze regolari di pianura pare che l'esperienza insegni , 
che regolare soglia essere anche la loro caduta ; e che i pratici , fatto 
il computo deìle fatture dell'assedio , sappiano spesse volte predire il 
tempo appresso a poco , in cui la fortezza si prenderà . 

Tale regolarità , e computo non è cosi facile nelle fortezze di mon- 
te , sotto le quali bisogna procurar coll'arte quell'alzamento , che nelle 
fortezze in piano si ha dalla natura ; e altro è levar le difese che 
vengono in faccia , altro le difese che vengono dal di sopra . 

Che se le fortezze irregolari sogliono riuscire di maggior vastità , 
quanta più gente vi vuole a difenderle , pare che si possa rispondere 
che altrettanta di più ve ne voglia anche ad assediarle . 

CAPO IX. 

Dell'ordine della fonema . 



I 



n quella maniera che nell'architettura civile s'insegnano i cinque or- 
dini Toscano, Dorico , Ionico, Corintio, e Latino: cosi nella militare 
vorrebbero i maestri dell'arte i suoi Ordini diversi, Italiano, Francese, 
Olandese . 

Ma passa una grande diversità tra una architettura , e l'altra . 
Perciocché gli ordini civili sono diversi tra di loro non solo nelle mi- 
sure , ma anco nelle parti, e negli ornamenti che li costituiscono," e 
detti ordini della militare non sono diversi che nelle sole misure di 
linee più , o meno lunghe , e di Angoli più , o meno ottusi . 

In oltre la civile ha per fine non solo il comodo , e la durevo- 
lezza delle fabbriche ^ ma anco la vaghezza , e il diletto .* onde a ra- 



gione s'insegnano i cinque ordini a motivo anco delia varietà , che tan« 
to. piace . Ma nell'architettura militare , la quale ha solo per fine di 
resistere quanto più si può al nemico , la varietà non fa a proposi- 
to ; e quel solo ordine pare che dovrebbe esser scielto. da'maestri , il 
quale più conduce a detto, fine . 

Circa l'ordine Italiano dapprincipio era detto più specificatamente 
ordine Veneziano, come si può vedere nel Lombardi al capo |"r. 

L'opera certamente principale de'Veneziani , i quali intorno a Ve- 
nezia non ebbero bisogno di muraglie , fu la Città di Bergamo ; così 
che ordine Veneziano , e ordine della fortezza di Bergamo pare che 
venga ad essere il medesimo. 

Fu senza dubbio l'ordine Veneziano il primo , e più- antico dell' 
arte , siccome vedremo che i Veneziani furono i primi al monda , che 
adoperassero il Cannone. 

L'architettura militare è anco diversa dalla civile nelle misure , 
perchè siccome l'architetto civile si serve del braccio , così l'architetto 
militare , a similitudine dell'agrimensore ,. si serve, dei piede .. Opera ben- 
sì più all'ingrosso l'architetto militare, nelle sue misure di quello che 
taccia l'architetto civile , e l'agrimensore , i quali tengono conto minu- 
to di bracci, piedi, e oncie .. Nell'architettura militare non è cosi fa- 
cile a determinare il numero preciso de'piedi , e passi quanto possa ti- 
rare di punto in bianco il moschetto, e il cannone. 

Dalla lunghezza de'tiri si regola la linea massima di difesa che è 
quella della punta d'un baloardo all'altro \ e qui è la varietà delle opi- 
nioni .. 

Benché alcuni Italiani confóndano il verbo trarre con quello di 
tirare, sono nondimeno di significato opposto . Perchè trarre, dal la- 
tino trahere , significa condurre a se per forza ,• e tirare , in latino 
jacere, significa gettar fuori ; e da qui tirare, e tiri di moschetto a e 
cannone vocaboli proprj dell'arte . 

Si dice tirare di punto in bianco dall'uso del bersaglio di porre 
un punto nero in mezzo al tavolaccio bianco. 

Dalla maggiore o minor lunghezza della massima linea di difesa 
ne. viene in conseguenza anco la maggiore, e minore lunghezza delle 
cortine ; e se le cortine di Bergamo da meriggio pajono molto lunghe 
si può riflettere che non potendo queste esser battute , era superfluo a 
farle più corte . 

Si fa anche distinzione: da quelli dell'arte in linea radente, e fic- 
cante ; e si chiama radente quella che rade la muraglia , e ficcante, quel- 



«7? 

la che sì caccia entro la medesima , dal nostro vocabolo ficare , che 

significa cacciar dentro , Ora alcuni ordini fanno che Ja radente della 
faccia del baloardo corrisponda alla metà della cortina , dal che ne na- 
sce che la metà destra d'essa cortina difenda colle sue ficcanti la faccia 
del baloardo sinistro , e la metà sinistra la faccia del baloardo de- 
stro . 

Ma quelli ordini , i quali fanno che la radente del baloardo de- 
stro corrisponda vicino al fianco del baloardo sinistro, e al contrario, 
dal baloardo sinistro vicino al fianco destro , fanno che tutta la corti- 
na resti inutile colle sue ficcanti riguardo alla difesa delle facete , e co- 
sì esse faccie inutili riguardo alla difesa delle cortine . 

Varj baloardi di Bergamo , come il baloardo S. Alessandro , S. 
Andrea , e il baloardo S. Michele vanno colla radente delle sue faccie 
non solo alla metà della cortina di S. Andrea , ma a un terzo solo : 
cosicché essa cortina per due terzi difende colle sue ficcanti le faccie di 
essi baloardu 

Non ha fissato l'architettura militare il numero preciso de'piedi , 
nemmeno trattando di larghezza di fossa, e di grossezza di terrapieno, 
e nelle fortificazioni regolari si da per regola generale che il terrapieno 
sia tanto largo quanto può bastare per le funzioni militari di difesa 9 
e che la fossa sia tanto larga che superi la lunghezza ordinaria de'Je- 
gni per gettar ponti , né tanto larga che sia facile a scoprir presto il 
piede della muraglia in somma che si scavi tanta terra , quanto basti 
per terrapieno , e spalto . 

In Bergamo non si può distinguere la grossezza del terrapieno 
perchè s'unisce nel monte ; e solo al foppone della Fara , che era il 
principio della Valle di S. Agostino , si vede la grossezza del terrapie- 
no tutto artificiale che taglia detta valle . 

CAPO X. 

Dell'Artiglieria 3 e altre arme da fuoco . 



s 



iccome tutti quelli , che si chiamano Officiali d'artiglieria hanno in- 
combenza non meno sopra il cannone , che sopra le bombe : così non 
sarà fuor di proposito , né contro la ragione di tal nome d'artiglieria , 
che sotto esso si comprenda tutte le arme grosse da fuoco , benché 
prima delle bombe sotto tal nome s'intendesse il cannone . 



iSo 

L'origine di tal nome pare che non possa desumersi da altro clic 
dalla similitudine dell'artiglio : perchè siccome gli uccelli di rapini coi- 
i'artiglio portano via gii uccelletti .♦ cosi cannoni , e bombe levano dal 
mondo la misera umanità . 

Il cannone da principio s'intendeva sotto nome di bombarda .* e da 
qui il nome di bombai diere a quello , che spara il cannone , siccome 
di bombista a quello , che spara la bomba . 

Furono tempi più innanzi , ne'quali lo schioppo stesso si ritrova 
inteso sotto nome di bombarda . Ma , introddotto altro nome per Io 
schioppo, restò il nome di bombarda, al solo cannone 

Chiamasi in nostra lingua bombo una piena di qualche cosa atta 
a scoppiare, coire sarebbe il bombo del fiume, il bombo del vento, 
il bombo della collera/ e da qui i nomi di bombarda? e di bomba. 
Subentrato poi il nome usuale di cannone , andò in disuso il primo 
nome di bombarda . Sotto nome di cannone vengono varie specie d' 
esso, il cannone in ispecie detto, la colubrina, T'aspido , il sagro, il 
falcone , il falconetto , la petriera . 

La differenza tra il cannone, e la colubrina è questa , che la co- 
lubrina è più stretta di bocca , più ricca di metallo , e a proporzione 
più lunga di quello che sia il cannone .* onde la colubrina è capace 
di maggior polvere, e serve per tirar più lontano. In Latino non so- 
Jo si trova coluber , ma anche colubro, ; e da qui hanno voluto piglia- 
re il nome di colubrina , la quale più che velenoso serpente da la 
morte agli uomini . 

L'aspido non è altro che un cannone picciolo , qua! serve e per 
ease matic , e per navi ; e il sagro nient'altro che una colubrina pic- 
cola da campagna . Aspido è pur nome di serpente , e sagro viene 
dal latino sacer quasi esecrando» 

Falconi , e falconetti sono anco pezzi più piccoli degli aspidi , e 
de'sagn , nomi tutti o di serpenti , o di uccelli di rapina . 

Si ritrova in autori anche il nome ora poco usato di basilischi 
dal basilisco , serpente velenosissimo ,• e questi pare che fossero canno- 
ni grossi di batterìa . 

Falconi in Bergamo portano quattro libre di palla , e falconetti 
due ; e perchè questi piccoli pezzi si pongono a'rasteili , pare che sia- 
no que'medesimi , i quali si chiamavano con altro nome spingarde . 

Spingarda, in dialetto Bergamasca, nient'altro significa che una 
chiusa di rastelli , quale da'più antichi fu detta anco stongarda ,• e co- 
si la porta di S. Erasmo fuori di borgo Canale , che si chiamava por- 



Iti 

ta della spingarda era il medesimo che porta de'rastclli ; e du qui il 
nome di spingarde a'falconi , o falconetti che si pongono a'rastclli , co- 
me sono qutili alla porta della Cittadella ; e a! corpo di guardia della 
piazza vecchia . 

Le petriere sono cosi dette perchè tirano palle di pietra ,• e alcu- 
ne di queste si chiamalo di braga , perchè hanno una braga di ferro 
nella parte posteriore; e portano dodici libre di palla di pietra è 

La bomba è una palla di ferro ripiena di polvere , la quale si 
getta con mortaro pure carico di polvere ; e gett.ua deve pigliar tuo- 
co , e crepare . 

Prima della bomba era in nomina il trabucco , il quale altro non 
era che il mortaro col quale si gettavano pietre , o palle di ferro in 
quella maniera che si fa colla bomba . 

Poco si parla oggi del petardo , cosi detto dalla voce nostra pe- 
tare , che significa attaccare, perchè fitto a maniera quasi d'un capel- 
lo di cuppola alta ripieno di polvere s'attacca alle porte, e le fracassa» 
Nel resto Bergamo circa i'artigliaria fu provisto di pezzi di stra- 
ordinaria grandezza, colubrine da cento libre di palla, mortari da cen- 
to , cannoni di sessanta , grandi machine , che poste sovra alte , e ben 
corrispondenti ruote imprimevano nell'animo de'riguardanti la maestà 
del Principe Padrone . 

Nell'Eremeride 5-1, Decembre si vede l'inventario di tutta I'arti- 
gliaria , palle , polvere , e altre munizioni le quali erano ntlia Città 
di Bergamo l'anno 1627. Ben è vero che fu condotta via qualcuna 
delle suddette gran machine ; e que'pilastri , che si vedono fuor d: re- 
gola nel primo arco del ponte di S. Agostino , sono perchè crepo il 
volto d'esso ponte ali'urto di tali machine . 

Siccome nella Città sarà stato fatto il getto di tali pezzi di bron- 
zo , così dirimpetto a Clanezzo sulla ripa di qua dal Brembo , in di- 
stanza di circa cinque miglia da Bergamo v'è la fonderia de'cannoni di 
ferro , i quali si conducono a Venezia , e altrove ; e da qui nasce che 
di quando in quando ode da quella parte la Città gli spari , che si 
fanno per pruova de'cannoni nuovi . 

Sì fa il tiro a palla dalla fonderia verso i monti di Breno.; e non 
mancano alle volte ivi uomini , i quali , per raccogliere le palle , si 
appostano dietro grosse roveri per vedere dove cadono . Rimbomba al 
sommo nelle valli la marziale machina perchè continuando l'eco ne' 
seni delle medesime continua il rimbombo in lunghezza di tempo si- 
mile al tuono .. 

21 



Le palle poi , bombe , e granate si fanno a Bondione terra vici- 
na al Serio , benché appartenente a Valle d Scalve , paese ripieno di 
fucine , nel quale si cava il ferro . 

Fuori delle muraglie de'borghi poco sotto la Chiesa del Gesù 
\'è la pokerista j edilìzio grande di più ruote per fare la polvere. Vi- 
vono ancora di quelli , i quali si ricordano di quando la pokerista pi- 
gliò fuoco; e che si ruppero le vetriatexiella Città per lo gra-nde scop- 
pio ., ritrovati in neri pezzi gli uomini che vi lavoravano. 

Nel prato di S. Alessandro, vicino all'Ospitale maggiore , siccome 
in altri luoghi del territorio , vi sono i casoni del salnitro , che ser- 
ve per fare la polvere , le porte de'quali casoni si vedono ornate col- 
l'insegna di S. Marco , e con li stemmi di pubblici Rappresentanti -, 
in segno che sono luoghi di pubblico servizio . 

Circa la nascita del cannone , e della polvere tratta il Foresti 
questa materia con qualche confusione nel suo mappamondo istorico , 
dove parla di Venezia nella guerra di Chiozza . Dice che l'inventore 
della polvere , e de'cannoni fu in quel tempo della guerra di Chiozza 
circa il 1380 ; e che fu un tale Bertoldo Schwart chimico oriondo di 
Friburgo , il quale si fece poi religioso di S. Francesco . Ma poco do- 
po soggiunge che la polvere fu ritrovata prima, fino nel 1205. da 
un Kogero Bacone Inglese , 

In confermazione del primo fatto Pietro Marcello nelle vite de' 
Dogi di Venezia dice che nella guerra di Chiozza fu ucciso un Do- 
ria da un colpo di bombarda , la quaie si diceva che fosse stata ri- 
trovata allora da un Tedesco . 

In confermazione del secondo fatto v'è un testo di Gio: Villani , 
il quale descrivendo una giornata campale data l'anno 1 34.0 cosi di- 
ce: ordino il Ile d'Inghilterra i suoi arcieri, che ne aveva gran quan- 
tità , su per i cani , e tali di sotto, e con bombarde, le quali saet- 
tavano pallotole di ferro con fuoco . 

Per concordare tali fatti istorici bisogna idearsi che qualche me- 
dico facesse la ricelta della polvere per rimedio a qualche male. In se- 
condo luogo che fatta nota tale ricetta a'Chimici d'Furopa .ne succe- 
desse poi nel manipolarla al Chimico Tedesco quen istesso caso di 
pigliar fuoco , il quale anni prima era successo al chimico Inglese .* che 
sulla notizia dell'Inglese rinchiusa la polvere in piccale canne ne na- 
scesse specie di schioppi di poco usj, e comodo , de'quali in breve 
se ne trascurasse l'usanza .* che poi sulla notizia del Tedesco , senza 
sapere de'fatti Inglesi , ma solo riflettendo al mortaro , in cui pigliò 



t«3 

fuoco la manifattura , ne nascessero mortari , e cannoni : cosi che sia 
vera l'istoria che il cannone sia stato adoperato la prima volta al inon- 
do da'Veneziani nella guerra di Chiozza , inventato allora dal Schwart 
Tedesco ,• e che sia vero ancora che anni prima fosse stato adoperato 
specie di schioppi dal Bacone Inglese,. 

Fu Vittore Pisano, come dice il Foresti, quegli, il quale in det- 
ta guerra di Chiozza , fatte innalzare due torri al porto , vi pose so- 
pra le bombarde , quali adoperò la prima volta in essa guerra ► 

Siccome pare che il cannone adoperato la prima volta in Italia 
nascesse da se stesso , senza esser ricopiato dal!e anteriori bombarde In- 
glesi ; cosi potrebbe essere, che anche lo schioppo, il quale spara pal- 
le di piombo , nascesse in Italia dairassotigliamento del cannone , sen- 
za essere ricopiato dalla bombarda Inglese , che sparava palle di ferro. 
Il nome senza dubbio di schioppo è di questo dialetto , poiché dicia- 
mo schioppo , schiopare , in luogo di scoppio , scoppiare . 

II. moschetto non è altro che lo schioppo da soldato, se bene il 
moschetto più grosso , che si dice da cavalletto , appartiene al bombar- 
diere . 

Tanto l'artigliarla , quanto gli schioppi si sparavano tutti colla 
micchia , che è la corda da fuoco ; e de'moschetti a micchia alle por- 
te di Bergamo , come pure delle schiopette a micchia da ucellare du- 
ra ancora la memoria di viventi . S'inventò poscia l'accialino , nome 
che , nel nostro dialetto , significa il focile da accender foco ; e pri- 
ma si usava l'accialino a ruota , in seguito quello a martellina ; e per 
ultimo quello più spedito d'oggidì , che si dice con cane , e coper- 
chino . 

C A P O XL 

Opinioni della fonema di Bergamo . 



s 



iccome è proverbio universale .• quante sono le teste , tante sono le ■ 
opinioni .* così è. anco vero che suole l'intelletto umano pigliar di mi- 
ra le cose più cospicue per far pompa di se in criticarle . E qui senza 
dir altro della fortezza di Bergamo riferiremo solo istericamente ciò , 
che ne dicono gli Scrittori . . 

Parlano di questa fortezza i Geografi', ne parlano gli Storici, ne 
parlano i Militari . Tra'Geografi il Duplessis in francese dice •• Bcrga» 



1*4 



nw capitale del Bergamasco Città assai forte. Bru'zen la Martiniere pu- 
re in francese dice : Bergamo Città d'Italia nel Bergamasco , di cui 
eila è Capitale , è piazza forte, e una Città di commercio. Il Baudran 
dice : Begomum urbs ampia & bene munita. La guida geografica del 
Passeróni dice .• Bergamo fortissima Città . La Geografia del Locatela" 
dice parimente : Bergamo fortissima Città . 

Tra gli Storici Andrea Morosini al libro ottavo delle sue istorie , 
sotto l'anno 1571. così dice; validissimo? munitiones extrui cxptoe , 
fossa? prvjandiores in prarupta , ac saxea materia , insuperabili prope 
labore a eia? ; totaque de munì urfo inexpugnabili wpere munita est. P 



oco 



sotto soggiunge: ingens opus atque vix immani sumptu eonfieiendum; 
e narrata la gelosia in cui si misero tutti i Principi confinanti , dice 
che il Senato procurò con buoni officii di levarla , assicurando che la 
fortezza di Bergamo si faceva solo per la sicurezza dello stato . Pietro 
Giustiniano al libro decimo quarto della sua istoria dice che si fece- 
ro intorno alla Città di Bergamo bastioni grandis ni . 

innanzi che nascesse il nome di baloardo correvano in Italia i 
nomi di bastie, e bastoni ; e benché fosse già nato il nome di balo- 
ardo , usa ancora questo Jsiorico il nome che ancor durava di ba- 
stione . 

Nel resto errano tanto il Giustiniano , quanto il Morosini nel di- 
re che fu gettata a basso coll'antica Cattedrale la Chiesa di S. Agosti- 
no , perchè in cambio di S. Agostino, fu S. Stefano, e S. Lorenzo 
fuori delie mura , con altre Chiese inferiori . 

JVla con maggior fondamento per ragione di professione parlano 
della fortezza di Bergamo i Militari . 

Matteo Dogen Olandese chiama Bergamo quasi inassediabile ; e 
questa opinione la riferiremo colle parole precise del Farina a carte 
70. Quest'Istorico così appunto dice: intorno a tutta la Città , e bor- 
ghi sono infiniti casali , e Pala/zi fabbricati per occa^one di giardi- 
ni , e poderi vicini : onde nel sito montuoso coH'adjacenza de'borghi 
popolarissimi, per la distanza necessaria de'quartieri de'nemici, che pre- 
tendessero tentarla anche con esercito numeroso , la qual distanza proi- 
bisce il communicarsi fra essi le difese , attesa la grande circonferenza 
della fortezza , per la comodità delle insidie contra i medesimi quar- 
tieri offerta a'difensori dalla frequenza de'Casah , per la facilità de soc- 
corsi neìla poca distanza de'monti , e valli popolatissime , la città è 
quasi inassediabile , secondo le osservazioni fatte da Matteo Dogen mo- 
derno famosissimo ingegntre intendentissimo dell'arie di espugnare for- 
tezze . 



i*5 

Il Marchi Bolognese, libro giunto al sommo prezzo per la sua ra- 
rità y citato in questo proposito nella Verona illustrata , nomina come 
cosa mirabile i baloardi di Bergamo . 

Il Bugerò nella sua militare architettura al capo decimo del li- 
bro secondo dice che formarono gli orecchioni intorno la fortezza di 
Bergamo non ostante la di lei eminente situazione , che non può esser 
battuta. 

Il Lorini lib. 6. capo io. loda tali fortezze di monte ; e altrove 
dice che basta che a tali fortezze non manchi l'acqua . 

Sono in Bergamo pozzi di sortiva , e fonti perenni che nascono 
entro la Città medesima non ostante che , per maggiore abbondanza 
siano stati condotti anche canali di fuori , che riempiono conservatorj 
d'acqua d'una capacità incredibile. Il solo pozzo del mercato delle scar- 
pe , largo quasi quanto essa piazza, è capace, secondo l'Efemeride 11. 
Febrajo , di venticinque mila , e ducento carri d'acqua . 

Francesco Martinengo in una delle sue lettere manoscritte , in cui 
risponde a vai j capi d'accusa contro la fortezza di Bergamo , come sa- 
rebbe che se essa fortezza fosse stata estesa di più verso sera a com- 
prendere l'antica Cattedrale , i Colli del Sudorno avrebbero dominato 
entro i parapetti , in fine soggiunge.* che, questa era la migliore fortez- 
za dello stato , la quale per forza aperta non poteva perdersi . Parla 
ancora della grande altezza delle muraglie , come di gran lunga supe- 
riore a qualunque scala da reggersi con mano . 

Dal principio di questa fabbrica fino al totale compimento trascor- 
sero ventisette anni , come nell'Efemeride 8. Luglio 9 e terminata che 
fu questa augusta mole < si resero in Venezia grazie a Dio del felice 
compimento ,♦ e da quel tempo in qua fu sempre pace in Bergamo % 
che Dio conservi ne'secoli avvenire in premio della Sovrana Clemenza 
di chi regge . 



iS6 

PARTE SECONDA 

CAPO I. 

Cajo Cornelio Minuciano 
Lucio Blandio Massimo 
Marco Oppio Capitone 



\5& 



Siccome nella prima parte di quest'opera sono state descritte alcune, 
fortificazioni antiche ,\ cos'i la corrispondenza voleva che anche questa 
seconda parte principiasse da qualche antico ingegnere . 

L'officio, e scienza d'ingegnere , per quello che si può raccoglie- 
re da'libri Latini , era al certo unito con quello , che dalli antichi si 
chiamava prcefeclus fabrorum ; e per ciò dalle antiche lapidi Bergama- 
sche abbiamo scielto per quest'opera que'soli , i quali abbiamo ritrova- 
to che erano p ree fé eli fabrorum .. 

Non è compreso in questi quel Publio Mario Luperciano di cui 
si vede la lapide sotto il Palazzo vecchio della Città, perchè questo fu 
solo protettore , e non prefetto de'fabbri . 

Erano i Bergamaschi ascritti alla Tribù Voltinia , per indicare la 
quale scrivevano abbreviato VOT v non VOLT, siccome COSS. non 
CONS. per Consulibus ; e tale tribù si scriveva tra'l cognome e sopra 
nome .• Cajus Cornelius vot, Mmucianus : Cajo Cornelio della tribù Vol- 
tinia detto il Minuciano . 

Così i Bresciani FAB. , i Veronesi POB., per indicare la tribù 
Fabia , la tribù Poblilia ,• e se per sorte la lapide si faceva fuor di pa- 
tria in luogo , dove fossero altri di tale tribù , si aggiungeva il nome 
della patria : B ergo mas , Brixiensts , Verone nsis . 

Cajo Cornelio Minuciano Bergamasco cittadino Romano della tri- 
bù Voltinia , oltre la carica di prefetto de'fabbri , fu Capitano della 
prima Compagnia di Damasco, fu tribuno della legione terza augusta- 
le : oggi diremmo Colonello del reggimento terzo, fu curatore del Pub- 
blico degli Otesini , giudice quartumviro , pontefice e flamine del divo 
Claudio , protettore della Città di Bergamo , flamine di Milano del di- 
vo Trajano , a cui il Popolo di Bergamo pose la lapide . Si ritrovava. 



i*7 

questa lapide in Bergamo nel muro della cappella di S. Pietro , che 

era unita a S. Alessandro maggiore , ora distrutto; e questa era del 
tenore seguente . 

Cajo Cornelio Volutila Minutiamo prxfeclo choortìs prìnue Dama- 
~scenje , tribuno militum legioni* tertix Augustalis , prjefeclo fabrorum ^ 
curatori reipublica? Otesinorum , quartumviro /uri dicundo , pontifici, 
flamini divi Claudii , B ergo mi patrono , flamini divi Trojan: Mediala- 
ni , plebs urbana . 

Vien riferita questa lapide , anzi dipinta co'suoi caratteri , e ab- 
breviature dal Bianchi , dal Celestino, dal Calvi, e da altri. 

Sono ormai diecisette secoli che viveva il Minuciano noto non so* 
lo per detta lapide ,• ma anco per lettere di Plinio , dalle quali si ve- 
de che era uomo di gran merito , nel suo essere di Genrile di grandi 
virtù e morali , e di mente , oltre l'illustre nascita , e abbondanza di 
ricchezze ,* e contutto ciò modestissimo. 

Questa è la lettera di Plinio iib. 7. scritta a Falcone : Miraberis 
me tam instamer petiisse ut in amicum meum conjerres tribunatum , 
quum scieris quis Me , qualisque . Possum autem jam tibi & namen in- 
dicare , & describere ipsu/n , postquam polliceris : est Cornelius Minutia- 
nus ornamentum regionis mece seu dignitate , seu moribus . Natus 
splendide abundai facultatibus , amat studia, ut solent pauperes : idem, 
reclissimus judex , fortissimus advocatas , fidelissimus amicus . Àccepis- 
se te beneficium credes cum propius adspexeris hominem omnibus hono- 
ribus , titulis , nihil voli clarius de modestissimo viro docere , parern . 
Vale. 

Poco distante da detta lapide , dove è ora la Chiesa di S. Grata 
di borgo Canale , erano antichi marmi , tra gli altri un pezzo d'archi- 
trave di porta con fregio ornato a bassi rilievi d'istromenti d'antichi sa- 
crifici ; e pare che questo marmo potesse essere del palazzo del Minu- 
ciano, se non era di qualche tempio, o di palazzo d'altro pontefice 
gentile . 

Dal luogo di detta lapide pare che il Minuciano abitasse in quel- 
la stessa parte occidentale di Bergamo detta il borgo Pretorio , nella 
quale si ritrovava anche la casa di Plinio suo amico > 

Due furono i Plinii , Cajo Plinio secondo autore dell'istoria natu- 
rale , detto per distinzione il vecchio,* e Cajo Plinio Cecilio secondo 
autore delle lettere detto il giovine , il quale nato da Lucio Cecilio e 
da una sorella di Plinio il vecchio , da cui fu addottato per figliuolo, 
venne ad avere due cognomi ì Plinio per adozione , e Cecilio per na- 
tura. 



* iS8 

Che Gecilio fosse Comasco sì vccte chiaro dalle sue lettere , in 
una tra le altre d=l libro secondo a Voconio , nella quale parlando di 
quei celebre Tito Virginio Rufo Bergamasco Console di Roma , il qua- 
le , come narra Tacito , fu acclamato Imperatore de'Romani tra Otto- 
ne , e V. telno , dice che lo amava assai , primum qitod umane eadetn 
regio , municipio, finitima , agri etiam possessionesque coni uriche :. prje- 
terea quod Me tutor mihi rehclus affeclum parentis cxhibuit . 

Che Piinio , sotto nome di regio , non intenda né l'Insubria , né 
altro ,- ma solo il paese degli Orobj , in cui erano i due municipj con- 
finanti , Como, e Bergamo, d'ut.o»ds/quali eraCecilio, dell'altro Virgi- 
nio , si prova ad evidenza poiché egli chiama il Minuciano Bergama- 
sco omamentuni regionis mex ; e Bergamo non era nella Insubna . 

Cosi passando a Brescia, non dice più regio meo., ma muta fra- 
se , e nella lettera lib. 1. a Maurico parlando di Minucio Aciliano 
così dice: patria est illi Brixia , ex Ma nostra Italia; parte: dunque 
e Virginio Bergamasco , e Cecilio Comasco , o al contrario . 

Circa la patria di Plinio il Vecchio sono state fatte lunghe dis- 
pute tra Comaschi , e Veronesi ,• e noi qui riferiremo solo ciò che ap- 
partiene a Bergamo , a miglior confermazione , e rischiaramento de'no- 
stri prefetti de'fabbri . 

Dur^ fino al presente il nome di PJinia , volgarmente Piegna, in 
un colle di viste assai amene, poco distante da Bergamo, di cui Achil- 
le Muzio così scrisse . 

Phnius kis nostris usus confìnibus , Inter 

Natura? historias , multa notando refert . 
Hinc Plini colles nostri dixere coloni , 

Qui stadiis absunt , hoc ptocul urbe y decem . 

Questa Plinia , al tempo di Plinio , era certamente in Bergamo 
Imperciocché l'antica muraglia da porta vecchia di Castagneta , la qua- 
le era vicina a S. Rocco di Castagneta , ubi est fons , come dice il 
contratto del Dazio , circondando la bastia antico castello di Bergamo, 
e la Plinia , ripiegava verso il monastero d'Astino detto iti vecchie car- 
te prope & extra muros civitatis Pergami . 

Oltre la casa in città , se le possessioni di Plinio il Giovine era- 
no contigue a quelle di Virginio Bergamasco , è propabile che fossero 
nel territorio Bergamasco , e che queste fossero le materne . 

Conferma questa probabilità il vedere che esso Plinio il giovine. 



\%9 
era innamorato di tutte le cose di Como , dove sari stata la sua prima 
Fancjuil :a ,• e de'beni materni non tanto . Nei libro primo a Cani- 
ino .* quid agìt Comuni tux > meueque dchcic: ? quid suburbanum ambe* 
nìssimun : e nel libro secondo a Valeriano : me prxdia materna pa- 
rum comode trachini , deleclant tamen ut materna . 

Mostra però qualche affetto anco a Bergamo , perchè scrivendo 
al nostro Minuciano, libro quarto, dice; mereor vicissim quid in op- 
pido tuo , quid in finitimis agatur proescribas . Chiama opptdum tutte 
le città , eccetto Roma , anche Plinio il vecchio . 

La madre di Plinio il giovane dopo la morte del marito ritor- 
nò col fratello , mentre si vede che era con lui, quando egli morì sot- 
to il Vesuvio r né pare probabile che Lucio Ceciìio mettesse il suo fi- 
gliuolo sotto la tutela di un Bergamasco, se non avesse preveduto che 
ritornando la moglie alla sua casa paterna , doveva il fanciullo con lei 
continuare la sua età pupillare in Bergamo ; e se non lo mise sotto la 
tutela dello Zio 3 sarà stato per la di lui assenza . 

Tra le molte cose , le quali dice il Muzio che riferisce Plinio del- 
la sua dimora in Bergamo , si vede al libro sesto, che dopo aver par- 
lato in generale dal paese degli Orobj , in cui era Como , e Berga- 
mo , discende al particolare di Bergamo , e de'Bergamaschi , e di Bar- 
ra , dal disfacimento della quale era cresciuto il Popolo di Bergamo . 

Al libro decimo dopo aver lodato assai la nobiltà del rame 3 da 
cui ebbe il nome l'erario 3 dice che le miniere d'esso rame le più ce- 
lebri erano in questo territorio di Bergamo . 

Lucio Blandio Massimo fu un altro Bergamasco prefetto de'rab- 
bri , e giudice quartumviro ,. e questore , e protettore della Città , a 
cui perciò i decurioni posero la lapide. Le parole di essa lapide sono 
queste . Lucio Blandio Voltinia Maximo praejeclo fabrorum, quartum- 
viro turi dicundo , questori, patrono, decreto Decurto- /um . 

Era questa lapide a Scano , poche miglia distante da Bergamo: ma 
di presente essendo state raccolte le lapidi Bergamasche con intenzio- 
ne di farne ordinata distribuzione in Città , non più si ritrovano ne* 
particolari luoghi, dove erano. 

E naturale che Plinio avesse più d'un amico in Bergamo ; e pare 
certamente che questo , di cui paniamo , fosse quei Massimo , a cui ce- 
so Plinio scrive molte lettere. Jn una al libro ottavo lo loda per la 
sua questura . Omrat te qu estura fama , auj.m ex Buhinia oprmani 
revextsti . In un altra de. libro sc^to cos'i Plinio scrive a Magamo: 
recie jecisu quod glaatato/ium muaus Veronenubus nostris protmsisti .». 
24 



190 
Dal che si vede che v'era qualche cosa di comune tra Massima , e Pli- 
nio riguardo a'Veronesi , perchè dice Veronensibus nostris non meis : 
laddove parlando del Minuciano Bergamasco a Falcone , il quale nulla 
aveva che fare con Bergamo, dice regionis meoe , non noscroe. Né me- 
no si può dire che Massimo fosse Veronese , perchè Plinio in con- 
fermazione dei suo detto soggiunge ; inde edam uxorem carìssimatn ti- 
bi i et probatissimam imbuisti . Non v'era bisogno ricordargli la, moglie 
Veronese se egli stesso fosse staio Veronese . 

Cosi Plinio il vecchio parlando di Catullo , non potendolo chia- 
mare regionis meoe , o munìceps , o civis , o populans , ricorre a vo- 
cabolo militare , e lo chiama conterraneus meus , il che pare che si- 
gnifichi circonvicino , o sia di paese 3 il quale viene sotto i'istesso rol- 
lo , o rassegna militare . 

Fu il Massimo eziandio uno scrittore di conto : poiché Plinio in 
una lettera, al libro nono, lo esorta a dar fuori presto alcune sue ope- 
re ,• e in altra dello stesso libro gli dice che non ha occasione d'invi- 
diare a Tacito . In una lettera , libro quinto , si conduole con questo 
Massimo della morte di Cajo Fannio ; e sopra tutto gli dispiace che 
sia restata imperfetta la di lui opera , della quale ne aveva compiti tre 
libri , il primo de'quali trattava de scelerìbus Neronis ; e nelle lapidi 
Bergamasche , sul Celestino , si vede che v'era in Bergamo la famiglia 
Fannia . L'arco di Nerone , da cut si denomina la Chiesa di San Mi- 
chele dall'Arco, fu innalzato in Bergamo a onore di quell'Imperatore; 
ma morto che fu , non mancò tra Gentili chi scrisse delle sue sceìerag- 






Un terzo antico Ingenere Bergamasco fu Marco Oppio Capitone, 
il quale , oltre all'essere prefetto de'fabbri , ebbe il cavallo a spese 
pubbliche , fu giudice degli Scielti , uno de'cinque Decurioni , Protet- 
tore delle Colonie d'Osimo , e di Jesi, Protettore del Popolo Trejente, 
e Curatore di questo Municipio dato dall'imperatore Antonino . La la- 
pide viene apportata dal Calvi nel Campidolio , e dal Celestino , il 
ouale cita il Lazio. 

Plinio nelle sue lettere d'ordinario non usa che il sopra nome di 
quelli a'quali scrive ,• e una d'esse lettere si vede diretta a un Capito- 
ne , il quale esorta Pìinio a scrivere un'istoria ; ed egli gli risponde 
che gli apparecchj la materia . Marco Tullio Cicerone , nelle lettere ad 
Attico , parla d'un Marco Oppio Capitone Senatore di Roma parziale 
di Cesare; e par che Cesare riempisse il Senato di Senatori Galli . On- 
de, se quell'Oppio Capitone era Bergamasco, nun poteva essere se non 



15>I 

antenato del suddetto prefetto de'fabbri, il quile viveva al tempo d'An- 
tonino . 

Svetonio , parlando de'commentarj di Cesare , dice che della guer- 
ra Alessandrina , e di quella d'Africa , e di Spagna si stava in dubbio 
ehi ne fosse lo scrittore ; e alcuni pensavano che fosse stato Oppio . 

capo ri; 

Bartolomeo Coleone. ... 

^^otto titolo d'Ingegneri comprendiamo in quest'opera non solamente 
quelli che ebbero tale espressa carica ; ma anco tutti quelli , i quali 
furono ingegneri di mente, se bene non lo furono di nome, come 
appunto fu Bartolomeo Coleone . 

Non è qui nostra intenzione di narrare tutte le cose che fece e 
in guerra ; e in pace ; le battaglie , e rotte che diede in ispecie alla 
nazion Francese colla prigionia de'suoi Generali , l'immensa somma la- 
sciata alia Repubblica per la guerra contra'l Turco 5 i feudi lasciati a' 
suoi Generi , le Chiese , e Monasteri fondati , i luoghi Pii instituiti 
per doti alle Vergini nubili , i bagni sulfurei ristorati , e quasi di nuo- 
vo ritrovati , canali d'acqua condotti , il regio mausoleo in patria con 
equestre statua indorata, che troppo vi vorrebbe a ridire al minuto 
tutte queste cose scritte già da altri . 

Secondo l'intento di quest'opera ci restringeremo alle sole cose mi- 
litari d'ingegno ;.e in primo luogo diremo della condotta del cannone 
in campagna , nella quale eg'i fu il primo al mondo . 

Francesco Serdonati Fiorentino narra questo fatto in tale maniera . 
Eartolomeo Coltone da Bergamo Generale defVenezia ti , e Capitano 
di grande prudenza circa l'anno 1470 venendo contra Fiorentini in 
favore de'fuorusciti , si fece condur detro alcuni pèzzi piccoli d'arti- 
gliaria lunghi circa tre bracci, che chiamavano spingarde, le quali 
traevano una palla- grossa quanto è una grossa susina ,• e se ne 
servi in battaglia campale alla Ricardina in Romagna a ferire i ne- 
mici , e a rompere le schiere r r mate ,• e con que.,t i auora nuovo ritro- 
vamento fece molto danno a* nemici , come racconta il Giovio , il Ru- 
gato , e altri scrittori di que'tempi . 

Contro tali Scrittori Pietro Spino nelia vita di Bartolomeo po- 
ne in dubbio un tal fatto , equivoca ,Jo sopra ii testo di Gioyan Vii- 



) c>2 

lari, il quale dice che nel i $\0. gli arcieri del Re d'Inghilterra saet- 
tavano con bombarde pallottole di ferro con fuoeo. Queste bombar- 
de in mano degli arcieri , le quali sparavano piccole palle di ferro , 
come si fanno le saette , si vede chiaro che erano schioppi , non can- 
noni . L'artigliaria del Coleone posta sopra carrette , e ruote , come si 
fa al presente, lunga circa tre bracci, la quale tirava palle grosse co- 
me brugne , erano cannoni non ischioppi . 

Il dire del Serdonati che chiamavano spingarde, fa conoscere che 
questo nome veniva dal di loro paese . Questo fu il principio di tan- 
te stragi le quali fece poi il cannone in campagna in tante battaglie de' 
secoli susseguenti . Ma se la professione militare ha in se del lodevole 
ne viene per conseguenza che siano lodevoli anche le sue invenzioni ; 
e lo spargimento del sangue abburrito dalla ragione , e dalia natura si 
tiene per lecito per ragione di necessaria difesa , sia d'uomo con uo- 
mo , sia di popolo con popolo . 

Bartolomeo Coleone fu eziandio quegli , il quale pensò far salire 
le galere sui monti per porre Tarmata Veneziana nel lago di Garda , 
contro Filippo Maria Visconte Duca di Milano . Per ordine di questo 
Duca avendo Nicolò Picinino con ventimilla uomini dato l'assalto a 
Brescia , dove erano principali difensori Taddeo da Este , e Detesalvo 
Lupo Bergamasco , che fu poi Generale della fanterìa , fu respinto con 
morte di due mila uomini . Cosi il Picinino ritiratosi ad occupare Pe- 
schiera , e altri contorni al lago di Garda , nel quale avendo anco 
armata di galere , coll'impedire la communic azione , e passaggi , teneva 
Brescia in penuria . Per tale occupamento non potendosi entrare nel 
la^o di Garda per via del Mincio , la proposta di far passare le gale- 
re' su'monti se fosse venuta da uomo di minor credito di Bartolomeo 
sarebbe stata ridicola. 

Ma approvata la proposta del Coleone da Gattamelata , il quale 
allora comandava come Capo supremo le armi Veneziane , per via di 
un tal Sorbolo di Candia uomo perito reso persuaso il Senato che il 
pensiere d'essi Comandanti poteva riuscire , furono condotte le galere 
Veneziane su per l'Adige fino a'piedi d'un monte vicino a Torboli nel- 
la parte superiore opposta a Peschiera quasi "i cima al lago . Ivi con 
ordigni di ruote , e di funi disposte , secondi che ordinava Bartolo- 
meo , furono a forza d'uomini , e di buoi tirate le galere sulla cima 
de) monte, e da quel luogo con i . latiti, e con timo- 

re che quelle gran moli cadendo 3a facessero in ischeggie, 

furono tutte una ad una con tutta felicità calate - 50. 



X9 l 

Quand'anche in antichi Scrittori si ritrovassero esempj d'altri rat- 
ti simili , la sola rinnovazione di cosa di grande antichità ha non so 
che d'invenzione . Così essendo stato Bartolomeo anche il ristoratore 
in Italia dell'antica militar disciplina de'Romani , che era decaduta , e 
quasi persa ; fu anche questa un'invenzione la quale per esser gene- 
rale equivale a molte particolari . 

Questa invenzione unita al suo valore fu quella che gli diede tan- 
te vittorie , che gli cagionò tanta stima appresso a tutti i Principi . 
Tutti concorrevano per militare sotto le sue insegne ,* e furono sotto 
lui Ercole da Este , che fu Duca di Ferrara , Alessandro Sforza Signor 
di Pesaro, Bonifacio Marchese di Monferrato , Cicco , e Pino Ordelaffì 
Signori di Forlì , Estore Manfredi Signor di Faenza, Francesco e figli- 
uoli Conti della Mirandola , Marco, e suo fratello de'Pii Signori di 
Carpi , Deifebo Conte dell'Anguillora , Gio: Antonio Caìdora Signor di 
Jesi , Sforza fratello di Galeazzo Duca di Milano , Carlo Fortebraccio, 
ed altri . 

Carlo di Borgogna andava dicendo : qualunque volta Iddio mi fa- 
rà grazia di vedere Capitano delle mie genti il Coleone , io non isdegnarò 
di farmi, e darmi nome d'uno de'suoi uomini d'arme, mentre io ne 
ìmpari l'arte dell'Italiana milizia ; e per farselo benevolo lo inseri nel- 
la sua famiglia col dargli il Cognome di Borgogna . 

Il medesimo aveva fatto anni inanzi Renato d'Angiò Re di Na- 
poli con dargli il suo cognome d'Angiò . 

Francesco Sforza mandò i due suoi figliuoli a Malpaga a visitare 
Bartolomeo , e a salutarlo per padre . 

Venne a visitarlo Borso d'Este Duca di Ferrara , e venne pure . 
a Malpaga a visitarlo Cristierno Ile di Danimarca . 

Da ogni parte capitavano a Bartolomeo ambasciatori , e offerte de' 
Sovrani . Pio II. sommo Pontefice gli offerse il Confalonato di Santa 
Chiesa/. e il medesimo fece Nicolò V. Bianca Duchessa di Milano lo 
invitò al governo di quello Stato offerendogli il Castello di Trezzo , 
che fu già di Paolo Coleone suo padre . 

Ludovico Re di Francia gli mandò ambasciatore Ludovico Val- 
pergo , offerendogli stipendio di cento cinquanta mille corone se accet- 
tava il comando delle sue armi . Replicò questo Re la ricerca per via 
del Cardinale d'Avignone accrescendo l'esibizione fino a ducento mille 
corone coll'aggiunta di una Signoria in Francia . 

Da Paolo II. sommo Pontefice , da Ferdinando Re di Napoli , e 
da altri Potentati uniti fu dichiarato Capitano Generale della guerra 



Ì94 
contro Turchi ; e dacché il Coleone fu fatto Generale de'Veneziani 9 
che furono gli ultimi vent'anni di sua vita , tutti i nemici del nome 
Veneziano s'acquietarono, e niuno più si mosse, finché egli visse „ 

In questo tempo gli capitarono ambasciatori da Federico JU. Im- 
peratore a dimandargli , come a moderatore di tutta l'Italia , passapor- 
to per esso Imperatore , per venire in Italia ; e per ottenerlo se ne 
interpose l'autorità de'Signori Veneziani : tanto la stima di quest'uomo 
aveva invaso tutta l'Europa . 

Mostrano bene mancanza di cognizione , o di sincerità que'Criti- 
ci , i quali al vedtre la statua equestre di Bartolomeo da Bergamo uni- 
ca sulle piazze di Venezia postagli dal grato Principe , ob militare im~ 
perium optime gestum , col confronto di altri Generali, trovano che 
dire del merito di Bartolomeo . 

Se fosse ai mondo in questo tempo, avrebbe il medesimo animo, 
la medesima mente ; e al vedere Je truppe regolate d'oggidì , i canno- 
ni in Campagna , potrebbe dire che tali cose non gli arrivano nuove , 
Tra le varie inscrizioni che gli furono poste in Patria , in una 
la quale era sotto la loggia distrutta per la fabbrica del palazzo nuovo, 
si fece memoria della disciplina militare con queste parole : militaris- 
que disciplina? decus poene collapsum in pristinum splendore m resti- 
tuerìt . 

Nato Bartolomeo nel 1400 in punto numerava gli anni di sua 
vita col secolo , e nel settantesimo quinto giunse anch'egli al fine de' 
suoi giorni. 

Uditasi in Venezia la nuova della sua malattia , spedi subito la 
Repubblica due Senatori , che gli furono assistenti fino alla morte . 

Beneficò molti col suo testamento j e per ultimo contrassegno che 
siccome fu una gran mente : cosi fosse un anima grande , beneficò fino 
gli uccisori di suo Padre . 

Narrano le suddette cose Pietro Spino nella vita di Bartolomeo 
Coleone, il, Celestino nella parte prima della sua istoria di Bergamo, 
e tanr/altri . 

Giacomo Filippo Foresti nel suo supple mentimi Chronicorunr 
narra una particolarità di Bartolomeo che quasi come un altro Asael 
fratello di Joab ebbe tanto nome per il suo velocissimo correre, ehf 
non solo superò nel corso gli uomini* ma anco i cavalli. 



r*5 

CAPO III. 

Botino Calcina . 



B 



fctino Calcina fu contemporaneo di Bartolomeo Coleone ; e sicco- 
me il piano di Bergamo detto l'Isola diede al mondo Bartolomeo ; così 
il piano di Calcinate diede al mondo Betino, quegli nato nel Castello 
di Solza, questi nella terra di Calcinate, , che da il nome a quella Squa- 
dra , se pure non nacque in Stirisele terra de'monti vicina a Bergamo , 
come altri credono . 

Betino Calcina , di cui fa menzione il Celestino nella sua istoria 
parlando di Calcinate sotto nome di gran Capitano, non solo fu con- 
temporaneo , ma anco discepolo di Bartolomeo nella disciplina militare . 
Tra tanti gran Personaggi , e Principi , che ebbe Bartolomeo sotto di 
lui non pochi furono anco i nativi del suo paese , se bene qui non 
-cercaremo conto se non di quelli , che in qualche maniera come inge- 
gneri possono aver luogo in quest'opera . 

Si ritrovò Betino alla dedizione di Lodi , che fu fatta a'Venezia- 
ni , come pure alla battaglia di Caravaggio del 1448. Fu Betino all' 
assedio di Crema , quando fu presa da'Veneziani , dove fu posto di 
presidio con altri officiali Bergamaschi. Nel passaggio che faceva Beti- 
no da Bergamo a Crema con dodici de'suoi assaltato un giorno da cin- 
quanta nemici restò vincitore , morti soli quattro della sua parte ; e 
quindici dalla parte nemica , undici de'quali di sua propria nano , di- 
viso ad uno di essi con un colpo il capo in due parti quasi fino al- 
la bocca . 

Passato in Levante fu alla difesa di Napoli di Romania contra 
Turchi . Fu fatto dappoi dalla Repubblica Comandante in Calcidia Cit- 
tà del regno di Negroponte ,• e quello , che fa più al nostro proposi- 
to , fu fatto sopraintendente a tutte le fortificazioni nel medesimo Re- 
gno , come eccellente nella professione della militare Architettura . 

Vasto era l'impero della Repubblica in que'mari , Signora di più 
regni ^ e di tant'altre isole , in gran parte de'quali vedremo che si ser- 
vì de'Bergamaschi , siccome in altri impieghi , così intorno le fortifica- 
zioni . 

Il regno di Negroponte , in cui Betino Calcina impiegò il suo va- 
lore , e sapere , cadde poi infelice sotto il giogo de'Turchi , comanda- 



! 9'6 

to in seguito da un Bassa , di cui ci converrà far menzione speciale iti 
quest'opera , 

Di questo Belino Calcina , oltre la suddetta istoria del Celestina 
se n'ha memoria nel Campidoglio de'Guerrieri del Calvi . 

CAPO IV, 

Alessio Ali ardi , 



D 



'i Alessio Aliardi nell'Efèmeride di Bergamo, 27. Ottobre, così si 
legge . Alessio Aliardi intimo di Bartolomeo Coleone s peritissimo mate- 
matico , e ingegnere , che fu dalla Repubblica in rilevantissimi impieghi 
adoperato . 

Pietro Spino al libro sesto , dove parla del testamento di Barto- 
lomeo , così dice : la Podestaria di Malpaga , e sue pertinenze , ciò 
erano i Castelli , e terre di Calcinate , Pa losco , Mornico , e Ghisalba 
lasciò in sua vita ad Alessio Aliardo avo di Bonifacio Cavalier di mol- 
to pregio , che or vive . Segue pure esso Spino a dire : così giovine 
allora Alessio di trentadue anni ; ma per virtù , e bontà in molta esti- 
mazione , e grazia presso il Principe, il quale oltre a ciò instituillo 9 
e dopo lui alcuno de'suoi posteri fra il numero di que'sette , che per 
la Città d'anno in anno al governo della Pietà s'eleggono , preminen- 
za eziandio concessa alla famiglia Coleone , e Colomba . 

Questo stesso Alessio fu quello che sei anni dopo fece in Patria il 
canale che si chiama la Seriola del Raso , che è quell'acqua che scorre 
avanti la Chiesa di S. Bartolomeo • Fu molto stimata questa livellazio- 
ne ; e per il molto tempo che s'occupò in essa , ebbe dalla Città un 
riguardevole onorano, come nell'Efèmeride 21. Luglio. 



\97 

■i t ■ ■ - - 

CAPO V. 

Bertolasio Morene . 
Venturìno Morone 
Pedino Morone 
Martino da Serina 

|3srtolasio Morone fu contemporaneo anch'egli di Bartolomeo Coleo- 
ne, e fu padre di Venturino 3 e Pezino Moroni tutti ingegneri. Di 
Bertolasio se n'ha memoria neirEfemeride sotto li 6. Novembre . Egli 
fu che insieme con Martino da Serina altro ingegnere Bergamasco, 
gettò i due ponti sull'Adige , sopra i quali passò l'esercito Vene- 
ziano . 

Ebbe Bertolasio incombenza dal Principe anche sopra il ponte di 
Brivio ; e fu in tanta stima appresso esso Principe , che si può dire 
ottenesse da lui quanto desiderava , e dimandava . Gli fu concesso po- 
ter fabbricare a comodo di sua famiglia una peschiera sull'Adda vi- 
cina ai ponte di Brvio , purché questa fabbrica non pregiudicasse ad 
esso ponte : gli fu concesso fare un porto sul Brembo col jus del pe- 
dagio : gli fu donata una Casa nella Città di Bergamo . Francesco Fo- 
scari in una sua Ducale del 1491. parla di Bertolasio con queste es-t 
pressioni ; commendatila est nobis va/de probus fidelìs noster Berto/asius 
de Morombui, Bergameasis tum ex litteris v e stris , tum a prjecessonbus 
vestus , qui testunonium perhibutrunt de suis fidelibas operibus in an*. 
gustiis illius Civita its . 

Nell'anno i486, uscirono ordini dal Principe Veneto per la for- 
tificazione della Cappella di Bergamo ; e l'ingegnere che dal medesimo 
fu, ektto per tale impresi fu Venturino Moroni figliuolo del suddetto 
Bertolasio . Fino a questo tempo pare che la fortificazione non avesse 
ancora cose importanti di nuovo fuor del Cannone . Il Caccilo di 
Bergamo, in cui aveva operato Venturino Moroni , si ritrovava ancora 
con alta torre nel mezzo, e con torrioni tondi, e merli nei C0iUorr*d£ 
qu.il torre, e merli furon poi gettati a basso al temp > della nuova for- 
tiheazione della Città . Nell'estensione di questo Calcita operò pqi Tea?, 

*5 



ip8 

sini di Crema famoso Ingegnere , e Scrittore , come racconta il Farina 
Istorico di Bergamo . 

Nel 1492. Venturino Moroni insieme con PezinQ suo fratello fu- 
rono ingegneri neiia -ueua di Ftrrara , dopo la quale furono rimune- 
rati dal Principe . Morto Pczino , fu scie ; to V.nturino anche per la 
forufica?ionc di Crema con accrescimento d'onorario . Qui ci accostia- 
mo a'umpi , ne'quali principiava a farsi vedere al mondo la nuova 
foi ideazione . 

Nel 1502. per i meriti di Venturino Moroni, e suoi maggiori 
furono a questa famiglia fri urgente congiuntura confidate le chiavi 
d'una delie porte principali della vecchia Ciità di Btrga no , che fu 
quella che oggi si dice del Borgo S. Antonio . 

Di Venturino , e Pezmo Moroni se n'ha memoria neli'Efemcride 
di Bergamo 1. Decembre , e $. Feoraro . 

Non si legge di quale famiglia fosse Martino di Serina , se non 
che si sa che Tiraboschi , e Carrara sono le più numerose e antiche 
famiglie di que'contorni , dove anco si ritrova la contrada detta de* 
Carrara, daiia quale uscì gran numero de'Carraresi . 

CAPO VI. 

Bergamo Boscllo , 

J)ergamo Bosello fu anch'egli de'seguaci di Bartolomeo Coleone ; e 
fu di que'Cavalieri , che si chiamavano della Banda nera, i quali Bar- 
tolomeo si teneva sempre al fianco . Morto Bartolomeo , benché le di 
lui truppe continuassero per il decorso di quattordici anni a eomh.itte- 
re setto niun altro nome che quello di Bartolomeo , fu nondimeno in 
esse truppe Bergamo Bosello de'pnncìpalt comandanti , il quaie in più 
incontri fece conoscere il suo valore. Ebbe titolo di Contestabile, e di 
Colonello di cavalleria , e di Capitano d'uomini d'arme ,• e servi la 
Repubblica in occasione della lega di Cambrai ; e dopo ia recupera che 
essa fece della Città di Bergamo , vi fu mandato il bosello per di- 
fesa . 

Dopo fu inviato a Legnago , dove acquistossi il nome di libera- 
tore di Legnago ,• e come intendente deli architettura militare, che 
principiava a rinovarsi , con nuove fortificazioni , che vi fece , mise 
jn buon essere quella fortezza . 



Ì99 

Nella Chiesa de'Padri Predicatori di Legnago sotto la sua figura 
gli fu posta la seguente inscrizione riferita dal Calvi nel Campidolio de' 
Guerrieri , 

Bergamus Bosellus Bergomas , qui diffìcillimis Reipub/ica? Veneta^ 
temporibus OppiJum lue semai a Gallis 3 uerumque & renio ab His- 
panis & Gcrmanis dirimuti , & oppressimi industria , forurerque rece- 
pir , a e novis munirne ntis 6' summo snuio rejecit , aram liane Deipara? 
Virgini dicavir , & summo studio ornavit de mense Junio anno MDX V, 

In fine fauo il Bosclìo Governatore di Corfù morì nel 1520 ,, 
come nel detto Campidolio del Calvi . 



CAPO VII. 



Lattanzio Bongo- 



B 



_ enchè non sia nostra intenzione di parlare in quest'opera di tutti 
i guerrieri Bergamaschi ancorché giunti a'posti Generali^.- tuttavia non 
ci pare da dover lasciare addietro i Capitani Generali d'artigliarla . 
pra?fec7i rormenrorum , posto qual pare richiedesse particolare scienza 
militare d'ingegnere .. , 

Uno di questi fu Lattanzio Bongo , il quale , essendo morto in 
età di trent'ann , era già arrivato al posto di Capitan Generale dell' 
artigliarla Veneziana . In si breve corso di età non lascio di farsi un 
gran none, e degno d'esser rammemorato nelle Storie Venete, e di 
Bergamo , come un guerriere di gran conto . 

Pierro Bembo nella sua Istoria di Venezia nel libro settimo cosi 
d> lui parla ,, . Lattanzio da Bergamo il quale nella guerra fatta nel 
Friuli , e nell'Ima s'era con grande amore adoperato , di tutti i fan- 
ti , che quivi \\ Repubblica aver volesse, Capo fecero „ . A! libro ot- 
tavo parlandosi di Vicenza così d;ce„. Da un altro canto Lattan- 
zio aperto il muro con le artigliane , e dentro per i buchi i fanti 
mandati, gran paura a Tedeschi , che alla guardia erano , aveva re- 
cata. „ libro undecieno . „ I Pfovediiopi miscr Lucio, avendo rivedu- 
to l'e.ercito, ne'campi di S Martino; e post- i artigliane da Lattan- 
zio, che soprj ess- era, alle muraglie di Verona t o:i speranza di 
prenderli , , batterla in;óminciarono . „ Poco sotto cosi dice . ,, I ne- 
mici usciti dalla ■ >t -.a repenuua>oeote una mulina nel! '--aroraa conhe- 
Qar le artigliane , k eguali con poca diligenza sì guadavano , volaro-»- 



200 



ni : perciocché Laterizio il dì d'innanzi s'era fatto portare a Padova 
per curarsi d'una percossa in una coscia ricevuta dalle artigliarle de' 
nemici . „ Poco più sotto , dopo aver raccontata la morte di Citolo , 
così soggiunge : „ In quella maniera i Veneziani due de'loro Capì uo- 
mini più degli altri arditi, e prestanti in due giorni perderono, nel- 
la virtù de'quali i Proveditori , e tutto l'esercito grandemente confida- 
vano ,• perciochè Lattanzio dalla detta percossa pochi giorni dopo si 
morì anch'cgli . ,, 

Achille Mazio narra il suo grado di Capitan generale dell'Artiglia- 
rla con questi versi . 

Tormentis surnmum molaribus , atq. magistris 
Prefeclum Veneti quem statuere Patres . 

Dopo aver raccontato in quali Città mostrò il suo valore , e co- 
me se ne morì in età tanto fresca dice che gli fu innalzala da'Ve- 
neziani statua equestre . 

ìpse edam a Veneds statua decoratur equestri, 
Magnis 9 & paucis jure tributus honor , 

Mori nel principio del cinquecento , e faceva sperare cose gran^ 
di di lui se viveva più lungo tempo , Il Campidolio de'guerrien dice 
che morì a' 15. di settembre 1510. Parlano con istima di Lattanzio da 
Bergamo varj altri libri raccontando altre sue imprese . 

CAPO Vili. 

Peregrino Basello Grido e 

TVT 

\ el principio del mille cinquecento viveva il Cavalier Peregrino 
Basello Grillo Bergamasco , il quale restato ucciso mentre gettava un 
ponte suli Adige , fu trasportato a sepdiire a Venezia. Vicino la Chie- 
sa dì S. Rocco per andare alla sacnstia si ritrova un andito; e qui 
si vede il monumento di Peregrino colla sua effigie in marmo , e col- 
la seguente inscrizione . 

Peregrini Baselli Grilli Bergomatis Equitis ossa , Huic Veneti 
£xercitus magisteno junclo 3 ac mcmorubilis àdversus Helyetios , Banhc- 



ÌOl 

lomxi Lìviani auspìcìis Inter quìnquaginta milites ad Marianum pu- 
gna maxime darò 3 inde rcdeunti , dum Athesim ponte jungh , tela 
tormenti sublato magno omnium moerore , fratres pientissimi egregìx 
jortitudinis monumentimi posuerunt anno MDXF1I. 

Benedetto Baselli Medici nella sua apologia della chirurgia stam- 

pata in Bergamo nel 1 600. numera tra quelli della sua famiglia anche 

questo Peregrino con queste parole al libiO terzo. Recensemus etiatn 

Peregrinimi equitem inter egregios , 6' prxstantcs militile viros r : :t- 

lem apud Venetos. 



CAPO IX. 

Gabriele Tadino . 



G 



'abriele Tadino detto per sopranome Martinengo , perchè nativo 
di Martinengo nel piano di Bergamo , fu quell'insigne ingegnere , e 
maraviglioso inventore d'opere di fortificazione , il quale si rese famo- 
so a tutta l'Europa . 

Il Fontano Scrittore contemporaneo dell'assedio di Rodi parla del 
Tabino con questa espressione; in militia, & toga speclandus , mirabilis 
inventor , & arti f ex operu/n belhcorum . 

Da principio il Tadino fu dal Principe Veneto fatto Colonello , 
e sopraintendente a tutte le fortezze del regno di Candia . 

Correva l'anno 1522. quando il Turco assediò l'Isola, e la Cit- 
tà di Rodi , dove in quel tempo faceva la sua residenza la Religione 
Gerosolimitana . Per timore di tale assedio mandò il Gran Maestro in 
Candia a procurare soccorsi ; e l'Inviato , che fu Antonio Bosio Zio 
dell'Istorio) dell'Ordine , condusse via da Candia tra gli altri l'ingegne- 
re Tadino con contrassegni di dispiacere che ne diedero i Governato- 
ri dell'Isola . Arrivato che fu il Tadino in Rodi , il Gran Maestro lo 
ricevè con gran giubilo, e tutti i principali Cavalieri , e Comandanti 
concorsero ad attestargli la stima , che avevano del suo merito . 

Si ritrova memoria di Cavalieri Bergamaschi 3 d'un Francesco del 
Passo nel 1494., d'un Buoso Bosello nel 1498. quali potevano ancor 
esser vivi , e forse presenti all'arrivo di questo loro compatriota . 

Si lasciò intendere il Tadino che aveva vocazione per quell'Ordi- 
ne ; e proposta la cosa al Consiglio , fu da tutti unanimi e concordi 
jicevuto , Il Gran Maestro stesso gli diede l'abito , e ricevè i suoi vo« 



202 

ti in piena radunanza de'Cavalieri . Aggiunsero intanto alla Croce una 
pensione del tesoro delia Religione di mille ducetuo scudi , obbligane 
dosi Ja lingua d'Italia a cedergli la prima dignità t che fosse vacata « 
Non contento di questo il Gran Maestro lo fece il giorno susse- 
guente Gran Croce • e in seguito ebbe il Tadini de'principali Priorati 
dell'Ordine . Fu Baliyo di Santo Stefano , Priore di Pisa , Priore di 
Barletta . 

Per quello che concerneva Rodi fu fatto sopraintendente dispoti- 
co alla fortificazioni , e Capitano Generale per quell'assedio : conten» 
tandosi il Gran Maresciallo nato dell'Ordine a comunicargli la sua au- 
torità . Spiega il Fonrano la sua carica nel seguente recconto con que- 
ste parole : a fruire Gabriele swnmo miliuoe pr-jefeJHj curr'un templi 
Divi Joinnis eiìùssitn un scindere jussi sane . Questo scrittore non is- 
piega le precise opere militari delle quali il Tadino fu inventore ; ma 
1 Abate di Vertot altro Scrittore dice ciie a lui dobbiamo l'invenzione 
delle pelli distese , e de'tambarri per discoprir le mine . Dice di. più il 
Vertot che il Tadino fece ristabilire , e rialzare le muraglie di Rodi , 
fece far rivelini avanti le porte , fece case matte ne'rianchi de'ba'oa.-di 
fece nella contrascarpa de'fornelli , o come mine cariche di polvere , 
alle quali si potesse attaccar fuoco per un condotto sotterraneo . 

Da questi nomi allora nuovi di fortificazione, o dalla espressione 
del Fontano , mirabilis inventor & arrifex operum bcllico/u/n > si può 
argomentare che il Tadino fosse de'principali inventori in quest'arte.. 

Il Bosio parla del baloardo vicino la porta di S. Giorgio , qual 
dice che era stato fatto di nuovo ; e per quello che si può raccoglie- 
re da'detti Scrittori > il solo baloardo d'Italia era terrapienato , e gli 
altri tutti ancora senza terrapieno «, 

Fuori dc'baloardi , e cortine v'era tutto intorno la falsabraga , 
quale confondono gli autori sotto nome di barbacane . Il nostro vo- 
cabolo nativo di barbacà nient'attro significa che un riparo che si fi 
al muro che minaccia rovina , quasi barba aggiunta alla casa , benché 
per rendere questo nome più intero , sia poi stato detto barbacane in 
luogo di b?rbacasa . Coìi se il Tadino fece qualche riparo a qualche 
muro, il quale minacciasse rovina, questo era proprio un barbacane. 

Ma la cinta esteriore con parapetto , quale si raccoglie dagli au- 
tori che era intorno le muraglie di Rodi , secondo il parlare proprio, 
dell'arte , dove chiamarsi falsa braga , non barbacane . 

Cinque erano i baloardi incorno Rodi dalla pine di terra , dove 
QS.S3; Città si vedeva in, forma rotonda , e questi baloardi avevano, il. 



2C$ 

nome delie diverse nazioni , e lingue alle quali erano assegnati . ÀI con- 
tiir.o Rodi si rimirala ìn figura di mezzi luna dàlia pane del porto, 
all'imbo-C -ura del quale fu già collocato il gran colosso di bronzo , 
u.ia «ielle s<-tte maraviglie del mondo , per ia quale i Roduni lascian- 
do andare l'ultime dispure furono detti Colossensi . 

Era la Città appoggiata alla collina , e divisa in alta , e bassa , 
colle fabbriche ivi fatte dalla Religione , investita dal sole faceva uno 
d/più belli prospetti d'odiente . Fece il Tadino servire di cavalieri di 
foruheaz.one dette alte fabbriche , e le to.ri , sopra le quali distribuita 
moschettarla , e artigliarla fecero a suo tempo mirabile effetto . 

Alla coaiparsa de' Turchi , che col gran numero de'legni ricopri- 
vano que'man , sì riempirono tutte le finestre , e luoghi alci di Rodi, 
da dove i Rodiani stavano osservando estatici il terribile apparecchio 
nemico che s'accostava . Sbarcato che fu l'esercito Turco restò sorpre- 
so al rimirare quelle stravaganti, e non più viste fortificazioni; e aven- 
do principiati i suoi scavamenti e innalzata una batteria , al vedere in 
un subito rovesciata essa batteria , e con sortita fatta guastati di nuo- 
vo quegli scavamenti, e trucidati i Turchi, che v'erano dentro, prin- 
cipiò ad ammutinarsi , e a lamentarsi che erano stati condotti al ma- 
cello sotto una fortezza inespugnabile . 

Avvisato il Gran Turco , che era Solimano , di quell'ammutina- 
mento stimò bene portarsi in persona a quell'assedio . 

Erano in Rodi secondo il Bosio da cinque mila combattenti ,' 
tra'quali seicento dell'Ordine ; e il numero de'Turchi tra'pnmi , e 
quelli che vennero di soccorso, fu più di trecento mila oltre l'armata 
in mare , che era secondo il Vertot di quattrocento vele . 

Corretti , e rincorati i Turchi dalla presenza del Sovrano intrap- 
presero di nuovo l'assedio da disperati .• posero batterie da tutte le 
parti in modo che per il gran rimbombo pareva che subbissasse 1' 
Isola ; e secondo il Bosio , non vi fu assedio in cui si sparasse tanto 
come in questo. Innalzarono monti di terra, i quali guardavano fin 
entro le fortificazioni, e scavarono sotto terra da ogni patte fino ai 
numero secondo il Fontano di cinquantacinque mine . 

In mezzo a questo mondo di barbari fecero maraviglie i Cava» 
lieri Gerosolimitani, il Gran Maestro, il Tadino, e gli altri. Il Gran 
Maestro Lileadamo sempre ne'posti più pericolosi a rispingere colla spa- 
da alla mano gli assalitori , e a rincorare i suoi ; il Capitan Generale 
Tadino sempre indefesso a sventare le mine; e a riparare tutto ciò, 
che di giorno distruggevano i Turchi ; e colla spada alla mano sempre 
in mezzo anco egli anemici . 



504 

Per il decorso di quasi sei mesi sostennero questo formidabile as- 
sedio , cioè dalli 24 Giugno fino alli 20. di Decembre . Oltre i tam- 
burri ben accordati , dice il Bosio che per iscoprire le mine si servi- 
vano dei bacini da barbiere con sonagli dentro . Accortosi il Tadino 
della prima mina , la quale già arrivava a mezza la fossa , la incontrò 
in un subito ,• e con alcuni barili di polvere , quali di sua propria 
mano , come dice il Bosio , getiò nella buca , abrucciò i Turchi, che 
ivi lavoravano ; e da quelli della città si vide uscir il fuoco dalla im- 
boccatura deila mina dalla parte verso i Turchi . Soggiunge esso Bosio 
che di tante mine che fecero li Turchi , le sventò il Tadino queste 
tutte; e come dice il Fontano : ludificabatur , quasi che si pigliasse gi- 
uoco di tali mine . 

Alla fine arrivarono i Turchi il sesto mese , cioè ai quattro di 
Decembre a dar fuoco ad una mina sotto il baloardo d'Inghilterra , 
senza che potesse essere scoperta dal Tadino , la quale fece non pie— 
col danno . Accorsero i barbari quasi folta pioggia per entrare nella. 
Città per quella nuova apertura ; e quel giorno sarebbe caduto Rodi, 
se per buona fortuna , come dice il Bosio , non aveva ivi il Tadino 
fatta la notte antecedente una traversa , la quale restata in piedi po- 
chi bracci lontana dalla mina impedi l'ingresso nella Città . 

Si chiamano traverse quelle alzate di muraglie , le quali si fanno 
dagli Assediati entro parapetti per impedire che il nemico non entri 
in. Città per le aperture da esso fatte nella muraglia . 

Stava in Chiesa il Gran Maestro, il quale era uomo assai pio; e 
si, intonava il Deus in adjutorium meam intende , quando si udi il 
grande scoppio ; e pigliato lo stendardo del Crocifisso ,• andiamo , dis- 
se , fratelli alla difesa della fede , e della religione ; e giunto al luogo 
della mina ivi già si ritrovava il Tadino , il quale insieme con altro 
Cavaliere fece in quel giorno secondo il Bosio prodezze mirabili a res- 
pingere i Turchi . Arrivarono questi a dar fuoco a qualche altra mi- 
na ,• né davano mai assalto che non vi restassero molte migliaja di lo- 
ro,* e. secondo il giuramento d'un Bassa, circa il fine dell'assedio , ri- 
ferito dal Bosio, in tanti assalti che diedero, v'erano restati morti fin 
d'allora nonantaquattro mille Turchi ,• ed erano giorni , nc'quali non 
si poteva vivere in Citta per lo gran puzzore de'cadaveri Turchi, de* 
quali restava ricoperta l'Isola . 

Tra le traverse, le quali fece il Tadino, una ve ne fu di forma ta- 
le che da'Turclii si chiamava la mandra , perchè loro pareva ehe ras» 
somigliasse a una mandra d'animali , 



aos 

Disperato Solimano di poter pigliar Rodi pensava di ritirarsi , e 
già si principiava a poitar le robe alla marina per imbarcarsi 3 quando 
dal traditore del suo Ordine , che stava in Rodi , il quale per vile 
passione s'era vantato che quello sarebbe stato l'ultimo Gran Maestro 
dT Hodi , avvisato il Campo Turchesco a non partire, che la Città non 
poteva più sussistere, si sospese la partenza. In fatti poco dopo fini- 
ta la polvere gran pane dc'Cavalieri , e altri difensori uccisi , la man- 
canza di tutti i soccorri , il Turco che aveva preso posto per molti pie- 
di entro la Città istessa con divisione di sole tavole tra esso , e i di- 
fensori , fu necessario rendersi a patti. 

Così l'illustre Rodi dopo essere stato per lunga serie di anni 
sotto il dominio de'Cavalien Gerosolimitani, cadde infelice in mano de' 
Turchi in tempo che ii Tadino s'era già riavuto da una sua ferita in 
un occhio con palla che gli usciva sopra l'orecchia . 

Dicono gli Storici che Rodi stette sotto il dominio de'Cavalieri 
Gerosolimitani ducento e tredici anni ,• ma nel cimiterio di S. Agostino 
di Bergamo si vede il sepolcro d'un nostro Cavaliere di Rodi della fa- 
miglia Tiraboschi fatto del mille trecento in punto , che porta più in- 
nanzi detto computo d'anni . 

Compianse la Cristianità una tale perdita ,• e se il supremo Coman- 
dante Tadino non ebbe ia sorte di conservare quest'isola, gii fece giu- 
stizia la fama che precorse delie sue grandi azioni . 

Adriano V 1. Sommo Pontefice in un suo Breve dato in Roma 
l'anno 1525. che fu l'anno susseguente alla perdita di Rodi s dice che 
se tutti avessero fatto il suo debito , come il Cavalier Tadino Berga- 
masco , la cosa sarebbe andata meglio . Era diretto il Breve a Carlo V. 
e queste ne sono le parole: Quam Jileclus filius Gabriel Tadinus Ber- 
aomas strenuissimus eques , & hospualis Hierosohmua.nl professo r , quam 
se in ovponumtacibus , & serviuìs dicli hospitalis exhibueru , ut si ce- 
ceri , in calamitoso , quod RhoJi hab'uum est , bello sui sinules fuis- 
seru , vel se Mi saùem ea animi .prx stantia com'ues praestuissent , abs- 
que dubio re'ms nostrs longe méliìts consultavi extiusset . 

Ritornato esso Tadino col Gran Maestro in Italia fu scieltn dal- 
la Religione per essere inviato con altri due a Cario V per ottenere 
un nuovo ricovero alia medesima Religione. Ebbe occasione l Impera- 
rttore di riconoscer di vista quell'uomo tanto famoso ; e concedutagli 
l'Isola di Malta p^ r la sua Religione, volle che esso rad iQ 

Capitano Generale d'Artigliaria , di cui poi , come vS. • \ 

suo Camptdullo dd'auefriefi ? se nw servi in Italia , in Gei mia, in 



26 



20<£ 

Ougarìa , e in Africa ; e da quel punto seguitò l'Imperatore a scriver- 
gli con tutta confidenza . 

11 Celestino istorico di Bergamo nativo anch'egli di Martinengo , 
figliuolo di quel Cavalier Antonio Coleone , che fu sopra cernirò della 
gilera di Bergamo , e quasi contemporaneo del Tadino , riferisce che 
detto Imperatore scriveva al Tadino ora in cifra , ora senza cifra in 
lingua Spagnuola con questa soprascritta : Al venerable Religioso y 
atnado nuestro frai Gabriele Tadino de Martinengo priore de Barfeta, 
y nuestro capitan de arallaria . 

Soggiunge detto Celestino che ciascun Principe desiderava d'aver- 
lo ,• e specifica questo punto, che da lui pigliavano consiglio tutti que- 
li , i quali volevano fabbricare fortezze . 

Tale era la fama del suo neme sparsa per ogni parte che giunto 
in Italia , e ne'contorni di Martinengo l'esercito Francese , all'udire che 
quella era la patria del Tadino , in venerazione di tal nome si asten- 
nero , come attesta il Celestino, di fargli alcun insulto. 

In memoria di lui ne fu poi impressa la medaglia , in cui si ve- 
de effigie d'uomo venerando con lunga barba vestito dell'abito Gero- 
solimitano con questa inscrizione nel contorno. Gabriel Taddinus Ber- 
gomas eques Hierosolimitanus Ccesaris tormentorum prcefeclus gcneralis . 
Nel rovescio di questa medaglia si vedono quattro cannoni posti sopta 
ruote, come s'usa oggidì, con l'inscrizione.* Ubi ratio ibi fortuna prò- 
Juga , coli'anno MDXXXVIJI. Di queste medaglie se ne ritrovano due 
in Bergamo nel borgo S. Antonio , una in mano del Conte Domenico 
Ragazzoni, altra in mano del Conte Giacomo Carrara. 

Morì Gabriele Tadino nel 1544. dopo aver ottenuto l'Indulto dal 
Papa di poter testare per dieci mila scudi ; né si può negare che non 
fosse uno de'più qualificati, e più benemeriti Cavalieri che abbia avuto 
la Religione di Malta. Ne'statuti d'esso Ordine si vede che fu Iago Re- 
vel il decimanono Gran Maestro , o come allora si diceva , Maestro , 
quegli il quale aggiunse il requisito che i Cavalieri fossero Nobiles utro- 
que parente , Quest'aggiunta divenuta sostanza appresso il volgo, come 
se un Ordine tanto benemerito del Cristianesimo non fosse instituito per 
altro fine che per far pompa d'esso requisito , se per sorte taluno con 
dispensa vien'accettato , esso volgo Io motteggia per Cavaliere di gra- 
zia , a differenza di quelli che fanno le pruove , i quali si chiamano di 
giustizia . Ma quando l'ordine manda là Croce a qualche Personaggio 
distinto, non parlandosi allora né di dispense , né di prove, ne nasce 
la terza specie di Cavalieri di mento , della quale fu senza dubbio il 



207 
Tadino ricevuto , secondo il Vertot , per comune acclamazione , ralle- 
grandosi , com'egli dice , tutto l'Ordine di aver associato un uomo così 
eccellente. 

Il Territorio ne'passati tempi più che al presente era ripieno di 
famiglie Cittadine , e riguardevoli,* dal che ne nasce che gran numero 
di quelli , che illustrano le storie di Bergamo , si ritrovino di famiglie 
fuori , e ne'libri antichi degli Estimi si vede la grande quantità di tali 
Cittadini fuori ,- e in tutte le Città di Nobiltà aperta Cittadino fu sem- 
pre il medesimo che Gentiluomo ; se non che , per parlare di Berga- 
mo y si faceva distinzione tra Cittadino originario , e Cittadino creato • 
e perchè se il Cittadino Originario decadeva, si continuava a tolerarlo, 
reiativamente a certa espressione di Ducale: impìum enìm est ut qui 
paupertate premuri tur antiquo etiam citilitatis iure spolientur . Se però 
la famiglia si riduceva alla mecanica , ritenendo quasi per memoria il 
nome di Cittadini , veniva a sospendersi quello di Gentiluomini 9 fin- 
ché si rimettevano . 

la famiglia Tadini ricca di fondi sul Bergamasco , Cremasco e 
Bresciano non era certamente decaduta ; e nell'estimo di Romano Tan- 
no 1495. si ritrova Felice Tadino Medico Fisico co'titoli di Specia- 
bdìs , & magiificus Dominus che era Zio paterno di Gabriele ; sicco- 
me Girolamo Barile Medico Fisico , e Gio.* Paolo Barile Medico Fisico 
furono padre , e Avo di quel Lodovico Cavaliere dello stesso ordine di 
Malta l'anno 1611 , come pure il Medico Fisico Gio: Paolo Avo dell' 
altro Cavaliere dell'istessa Religione Ventura Barile l'anno 1 644. 

Godeva anche la famiglia Tadina l'antica Cittadinanza di Brescia: 
onde non si può in tutto redarguire d'errore il Vertot , se dice che il 
Tadino era d'un antica illustre famiglia Bresciana . E questo sia detto 
a soddisfazione di certa particolare curiosità circa la nascita di questo 
grand'uomo . 

Si ritrova memoria parimente d'un Lorenzo Tadino } il quale da 
Ferdinando Gran Duca di Toscana fu impiegato a far il disegno della 
fortezza , e porto di Livorno ; ma perchè non si ha riscontri chiari 
che fosse Bergamasco , benché dell istesso antico stipite di Gabriele , si 
ometterà parlarne in quest'opera , 



208 

CAPO X. 

Disegnatori di Forcete in Bergamo 



1 Celestino nella parte prima della sua isteria , dove parla di Marìi- 
nengo , dice che erano stati fatti libri di fortezza desig ìate dedicati a 
Gabriele Tadino ; e soggiunge che questi libri si conservavano nella li- 
breria di Santo Spirito di Bergamo . 

Questi libri di presente cercati, e ricercati non più si ritrovano; 
e "quando riuscisse ritrovarli pare che da essi si potrebbono raccogliere 
non poche notizie tanto riguardo alla particolare istoria di Bergamo 9 
quanto alla universale della nuova fortificazione . In primo luogo ve- 
dremmo il nome di que siudiosi della nuova fortificazione , i quali fe- 
cero questi libri in tempo che non era ancora stato scritto alcun trat- 
tato della medesima . In secondo luogo vedremmo lo stato della nuo- 
va fortificazione di quel tempo , la quale era bensì giovine , ma già 
adulta. Terzo da'nomi delle fortezze , se ne avevano , vedremmo qua- 
li erano le Città nelle quali prima delle altre si era posta in pratica 
questa nuova scienza . 

Per riservare il luogo di primo scrittore al Lanieri, il quale scris- 
se dopo questi libri , bisogna idearsi che questi fossero semplici dise- 
gni ; e che non contennero alcuna instruzione metodica di fortificazio- 
ne . Per altro fossero disegni di fortezze già fatte , fossero di pura 
idea , è probabile che in essi si siano persi i primi libri in questo ge- 
nere , che siano stati fatti al mondo : vale a dire libri in Bergamo di 
fortificazione nuova anteriori al primo scrittore della medesima . 

Per intendere a quale proposito questi libri potessero essere stati 
posti in Santo Spirito , bisogna sapere che quel Monastero de'Canoni- 
èi Regolari Lateranensi del Borgo S. Antonio, una delle principali par- 
ti della vecchia Città , pare che fosse uno de'più illustri concorsi de* 
letterati di que'tempì . 

Vivevano i tre fratelli Zanchi Canonici Regolari Lateranensi , Dio- 
nisio , Basilio 3 e Gio : Crisostomo,* viveva Pietro Maftei loro paren- 
te , il quale , imparata da essi in Santo Spirito la lingua Latina , e 
Greca » si fece poi della Compagnia di Gesù ; vìveva Bernardo Tasso 
padre di Torquato $ viveva il Cardinal Gio: Girolamo Albano ,• e per 
ìfine vivevano Letterati Bergamaschi per numero > e qualità tali , che 



20f 

il celebre Scrittore Romano sotto nome di Giano Nicio Eritreo , mila 
sua pinacoteca seconda degli uomini illustri , dove parla di Pietro Maf- 
fei , cosi principia; Betgomates illustris Italia? transpadana? populus; e 
dopo averne narrali va'; j pregi per fine soggiunge : pra?claris homi- 
nani procstantissunorum ingenite , quorum plura uno jere tempore nobi- 
lis Ma urbs edidit quam prope rehqua sinud Italia? oppida quantumvis 
maxima , 6' Celebèrrima, : espressioni , benché eccedenti , che signifi- 
cano nondimeno qualche cosa di particolare . 

Tutti quegli uomini insigni essendo amici, e benevoli a vicen- 
da o si visitavano presenti, o corrispondevano con lettere lontani, nel 
tempo stesso che corrispondevano anche col Cardinal Pietro Bembo Ve- 
scovo di Bergamo , 

Circa i periti della nuova fortificazione , oltre il Tadino consulta- 
to in questa scienza da tutti i Sovrani , viveva in que'tempi il Pelli— 
ciolo , che fu fortificatore d'Anversa ; viveva il Berlendi che fu Proto 
ingegnere di Bergamo, e Padre di Giacomo Generale dell'Artigliarla; 
viveva il Lanteri , che fu primo scrittore ; viveva il Medici , che fu 
sopra l'Artigliarla ; il Giovanelli , che fu pure Generale dell'Artigliarla , 
il Tasso , che fece il forte Tasso sul Reno . 

Detti libri di fortificazione o fossero posti in Santo Spirito dal 
Tadino , e vi fossero posti da'Compositori de'medesimi , fanno conget- 
turare che in questo luogo vi fosse il concorso anco degli Architetti 
militari ,• e che qui si andasse discorrendo tanto delle altre scienze , 
quanto della fortificazione di nuovo nata , la quale a comodo di chi 
veniva , si vedeva sotto gli occhi in questi libri . 

Nel 1553. Gabriele Tadino si ritrovava in patria. Imperciocché 
nel libro de'Consilii della Pietà di Bergamo si ritrova che quell'anno 
furono eletti due Deputati ad se conjerendum Martinengum ad sermo* 
nem habendum cum Magnifico Domino Don Gabriele de Tadinis Prio- 
re Barletta; debitore praefatx Pietatis , & illum bonis , 6' accomodatis 
yerbis hortari ut dignetur satisfacere proefatx Pietaù . 



210 

CAPO XI. 

Donato Bono V d'idolo . 



D 



"onato Bono Peliciolo fu quegli , il quale portò la nuova fortifica- 
zione di fresco nata da Bergamo. ne'Paesi Bassi , da dove poi divul- 



gossi in tutti 1 contorni 



Fu la famosa Città d'Anversa quella che fu fortificata dal Pelino- 
lo in tempo ehe n'era padrone l'imperatore Carlo V. La corrisponden- 
za di lettere che aveva qutsto Imperatore con Gabriele Tadino , e il 
sapere che da questo pigliavano consiglio tutti quelli , che volevano 
fabbricare fortezze, ù congetturare che il Peliciolo potesse esser pro- 
posto a Carlo V. dal Tadino . Ih qualunque maniera si fosse , è cosa 
certa che questo Peliciolo fortificò Anversa , dove al vedersi la nuova 
maniera di muraglie non più con torrioni tondi , o quadri , ma con 
baloardi , e cortine 9 si principiò a dire che quella fosse quasi inespu- 
gnabile. 

Ludovico Guiceiardino nel libro intitolato , descrizione de'Paesi 
Bassi, stampato nella medesima città d'Anversa l'anno i 567. appresso 
il Silvio, dove descrive essa città , alla pagina 65. così appunto dice. 

„ Soggiungiamo esser chiaro , e manifesto che Anversa di poi 
il Castello è stata ampliata , e circondata di nuove muraglie tre vol- 
te .* la prima l'anno 1207., la. seconda l'anno 1314., la terza l'an- 
no 1543. 

Dice questo Scrittore che questa terza muraglia è bellissima colla 
fàccia *di pietre bianche belle, e ben composte , altissima e di grossezza 
straordinaria, co'suoi lunghi speroni ripieni tra l'uno, e l'altro di tena 
ce terra . Soggiunge che ha dieci baloardi grandi , ed eccellenti ; e 
dopo aver descritte le cinque porte magnifiche , e sontuose di pietre 
bellissime , e molto ben lavorate d'ordine Dorico , dice che ha fossi 
coll'aggiunta di un grosso muro di pietra , che la rendono quasi ines- 
pugnabile. Per fine così dice: Fu ingegnere architettore e conduttore 
di questa muraglia Maestro Donato Boni de'Pelizioli Bergamasco, la 
quale muraglia costa è vero gran tesoro, perchè compresi i canali, e 
altre sue appartenenze fatte nella nuova Villa , , ascende fin al presente 
presso a un millione di Scudi d'oro . 

Il nome che aggiunge l'istorico a questo insigne architetto milita- 



21 I 

re di conduttore, pare che indichi che fosse tutto a sue spalle , e che 
quella immensa spesa passasse tutta per le sue mani . 

Dalle dette fortificazioni di questa Città si pigliò l'idea de'baloar- 
di per formar anche la Cittnd.lla della medesima .: perciocché nella 
parte opposta alla Schelda si vede un baloardo tra gli altri , di figura 
in rutto simile a'baloardi d'essa Cittadella , Ja quale è un pentagono ; 
e questa fortezza ha poi servito di modello di fort ficazione a tante 
altre . 

Jl Cardinale Bentivoglio nel libro nono della parte prima della 
sua istoria di Fiandra così dice : Giace il Castello d'Anversa sulla ripa> 
della Schelda , ove termina la parte meridionale della Città . E'cem- 
partito in cinque baloardi i;eali ,• e tra le fortezze moderne questa s'è 
mantenuta in riputazione così grande appresso a tutti i paesi , che ha 
servito di modello quasi in ogni luogo per tutte le altre, che dopo si 
sono fabbricate . 

Di Donato Peliciolo se n'ha memoria neU'Efemeride sotto li io. 
Giugno; e si desiderarebbe che di lui ne fosse restata maggiore, e più 
distinta notizia . 

CAPO XII. 

dovari Giacomo de Medici* 



D 



F opo il Tadino vi fu un altro Bergamasco Generale di Carlo V. ^ 
quale qui poniamo tra militari d'ingegno, perchè fu anch'egli maestro 
d'Artigliaria . Fu questi Giovati Giacomo de'Medici fratello di Pio IV. 
Sommo Pontefice , e Zio del glorioso S. Carlo Borromeo . 

Nel libro pubblico de'Concilii della Città di Bergamo sotto i i $. 
Genaro del i 5 6© , pochi giorni dopo l'elezione di Pio IV. quanti ba- 
starono per capitare la nuova , si leggono queste precise parole . Itera 
sorte extracli fuerunt speclabiles Domini Laclandus Marchesius Doclor , 
& Christophorus Al^anus ad faciendam provisionem ut fiant fai/odia , 
a e alia signa ad demonstrandam magnarn Ixtitiam, & gaudium, quod 
6* quam hoec civitas concepir propter promotionem ad Pontificatum Bea- 
tissimi , & Santissimi Domini nostri Domini Papa? Pii IV, in mi- 
noribas Cardinalis de Medicis compatriota? sui prò ut eorum prudentiis 
prò decora Civitatis melius videbitur . 

Nel margine cosi si legge ; prò leeiitia promotìonis Illustrissimi ^ 



gomemis 



212 
& Reverendissimi Domini Angeli de 'Medicìs- Cardi tuli s Ben 
ad Ponaficdtum , qui diatur Papa Plus IV. 

Passò quest'atto a tutu voti , essendo presenti al Consilio i due 
Rettori Veneziani della Città, che erano Francesco Veniero Podestà e 
Giulio Gabriele Cap.tan Grande . 

In Achilie Muz-o , il quale scrisse poi dopo l'Istoria di Bergamo. 
in versi, si vede che l'antica sede di que ti Medici era in Ruspino 
terra di Valle Brembana , Rusptni opp ululo , nostri prope lutea Brtm- 
bi , antiquee Medicum stani monumenta domus . 

Nella sema letteraria del Calvi , dove parla di Benedetto Baselli - 
Medici , si vede che questa fam glia si chiamava dè'fias.elli , de'Sermi , 
e de'vledici ; e si crede che quest'ultimo cognome si formasse dalla : 
professione . 

I/isresso Benedetto Bqselli Medici , che era Medico Fisico, nella 
sua apologia della nobiltà della Chirurgia, stampata in Bergamo nel 
i.óoo, in punto, in fine al libro terzo 5 oltre, il Cavalier Peregrino 
Baselli , del quale abbiamo già parlato, .numera tra quelli della sua fa- 
miglia anche Pio IV. e Giovan Giacomo de'Medici . 

Giovati Angelo istesso , che fu Pio IV. , da principio si diede 
allo studio della medicina ,. benché, in. seguito si rivolgesse alla legge, 
come narra Tommaso Porcacchio nella vita d'esso Pontenfice aggiunta 
a) Platina» 

Tra Cardinali che fece questo Papa vi furono varj suoi parenti , 
tra essi due suoi Nipoti di Sorelle ; e in consegnerà figliuoli di ma- 
dri Bergamaschi , Sitico d'Altems 5 e Carlo Borromeo. 

Vi fu parimente Giovan Francesco Comenduno originario Berga- 
masco de'Signori di Comenduno in Valle Seriana ,- e Giovan Francesco- 
Gamba ra . 

Fece anco Vescovo di Nazianzo quel celebre suo Camerier d'ono- 
re Girolamo Ragazzone d'antica origine Bergamasca , il quale perorò a! 
Concilio di Trento ; e fatto poi Vescovo di Bergamo sottoscrisse agli 
atti della Chiesa Milanese , e fu Nunzio in Francia . 

Eletto che fu Papa il Medici , non ebbe difficoltà Cosimo Duca 
di Fiorenza di riconoscerlo per uno della stessa sua agnazione e stipi- 
te : né pare che un tale atto sarebbe stato confacente al genio di quel 
Papa , se non avesse avuto qualche fondamento di verità 

Benché la famiglia de'Gran Duchi fosse antica fin d'allora di più 
secoli in Toscana , non è impossibile che traesse anch'essa la sua pri- 
$na t origine da Kuspino , come crede il Calvi , dove parla di detto. 



2\l 

Baselli Medici tanto più che oltre il cognome confronta l'istesso antico 
«emina delle palle . 

Già che qui si è fatta menzione di Pio IV. non sarà fuor di pro- 
posito , uè alieno da quest'opera il dire che egli fortificò Ancona , 
Ostia , e Civita Vecchia , rinovando le muraglie , i baloardi , e il 
porto . 

Giovan Giacomo de'Medici , per quello che si può raccogliere 
dal Bugato, e da altri Autori , fu nella prima sua gioventù per mez- 
zo di Girolamo padre del Cardinal Morone presentato con un Pon- 
cino a Francesco Sforza Duca di Milano per servirsene in certi suoi 
fatti particolari . Ma in seguito non contento il Duca di detti due fe- 
ce privar di vita il Poncino ; e pensando rinchiudere il Medici in 
Musso Castello contiguo al Lago di Como , gli consegnò una lettera 
diretta al Castellano di quel luogo , con ordine che colà si portasse 
per far leva di- gente , e condurglicla a Milano . 

Nel viaggio venuto in sospetto di tal lettera Giovan Giacomo 
la apre , e letto in essa che il latore della presente sia trattenuto pri- 
gione -, contraffa il carattere , e scrive al contrario che al dator della 
presente sia consegnata la fortezza ; e che esso Castellano se ne venga 
a Milano per esser promosso a grado maggiore . Postosi Giovan Gia- 
como in tale maniera in possesso del Castello di Musso sotto appa- 
renza che ciò su d'ordine del Duca continua a tenerlo a nome d'es- 
so Duca ; ma trattanto per assicurarsi s'affretta a radunar gente da ogni 
parte . 

Viene contro il Medici Alberico da B.lbiano, qual resta disfatto; 
ed essu Medici piglia molte terre , e si rende terribile nel Milanese. 
In questo tempo venne più volte in Bergamo in. casa de'suoi amici ; 
e succedendo in questo mentre che le sue genti senza di lui saputa 
facciano scorrerie in Valle Brembana depredando quegli abitatori , ciò. 
risaputosi da Giovan Giacomo ordina che a compatrioti della sua Val- 
le Brembana i.i restituito ogni cosa . 

11 Muzio racconta questi fatti con tali versi . 

Dum quondam Mussi castro potiretur , am'uis 

Soeptus hospitus usus in urbe fu.it. 
llle hcet prjeda , patria? ve/ut hostis , adepto. 

Valle ex Brembana didor esse quiret , 
Hoc , se inconsulto > rniles quia fecerat , inter 

Tnbules vaihs prxda rclicla Juit . 
27 



2 14- 

Dopo Alberico di Balbiano venne contro il Medici Antonio di 
Leva , dal quale eoa sorte diversa posto in fuga esso Medici si rifu- 
giò nel Castello di Musso ; e pensando a nuovo ripiego si rivolse a 
Carlo V. allora in guerra col Duca di Milano ♦ e gii fece esibire il 
Castello di Musso ; purché giie ne fosse conferito il titolo di Mar- 
chese . 

Accettò il partito CWlo V. , e datogli il Marchesato di Musso * 
che gli fu poi mutato io quello di Marignano, lo fece dopo varie 
vicende, come intendente ch'egli era, maestro dell'Artigliarla, e inse- 
guito Colonello , e poi Generale di tutta la fanteria; e in fine oli die- 
de il comando supremo dell'esercito imperiale contro Senesi. 

Giunto in tale maniera il M .dici in età molto fresca al pos- 
sesso di grandi ricchezze con posti tanto sublimi sotto l'Imperatore 

Carlo V. ebbe comodo di maritare Chiara sua Sorella in Volfanoo Si- 

p 

gnore d'Altems , e Margarita altra sorella in Giberto Borromeo Conte 
d'Arona , e di porre in prelatura il fratello Giovan Angelo . Con tali 
mezzi venne a prodursi quel Sommo Pontefice , e quel Santo Cardi- 
nale Arcivescovo di Milano gloria principale di Lombardia. 

Nel 1542. comandò Giovati Giacomo le truppe di Carlo in soc- 
corso di Ferdinando suo fratello . Si distinse poi nella rotta data a* 
Turchi al Danubio ; servì nella guerra contro il Duca di Cleves : fu 
alla presa di Lussemburgo , e di S. Dizier , e poi alla guerra d'AUe- 
magna , a quella di Boemia , a quella di Parma , e all'assedio di 
Metz . 

Diede nel 155 3. una rotta allo Strozzi , dopo la quale prese Sie- 
na y nella presa della quale si distinse il valore del suo Compatriota 
Capitano di Cavalleria Gualtiero Giovanelli Bergamasco di Gandino, il 
quale fu il primo che sali sopra il Forte di Camulia , che difendeva 
la Città . 

Fu considerato il Medici uno de'più grandi Capitani del'età sua,* 
e in fine nel 1 5 -5 5 in età di cinquantanni morì in Milano; e il 
fratello creato Papa cinque anni dopo si doleva solo nella sua ele- 
zione , che il Marchese di Marignano promotore della sua fortuna non 
fosse stato in tempo di vederlo in tal posto . 

Stabilitasi in tale maniera la famiglia Medici in Milano con detto 
Marchesato di Marignano ; e con una propensione particolare d'affetto 
verso quella Città , da qui ne nacque poi l'essere stati questi Medici 
creduti Milanesi . Detto Porcacchio da Castilione Aretino racconta , 
citando il Corio , e altri , che alcuni della famiglia Medici scacciata da 



*'5 

Fiorenza si ritirarono in Milano, da'quali suppone che ne discendesse 
poi Pio IV. Ma tale supposizione si prova falsa coll'atto pubblico in 
contrario della Città di Bergano . 

Racconta di più esso Porcacchio che il Padre di Pio IV. fu Ber- 
nardino de'Mcdici Milanese figliuolo di Giovati Giacomo e che esso 
Bernardino fu esattore delle gabelle pubbliche , che Pio IV. nacque 
l'anno 1499. l'ultimo di Marzo nella contrada di porta nuova di Mi- 
lano nella Paro-hia di S. Martino in Nostgia; e che dopa gli stu« 
dj ritornato a Milano fu ammesso al Collegio de'Dc^tori , al quale con- 
cesse poi l'Auditor di Rota , e l'Avvocato Concistoriale ; e che Paolo 
IV Papa parlo pubblicamente in concistoro contro il Medici accusan- 
dolo che con nv.zii non buoni procurasse d'avere l'Arcivescovato di 
Milano In tali maneggi per l'Arcivescovato di Milano è probabile che 
il .Medici Bergamasco ottenesse anche dispensa per essere ammesso a 
quel Collegio . 

Se poi è vero che nascesse in M ; lano, come vuo'e detto Aurore , 
non per questo si deve d.l falso all'atto pubb.ico della Città di Ber- 
gamo , che lo chiama assolutamente Bergamasco .. Se uno abbandonan- 
do la patria , vendendo ogni cosa si va a stabilire in altro paese con 
animo di non più ritornare, aliora tale famiglia diventi di quei paese 
dove si stabilisce : ma se ritenendo e. Casa , e fondi in sua patria si 
p -ria altrove a motivo solo di qualche impiego , con animo sempre di 
rKmnarc quando che occorra ,- ancorché ivi abiti per ianga serie, d'an- 
ni , e pigli moglie, e gli nascano figli u<li, sempre quella famiglia si de— 
riortim da{ piese di sua origine, come se n'ha, migliaja d'esempi in 
tutta l'Italia 

Ce h famiglia di Bernardino Mèdici padre di Pio IV. fosse al- 
lo-a B'rga nasca , ancorché fosse abitante in Mimo, lo convince detto 
atto telino pubblico, e tanto autentico della Città di Bergamo . 

Iti proposito del suddetto Poncino compagno del Medici si po- 
trebbe qui far memoria d'un Mano Poncino , benché, di famiglia pro- 
babilmente diversa , il quale fu intendente di Matematica , e di scien- 
za di fortificazione , ii quale p.ro non menta capitolo a parte, per- 
chè fu solo diletia^t-, e non professore di detta» scienza ; Tutta via di 
questo Maria ne fa lungo discordo il Campidolio dc'Gu.rricri Bei ga. na- 
selli , in cui si vede che egli si ritrovo venturicrc in un gran nu ne- 
ro di vJtta assediate,* e fu viaggiatore a'L Coro di molti Principi vi' 
Europa . talché a lui si poteva addattare quei d.tto .* mitico rum fi mi- 
n um motes vidu & urbe* ; e da certi libu come il Campidoiio 3 s'in- 
l^nde, ricavarne ciò, che ha più del yensinuie , . 



2\6 

CAPO XIII. 

Giacomo Lanieri . 



ino a questo tempo era proceduta la scienza militare della nuova 
fortificazione a pura pratica , e senza libri : quando Giacomo Lantcri 
da Paratico pensò comporne un trattato . 

Che esso Lanieri rosse il primo al mondo , che scrisse di quest' 
arte , si ha da lui medesimo nella dedicatoria , che ne fa ad Alfonso 
d'Este Duca di Ferrara, nella quale dice cosi: Discorrendo ma-r» adun- 
que intorno qual materia dovessi esercitarmi , mi si parò innanzi la bel- 
la , e utilissima materia della fortificazione odierna , la qua'e co:ia sua 
novità , per non essersi fin a questo tempo ritrovato chi ne abbia scrit- 
to , mi spaventava dell'impresa . " 

Paratìco da cui tira il sopranome la famiglia de'Lanteri , è una 
terra Bresciana della Di >;esi di Bergami, contigua a Sarnico tena tut» 
ta Bergamasca e di Territorio , e di Diocesi . In questa terra di Sar- 
nico sono antichi monumenti de'Lanteri , i quali godendo fondi , e di 
qua 9 e di la ; e divisi in più rami , nel tempo stesso che questi Gen- 
tiluomini godono della Cittadinanza di Brescia , non lasciano di godere 
anche della Cittadinanza di Bergamo; e nell'Efemeride di Bergamo 2J, 
Ottobre , si fa menzione , come d una Bergamasca , della Beata Lucia 
de'Lanteri di Paratico morta in Santa Croce di Brescia ; e il ramo de* 
Lanteri di Sarnico ora abita in Bergamo . 

La Città di Brescia ha molte cose comuni con Bergamo , il Dia*. 
letto , il Principe e più famiglie , le quali sono Cittadine origi- 
narie dell'una e dall'altra Città , perchè avendo acquistati stabili da 
una parte , e dall'altra furono ascritte negli Estimi di tutte due ,- e in 
detta Efeirkride di Bergamo sotto li 22. Settembre, si fa menzione di 
tre altre .famiglie di tal sorte non poco antiche diBergano, e di Bre- 



scia . 



Questo Scrittore Antesignano della nuova fortificazione fu poi se- 
guito dalla serie di tanti celebri Scrittori , che ha il mondo in questa 
materia. Esso Giacomo Lanteri fu stampato in Venezia l'anno 1 5 > 9» 
Un anno dopo, cioè nel 1560. fu stampato in Venezia G10 : Battista 
Zanchi da Pesaro. Francesco Marchi B ilpgnese fu stampato in Venezia 
pel 1577. Gabriele Busca Milanese in Tonno nel 1581. Girolamo Mag- 



2 I 7 

gì , e Giacomo Castriotto in" Venezia nei 1584. Bonajuto Lorini Fio- 
rentino si ritrova ristampato in Venezia nel 1609; né «qui abbiamo rio- 
tuia delia prima stampa . Francesco Tensini da Crema fu stampato in 
Venezia nei 1624. Alessandro Lombardi in Parma nel {646. Pietro 
Paolo Moriani da Macerata si ritrova ristampato nel 1^54. 

Gii Scrittori Oltramontani d'ordinario sono posteriori di tempo 
agli Scrittori italiani , benché alcuni frammischiati di tempo con i sud- 
detti . 

Non contenti di tanti Autori stampati si formano i Maestri di 
fortificazione suoi particolari trattati manuscritti per dettare alla Gio- 
ventù ne'Coilegi essa fortificazione , quasi come scienza necessaria alla 
Gioventù nobile , e civile . Non v'è Maestro di scuola , sia di fortifi- 
zione , di filosofia, o d'altro quale non creda di raccoglier l'ottimo ne' 
suoi scritti , e di far un composto e per qualità , e per quantità il 
più atto che sia mai stato fatto per dettare , e insegnare quella tale 
scienza ; e in fine nel mondo più confusioni che mai , perchè né in 
pochi anni , né da ogni testa si può comporre scienza . 

CAPO XIV. 

Paolo Berlendi 
■Giacomo Berlendi 



e 



lirca Tanno 1561. due anni dopo la stampa del Lanteri primo 
scrittore quando come dice l'istoria di Bergamo del Celestino al libro 
nono , avendo determinato la Repubblica di fortificare Bergamo , vi 
mandò Sforza Palavicino a lui raccomandando l'esecuzione , e la cele- 
rità di quest'importantissimo negozio .• poco sotto soggiunge queste pre- 
cise parole : in questa fortificazione eccellente si scoperse .l'ingegno di 
Paolo Berlendi.* onde dal principio di essa sino al fine egli fu da'Pa- 
dri come pioto ingegnere stipendiato , e tenuto in stima : perciocché 
era non men grave nel rappresentare i negozj della sua professione , 
che avveduto , e sollecito nell'eseguirli . 

Questo Paolo pare che fosse padre di quel Giacomo Berlendi , che 
fu Generale d'Artigliaria nel regno di Candia . Di Paolo dice la detta 
istoria che morì l'anno 1592. in età di 72. anni, lasciando di se fi- 
gliuoli nella stessa professione non meno di se intendenti , e alla Re- 
pubblica grati , e cari . 



2\% 

Giacomo Berlendi mostrò il suo valore in varie occorrenze , in* 
una battaglia navale contro Turchi, nell'impresa de'Corsari nel 1 60 1 ; 
e nella guerra contro gli Incocchi. Per fine, fu creato Capitan Genera- 
le dell'Artigliar ia, e sopraintendente. a tutte le fortezze del regno di 
Candia, come di lui si ha ncll'Ercmeride di Bergamo 1 67 Settembre. 

Erano le. fortezze di Candia,, sopra le quali ebbero incombenza i 
Bergamaschi , prima il Tadino e poi il Berlendi , la Canea ,. Retimo , 
Suda, Spinalunga , Cirabusa , e sopra tutte Candia, che fu quella che 
sostenne quel tanto celebre assedio di. ventidue, anni , più del. doppio 
più, lungo , che non fu l'assedio di Trrja . 

Nella scuola delia Santissima Trinità nel Borgo S. Antonio di Ber- 
gamo si ritrova un quadro di mano non ispregievole in cui si vedono 
sei figure d'uomini , due vestiti da guerrieri con petti di ferro ben or- 
nati , uno d'essi avanti gli altii 5 con mostacci neri che fa come la se- 
conda figura nel quadro ; e Ji altri quattro vestiti di nero da Città ., 
fra quali uno più vecchio con lunga baibi di colore tra biondo , e 
canuto che fa come la prima figura nel quadro . In alto nell'angolosi' 
nistro d'esso quadro si vede in piccolo la B. Vergine col Bambino 
Gesù in braccio , e Santa Caterina della ruota ; e le suddette sei figu- 
re rivolte come supplichevoli verso questa parte. 

La tradizione che dura di questo quadro è che questa sia la fa- 
miglia di quelli i quali fecero le. muraglie di Bergamo; e che questo 
quadro sia come uno scioglimento di voto che fu fatto per poter riu- 
scire nella grande impresa della fortificazione di questa Città. Il che, 
se è così, bisogna dire che quel vecchio sia Paolo Berlendi, e quel 
guerriere più avanti sia quel Giacomo, che diventò poi Generale, e 
eli altri tutti , che si vedono di fisonomie consimili fratelli di Giaco- 
mo 1 e quell'altro, vestito da guerriere senza barba il fratello più 

giovine. 

Bisogna credere che questo quadro fosse fatto dopo il compimen- 
to, delle muraglie, verso il fine della vita di Paolo, nel qual tempo 
poteva Giacomo esser già Offiziale , benché, non ancora arrivato al 
grado Generalizie . . 



a i 9 
CAPO XV. 

Francesco Giovane Ili , 

fj rancesco GiovaneHi Bergamasco di Gandino fu anch'egli Capitan 
Generale dell'Artigliarla di Rodolfo Imperatore ; posto che ebbe alcuni 
anni dopo Giovanni Medici fratello del Gran Duca di Toscana 9 co- 
me eli questo si legge in Cesare Campana , libro decimo quinto . 

Prima che arrivasse il GiovaneHi a tal grado fu nel 15 56;. alla di- 
fesa di Sighet in Ongam , Città assediata daTurchi colla presenza di 
Solimano . Benché il GiovaneHi non fosse supremo Comandante in Si- 
ghet , fu nondimeno de'principali difensori; e quel fiero Solimano mes- 
so già in disperazione di pigliar Rodi dal Tadino alla fine sotto Si- 
ghet giunse all'ultimo delle sue impazienze . Fecero i Turchi ogni sfor- 
zo con assalto generale per prendere quella piazza . Ma essendo stati 
ributtati ne ebbe tanto dispiacere Solimano , che come scrivono alcu- 
ni , se ne mori di colera . Ma tenuta nascosta la di lui morte fu con 
replicati assalti presa la Città , e trucidati tutti i difensori salvo qual- 
cuno , che a gran sorte si sottrasse da quella strage , come fu France- 
sco GiovaneHi . 

Continuò egli in quelle guerre dell'Ongaria superiore , dove arrivò 
a detto posto di Capitan Generale dell'artigliarla £ e di questo ne fan- 
no menzione il Celestino parte prima della sua Storia di Bergamo al 
capo 35. del libro decimo, il Campidolio de'Guerrieri e l'Efemeride di 
Bergamo primo Aprile . 

Nella prosapia de'GiovanelIi, che si chiamava de'Noris ( di cui fu 
questo Francesco , e il sopra nominato Gualtero all'assedio di Siena col 
Medici ) si godeva privilegi di nobiltà imperiale , prima ancora che un 
ramo di tale prosapia fosse tra Nobili Veneziani ,• altro ramo tra No- 
bili Ongari ,• e altro tra Nobili di Jesi 5 e ciò che è degno di partico- 
lare memoria si è che da Giulia GiovaneHi discese Innocenzo XI. e da 
Margarita GiovaneHi Clemente XI. due Sommi Pontefici vicini di san- 
gue tra di loro , come si accennò dall'autore di quest'opera nella dedi- 
catoria del libro de cognuionibus . 

Il Celestino detto capo 35. nomina quattro famiglie Bergamasche 
con privilegi amplissimi Cesarei di Nobiltà , tra le quali la GiovaneHi . 
L'Efemeride di Bergamo? che mette varj Pontefici Romani d'origine 



220 

Bergamasca, fa menzione sotto li 21. Settembre di Innocenzo XL 
nato da Paola de'Castelli pur Nobile dell'Impero, e d'antica cittadinan- 
za di Bergamo , e di Brescia , figliuola di detta Giulia Giovarteli] . 

L'Autore di detta Ffemeride non poteva sapere di Clemente XI. 
nato da Elena M >sca di famiglia Bergamasca trasportata in Pesaro fi- 
gliuola d'una Nembrini , sorella di Carlo Nembrini Vescovo di Parme.,, 
e figliuola di detta Margarita Giovanelli . 



CAPO XVI 



•-. 



Giovati Battista Tasso 



A 



.nche Giovan Battista Tasso deve entrare in quest'opera come fab- 
bricatore del Forte Tasso sul Reno . Non solo nell'architettura militare 
ma anco in altro furono gli uomini di questo paese inventori di più 
cose ; tra gli altri i quattro fratelli Tassi figliuoli di Ruggero , che 
usciti dai Cornelio di Valle Brembana furono i primi inventori delle 
Poste ; e stabilirono le sue famiglie in più parti dell'Europa , le quali 
oltre il Generalato d'esse poste dell'Imperatore , de'Re di Spagna , e 
d'altri, ottennero sublimi dignità ecclesiastiche, e secolari , e gradi di 
milizia , e ambasciane a Monarchi , e titoli di Principi , e parentele 
con Sovrani. 

In proposito di Giovan Battista Tasso Famiano Strada al libro 
decimo della decade seconda facendo memoria di detta invenzione 
delle Poste parla con espressioni magnifiche di questa prosapia tanto 
benemerita dell'Europa . 

Ben è vero che Giovan Battista Tasso, se bene del medesmo stj- 
pite de'suddetti fratelli , fu però di ramo diverso , e parente de'mede- 
simi solo per via di donne ; e questo fu cugino di Torquato Tasso. 
Giovan Battista in sua prima gioventù ebbe un inconrro in Ber- 
gamo con un Coreggio , per il quale bisognò assentarsi da questo pae- 
se . Si ritirò a Foessen nel Tirolo dove era nato ; da dove portatosi ne* 
Paesi Bassi fu da D. Giovanni d'Austria fatto Capitano ,* nel qua! gra- 
do si ritrovò avarjassedj. Dopo questo fu fatto luog> tenente ColonUlo , 
e finalmente Colonello d'un reggimento Tedesco , coi quale essendosi 
fatto gran credito in più incontri il Re Filippo II. lo inviò in Frisia 
in qualità di Luogotenente Generale . 

Nel J}8j. sorprese Zutfen capitale del paese di tal nome. Perla 



22 t 

quale sorpresa avendo gli Olandesi fabbricato p^r loro difesa un Forte 
sul fiume Issel , il Tasso s'impadroni anche di quesro Forte , e aven- 
do gli Olandesi riassediato Zutfcn , il Tasso con settecento uomini al 
dispetto de'nemici si cacciò nella Città , con che li obbligò a levare 
l'assedio , dando comodo ad Alessandro Farnese Duca di Parma di ve- 
nire a soccorrerlo , e disimpegnarlo . Piacque tanto questa azione al 
Duca , che baciò il Tasso in mezzo al Campo non finendo mai di lo. 
darlo - 

Dopo questo avendo fatto altre conquiste di conto diede una 
rotta agli Olandesi , nella quale restò tagliata a pezzi tutta la fanteria 
del Conte di Meurs con quattrocento cavalli e con morte, e prigionia 
di molti Orfiziali nemici 

In tanti fatti che fece , non restava mai soccombente il Tasso ; e 
dopo detta rotta data agli Olandesi avendo fatte altre conquiste, e ot- 
tenute altre vittorie , con aver fatto prigioniere anche il Luogotenente 
del Conte di Nassau , giudicando necessario d'impedire il passaggio del 
Reno agli Olandesi , fabbricò l'insigne fortificazione sopra la ripa di 
questo fiume appresso di Vesel, che fu chiamata il Forte Tasso. 

Giacomo Screnchio nel suo teatro eroico nell'elogio di Giovai! 
Battista Tasso così dice : Quin , ut hosti undequaque gravissime obna- 
ret , munitionem insigne ni a se Taxìam dicHam in Rheni ripa , ut- li- 
bero fiuminis usu ordines arce re t, Vnialiam prope construxit . . 

In fine Ernesto di Baviera Arcivescovo di Colonia desiderando 
riavere la Città di Bona sorpresa da Martino Schene , dimandò gente 
ad Alessandro Farnese , il quale diede Francesco Verdugo governatore 
di Frisia , e il luogotenente generale Tasso. Fu investita la Cttà ; e 
scielto il Tasso per riconoscer la piazza , mentre fa il suo offizio , fu 
privato di vita con una mnschettata in età d'anni trentasei , con dis- 
piacere di tutta la Città di Colonia , dove fu portato il suo corpo per 
esser sepellito . 

Giacomo Augusto Tuano nella sua istoria cosi d'ee . Obsessa 
fui: Bona , cujus situm dum Tassus obequitans attentius contemphretur 
glande iclus est, & ex vulnere obut , reliclo ob eximum rei miluaris 
scientiam ingenti sui desiderio ; Colomceque perfiononfìce junus dedu* 
cente urbis Senatu sepultus . 

Fu al funerale Monsignor Frangipani Nunzio del Papa , e tutti 
gli Ordini della Città Ecclesiastici ^ e secolari, e fu s-polto nel Coro del- 
la Chiesa di S. Francesco , e gli fu fatta la segurnte inscrizione . Jounni 
Baptisiae Tassio ex nobili apui Bergomates Tassiorum familia , Foes» 

2l 



322 



m * * 

seni inclita Comitatus Tirolensis Cintate nato , qui dum post multa 
apud Belgas militano, munta prò invittissimo H<spamarum Reg Phi- 
lippo predare gesta prxfeclus Germanico? Icgioms ad Bennx obsidio- 
nem expcdmonan agii, ex insidiis plumbee glandis tclu injehcim 
cecidu . 

Parlano di lui tutti i libri che trattano di quelle guerre; e il vi- 
vente in Bergamo Conte Giacomo Tasso nella sua scelta libraria nel 
borgo S. Antonio , particolare per libri Greci , ha due gran Tomi , e 
un terzo più piccolo , tutti sopra la sola famiglia Tassa stampati ne* 
Paesi Bassi, da'quali si sono tratte varie delle suddette notizie. Ma da' 
carte domestiche , meglio che da'detti libri si può ricavare la vera isto- 
ria , e origine di questa prosapia tanto particolare . 



CAPO XVII. 

Francesco Martine ngo . 



D. 



'el Conte Francesco Martinengo discendente da una figliuola di 
Bartolomeo Coleone fu stampata in Bergamo la vita in quarto , scritta 
da Antonio Lupis * nella quale si vede la di lui effigie in rame . In 
oltre nella Libreria di S. Agostino di Bergamo si ritrova, un Tomo in 
foglio manuscritto di Ciro Spontone Autore noto per altre opere stam- 
pate . E'intitolato questo manuscritto considerazioni morali , e politi-' 
che, con le vite del Coleone, e di esso Martinengo ; e quest'opera, 
che ha per soggetto questi due guerrieri Bergamaschi, si vede dedica 
ta da questo forastiere alla Città di Bergamo con espressioni di mol- 
ta stima verso questa Città . 

Fu il Martinengo Generale della Repubblica ; e prima fu Gene- 
rale in Savoja , e Viceduca in quello stato , e Cavaliere dell'Annunzia- 
ta , e Ambasciatore al Papa. E lungo sarebbe a ridire tutte le cose 
che fece nella difesa di Malta, assediata da'Turchi al tempo di Soli- 
mano ; e =in Oriente contro Selimo , e in Savoja 9 e altrove; e qui so- 
lo si nomina in quanto lasciò le sue lettere manuscritte , nelle quali co- 
me intendente della nuova fortificazione parla molto della fortezza di 
Bergamo . 

Morì in Bergamo nella casa di sua abitazione vicino al Mercato 
delle scarpe ; e fu portato a sepellire al suo feudo di Cavemago nel 
territorio di Bergamo , lontano circa otto miglia dalla Città , come nell' 
Efemeride 8. Fe,braro , quale cita il libro de'Morti di S. Andrea. 



223 

Questo è quel Conte Martinengo , del quale si ritrova fatta men- 
zione anche nella vita di S. Francesco di Sales scruta dal Galizia. 

CAPO XVIIL 

Francesco Zignoni . 



D 



questo Ingegnere Bergamasco i che fu l'inventore della bomba , 
ne parlano molti Istorici , tra gli altri Girolamo Brusoni nelle guerre 
d'Italia al racconto secondo verso il fine dove così dice : M Ma per- 
chè quest'assedio di Torino non venisse solo nobilitato dalle sventure, 
e da'patimenti or dell'uno , or dell'altro partito , vennero alla fine gli 
assediati soccorsi per insolita strada , né mai più in alcun tempo pra- 
ticata , essendosi trovato modo di far penetrare per l'aere, con minor 
pericolo e travaglio v la polvere nella Città . La strettezza grande del 
commercio fra la Citta r e il Campo Spagnuolo, onde si penava nel da- 
re , e ricevere gli avvisi , si era alla fine superata per l'invenzione di 
Francesco Zignoni Bergamasco, il quale spingendo nella concavità d'una 
palla di ferro li- vigilerà, e chiuso' poi quel bucolino con una vite pu- 
re di ferro veniva eoa facilità mandata , e rimandata dal campo alla 
Città , dato però , prima di tirarla , il segno con una fumata a chi 
doveva raccoglierla, perchè osservasse il- luogo-, dove andasse a cadere. 
Aprissi per questa via un libero , e facilissimo commercio c'è lettere tra 
il Principe, e il Governatore, potendo a ogni ora mandare e riman- 
dare a propiio talento questi corrieri volanti , il che si face- 
vi con gusto grandissimo degli assediati , e del campo amico , e 
con qualche irrisione de Francesi inutili spettatori d'un giuoco che a 
danno loro veniva esercitato . E perchè fu sempre facile l'aggiungere 
alle cose inventate nuove comodità , e perfezioni , ne avvenne che co- 
sì nobile , e felice invenzione fu trasportata dal portar le lettere al 
trasporto delle munizioni da guerra in palle alquanto maggiori), e ca- 
paci di quattordici e quindici libre di polvere, le quali con dii geuza 
maggiore ancora che non si usava co'Viglietti , chiuse e collocate ia un 
mortaro ,, che. chiamano alla militare trabucco , erano alia maniera del- 
le bombe , balzate a forza di fuoco nella Città con disdegno e mara- 
viglia eguale degli Assediami , che vedevano deluse le proprie di.igen- 
ze , e fatiche in avere con tante fabbriche di unee , di forti , e il ri- 
dotti , e di fosse stretta la Città, a cui volavano per l'aria gli av,u>i ,. 



224 

e i soccorsi. Parve da prima, come suole in tutte le altre azioni de- 
gli uomini , che escono dagli usi della comunalità , ridicola somigliante 
proposta , mentre si trattava di spingere per l'aria col foco intatto 
l'alimento del foco ,* ma pure videsi in prova che anche nelle cose sti- 
mate impossibili ritrova l'ingegno umano la facilità, non per altro sti- 
mata difficile , che per non essere conosciuta . Venne poscia questa me- 
desima invenzione migliorata in maniera che trovandosi nella Città ab- 
bondanza degli altri materiali , de'quali si compone la polvere , fuorché 
di salnitro , empivasi la palla di questa materia sola : con che si veniva 
a fabbricare nella stessa Città copia assai maggiore di polvere di quel- 
lo che con sì fatte bombe potesse mandarsi dal campo . Che più ? Ser-' 
vi questo medesimo trovato del Zighohi a prò vedere la Città di sale , 
di cui si pativa oltre modo ; e tanto più che p issati ormai gli Asse- 
diati a cibarsi fin della carne de'Ca vaili , che per mine iim di biade, 
e di foraggi s'andavano desertando , e t.agionava si latto alimento 
senza sale di strane infermila, e morte negli uo : ini . In questa ma- 
niera andarono gli Assediati prolungando le proprie miserie , e rispar- 
miando con la parsimonia le vittovaglie , proved. ndo con le proprie 
braccia di macinato , e animando con l'aerea provisione della polvere 
la propria difesa, si confortavano colla speranza di vedere pur una 
volta sciolto con un reale soccorso che mai non venne si penoso 
assedio . " Così il Brusoni . 

Morì il Zignoni in Verona l'anno 1642. restato ucciso da una 
bomba che gli crepò , mentre faceva vedere al Generale Zorzi alcune 
delle sue invenzioni , come di lui si legge nell'Efemende 7. Luglio . 

Il nome di bomba , cioè di palla di ferro non vuota , la quale 
veniva gettata col trabucco , come prima si diceva , era anteriore allo 
Zignoni ; ma l'essenziale oggi della bomba è l'esser quella vuota , e 
ripiena di polvere , la quale gettata col mortaro deve pigliar fuoco ael 
luogo dove si getta; e di questa invenzione ne fu autore lo Zignoni, 
come si può raccogliere dalle parole del medesimo Brusoni . 

Non solo Zignoni fu quegli che pensò il primo al mondo far pal- 
le vuote per mandare in Torino farina , e sale ; ma di più pensò con 
maraviglia di tutti mandarle piene di polvere , spingendo in aria , co- 
me riflette detto autore, l'alimento del fuoco col fuoco medesimo. Re- 
stava l'ultima invenzione d'aggiunger la cannetta , acciocché la bomba 
portasse seco il fuoco medesimo , per poi crepare dove cadeva a dan- 
no de'nemici ; e quest'ultima invenzione fu la morte > cerne abbiamo 
detto , del povero inventore della bomba . 



22$ 

CAPO XIX. 

dovari B. mista Verteva . 

^YjLalta famosa ne'passati secoli per la tessitura di preziose vesti , e 
molto più per l'arrivo che ivi fece l'apostolo S. Paolo , si può dire 
anche ne'prcsenti tempi un'Isola nella sua piccolezza delle più illustri 
del Cristianesimo , per la residenza che ivi fa la Religione Gerosolimi- 
tana ,• e anco per le insigni fortificazioni, che ivi si vedono, in una, 
e l'altra delle quali cose ebbero sua parte li Cavalieri Bergamaschi , il 
ladino nell'ottenerla da Carlo V. e il Vertova nel fortificarla . 

Questo architetto militare non fu Cristoforo Vertova Cavaliere eh 
Malta , e Capitano inSavoja, di cui se ne ha più vicina la memoria,* 
ma fu Giovan Battista di lui Zio Cavaliere , e Ccmnendatorc di quell* 
istesso Oidine • 

Fu admesso nell'Ordine Giovan Battista l'anno \6\6. e dopo le 
consuete Caravane nel Mediterraneo mostrò il suo valore ne'monti del- 
la Valtellina , e nella guerra di Mantova , dopo di che fu chiamato 
dal Gran Maestro per le fortificazioni della Valetta, che è la Città del- 
l'Isola . 

Stante l'armamento del Turco , che poi nel i £44. andò a scari- 
carsi contro l'Isola di Candia , si temeva anco per l'Isola di Malta : 
onde si pensò aggiungerle nuove fortificazioni ,• e per esse fu eletto il 
Cavalier Vertova . Prima di queste fortificazioni , il medesimo Commen- 
dator Vertova fu scielto dalla Religione anche per Ambasciatore a'Po- 
tentati d'Italia , come pure a tenere al sacro Fonte il figliuolo del Du- 
ca di Savoja ; ed esso Vertova fu quegli che ricevè all'abito anche il 
Principe de'Medici . 

Ritornato in Malta dopo aver avuta occasione ne'suoi viaggi di 
far varie osservazioni sopra la nuova fortificazione infine la eseguì con 
tanto buon disegno , che ne riportò la comune approvazione . Sono le 
muraglie di Malta notabili per l'altezza , e simili in questo a quelle di 
Bergamo . 

Per fine Giovan Battista Vertova pieno di meriti terminò i suoi 
giorni nell'isola , e Città da lui fortificata , come di lui si legge nel 
Campidoglio de'Guerrieri . 



S24 

C A P O XX. 

Aurelio Ter^i 
Andrea Ter^i._ 

Stravagante fu la vita di Aurelio Terzi ingegnere Bergamasco dise- 
gnatore , e sopraintendente di varie fortezze . Da giovine Aurelio si 
portò da Bergamo a Venezia , da dove passò in Costantinopoli col Ba- 
lio della Repubblica , Ivi all'uso della gioventù sregolata pigliata di 
mira una giovine Turca, principiò la corrispondenza vicendevole, fin- 
ché essa desiderosa di arrivare al bramato fine trasse l'incauto in casa 
sua , appostati prima quelli che fossero testimonj del fatto. E'barbara 
legge de'Turchi che il Cristiano ritrovato con Turca o la sposi , e <i 
faccia Turco , o sia subito, impalato ... Avvilito Aurelio dalla minaccia 
con infamia del suo nome pigliò l'abito Turco r . e chiamandosi Mao- 
met sposò la giovine secondo il bai baro rito. Era per altro uomo di 
valore , e di, ingegno v onde in breve diventò Capitano d'una compa- 
gnia, di Gianizzeri ; e dopo questo sopraintendente alle galere di Bi- 
serta ., In fine passando per var) gradi arrivò ad essere Bassa di Negro- 
ponte , al governo della quale Isola passò colla sua famiglia. 

Questo è il Bassa, di cui dovevamo far menzione in quest'opera, 
come, accennammo al Capo di Belino Calcina , che fu comandante in 
questo stesso paese di Negroponte . Ivi il Terzi per l'amore innato 
verso il suo Principe nativo trovò maniera di scoprire al Balio della 
Repubblica , che era in Costantinopoli , interessi di molta importanza» 
Tale corrispondenza non potè stare secreta alla Porta Ottomana .• ond' 
ecco il Terzi in pericolo di morte *. Ma perchè in quella Corte aveva 
fatto acquisto di amici fedeli * fu avvisato subito dello stato in cui si 
ritrovavate questo avviso fu l'ultima spinta , e potente rimedio per 
inettere in calma la sua tradita coscienza .., 

Abbandonata la famiglia, e ogni cosa sopra piccola barchetta si 
gettò in un'isoletta , o scoglio deserto di quelli de'quali abbonda l'Ar- 
cipelago .Ivi se ne., stette per più giorni tormentato dalla fame, e dai 
timore, d'essere ritrovato :.. finché per divina disposizione vide passar 
ài la un Vascello. Veneziano v sopra il quale ricevuto il disfatto Bassa 
allegro ^ e. contento fu. condotto a Venezia . 



22"/ 

Qui portatosi avanti il Doge fu dal medesimo ricevuto con volto 
allegro ; e dopo questo uditasi dal Terzi la guerra d'Ongaria contro 
Turchi colà portossi ; e per la .fama che se n'aveva fu creato Colo- 
nello di Cavalleria, Terminata quella guerra fece ritorno a Venezia 3 * 
ma nel viaggio assalito da grossa turma di masnadieri gli furon tolti 
dodici cavalli carichi , che seco conduceva . 

Era perito nella scienza della nuova fortificazione , onde fu scielto 
dal Principe per la fortificazione di Corfù fatta da lui con tanto buon 
disegno , che fu commendato al sommo da tutti i Rappresentanti Ve- 
neziani , che ivi erano , e dalla Città stessa di Corfù . 

• Fuvvi in questi tempi altro ingegnere Bergamasco , e fu Andrea 
Terzi fratello del medesimo Aurelio , il quale si uni con lui in detta 
fortificazione di Corfù . Morto Andrea in servizio del Principe , Aure- 
lio restato solo fu fatto sopraintendente al Zante , e ad altre for- 
tezze i 

Ma oramai stanco di operare il Terzi , tanto più per essergli so- 
praggiunte indisposizioni di. corpo, di flussioni, e podagra cerco d'es- 
ser restituito in Patria . Per compimento di sue strane vicende ritrovò 
qui alcuni tanto suoi contrarj , che in cambio di ripatriare gli fu inti- 
mato di ritornare in Candia . Per lo che abbandonata la milizia con 
ogni servizio si ritirò appresso il Duca della Mirandola stato sempre suo 
parziale . Con tale affetto l'accolse quel Principe , che lo fece nella Mi- 
randola Governatore della Piazza colla sopraintendenza del suo stato* 
e per non perderlo lo accompagnò con Anna Paponazza sua pa- 
rente . 

Con questa visse fin all'ultimo di sua, vita, che fu l'anno 1657 
a'io. d'Ottobre , come di lui si legge nel Campidolio de'Guer- 
rieri , 



CAPO XXI. 

Scipione Bosello 
Girolamo Albani 



s, 



h bene non è qui nostra intenzione di parlare dì tutti i guerrieri 
Bergamaschi in posti eziandio Generalizj , i quali in qualche maniera 
non ebbero luogo tra gli ingegneri : avendo nondimeno portato il ca- 
so che ne siano morti due quest'istess'anno 1747. in cui si stava ver- 
so il fine della composizione di quest'opera ; sarà permesso che se ne 
faccia qualche memoria tamo più che il. secondo d'essi suggerì per quest' 
opera medesima . 

Fu Scipione della famiglia de'Conti Boselli di Bergamo , a 'quali 
ettenne il titolo di Conte l'anno 1408. Obizone Bosello Generale del- 
la Cavallerìa dell'Imperatore , come si ha nel Campidolio de'Guerjieri . 
Da principio fu Scipione Capitano de'Dragoni al servizio di Francia ; 
e poi Colonello , in seguito Brigadiere ; e poi Maresciallo di Campo ,• 
e in fine Tenente Generale coll'aggiunta della Croce di S. Luigi , che 
ha per motto .• bellicx vinutìs proenuum . 

Fu nella battaglia di Montechiaro » dove restò ferito in una spal- 
la , e nell'Assedio di Torino; due luoghi ne'quali guerreggiava nella 
parte opposta il Conte Albano , due della stessa Città , amici e confi- 
denti che adoperavano le armi rivolte uno contra l'altro per seguire 
le leggi della guerra. Fu il Conte Scipione in Ispagna all'assedio di 
Barcellona , e di Girona ,♦ e lungo sarebbe a ridire al minuto tutto il 
corso militare di sua vita . Era di statura alta , e ben formata , con 
aspetto nobile , e ridente , per il che si conciliava secondo il diverso- 
grado di persone amore , stima , seguito , e venerazione . In mezza 
all'armi non lasciò di formare scielta , e numerosa libraria in sua casa 
in Bergamo , avendo raccolti libri parte in Francia , parte in Italia . 
L'ultima volta che parti da Bergamo , fu per portarsi in Boemia ; e 
la poca di lui sanità in questi ultimi tempi fu cagione che non potè 
trovarsi in tutti gl'incontri , che avrebbe voluto . In fine portatosi a 
Parigi ivi terminò i suoi giorni ; e giunse in Patria l'infelice nuova 
con dispiacere universale di tanti suoi parenti , e amici . 

Girolamo Conte Albano discendente legitimo per retta linea dal 



229 

famoso Cardinal Albano creato da S. Pio V. tu nella sua prima gio- 
ventù paggio di Leopoldo Imperatore , da cui tenuto a Cresima si ag- 
giunse al di lui nome di Girolamo anco quello di Leopoldo. 

Datosi in seguito al militare nella Cavalleria Tedesca , arrivò per 
gradi al posto di^Generale, e di Tenente Maresciallo coìt'onore della 
chiave d'oro fra gli attuali . 

Memarebbono distinta memoria i fatti illusili per i quali fu pro- 
mosso a tali onori , il pericolo nella battaglia di Montechiaro , dove 
gli fu ucciso sotto il Cavallo, l'essere stato nel numero di quelli 1 
quali per liberare Torino assediato saltarono nelle linee nemiche, 1 es- 
sersi ritrovato in tutti i fatti d'arme , quando da'suoi fu preso il re- 
gno di Sicilia , dove fu per qualche tempo il primo nel comando del- 
la Cavalleria , l'opinione sua coraggiosa , che non fu abbracciata nel 
fatto di Bitonto , di farsi strada di mezza notte , per mezzo Le schiere 
nemiche assai superiori di numero , per non restare prigionieri .* ma il 
restante della di lui vita quieta fu senza dubbio superiore alla mili- 
tare . 

Nel più bello delle sue fortune raffreddossi tanto l'animo suo co- 
raggioso verso la vita militare , che per fine si risolse abbandonarla , 
Giunse innaspettata alla Corte di Vienna la supplica di poter abban- 
donare tale vita ; e con segni di dispiacere di que'Ministri , e anche 
dell'imperatore istesso che. lo amava , alla fine tu concesso al Conte 
quanto desiderava : che vivesse pure vita privata j ma nel grado sem- 
pre 3 e dignità di Tenente Maresciallo. 

Morto che fu l'Imperatore la regnante Imperatrice Regina d'On- 
garia , senza previa di lui saputa, confermollo in tutti i suoi gradi 
che si ritrovava . Il tenor di vita inalterabile che condusse poi fino 
alla morte venne a confermare sempre più che la sua rinunzia fosse 
proceduta propriamente da disinganno delie cose umane , più che da 
sanità, o da altro. Si ritirò Girolamo per qualche tempo in Lucca ap* 
presso quelli della Congregazione della Madre di Dio : indi ritornato 
in patria continuò sempre negli esercizj di pietà , nella frequenza delle 
Chiese 3 e de'Sacramenti , e altre opere pie ; né aprì più bocca per 
parlare delle cose sue , come se mai non fosse stato in guerra . 

Serviva di edificazione il vedere uno , il quale aveva per abito 
della vita passata , con quella gravità che porta seco la militar disci- 
plina , esser riverito da tanti soldati •, corteggiato da tanti Oificiah su- 
balterni ; tra quali qualcuno di sangue Sovrano .* ora il medesimo ca- 
minare per la Città anco senza alcuno de'serviton , o solo o in com» 

29 



2 JO 

pagaia di qualche amico . Era di fino intendimento , e di molta eru- 
dizione ,• e con zelo parlava contro gli abusi ; ma con maniera a^sai 
piacevole da non offendere alcuno . E ben si conosceva che aveva per 
mira di promovere in ogni incontro , e coll'esempio , e coll'esortazione 
ogni bene possibile nella sua patria . 

Costuma Bergamo distribuire a 'suoi Cittadini Deputazioni di due 
anni , o annue per il Concilio della Città della Misericordia , de'Car- 
cerati , dell'Ospitale e simili ; né il Tenente Maresciallo Albano sdegnò 
mai alcuna di tali ordinarie deputazioni, avendole avute quasi tutte, 
eccetto quella del Consilio della Città', senza che legge ostasse né men 
per questa . 

Non intende il mondo le vie di certi uomini particolari ; e que- 
ste semplici deputazioni , che altro suo pari , d'animo men grande for- 
se avrebbe sdegnato , egli le accettava con totale indifferenza ; e accet- 
tate le eseguiva con tutto zelo , e diligenza informandosi d'ogni minu- 
ta cosa per non errare . 

Fu questo un buon insegnamento per una felice armonia civile , 
se ad esempio d'uno il quale , e per isplendore di famiglia e per pre- 
gi personali fu de'primi di sua patria , niun Cittadino mai né con pri- 
vati offizii mostrasse ambire , né con riunzie mostrasse idegnare o non 
volere esse deputaz : oni . 

In una vita tanto comune del Conte Girolamo non lasciavano di 
traspirare alcuni «ndizj del contrasto, che suol fare la natura nell'inter- 
no d'uno che vuol conculcato il fasto , e esaltata l'umiltà , e queste 
si può credere che fossero le ultime sue vittorie di maggior conto che 
tutte le aiti e . 

Mori Girolamo Albano qual visse , con particolari contrassegni d' 
ottimo Cristiano ; e fu sepolto nella sua Parrocchiale di S. Alessandro 
della Croce del Borgo S. Antonio in un sepolcro a parte . Lasciò per 
3uo testamento di farsi la statua marmorea di S. Giovanni Nepomuce- 
no sul ponte della Moria ; e gloriosa resta in Bergamo la memoria d' 
un tanto uomo . 



£$■1 ■ 

CAPO ULTIMO 

Ristretto di quest'Opera, 

)^ervirà per ristretto di quest'opera, e come di piccol indice della 
medesima , la ripetizione in primo luogo de'vocaboli di fortificazione .* 
in secondo luogo de'nomi de'suddetti Bergamaschi ; e in terzo luogo 
de'tempi di essa fortificazione . 

Be'vardo . Da vardo , vardare , per guardo 9 guardare . 

Cortina . Dal diminutivo di corto 9 corta . 

Piatta forma . Da piatto , per piano . 

Casa matta . Da matto , per non vero . 

Parapetto . Da parare , per riparare . 

Banchetta . Da banca , per panca . 

Scarpa , contrascarpa . Da scarpa , per pendivo . 

Cavaliere . Da aver a cavaliere , per dominare al di sopra . 

Cannoniera . Buca , casa , o piazza di cannone . 

Caserma . Da ermo , solitario . 

Cunetta . Da cuna , per culla . 

Rivelino . Da rivello , per altura di terra . 

Spalto . Da palta , per terra de'fossi , 

Palificata . Da ficata , per piantata . 

Falsabraga . Da imbragare , per cingere . 

Barbacane . Da barbacà , per barba casa . 

BombarJa e Bomba . Da bonbo , perpiena . che scoppia . • 

Colubrina . Da Colubra serpente . 

Sagro , Da sacro , esecrando . 

Falcone . Da Falcone uccello di rapina . 

Falconetto . Diminutivo di Falcone . 

Artigliarla . Da artiglio . 

Spingarda . Da spingarda , per rastello 8 

Basilisco . Da Basilisco serpente . 

Schioppo . Da schioppo schiopare , per scopiarc V 

Aciahno . Da acialino-, per focile . - 



212 



Cajo Cornelio Minuciano prefetto de'fabbri . 

Lucio Blandio Massimo prefetto de'fabbri . 

Marco Oppio Capitone prefetto de'fabbri . 

Bartolomeo Coleone Capitan Generale , e inventore . 

Betino Calcina Comandante , e sopra fortificazioni . 

Alessio Aliardi Podestà , e ingegnere . 

Bertolasio Morone ingegnere . 

Venturina Morone fortificatore di Crema . 

Pezino Morone ingegnere . 

Martino da Serina ingegnere . 

Bergamo Bosello Colonello fortificator di Legnago . 

Lattanzio Bongo Capitan Generale d'Artigliarla . 

Peregrino Basello Cavaliere ingegnere . 

Gabriele Tadino Cavaliere inventore . 

Disegnatori di fortezze in Bergamo . 

Donato Peliciolo , fortificatore d'Anversa . 

Giovan Giacomo Medici sopra l'artigliaria , e Capitan Generale. 

Giacomo Lanteri primo Scrittore . 

Paolo Berlendi proto ingegnere . 

Giacomo Berlendi sopra fortificazioni , e Capitan Generale d'Arti- 
gliaria . 

Giovan Battista Tasso Luogotenente Generale , fabbricatore del 
Forte Tasso . 

Francesco Martinengo Capitan Generale , e scrittore . 

Francesco Zignoni ingegnere , e inventore . 

Giovan Battista Vertova Cavaliere , e fortificatore di Malta . 

Aurelio Terzi fortificatore di Corfù . 

Andrea Terzi fortificatore di Corfù . 

Scipione Bosello Tenente Generale di Francia . 

Girolamo Albano Tenente Maresciallo dell'imperatore , 



Circa il 1380. Bertoldo Schvvart Chimico di Friburgo conosciu- 
ta la virtù della polvere , inventa il cannone , 

In quel tempo Vittore Pisano Veneziano adopra la prima volta il 
cannone in Città . 

Nel 1470. Bartolomeo Coleone Bergamasco conduce la prima vol- 
ta il cannone in Campagna » 



Nel 1522. Gabriele Tadino Bergamasco inventa cose nuove di 
fortificazione . 

Circa questo tempo disegnatori di nuova fortificazione in Ber- 
gamo . 

Nel 1542. Donato Pcliciolo Bergamasco porta la nuova fortifica- 
zione ne'Paesi Bassi . 

Nel is-x*. Giacomo Lanteri Bresciano, e Bergamasco publica la 
prima opera di fortificazione . 

Nel 1561. Paolo Berlendi Bergamasco proto ingegnere nella for- 
tificazione di Bergamo . 

Dopo questo tempo la serie degli Scrittori Italiani , e Oltramon- 
tani e disegnatori di fortezze in tutte le parti del Mondo; 
e Maestri di fortificazione fino ne'Collegi , della Gioventù . 



INDICE 

Ve' Pittori, Scultori , ed Architetti Bergamaschi 
de' quali si parla , in questi due volumi . 



j^]_dolfi Benedetto 9 Pittore 
Adolfi Ciro , Pittore 
Adolfi Giacomo , Pittore 
Adolfi Nicola , Pittore 
Albano Co: Girolamo Tenente Maresciallo 
Alberici Enrico , Pittore 
Alessandri Achille, Architetto Civile 
Alessandri Filippo , Architetto Civile e Pittore 
Alessandri Can. Marco , Architetto Civile e Pittore 
Aliardi Alessio > Architetto Militare 
Anse Imi Giacomo , Pi icore 
Appio Capitone , Prefetto de Fabbri 
Assonica Gio: Giacomo , Pittore 
Averara Gio : Battista , Pittore 
A-fianelli Gio: Battista , Pittore 
Aftola. Gio: Battista , Pittore 
Balsamo Giacomo , Miniatore 
Bartolomeo da Gandino , Pittore 
- ìaschenis Cristoforo , Pittore 
\ Basche nis Prete Ev aristo , Pittore 
Base Ilo Peregrino Grillo , Architetto Militare 
Belli Alessandro , Scultore 
Belli Andrea , Scultore 
Belli Giacomino , Scultore 
Belli Gioanni , Scultore 



Tomo 11. Pag. 

Tom. lì. p. 

Tom. lì. p. 

Tom. lì. p. 

Tom. lì. p. 

Tom. lì. p. 

Tom. lì. p. 

Tom. 11. p. 

Tom. 11. p. 

Tom, lì. p. 

Tom. 1. p. 

Tom. IL 

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Tom. I. 

Tom. L 

Tom. il. 

Tom. 1. 

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Tom. 1. 

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Tom. 11. 

Tom. I. 

Tom. 1. 

Tom. 1. 



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Betti Giuseppe , Pittore Tom, I. p, yj. 

Berle adi Giacomo , Architetto Militare Capitan Ge- 
nerale d'Artiglieria, Tom. IL p. Ziy. 

Berkndi Paolo } Architetto Militare Tom. IL p. Zlj. 

Bernardo da S. Pìlligrino ? Pittore Tom, ì. p. 29. 

Bianchi Andreolo , Orefice Tom. I, p. 1 2, 

Bongo Lattanzio , Architetto Militare Capitan Ge- 
nerale d'Artigliana Tom. IL p. Z99. 

Bonomino Carrara Paolo , Pittore Tom. IL p. yo, 

Bosello Cav. Bergamo , Architetto Militare Tom. IL p, i$8. 

Bosello Antonio ? Pittore Tom, I. p. òo, 

Bosello Co: Scipione , Tenente Generale Tom, IL p. 228. 

Buono Bartolomeo , Scultore ed Architetto Tom. I. p. iy. 

Cabrino Bartolomeo , Pittore Tom. I. p« lòo. 

Cabrino de 'Cabri ni ', Pittore Tom, I. p, i5o. 

Cabrino Giuliano , Pittore Tom. I. p. lòo. 

Cabrino Nuotino , Pittore Tom. 1. p, 00. 

Caccia Ferdinando , Architetto Civile e Alili:. ire Tom, IL p. zj>3. 

Calcina Benno 3 Architetto Militare Tom. II. p. i^j. 

Caldara Polidoro, Pittore y. Tom. 1. p. j >. 

Campi/ione Gioanni , Scultore, ed Architetto Civile Tom. 1. p. 8. 

Caniana Catterina , Intarsiatrice Tom. II. p. 81. 

Camana Giacomo , Intarsiatore , ad Architetto Ci- 
vile Tom. II. p, 82. 
Caniana Gio : Battista , Intarsiatore 5, ed Architetto 

Civile Tom. II. p. 8o t 

Caniana Giuseppe , Intarsiatore Tom, II. p. 8i^ 

Capo di Ferro Gio : Francesco , Intarsiatore Tom. I. p. 64^ 

Capo di Ferro Pietro , Intarsiatore Tom. I. p. 64 > 

Capo di Ferro Zmino , Intarsiatore Tom. I. p, 64 1 

Cariano Gioanni , Pittore Tom. I. p. 33^ 

Carobbio Gioanni , Pittore . . .. Tom. Jì. p, y6\ 

Carpinoni Domenico , Pittore Tom. I. p. 229 # 

Carpinoni Marinale , Pittore Tom. II. p. 26 

Castello F abriiio , Pittore Tom. I. p. 1Ò4 
Castello Giovanni Battista , Pittore , Scultore , ed 

Architetto Civile Tom. I. p. 1Ò4. 

Castello Granello , Pittore Tom. I. p. ib4» 

Cavagna Francesco , Pittore Tom. I. p. 210* 



Cavagna Gio: Paolo, Pittore 

teresa Antonio , Pittore 

Ceresa tarlo , Pittore 

Ce nò a Giuseppe , Pittore 

Cesareo Giuseppe , Pittore 

Cesareo Marcantonio , Pittore 

Coaijcrn Alfonso , Pittore 

Coltone Bartolomeo , Capitan Generale 

Coleo ne Girolamo , Pittore 

Comenduno Inardo, Pittore 

Conti di Cale pio Co : Nicolino s Architetto Civile 

Cornelio Minuciano , Prefetto de'Fabbri 

Cotta Prete Giacomo 9 Pittore 

Dagiù Francesco, detto il Cappella , Pittore 

Damiano (Fra) Intarsiatore 

Defendente da S. Pellegrino , Pittore 

Facheris Agostino , Pittore 

FiWsago Carlo , Scultore 

Fansago Cavalle r Cosimo 9 Scultore , ed Architetto 

Civile 
Fantone Andrea s Scultore 
Fantone Donato , Scultore 
Fantone Francesco Donato , Scult 3 re 
Fantone Gioanni , Scultore 
Fantone Grazioso il Vecchio , Scultore 
Fantone Grazioso il Giovine , Scultore 
Fantone Luigi , Scultore 
Fedrighino Bernardo , Architetto Civile 
Fé mi Cesare , Pittore 
Francesco da Gandino , Pittore 
Gavasio Agostino , Pittore 
Gavasio Gio : Giacomo , Pittore 
Ghislandi Domenico , Pittore 
Ghirlandi Fra Vittore , Pittore 
Giovartela Francesco , Architetto Militare 3 Generale d' 

Artigliarla 
Giorgie da S. Pellegrino , Pittore 
Got^i Francesco s Pittore 
Grijoni Girolamo , Pittore 
Tom. 11. 30 

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I. p. 


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240. 


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II. p. 


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I. p. 


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II. p. 


140. 


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II. p. 
II. p. 
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II. p. 
II. p. 

II. p. 
I. p. 
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21% 

Gualdi Pietro , Pittore Tom. II. p, >j. 

Guarìnoni Gio: Battista , Pittore Tom, I. p, 141, 

Guido da S. Pellegrino , Pittore Tom. I. p. 29. 

Gulìelmo , Architetto Civile Tom. I. p. zz, 

\sabelli Leonardo , Architetto Civile Tom. I. p. 131, 

habelli Marcantonio, Architetto Civile Tom, I. p. i$i, 

habelli Pietro detto Abano , Architetto Civile Tom. I, p, 131. 

Lan franchi Alessandro , Pittore Tom. II. p, 29. 

Lanterì Giacomo , Architetto Militare Tom, II. r. zi6, 

Lolmo Gio: Paolo , Pittore Tom. I. jt?. 736*. 

Lotto Lorenzo , P/V/o/? Tow. I. p, 116, 

Lucio Blandio Massimo , Prefetto de* Fabbri 'Tom. II. p. 186, 

Lupi Troìlo , Pittore Tom. 1. p. i5z. 

Lupi Valerio, Pittore Tom. I. p. 1Ò2, 

Maffeis Pietro , Scultore Tom. I. p. y4, 

Mara Antonio detto lo Scarpetta , Pittore Tom. II. p. 131, 

Martinengo Co: Francesco, Capitan Generale Tom. II. p. zzz. 

Martino da Serina , Architetto Militare Tom. II. p, igy. 
Medici Marchese Gio : Giacomo Capitan Gene*- 

rale Tom. II. p. zìi, 

Moro/.i Andrea, Architetto Civile Tom. I. p. 31. 

Morosi Antonio , Architetto Civile Tom. I. p. 31. 

Moronì Antonio , Pittore Tom. I. p. lyZ, 

Moronì Bertolasio , Architetto Civile e Mili- 
tare Tom. I. p. 31. Tom. II. p. icjy. 

Moroni Gioanni , Pittore Tom. I. p. 1S2. 

Moronì Gio: Battista , Pittore Tom. I. p. 162. 

Moroni Leonardo , Architetto Milirare Tom, I. p. 31. 

fioroni Pecino, Arch. Civ. e Milit. Tom, ì. p. 31, Tom. II. p. 19 y, 

Moroni Veuturino , Arch. Milit, Tom. I. p. jz. Tom. II. p. igy, 

Nazari Bartolomeo , Pittore Tom, II. p, 8-2, 

Nazari Maria Giacomina , Pittrice Tom. II. p. 8z, 

Nazari N avario , Pittore Tom. II. p. 82. 

Olmo Marco , Pittore Tom. II. p. y4. 

Palma Antonio, Pittore Tom. 1. p. 106. 

Palma Jacopo il Vecchio , Pittore Tom. I. p. 9/. 

Palma Jacopo il Giovine , Pittore Tom. ì. p. loy. 

Vaxino de Nova , Pittore Tom. I. p. 1, 

Paxìno de Villa , P*r*** Tom, I. p. i6\ 



219 

Perovano Antonio , Scultore Tom. II. k 102, 

Peihciolo Donato Bono , Architetto Militare Tom. II. p. zio. 

Piani Gio : Giuseppe , Scultore Tom. II. p. zy, 

Pietro de Nova , Pittore Tom. I. p, 6", 

Possenti Alessandro , Scultore Tom, II. p. 134. 

Possenti Pier Giuseppe 3 Scultore Tom. II. p, 134. 

Previtali Andrea , Pittore Tom. 1. p. 39. 

Quarengki Jacopo , Architetto 3 Tom. II. p, 14Z, 

Raggi Gioanni , Pittore - Tom. 11. p. 103. 

Raggi Pietro Paolo , Pittore -^ Tom. 11. p, 23, 

Ri\\o Francesco ,. Pittore Tom. I. p. t>6. 

Ri\\o Girolamo da S. Croce , Pittore Tom. I. p, by. 

Roncclli Prete Giuseppe , Pittore Tom. II. p. 41. 

Rondili Fabio , Pittore Tom. I. p. 1 89. 

Rondili Pietro , Pittore Tom. I. p, 188. 

Salmeggia Enea detto il T alpino , Pittore Tom, I. p. ziz. 

Salmeggia Francesco , Pittore Tom. 1. p. Z23, 

Salmeggia Chiara , Pittrice Tom, ì. p. ZZ4. 

San^ Alessandro , Scultore Tom. II. p. 10Z, 

San^ Gioanni , Scultore Tom. II. p. ^y, 

Scanardi Jacopo d' Av erara , Pittore Tom. I. p. zy, 
Scipioni ( de* ) Giacomo 9 o J acopino , P/V-- 

tore Tom. I. p. 4y. 

Stefano ( Maestro ) Scultore , e Intarsiatore Tom. I. p. 63. 

Tadino Cavalier Gabriele , Architetto Militare Tom. II. p. zoi. 

Tasca Cristoforo , Pittore Tom, li. p. $z. 
Tasso Giovan Battista Architetto ■ Militare Luogote-- 

nente Generale Tom. II. p. zzo, 

Ter*i Andrea , Architetto Militare Tom. lì. p. Zz6, 

Ter^i Aurelio , Architetto Militare Tom. il. p. ZZ6. 

Ter^i Francesco , Pittore Tom. I. p, lyj, 
Vertova Cavalier Gioan Battista , . Architetto Mili — 

tare Tom. lì. p. zzò. 

Uguetto de Vertova , Orefice Tom. I, p, 14, 

Viola Gio : Battista Pittore Tom. 1. p. ZZ8. 

Zabello Gio ; Francesco , Intarsiatore Tom. 1. p. yb, 

Zambelli Andrea , Pittore Tom. 1. p. Z29. 

Zanchi Filippo , Pittore Tom. 1. p, 140. 

Zanchi Francesco , Pittore Tom, I. p. 140, 



240 

Èenale Bernardo , Pittore Tom. 

Zifrondi Antonio , Pittore Tom. 

Zignoni Francesco , Architetto Militare Tom. 

Ziliolo Andrea , Architetto Civile Tom. 

Zucco Francesco , Pittore Tom. 



I. />. 


Bb. 


II. p. 


34. 


II. />. 


223. 


I. />. 


74. 


I. p. 


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NOI RIFORMATORI 

DELLO STUDIO DI PADOVA 



jy vendo veduto per la Fede di Revisione , ed Approvazione del 
P. F. Girolamo Alberico Rosciati Inquisitor General del Santo Officio 
di Bergamo nel Lihio intitolato. Vite de' Pittori, Scultori, ed Archi- 
tetti Bergamaschi Scritte dal Co: Cav. Francesco Tassi . Opera Postu- 
ma MS. non vi esser cosa alcuna contro la Santa Fede Cattolica , e 
parimente per Attestato del Segretario Nostro 9 niente cortro Principi, 
e Buoni Costumi , concediamo Licenza a Francesco Locateli'. Stampator 
di Bergamo che possi essere stampato , osservando gli ordini in mate- 
ria di Stampe, e presentando le solite Copie alle Pubbliche Librerie di 
Venezia s e di Padova . 

Dat. li 25. Agosto 1.792. 

( GIACOMO NANI Cav. Rif. 

( ZUANNE VALLERJESSO Rif. 

( FRANCESCO PESARO Cav. Pr. Rif. . 

Registrato in Libro a Carte 4$$. al Num. 5. 

Marcantonio Sanfermo Segr, 

Adì 25. Agosto 1 792, 

Registrato a Carte 171. ec. nel Libro del Magistrato degli Illu- 
strissimi ed Eccellentissimi Signori Esecutori Conti o la Bestemmia. 

Antonio Càbrini Segr. 



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Nota degli errori trascorsi ,, omettendo i meno considerabili di 
non esatta, impressione , e di Ortografia . 



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